mercoledì 6 luglio 2011

INPS, ISTAT e INAIL: gli italiani continuano a tirare la cinghia


In Italia la cassa integrazione, stando ai dati Inps, è scesa del 20%, in termini di ore autorizzate, sia rispetto al mese precedente, sia rispetto al mese di giugno dell’anno 2010 mentre in termini di consumi l’ISTAT ha rilevato una variazione positiva ma alquanto modesta della spesa delle famiglie, a +0,5%, quindi praticamente stagnante a conferma di come si stia continuando a tirare la cinghia..
Secondo l’INPS la Cig cala, e questo è un bene, ma siamo davvero certi che questo significa reimpiego per tutti quei lavoratori? E’ notizia di poche ore fa che 320 dipendenti della Om Carrelli Elevatori di Bari passano dai rischi della cassa integrazione alla prospettiva di restare a casa “ giustificata “ da una riorganizzazione dei siti produttivi che “ regala “ a Bari la chiusura per privilegiare lo stabilimento tedesco di Amburgo.
Dal Rapporto 2010 dell’Inail presentato alla Camera per la prima volta il numero degli infortuni è sceso al di sotto delle mille unità mentre paradossalmente diminuiscono i cittadini stranieri assicurati all’Inail e crescono, tra i lavoratori immigrati, le vittime di infortuni. Complessivamente, l’incidenza infortunistica, espressa dal rapporto tra infortuni denunciati e lavoratori assicurati all’Inail, risulta più elevata per gli stranieri rispetto a quella degli italiani, rispettivamente 45 casi denunciati ogni 1.000 occupati contro i 39,2. A determinare queste differenze concorre senz’altro l’occupazione prevalente degli immigrati in settori particolarmente rischiosi nei quali l’attività manuale è prevalente, i turni di lavoro sono più lunghi e spesso la formazione professionale non è adeguata.
A parere di Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, tutti i dati altalenanti che si susseguono delle recenti dinamiche in campo economico, tracciano la traiettoria di quella italiana della peggiore recessione dal secondo dopoguerra che documenta le condizioni del mercato del lavoro e delle famiglie italiane.

martedì 5 luglio 2011

Vendita on-line di capi d’abbigliamento contraffatti. Attenzione alle aste in rete


Non sono professionisti del settore ma più che altro studenti e persino casalinghe che si sono inventati un nuovo tipo di lavoro utilizzando la rete. Almeno questo dicono alcune inchieste che hanno visto come protagonista indiscusso internet ed i suoi meandri virtuali non sempre trasparenti e che hanno riguardato alcune frodi on-line perpetrate a danno di ignari consumatori.
In particolare, attraverso l’acquisto da fornitori esteri - nella gran parte dei casi di nazionalità cinese - di capi d’abbigliamento contraffatti di note griffe, i novelli imprenditori del web rivendevano gli stessi beni attraverso siti di aste on – line utilizzando tecniche di vendita, o meglio di truffa abilmente studiate al fine di trarre in inganno i potenziali compratori.
Dopo aver acquistato grandi quantità di merce sempre attraverso il canale della rete e quindi in diretto contatto con i produttori cinesi che come è noto ormai riescono a replicare quasi ogni cosa con costi notevolmente inferiori rispetto ad ogni parte del globo, gli stessi la rivendevano attraverso siti di aste online spacciando per originale i prodotti e giustificandone il prezzo più basso a quello generalmente praticato, inventandosi una serie di scuse quali la provenienza "di nicchia" (stock di fine serie, esposizioni, fallimenti) o la rivendita attraverso canali non ufficiali a prezzi concorrenziali.
Peraltro, come ha precisato una nota della finanza del Comando regionale della Guardia di Finanza del Friuli Venezia Giulia, anche il prezzo di vendita stesso appariva rassicurante in quanto non troppo inferiore rispetto a quello di vendita ufficiale e per di più quando i clienti si lamentavano di qualche difetto o problema del prodotto, cosa rara vista l’ottima fattura della merce, gli imprenditori – studenti erano pronti a restituire il corrispettivo o alla sostituzione del bene.
Ciò che ha però dell’incredibile sono gli stessi meccanismi utilizzati nelle aste on – line per avere un maggior accreditamento agli occhi della potenziale clientela.
Tra gli stratagemmi, quello più efficace al fine di aumentare la credibilità è quello di spacciarsi per clienti ed effettuare rialzi sui prezzi dei prodotti e quindi rilasciare commenti positivi sugli stessi quando gli stessi siano stati “aggiudicati” dai finti compratori.
A parere di Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che da anni porta all’attenzione dei cittadini i pregi ed i rischi della rete, non resta che ascoltare tre preziosi consigli che da quando sono nate le aste on – line gli organismi di Polizia Postale e della Guardia di Finanza continuano incessantemente a ribadire:
1) le griffe non commercializzano al di fuori della loro rete di vendita e, per questione d'immagine, non hanno interesse ad immettere sul mercato capi di seconda scelta;
2) anche i certificati di autenticità possono essere contraffatti;
3) gli acquisti da aste on-line sono a più alto rischio di contraffazione quando il venditore non sia un privato che pone in vendita un singolo articolo ma un operatore professionale o semiprofessionale.

lunedì 4 luglio 2011

Stop alla cartella esattoriale di Equitalia per la bolletta dell’acqua: la fattura di chi gestisce il servizio non è titolo esecutivo


La trasparenza non è sempre di casa nei rapporti tra Equitalia ed i cittadini, tant’è che la Cassazione è intervenuta con l’ordinanza pubblicata oggi 4 luglio 2011 dalla terza sezione civile precisando i comportamenti che devono tenere le società di riscossione.
Per quanto riguarda la necessità di chiarezza, secondo i giudici di piazza Cavour, il rapporto fornitore-utente è di tipo privatistico e le tariffe che il gestore del servizio idrico incassa dal consumatore costituiscono corrispettivi di diritto privato. La Corte, infatti, esclude sul punto che si possa configurare la possibilità di un uso da parte della società che riempie i rubinetti nelle case del Basso Lazio, società per azioni a partecipazione pubblica, a sostenere di avere facoltà di riscossione coattiva del credito da tariffa mediante il ruolo affidato al concessionario Equitalia Gerit. La fattura della bolletta dell’acqua di chi gestisce il servizio non è titolo esecutivo. La controversia risiede nelle modifiche introdotte dalla legge 286/06 che ha convertito il dl 262/06 (la norma ritoccata è quella di cui al D.lgs 03.04.2006, n. 152, art. 156 che riportiamo :“1. La tariffa è riscossa dal gestore del servizio idrico integrato. Qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal gestore del servizio di acquedotto, il quale provvede al successivo riparto tra i diversi gestori interessati entro trenta giorni dalla riscossione. 2. Con apposita convenzione, sottoposta al controllo della regione, sono definiti i rapporti tra i diversi gestori per il riparto delle spese di riscossione. 3. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, mediante convenzione con l'Agenzia delle entrate ).
Con quell’intervento il legislatore ha voluto soltanto precisare chi sono i soggetti ai quali è possibile affidare la riscossione della tariffa, ma non ha affatto dato il via libera alla possibilità di riscossione mediante ruolo con un sistema del tutto autonomo rispetto a quello normale, adottato per entrate di diritto privato degli enti pubblici. L’interpretazione opposta porterebbe a conseguenze paradossali nei rapporti di diritto privato: mentre gli enti pubblici dovrebbero munirsi di un titolo esecutivo per iscrivere l’entrata a ruolo e riscuoterla, il gestore di servizio idrico integrato potrebbe procedere facendone tranquillamente a meno. Con l’importante decisione che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta la Cassazione ha diffidato la società laziale ad emettere cartelle esattoriali senza titolo pedissequamente condannandola alle spese di giudizio.

domenica 3 luglio 2011

Filobus a Lecce. Ma quanto ci costi?


Doveva partire 1515 giorni fa, almeno questo dice il simpatico contatore – datario di un noto giornale on-line salentino, ma i filobus o metropolitana di superficie leccese che dir si voglia, sono ancora parcheggiati, se così si può dire, in un deposito alla periferia nord della città e giacciono quasi abbandonati alla mercè della vista di ogni cittadino che passa da quelle parti. Una visione triste, quasi mesta per ogni leccese, non più solo un pugno nell’occhio alla faccia della necessaria riduzione dei costi della P.A., per un’opera imponente che doveva servire per risolvere definitivamente i problemi del traffico urbano del capoluogo ma che appare sempre più come un’eterna incompiuta.
Proprio in questi giorni, si diceva luglio 2011, infatti, doveva ripartire, o meglio partire, stando almeno alle datate promesse del sindaco Perrone, ma dalle fotografie che alcuni cittadini hanno inoltrato a Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si direbbe che ancora una volta ci sarà uno slittamento, un ennesimo rinvio che durerà con tutta probabilità sin dopo le prossime amministrative, perché questa è ormai la tendenza di chi amministra, rinviare, rinviare che tanto i problemi poi se lì prenderà chi verrà dopo. L’imminente Finanziaria di Tremonti docet.

Viaggi e trasporti sul mare. Lo Sportello dei diritti ed IDV chiedono l'obbligo dell'assicurazione r.c. sui natanti italiani


Da subito una legge per la tutela delle vittime che sino ad oggi sono rimaste senza possibilità di Giustizia e risarcimento dei danni subiti.
Dopo che una serie di cittadini e di familiari di vittime a bordo di natanti si è ritrovata con un “pugno di mosche” in mano, a seguito di sinistri o incidenti anche mortali avvenuti in mare per responsabilità del vettore o del natante che li aveva a bordo, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”è giunta l’ora di porre fine al vuoto normativo che perdura nella legislazione italiana, secondo cui per i vettori navali italiani al disopra delle 25 tonnellate, non vi è l’obbligo dell’assicurazione per la responsabilità civile.
In pratica un cittadino che dovesse subire qualsiasi tipo di danno in conseguenza della condotta del vettore nautico, come il caso eclatante della signora Paola Romano sull'aliscafo Siremar diretto a Marettimo nell’ormai lontano agosto 2007 e che è stata oggetto di una puntata di “Mi manda Rai 3” del 1° luglio.
Fà ancora più specie che nel 2011, persino i servizi di traghetto che lo Stato affida in appalto ad alcune società siano spesso sprovvisti di idonea copertura assicurativa proprio perché la legge non la impone.
Per queste ragioni, Giovanni D’Agata s’impegnerà affinché anche sia portata in Parlamento una proposta di legge che introduca l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile a tutti i natanti che battano bandiera italiana e che modifichi l’art. 123 del codice delle assicurazioni private (D.Lgs 209/05) che al comma 2 limita tale obbligo ai soli vettori nautici con stazza non superiore a 25 tonnellate, affinché tutte le vittime ed i loro familiari possano trovare un equo ristoro per i danni patiti.

sabato 2 luglio 2011

Bilancio Demografico Nazionale: diminuiscono le Nascite mentre la Popolazione Aumenta per i Flussi Migratori


L’Istat ha diffuso il bilancio demografico nazionale relativo all’anno 2010, che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, riporta.
Aumenta la popolazione, sulla base di quanto emerso, ma non certo grazie alle nascite: a far incrementare il numero di persone risiedenti in Italia sono infatti soprattutto le migrazioni.
Precisamente, al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero.
Più dei due terzi dell’incremento della popolazione si registra nelle regioni del Nord, mentre solo poco più di un decimo nel Mezzogiorno.
Il movimento naturale della popolazione è negativo. In particolare, sono nati quasi 7 mila bambini in meno rispetto all’anno precedente (si tratta di una riduzione pari a quella già registrata nel corso del 2009).
Il movimento migratorio con l’estero nel 2010 ha fatto registrare un saldo positivo pari a +380 mila unità.
Ogni mese del 2010 si sono iscritti in anagrafe circa 38 mila nuovi residenti provenienti dall’estero.
Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.
Le famiglie anagrafiche sono 25 milioni e 193 mila; il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2009.
Sul sito web http://demo.istat.it, alla voce “Bilancio demografico” sono disponibili i dati del bilancio demografico per ciascun comune italiano. Per esempio in Provincia di Lecce al 1° Gennaio i Maschi sono 388354 Femmine sono 425202 per un totale Popolazione 813556 per un Numero di Famiglie pari a 317926 di cui Numero di Convivenze 238 per una percentuale di
Numero medio di componenti per famiglia 2.56.
Il tasso derivante dal saldo migratorio interno, dal saldo migratorio esterno e dal saldo “per altri motivi” risulta dunque positivo in tutte le zone d’Italia, se pur con delle consistenti differenze.

venerdì 1 luglio 2011

Con la nuova direttiva giocattoli che entrerà in vigore in data 20 luglio 2011 giro di vite anche della Cassazione sulle disposizioni rilevanti per il


La Corte di Cassazione ha pubblicato una relazione sulle disposizioni rilevanti per il settore penale derivanti dal d.lgs. 54/2011, che ha dato attuazione alla direttiva 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli.
Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” le differenze tra il nuovo decreto e il precedente (decreto leg.vo n. 313 del 27 settembre 1991, che recepiva la direttiva 88/378/CEE) sono ampie e numerose. Ma non si tratta solo di differenze "quantitative". Basti pensare che la parte che il nuovo decreto dedica ai giochi "gustativi" ed "olfattivi" è totalmente assente nel vecchio testo.
Il D. Lgs. 11 aprile 2011, n. 54, reca l’ “Attuazione della direttiva 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli” (G.U. n. 96 del 27 aprile 2011).
Il testo, composto di trentacinque articoli e di cinque allegati, non entrerà in vigore dopo il consueto periodo di vacatio legis, ma quasi del tutto in data 20 luglio 2011, in base alla previsione dell’art. 33.1
Il nuovo decreto legislativo reca, infatti, norme di attuazione della direttiva 2009/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009 sulla sicurezza dei giocattoli che, a decorrere dal 20 luglio 2011, andrà ad abrogare la direttiva 88/378/CE, recepita con il vigente D.Lgs. 27 settembre 1991, n. 313 che, per espressa previsione dell’art. 33 del D.Lgs. n. 54 del 2011, e' abrogato a decorrere dal 20 luglio 2011.
La direttiva 2009/48/CE presenta numerosi aspetti innovativi.
Tra le principali novità relative all’aggiornamento e al completamento dei requisiti di sicurezza per fronteggiare nuove problematiche connesse al progresso tecnologico, si segnala la particolare attenzione all’impiego delle sostanze chimiche presenti nei giocattoli, che devono essere conformi alla normativa comunitaria sui prodotti chimici (compreso il Reg. n. 1907/2006 - REACH) e l’introduzione di norme specifiche per le sostanze pericolose, in particolare classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (CMR), nonché per le sostanze allergeniche e taluni metalli, al fine di garantire un elevato livello di protezione dei bambini da rischi causati dalla presenza di tali sostanze nei giocattoli.
Le proprietà chimiche che debbono possedere i giocattoli venduti nell’Unione europea sono descritte nell’allegato II della direttiva.
La revisione concerne anche le proprietà elettriche e fisico–meccaniche dei giocattoli, che per poter essere posti in commercio dovranno essere realizzati in modo di prevenire il rischio di asfissia che dovrà essere scongiurato indistintamente per tutti i piccoli utilizzatori.
Sarà infatti vietata la vendita di giocattoli che potenzialmente possano causare soffocamento indipendentemente dall’età.
Inoltre la direttiva integra gli attuali obblighi di chiarezza e leggibilità nelle indicazioni da apporre sui giocattoli con ulteriori precisazioni che evidenzino restrizioni relative agli utilizzatori.
Infine nella nuova direttiva sono contenute disposizioni relative ai giocattoli contenuti in prodotti alimentari, per i quali si introduce il nuovo requisito della separazione dall’alimento mediante opportuno imballaggio, nonché il divieto di commercializzazione di giocattoli legati indissolubilmente all’alimento tanto da richiederne il consumo per accedere al giocattolo stesso.
Per quanto concerne il campo di applicazione della direttiva, le novità consistono in un completamento dell’elenco dei prodotti esclusi (tra i quali rientrano in particolare videogiochi e periferiche) e nell’introduzione di nuove definizioni specifiche.
Inoltre viene chiarito il rapporto tra la direttiva “giocattoli” e quella relativa alla sicurezza generale dei prodotti (dir. 2001/95/CE, recepita nel nostro ordinamento con il Codice del consumo), che viene considerata complementare rispetto alle legislazioni di settore e che si applica anche ai giocattoli nei casi in cui la direttiva 2009/48 non contenga disposizioni specifiche aventi lo stesso obiettivo.