Quali benefici per gli ammalati ed utenti del servizio sanitario se vi sarebbe un conflitto d’interessi al vertice del sistema sanitario pugliese?
Il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA chiede immediata trasparenza e che si fughi ogni ragionevole dubbio.
La soluzione: sgombrare il campo da ogni conflitto di interessi per garantire trasparenza e rispetto del corretto agire amministrativo con l’unico scopo di consentire un’effettiva tutela degli ammalati e degli utenti del servizio.
La sanità e la politica pugliesi sono scosse dalla vicenda, ormai nota, del conflitto d’interesse sollevato dal coordinatore regionale di Italia dei Valori, nei confronti dell’Assessore Regionale, Alberto Tedesco, ed i rapporti con alcune aziende che sarebbero riconducibili a relazioni di parentela, ma lo sono ancor di più gli ammalati e gli utenti del servizio sanitario che avevano sperato in un cambio radicale del sistema quando andarono alle urne due anni e mezzo fa per modificare il Governo e la rotta di questa Regione in tema di sanità.
La questione conflitto d’interessi da una parte, e amministrazione e qualità del sistema sanitario dall’altra, sono problemi che cozzano inevitabilmente e frontalmente con i diritti degli ammalati e degli utenti, i quali sarebbero evidentemente lesi da una gestione poco trasparente che gioco-forza non potrebbe non far caso ad interessi particolaristici e che si pongono su un piano nettamente separato da quelli della collettività.
E’ a tutti chiaro, e non bisogna essere degli economisti per capirlo, che qualsiasi servizio libero da condizionamenti, nella normalità delle cose opera nell’interesse dei serviti.
Italia dei Valori, quindi, non ha alcun interesse ha puntare il dito contro qualcuno, ma ha nel suo Dna, come principi fondamentali e fondativi, il rispetto delle regole democratiche e del corretto agire amministrativo, la lotta ad ogni conflitto d’interesse o trust, tutti principi fondamentali per garantire l’interesse della collettività e della cittadinanza.
Per questi motivi, in qualità di componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, il sottoscritto chiede che venga fatta immediata chiarezza sulla vicenda e su ogni conflitto d’interesse all’interno della Regione, al fine di sgombrare il campo da ogni ragionevole dubbio e garantire trasparenza e rispetto del corretto agire amministrativo con l’unico scopo di consentire un’effettiva tutela degli ammalati e degli utenti del servizio, nel rispetto degli impegni elettorali presi dal Presidente Vendola nei confronti dell’elettorato pugliese.
Lecce, 11 ottobre 2007
Il Componente del
Dipartimento Tematico Nazionale
“Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
giovedì 11 ottobre 2007
domenica 7 ottobre 2007
Commissione interministeriale termovalorizzatori ed energie alternative
Il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, propone la costituzione di una commissione tecnico-scientifica interministeriale presso i Ministeri della Salute, dell’Ambiente dello Sviluppo economico e delle Attività Produttive, che valuti i rischi per la salute dei cittadini connessi centrali termoelettriche a combustibili fossili e termovalorizzatori – inceneritori e indichi la via per alternative ecocompatibili.
Sono ormai anni che per risolvere i problemi energetici del Nostro Paese si discute sull’opportunità di creare nuove centrali termoelettriche a combustibili fossili o addirittura di utilizzare i rifiuti solidi urbani attraverso termovalorizzatori – inceneritori.
La questione energetica cozza inevitabilmente con quelle ambientali e sui rischi per la salute dei cittadini.
Infatti, come è ormai noto ai più, la creazione di imponenti centrali termoelettriche a carbone o che si alimentano dai derivati del petrolio ha comportato un aumento in alcune zone del Paese dell’incidenza di tumori e di malattie alle vie respiratorie con conseguenti notevoli costi per tutta la società.
Solo per fare un esempio, da indagini della Direzione Qualità della Vita del Ministero dell'Ambiente e validate dall'Arpa risulta che nel Nord Salento che è interessato dagli indubbi influssi dell’emissioni della centrale a carbone di Cerano a ridosso delle province di Brindisi e Lecce, la città di Lecce, apparentemente estranea ad un coinvolgimento diretto, sia invece segnata dal peggiore dei primati, che più di un attore ha messo in legame frontale con la centrale brindisina: si tratta delle incidenze neoplastiche diffuse dal Registro tumori jonico - salentino.
La classifica delle tre province del Salento vede Lecce al primo posto con un'incidenza dell11,8% dei casi di tumore alle vie respiratorie, seguita in modo tutt'altro che scontato dai due poli industriali del territorio, Brindisi (9,3%) e Taranto (8,3%).
Discorso analogo va riportato per quella che da alcuni è ritenuta l’ultima frontiera dello smaltimento dei rifiuti, la creazione dei famigerati termovalorizzatori, che ha ottenuto il placet di alcune amministrazioni regionali e di alcuni ambienti governativi nell’intento di risolvere l’emergenza ambientale dei rifiuti con il duplice fine di eliminare i rifiuti e di creare contemporaneamente energia utilizzabile, quando invece, da una parte tali siti sarebbero produttivi di scorie, specie aeree, dannosissime per la salute mentre dall’altra le soluzioni parrebbero sotto gli occhi di tutti a partire da un’ampia campagna nazionale sulla raccolta differenziata.
Ebbene, ad oggi, pur essendo evidente che tale politica “ambientale - energetica” comporterebbe un ulteriore aggravio dell’aumento di gravi malattie nelle zone dove verrebbero a crearsi questi nuovi siti e non solo, perché gran parte della comunità scientifica mondiale è giunta a risultati molto spesso negativi ed intollerabili per la salute pubblica, ci scontriamo con la difficoltà di reperire dati ufficiali di fonte statale per chiarire una volta per tutte se il Nostro Paese può realmente concedersi la creazione di questi siti o se si debbano una volta per tutte abbandonare queste strade per la ricerca di soluzioni ecocompatibili e definitive in tema di energia e di smaltimento dei rifiuti.
Inoltre, non crediamo che per tentare di risolvere un’emergenza ambientale o energetica se ne debba per forza di cose creare un’altra dall’incidenza negativa sulla popolazione e sulla vita dei cittadini, forse maggiore, specie a lungo termine.
Per queste ragioni, il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, propone la costituzione di una commissione tecnico-scientifica interministeriale presso i Ministeri della Salute, dell’Ambiente dello Sviluppo economico e delle Attività Produttive, che valuti i rischi per la salute dei cittadini connessi a centrali termoelettriche a combustibili fossili e termovalorizzatori – inceneritori e indichi la via per alternative ecocompatibili.
Lecce, 08 ottobre 2007
Il Componente del
Dipartimento Tematico Nazionale
“Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
Sono ormai anni che per risolvere i problemi energetici del Nostro Paese si discute sull’opportunità di creare nuove centrali termoelettriche a combustibili fossili o addirittura di utilizzare i rifiuti solidi urbani attraverso termovalorizzatori – inceneritori.
La questione energetica cozza inevitabilmente con quelle ambientali e sui rischi per la salute dei cittadini.
Infatti, come è ormai noto ai più, la creazione di imponenti centrali termoelettriche a carbone o che si alimentano dai derivati del petrolio ha comportato un aumento in alcune zone del Paese dell’incidenza di tumori e di malattie alle vie respiratorie con conseguenti notevoli costi per tutta la società.
Solo per fare un esempio, da indagini della Direzione Qualità della Vita del Ministero dell'Ambiente e validate dall'Arpa risulta che nel Nord Salento che è interessato dagli indubbi influssi dell’emissioni della centrale a carbone di Cerano a ridosso delle province di Brindisi e Lecce, la città di Lecce, apparentemente estranea ad un coinvolgimento diretto, sia invece segnata dal peggiore dei primati, che più di un attore ha messo in legame frontale con la centrale brindisina: si tratta delle incidenze neoplastiche diffuse dal Registro tumori jonico - salentino.
La classifica delle tre province del Salento vede Lecce al primo posto con un'incidenza dell11,8% dei casi di tumore alle vie respiratorie, seguita in modo tutt'altro che scontato dai due poli industriali del territorio, Brindisi (9,3%) e Taranto (8,3%).
Discorso analogo va riportato per quella che da alcuni è ritenuta l’ultima frontiera dello smaltimento dei rifiuti, la creazione dei famigerati termovalorizzatori, che ha ottenuto il placet di alcune amministrazioni regionali e di alcuni ambienti governativi nell’intento di risolvere l’emergenza ambientale dei rifiuti con il duplice fine di eliminare i rifiuti e di creare contemporaneamente energia utilizzabile, quando invece, da una parte tali siti sarebbero produttivi di scorie, specie aeree, dannosissime per la salute mentre dall’altra le soluzioni parrebbero sotto gli occhi di tutti a partire da un’ampia campagna nazionale sulla raccolta differenziata.
Ebbene, ad oggi, pur essendo evidente che tale politica “ambientale - energetica” comporterebbe un ulteriore aggravio dell’aumento di gravi malattie nelle zone dove verrebbero a crearsi questi nuovi siti e non solo, perché gran parte della comunità scientifica mondiale è giunta a risultati molto spesso negativi ed intollerabili per la salute pubblica, ci scontriamo con la difficoltà di reperire dati ufficiali di fonte statale per chiarire una volta per tutte se il Nostro Paese può realmente concedersi la creazione di questi siti o se si debbano una volta per tutte abbandonare queste strade per la ricerca di soluzioni ecocompatibili e definitive in tema di energia e di smaltimento dei rifiuti.
Inoltre, non crediamo che per tentare di risolvere un’emergenza ambientale o energetica se ne debba per forza di cose creare un’altra dall’incidenza negativa sulla popolazione e sulla vita dei cittadini, forse maggiore, specie a lungo termine.
Per queste ragioni, il componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, propone la costituzione di una commissione tecnico-scientifica interministeriale presso i Ministeri della Salute, dell’Ambiente dello Sviluppo economico e delle Attività Produttive, che valuti i rischi per la salute dei cittadini connessi a centrali termoelettriche a combustibili fossili e termovalorizzatori – inceneritori e indichi la via per alternative ecocompatibili.
Lecce, 08 ottobre 2007
Il Componente del
Dipartimento Tematico Nazionale
“Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
giovedì 27 settembre 2007
Dalla parte dei lavoratori infortunati
Italia dei Valori dalla parte dei lavoratori: depositata dall’on. Felice BELISARIO un’importante interrogazione parlamentare riguardante le tutele in termini d’indennizzi per i lavoratori danneggiati sul luogo di lavoro e teso a porre fine alla fase sperimentale delle tabelle INAIL e del concetto di danno biologico.
Serve un intervento urgente, completo e definitivo in materia finalizzato a fornire maggiori garanzie per il lavoratore anche in termini di indennizzo del danno!
Il deputato e responsabile dell’organizzazione di Italia dei Valori, on. Felice BELISARIO ha depositato un’importante interrogazione parlamentare riguardante la grave piaga sociale degli infortuni del lavoro, delle malattie professionali e delle tutele approntate dall’ordinamento in termini di indennizzi per i lavoratori danneggiati, cogliendo il monito lanciato di recente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolto a tutte le forze politiche e tendente ad ampliare le garanzie per quei centinaia di migliaia di lavoratori infortunati sul lavoro.
L’interrogazione a risposta scritta rivolta ai Ministri della Salute e del Lavoro, che trae spunto da un’importante studio svolto dai leccesi prof. Giuseppe CERFEDA, medico–legale e già dirigente medico INAIL nonché dal collega dott. Ivano MARCHELLO, rappresenta un importante passaggio per tentare di porre fine alla perdurante fase di sperimentazione prevista dall’art. 13 del D.L. n. 38/2000 e ad una modifica delle tabelle e dei criteri di valutazione medico – legale.
Come è noto infatti, il citato articolo definiva “in via sperimentale” nell’ormai lontano 2000 ai fini della tutela dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno biologico come “lesione dell’integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico-legale della persona”.
Poiché il significato giuridico e medico-legale di “danno biologico” è stato ampiamente illustrato sia dalla nota Sentenza della Corte Costituzionale, sia da quelle della Magistratura ad ogni livello, nonché dall’approfondimento scientifico delle scuole medico-legali, l’on. Belisario ha chiesto al Governo quale è la finalità dell’aggettivo “sperimentale” e se tale sperimentazione iniziata nell’anno 2000, ove effettivamente giunta a conclusione, sia arrivata a dei risultati definitivi.
Non è ancora chiarito, peraltro, se anche la tabella promulgata successivamente per l’indennizzo delle menomazioni conseguenti le lesioni psico-somatiche da infortunio lavorativo, sia anch’essa a carattere “sperimentale”.
Il deputato ha inoltre ritenuto opportuno specificare che l’anzidetta tabella è ritenuta incongrua ed inaccettabile – così come attualmente formulata – sia da parte di tutte le scuole medico-legali, sia da parte delle organizzazioni professionali, nonché da parte dei sindacati e degli enti di patrocinio dei lavoratori.
Alla luce della gravità del fenomeno degli infortuni dei lavoratori e degli indennizzi, che sono percepiti come irrisori dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e dei cittadini anche a fronte degli spaventosi utili dell’ente previdenziale, il sottoscritto Giovanni D’AGATA, tra i promotori dell’iniziativa, ribadisce la necessità già espressa dall’on. BELISARIO, che l’attuale Governo dirima ogni dubbio sull’effettività delle tutele apprestate nei confronti dei lavoratori infortunati e delle vittime del lavoro a seguito del D.lgs n. 38 del 2000 e se sia quindi opportuno un più incisivo, completo e definitivo intervento in materia teso a garantire maggiori garanzie per il lavoratore anche in termine di indennizzo del danno subito.
Di seguito il comunicato stampa dell’on. BELISARIO di presentazione dell’interrogazione a risposta scritta n. 4-04933 del 25 settembre 2007 ed il testo completo (scaricabile dal sito www.camera.it).
Lecce, 27 settembre 2007
Il Componente del
Dipartimento Tematico Nazionale
“Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
INFORTUNI SUL LAVORO, BELISARIO (IDV): URGE INTERVENTO, PRESENTATA INTERROGAZIONE
“Basta con le mezze risposte ed i tentennamenti, gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono un problema sociale gravissimo a cui dobbiamo rimediare il più in fretta possibile seguendo il monito del capo del Presidente Napolitano”. A dichiararlo è stato l’On. Felice Belisario, Coordinatore Nazionale dell’Italia dei Valori, dopo la presentazione di un’interrogazione parlamentare indirizzata ai ministri del lavoro e della salute in cui si chiedono chiarimenti sugli effettivi provvedimenti in favore dei cittadini che subiscono infortuni o contraggono malattie sul lavoro.
“Non è pensabile che l’ultima tabella dell’INAIL sui risarcimenti risalga al 2000 e sia oltretutto considerata sperimentale. Altrettanto vale per quanto riguarda la definizione del “danno biologico” -ha continuato-. A ormai sette anni dall’inizio di questa c.d. sperimentazione la condizione drammatica dei lavoratori che si sono ammalati o infortunati è ancora più evidente, e se si considerano oltretutto le disponibilità finanziarie di cui dispone l’INAIL è chiaro che le valutazioni ed i risarcimenti proposti sono assolutamente scandalosi”.
“I tempi sono maturi -ha concluso Belisario- per un’azione più decisa che dia maggiori garanzie al cittadino lavoratore sia in termini previdenziali che di risarcimento del danno subito”.
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04933
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 15Seduta di annuncio: 210 del 25/09/2007
Firmatari
Primo firmatario: BELISARIO FELICEGruppo: ITALIA DEI VALORIData firma: 25/09/2007
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE
MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE delegato in data 25/09/2007
Stato iter:
IN CORSO
Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-04933 presentata da FELICE BELISARIO martedì 25 settembre 2007 nella seduta n.210
BELISARIO. -
Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che: l'articolo 13 del decreto-legge n. 38/2000 definisce «in via sperimentale», ai fini della tutela dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno biologico come «lesione dell'integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico-legale della persona»; il significato giuridico, e quello della dottrina medico-legale, di «danno biologico» è stato chiaramente illustrato sia dalla nota sentenza della Corte Costituzionale, sia da quelle della Magistratura ad ogni livello, nonché dall'approfondimento scientifico delle scuole medico-legali; in relazione a quanto previsto dall'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000 è stata promulgata una tabella per l'indennizzo delle menomazioni conseguenti le lesioni psico-somatiche da infortunio lavorativo; l'anzidetta tabella è ritenuta incongrua ed inaccettabile - così come attualmente formulata - sia da parte di tutte le scuole medico-legali, sia da parte delle organizzazioni professionali, nonché da parte dei sindacati e degli enti di patrocinio dei lavoratori -: se tale fase sperimentale, iniziata nell'anno 2000, possa ancora definirsi tale e, ove effettivamente giunta a conclusione, abbia portato a dei risultati definitivi; quale sia l'effettività delle tutele apprestate nei confronti dei lavoratori infortunati e delle vittime del lavoro a seguito del decreto legislativo n. 38 del 2000; se la sopra citata tabella debba considerarsi anch'essa a carattere sperimentale e vada quindi debitamente modificata, e se non sia opportuno - in generale - un più incisivo, completo e definitivo intervento in materia teso a fornire maggiori garanzie per il lavoratore anche in termini di indennizzo del danno subito.(4-04933)
Serve un intervento urgente, completo e definitivo in materia finalizzato a fornire maggiori garanzie per il lavoratore anche in termini di indennizzo del danno!
Il deputato e responsabile dell’organizzazione di Italia dei Valori, on. Felice BELISARIO ha depositato un’importante interrogazione parlamentare riguardante la grave piaga sociale degli infortuni del lavoro, delle malattie professionali e delle tutele approntate dall’ordinamento in termini di indennizzi per i lavoratori danneggiati, cogliendo il monito lanciato di recente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rivolto a tutte le forze politiche e tendente ad ampliare le garanzie per quei centinaia di migliaia di lavoratori infortunati sul lavoro.
L’interrogazione a risposta scritta rivolta ai Ministri della Salute e del Lavoro, che trae spunto da un’importante studio svolto dai leccesi prof. Giuseppe CERFEDA, medico–legale e già dirigente medico INAIL nonché dal collega dott. Ivano MARCHELLO, rappresenta un importante passaggio per tentare di porre fine alla perdurante fase di sperimentazione prevista dall’art. 13 del D.L. n. 38/2000 e ad una modifica delle tabelle e dei criteri di valutazione medico – legale.
Come è noto infatti, il citato articolo definiva “in via sperimentale” nell’ormai lontano 2000 ai fini della tutela dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno biologico come “lesione dell’integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico-legale della persona”.
Poiché il significato giuridico e medico-legale di “danno biologico” è stato ampiamente illustrato sia dalla nota Sentenza della Corte Costituzionale, sia da quelle della Magistratura ad ogni livello, nonché dall’approfondimento scientifico delle scuole medico-legali, l’on. Belisario ha chiesto al Governo quale è la finalità dell’aggettivo “sperimentale” e se tale sperimentazione iniziata nell’anno 2000, ove effettivamente giunta a conclusione, sia arrivata a dei risultati definitivi.
Non è ancora chiarito, peraltro, se anche la tabella promulgata successivamente per l’indennizzo delle menomazioni conseguenti le lesioni psico-somatiche da infortunio lavorativo, sia anch’essa a carattere “sperimentale”.
Il deputato ha inoltre ritenuto opportuno specificare che l’anzidetta tabella è ritenuta incongrua ed inaccettabile – così come attualmente formulata – sia da parte di tutte le scuole medico-legali, sia da parte delle organizzazioni professionali, nonché da parte dei sindacati e degli enti di patrocinio dei lavoratori.
Alla luce della gravità del fenomeno degli infortuni dei lavoratori e degli indennizzi, che sono percepiti come irrisori dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e dei cittadini anche a fronte degli spaventosi utili dell’ente previdenziale, il sottoscritto Giovanni D’AGATA, tra i promotori dell’iniziativa, ribadisce la necessità già espressa dall’on. BELISARIO, che l’attuale Governo dirima ogni dubbio sull’effettività delle tutele apprestate nei confronti dei lavoratori infortunati e delle vittime del lavoro a seguito del D.lgs n. 38 del 2000 e se sia quindi opportuno un più incisivo, completo e definitivo intervento in materia teso a garantire maggiori garanzie per il lavoratore anche in termine di indennizzo del danno subito.
Di seguito il comunicato stampa dell’on. BELISARIO di presentazione dell’interrogazione a risposta scritta n. 4-04933 del 25 settembre 2007 ed il testo completo (scaricabile dal sito www.camera.it).
Lecce, 27 settembre 2007
Il Componente del
Dipartimento Tematico Nazionale
“Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
INFORTUNI SUL LAVORO, BELISARIO (IDV): URGE INTERVENTO, PRESENTATA INTERROGAZIONE
“Basta con le mezze risposte ed i tentennamenti, gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono un problema sociale gravissimo a cui dobbiamo rimediare il più in fretta possibile seguendo il monito del capo del Presidente Napolitano”. A dichiararlo è stato l’On. Felice Belisario, Coordinatore Nazionale dell’Italia dei Valori, dopo la presentazione di un’interrogazione parlamentare indirizzata ai ministri del lavoro e della salute in cui si chiedono chiarimenti sugli effettivi provvedimenti in favore dei cittadini che subiscono infortuni o contraggono malattie sul lavoro.
“Non è pensabile che l’ultima tabella dell’INAIL sui risarcimenti risalga al 2000 e sia oltretutto considerata sperimentale. Altrettanto vale per quanto riguarda la definizione del “danno biologico” -ha continuato-. A ormai sette anni dall’inizio di questa c.d. sperimentazione la condizione drammatica dei lavoratori che si sono ammalati o infortunati è ancora più evidente, e se si considerano oltretutto le disponibilità finanziarie di cui dispone l’INAIL è chiaro che le valutazioni ed i risarcimenti proposti sono assolutamente scandalosi”.
“I tempi sono maturi -ha concluso Belisario- per un’azione più decisa che dia maggiori garanzie al cittadino lavoratore sia in termini previdenziali che di risarcimento del danno subito”.
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04933
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 15Seduta di annuncio: 210 del 25/09/2007
Firmatari
Primo firmatario: BELISARIO FELICEGruppo: ITALIA DEI VALORIData firma: 25/09/2007
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE
MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE delegato in data 25/09/2007
Stato iter:
IN CORSO
Atto CameraInterrogazione a risposta scritta 4-04933 presentata da FELICE BELISARIO martedì 25 settembre 2007 nella seduta n.210
BELISARIO. -
Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che: l'articolo 13 del decreto-legge n. 38/2000 definisce «in via sperimentale», ai fini della tutela dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il danno biologico come «lesione dell'integrità psicofisica suscettibile di valutazione medico-legale della persona»; il significato giuridico, e quello della dottrina medico-legale, di «danno biologico» è stato chiaramente illustrato sia dalla nota sentenza della Corte Costituzionale, sia da quelle della Magistratura ad ogni livello, nonché dall'approfondimento scientifico delle scuole medico-legali; in relazione a quanto previsto dall'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000 è stata promulgata una tabella per l'indennizzo delle menomazioni conseguenti le lesioni psico-somatiche da infortunio lavorativo; l'anzidetta tabella è ritenuta incongrua ed inaccettabile - così come attualmente formulata - sia da parte di tutte le scuole medico-legali, sia da parte delle organizzazioni professionali, nonché da parte dei sindacati e degli enti di patrocinio dei lavoratori -: se tale fase sperimentale, iniziata nell'anno 2000, possa ancora definirsi tale e, ove effettivamente giunta a conclusione, abbia portato a dei risultati definitivi; quale sia l'effettività delle tutele apprestate nei confronti dei lavoratori infortunati e delle vittime del lavoro a seguito del decreto legislativo n. 38 del 2000; se la sopra citata tabella debba considerarsi anch'essa a carattere sperimentale e vada quindi debitamente modificata, e se non sia opportuno - in generale - un più incisivo, completo e definitivo intervento in materia teso a fornire maggiori garanzie per il lavoratore anche in termini di indennizzo del danno subito.(4-04933)
venerdì 14 settembre 2007
I cittadini-consumatori esasperati: troppo contenzioso con le compagnie telefoniche
Troppe controversie fra società telefoniche ed utenti. Alcuni cittadini hanno segnalato allo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce che la Polizia Postale non riesce a ricevere le denunce per la notevole mole di lavoro.
Il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA propone un intervento dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni che favorisca la creazione di Commissioni di conciliazione per le controversie su base provinciale.
Aumenta vertiginosamente la mole di controversie fra gestori di telefonia sia fissa che mobile ed utenti, in particolar modo privati.
Infatti, secondo alcune segnalazioni giunte allo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce il cui delegato è l’Assessore Carlo MADARO, sembrerebbe che la Polizia Postale non sia in grado di ricevere le denuncie relative a tali controversie, tanto è grande il numero di privati-cittadini-consumatori che si sono rivolti agli uffici di tale sezione di Polizia e così considerevole che gli stessi uffici si sono dotati di apposita modulistica per la segnalazione delle questioni all’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni) e per promuovere il rituale tentativo di conciliazione innanzi al Comitato Regionale per le Comunicazioni (CORECOM) competente, prima d’intraprendere qualsiasi azione giudiziaria, anche in via penale.
Tale tentativo obbligatorio di conciliazione introdotto il 19 aprile 2007 dal nuovo regolamento in tema di procedura per la soluzione delle controversie tra utenti ed operatori di comunicazioni elettroniche, nato allo scopo di favorire la composizione delle liti fra gli utenti che intendano agire in giudizio per la violazione di un proprio diritto, può essere svolto solo dinanzi al Co.Re.Com. (Comitato Regionale per le Comunicazioni) che ha sede solo in alcuni capoluoghi di regione e nella Provincia Autonoma di Trento, mentre, ad oggi, in Italia mancano gli uffici periferici che rendano più agevole per i privati cittadini la possibilità di tentare la conciliazione (obbligatoria).
La distanza fra la sede regionale dei CORECOM ed i privati cittadini specie nelle grandi regioni - per fare un esempio un utente di Gagliano del Capo (le) al quale è stato tagliato il telefono di casa dovrà obbligatoriamente percorrere circa 220 Km per un tentativo dall’esito sempre incerto, prima di avviare un’azione innanzi al Giudice di Pace della vicina Alessano -, ha quindi snaturato la funzione semplificatoria della procedura, che mirava in via principale a facilitare la composizione preventiva delle liti fra utenti e grandi aziende di telefonia fissa o mobile ed evitare i gravosi costi e le lungaggini dell’azione in giudizio, che prima poteva quantomeno essere spiegata direttamente innanzi alla vicina Autorità Giudiziaria competente per territorio.
Per queste ragioni e per tentare di comporre il naturale squilibrio tra le posizioni dominanti assunte dalle grandi società di telefonia avvantaggiate da questa nuova situazione e gli utenti – consumatori, pare opportuno un intervento dell’AGCOM, al quale il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA rivolge un appello, affinché provveda con un’apposita delibera alla creazione di uffici periferici su base provinciale per la promozione del tentativo obbligatorio di conciliazione oggi previsto innanzi ai CORECOM.
Lecce, 15 settembre 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
Il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA propone un intervento dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni che favorisca la creazione di Commissioni di conciliazione per le controversie su base provinciale.
Aumenta vertiginosamente la mole di controversie fra gestori di telefonia sia fissa che mobile ed utenti, in particolar modo privati.
Infatti, secondo alcune segnalazioni giunte allo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce il cui delegato è l’Assessore Carlo MADARO, sembrerebbe che la Polizia Postale non sia in grado di ricevere le denuncie relative a tali controversie, tanto è grande il numero di privati-cittadini-consumatori che si sono rivolti agli uffici di tale sezione di Polizia e così considerevole che gli stessi uffici si sono dotati di apposita modulistica per la segnalazione delle questioni all’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni) e per promuovere il rituale tentativo di conciliazione innanzi al Comitato Regionale per le Comunicazioni (CORECOM) competente, prima d’intraprendere qualsiasi azione giudiziaria, anche in via penale.
Tale tentativo obbligatorio di conciliazione introdotto il 19 aprile 2007 dal nuovo regolamento in tema di procedura per la soluzione delle controversie tra utenti ed operatori di comunicazioni elettroniche, nato allo scopo di favorire la composizione delle liti fra gli utenti che intendano agire in giudizio per la violazione di un proprio diritto, può essere svolto solo dinanzi al Co.Re.Com. (Comitato Regionale per le Comunicazioni) che ha sede solo in alcuni capoluoghi di regione e nella Provincia Autonoma di Trento, mentre, ad oggi, in Italia mancano gli uffici periferici che rendano più agevole per i privati cittadini la possibilità di tentare la conciliazione (obbligatoria).
La distanza fra la sede regionale dei CORECOM ed i privati cittadini specie nelle grandi regioni - per fare un esempio un utente di Gagliano del Capo (le) al quale è stato tagliato il telefono di casa dovrà obbligatoriamente percorrere circa 220 Km per un tentativo dall’esito sempre incerto, prima di avviare un’azione innanzi al Giudice di Pace della vicina Alessano -, ha quindi snaturato la funzione semplificatoria della procedura, che mirava in via principale a facilitare la composizione preventiva delle liti fra utenti e grandi aziende di telefonia fissa o mobile ed evitare i gravosi costi e le lungaggini dell’azione in giudizio, che prima poteva quantomeno essere spiegata direttamente innanzi alla vicina Autorità Giudiziaria competente per territorio.
Per queste ragioni e per tentare di comporre il naturale squilibrio tra le posizioni dominanti assunte dalle grandi società di telefonia avvantaggiate da questa nuova situazione e gli utenti – consumatori, pare opportuno un intervento dell’AGCOM, al quale il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA rivolge un appello, affinché provveda con un’apposita delibera alla creazione di uffici periferici su base provinciale per la promozione del tentativo obbligatorio di conciliazione oggi previsto innanzi ai CORECOM.
Lecce, 15 settembre 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
venerdì 7 settembre 2007
aumenti tariffari rc auto ed indennizzo diretto
Quali benefici per gli assicurati - danneggiati dall’introduzione della procedura d’«indennizzo diretto»? Un aumento del 4% delle tariffe R.C.Auto e minori tutele per i sinistrati.
Il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA invita le associazioni dei consumatori a prendere atto del “flop” e a modificare la disciplina.
Come comunicato di recente da alcune associazioni dei consumatori, in particolare dall’ADUSBEF con il comunicato del 04 settembre c.m., le tariffe R.C.Auto subiranno un aumento medio del 4,1 % nell’anno 2007 rispetto al precedente.
E’ sotto gli occhi di tutti, quindi, che ad oggi, gli obiettivi auspicati in termini di riduzione delle tariffe dalla tanto agognata procedura d’indennizzo diretto, introdotta dall’art. 149 del Codice delle Assicurazioni, regolamentata D.P.R. 254/06 ed in vigore per i sinistri avvenuti dal 01 febbraio 2007, sono stati del tutto disattesi, come avevano previsto la gran parte degli esperti del settore e degli stessi assicuratori.
A causa di questi aumenti e delle tariffe esorbitanti, sono giunte segnalazione da parte di agenti ed esperti del settore di un aumento delle autovetture con il premio scaduto e senza copertura assicurativa.
E’ opportuno ribadire che la procedura in vigore ha comportato, peraltro, un notevole compressione del diritto ad una compiuta difesa da parte dei danneggiati costretti ex lege ad essere risarciti dal proprio assicuratore che è anche colui che, infine, deciderà il quantum del danno e quindi senza l’assistenza di un esperto che gli possa guidare ad una piena e completa soddisfazione di tutti i danni subiti, consulenza che altrimenti resterebbe a totale carico dell’assicurato – danneggiato.
Questo al di là delle difficoltà procedurali venutesi a creare a causa della naturale farraginosità del corpo delle nuove norme ed in particolare con la naturale difficoltà d’integrazione nel sistema del diritto civile italiano, tant’evvero che alcuni esperti segnalano un aumento delle lungaggini per ottenere gli indennizzi ed esempi di apertura di più posizioni sullo stesso sinistro e quindi un’inutile duplicazione dei procedimenti, legalizzando, di fatto, le alterazioni dei dati che sono oggetto di indagini presso la Procura di Lecce e di Milano.
Pertanto, è auspicabile che le Associazioni dei Consumatori che appoggiarono e promossero l’introduzione della procedura d’indennizzo diretto prendano atto dell’evidente “flop” e facciano pressing sull’Esecutivo per una definitiva riforma del sistema assicurativo che garantisca maggiori tutele per i danneggiati e per le vittime della strada e che mini una volta per tutte l’oligopolio dei grandi Gruppi assicurativi affinché si favorisca un’effettiva concorrenza sul territorio nazionale.
Lecce, 08 settembre 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
Il Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA invita le associazioni dei consumatori a prendere atto del “flop” e a modificare la disciplina.
Come comunicato di recente da alcune associazioni dei consumatori, in particolare dall’ADUSBEF con il comunicato del 04 settembre c.m., le tariffe R.C.Auto subiranno un aumento medio del 4,1 % nell’anno 2007 rispetto al precedente.
E’ sotto gli occhi di tutti, quindi, che ad oggi, gli obiettivi auspicati in termini di riduzione delle tariffe dalla tanto agognata procedura d’indennizzo diretto, introdotta dall’art. 149 del Codice delle Assicurazioni, regolamentata D.P.R. 254/06 ed in vigore per i sinistri avvenuti dal 01 febbraio 2007, sono stati del tutto disattesi, come avevano previsto la gran parte degli esperti del settore e degli stessi assicuratori.
A causa di questi aumenti e delle tariffe esorbitanti, sono giunte segnalazione da parte di agenti ed esperti del settore di un aumento delle autovetture con il premio scaduto e senza copertura assicurativa.
E’ opportuno ribadire che la procedura in vigore ha comportato, peraltro, un notevole compressione del diritto ad una compiuta difesa da parte dei danneggiati costretti ex lege ad essere risarciti dal proprio assicuratore che è anche colui che, infine, deciderà il quantum del danno e quindi senza l’assistenza di un esperto che gli possa guidare ad una piena e completa soddisfazione di tutti i danni subiti, consulenza che altrimenti resterebbe a totale carico dell’assicurato – danneggiato.
Questo al di là delle difficoltà procedurali venutesi a creare a causa della naturale farraginosità del corpo delle nuove norme ed in particolare con la naturale difficoltà d’integrazione nel sistema del diritto civile italiano, tant’evvero che alcuni esperti segnalano un aumento delle lungaggini per ottenere gli indennizzi ed esempi di apertura di più posizioni sullo stesso sinistro e quindi un’inutile duplicazione dei procedimenti, legalizzando, di fatto, le alterazioni dei dati che sono oggetto di indagini presso la Procura di Lecce e di Milano.
Pertanto, è auspicabile che le Associazioni dei Consumatori che appoggiarono e promossero l’introduzione della procedura d’indennizzo diretto prendano atto dell’evidente “flop” e facciano pressing sull’Esecutivo per una definitiva riforma del sistema assicurativo che garantisca maggiori tutele per i danneggiati e per le vittime della strada e che mini una volta per tutte l’oligopolio dei grandi Gruppi assicurativi affinché si favorisca un’effettiva concorrenza sul territorio nazionale.
Lecce, 08 settembre 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
lunedì 20 agosto 2007
Allarme integratori salini ed infusi
Calura ed eccesso di consumo di bibite a base di infusi o di sali minerali e integratori: il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, invita il Ministero della Sanità ad effettuare più approfonditi controlli sui pericoli alla salute derivanti dall’consumo eccessivo di tali prodotti
Il gran caldo di questa estate ha rilanciato un problema riguardante la commercializzazione dilagante delle bibite composte da infusi o di sali minerali e integratori: da una lato l’eccessivo consumo da parte di tutte le fasce dei consumatori e non solo degli sportivi, mentre diversi studi di laboratorio evidenzierebbero la possibilità che alcune di queste bevande assimilate in quantità eccessive potessero essere cancerogene.
In passato diverse ricerche hanno rilanciato più volte l’allarme, a cui è seguito pedissequamente un quasi assoluto silenzio mediatico.
Secondo la Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, il problema sarebbe legato alla presenza, in alcune bibite, di conservanti fra i quali il benzoato di sodio, il potassio, il calcio e la vitamina C addizionata, che per una reazione chimica favorita dal calore, dalla luce e dalla presenza di acido citrico, generano il benzene, noto cancerogeno. E’noto che l'inalazione dei suoi vapori provoca avvelenamento con emorragia delle mucose, della pelle e degli organi interni.
Per il momento, i risultati degli studi invitano a porre attenzione alla conservazione del prodotto ed alla scadenza dello stesso, oltre che, ovviamente, a preferire bibite che non contengano additivi a rischio.
Per questi motivi il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, ed al fine di evitare inutili allarmismi, invita il Ministero della Sanità ad effettuare più approfonditi controlli e nuove ricerche su eventuali pericoli alla salute derivanti dall’consumo eccessivo di tali prodotti.
Lecce, 21 agosto 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
Il gran caldo di questa estate ha rilanciato un problema riguardante la commercializzazione dilagante delle bibite composte da infusi o di sali minerali e integratori: da una lato l’eccessivo consumo da parte di tutte le fasce dei consumatori e non solo degli sportivi, mentre diversi studi di laboratorio evidenzierebbero la possibilità che alcune di queste bevande assimilate in quantità eccessive potessero essere cancerogene.
In passato diverse ricerche hanno rilanciato più volte l’allarme, a cui è seguito pedissequamente un quasi assoluto silenzio mediatico.
Secondo la Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, il problema sarebbe legato alla presenza, in alcune bibite, di conservanti fra i quali il benzoato di sodio, il potassio, il calcio e la vitamina C addizionata, che per una reazione chimica favorita dal calore, dalla luce e dalla presenza di acido citrico, generano il benzene, noto cancerogeno. E’noto che l'inalazione dei suoi vapori provoca avvelenamento con emorragia delle mucose, della pelle e degli organi interni.
Per il momento, i risultati degli studi invitano a porre attenzione alla conservazione del prodotto ed alla scadenza dello stesso, oltre che, ovviamente, a preferire bibite che non contengano additivi a rischio.
Per questi motivi il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, ed al fine di evitare inutili allarmismi, invita il Ministero della Sanità ad effettuare più approfonditi controlli e nuove ricerche su eventuali pericoli alla salute derivanti dall’consumo eccessivo di tali prodotti.
Lecce, 21 agosto 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
lunedì 6 agosto 2007
Accolto dal GdP il ricorso del sordomuto che non aveva sentito l'ALT
Il Giudice di Pace di Campi Salentina (Le) accoglie il ricorso del sordomuto reo di non aver “sentito” l’alt della Polizia Municipale, predisposto dallo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce. Il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, rinnova l’invito agli enti deputati all’emissione di verbali ed ordinanze-ingiunzioni ad usare tutte le accortezze e le cautele nell’esame dei ricorsi.
Il 30 aprile scorso, lo Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce la cui delega è stata assegnata all’assessore Carlo MADARO, segnalava un clamoroso e a dir poco risibile caso di Pubblica Amministrazione poco attenta e superficiale.
La Prefettura di Lecce, infatti, aveva emesso un’ordinanza d’ingiunzione nei confronti di un cittadino sordomuto “reo” di non aver “sentito” l’alt della Polizia Municipale a bordo del proprio ciclomotore, nonostante l’utente della strada avesse proposto ricorso gerarchico al verbale di contestazione, allegando un certificato medico attestante tale invalidità.
Il cittadino, rivoltosi allo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce, proponeva ricorso contro l’ordinanza – ingiunzione innanzi al Giudice di Pace di Campi Salentina (Le), il quale ha accolto le motivazioni del ricorrente ed ha contestualmente annullato l’ordinanza d’ingiunzione.
Per questi motivi e poiché questo è solo l’ultimo caso d’ingiustizia e di scarsa attenzione della Pubblica Amministrazione, il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, rinnova l’invito a tutti gli enti deputati all’emissione di sanzioni avverso il Codice della Strada, comprese le Prefetture, ad utilizzare tutte le cautele e la massima attenzione nei procedimenti sanzionatori, motivando correttamente ed esaurientemente i propri provvedimenti.
Non v’è dubbio, infatti, che vi è un concreto rischio che casi del genere contribuiscano ha creare allontanamento e sfiducia nel già logorato rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione.
Lecce, 06 agosto 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
Il 30 aprile scorso, lo Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce la cui delega è stata assegnata all’assessore Carlo MADARO, segnalava un clamoroso e a dir poco risibile caso di Pubblica Amministrazione poco attenta e superficiale.
La Prefettura di Lecce, infatti, aveva emesso un’ordinanza d’ingiunzione nei confronti di un cittadino sordomuto “reo” di non aver “sentito” l’alt della Polizia Municipale a bordo del proprio ciclomotore, nonostante l’utente della strada avesse proposto ricorso gerarchico al verbale di contestazione, allegando un certificato medico attestante tale invalidità.
Il cittadino, rivoltosi allo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce, proponeva ricorso contro l’ordinanza – ingiunzione innanzi al Giudice di Pace di Campi Salentina (Le), il quale ha accolto le motivazioni del ricorrente ed ha contestualmente annullato l’ordinanza d’ingiunzione.
Per questi motivi e poiché questo è solo l’ultimo caso d’ingiustizia e di scarsa attenzione della Pubblica Amministrazione, il Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA, rinnova l’invito a tutti gli enti deputati all’emissione di sanzioni avverso il Codice della Strada, comprese le Prefetture, ad utilizzare tutte le cautele e la massima attenzione nei procedimenti sanzionatori, motivando correttamente ed esaurientemente i propri provvedimenti.
Non v’è dubbio, infatti, che vi è un concreto rischio che casi del genere contribuiscano ha creare allontanamento e sfiducia nel già logorato rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione.
Lecce, 06 agosto 2007
Il Componente Nazionale del
Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore”
Giovanni D’AGATA
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