mercoledì 4 gennaio 2012

Cassazione Lavoro: il lavoratore illegittimamente licenziato ha diritto a un danno morale ad hoc.


Sì al risarcimento di un danno morale ad hoc per il licenziamento vessatorio
Ristoro per la natura ingiuriosa del provvedimento pari alla metà dell’importo per la lesione psico-fisica

Nella battaglia che da anni lo “Sportello dei Diritti” svolge in favore dei lavoratori, ed in particolare per la lotta contro le vessazioni sul luogo di lavoro, riteniamo doveroso segnalare la sentenza della sezione lavoro della Corte di Cassazione 30668/11, pubblicata il 30 dicembre, che costituisce un prezioso precedente in materia di diritto al risarcimento del lavoratore illegittimamente licenziato. Così Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti".
L’importanza della sentenza in commento è data dall’aver sostenuto il principio secondo cui al lavoratore illegittimamente licenziato spetta il risarcimento di un danno morale ad hoc, ulteriore rispetto al ristoro della lesione psicofisica patita, da ritenersi compensativo della natura ingiuriosa del provvedimento espulsivo adottato dal datore. Il tutto senza incorrere nel divieto di duplicazioni imposto in tema di danno non patrimoniale dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite Civili della Cassazione.
I supremi giudici hanno ribadito il concetto secondo nella più recente giurisprudenza di legittimità sono rinvenibili decisioni che nonostante quanto precisato dalle Sezioni Unite con la nota sentenza 26973/08 che ha escluso la possibilità di riconoscere il cosiddetto “danno esistenziale”, nell’ordinamento in realtà avrebbe comunque ragion d’essere questa voce di danno.
Per tali ragioni, non può essere consentita nella liquidazione del danno biologico alcuna limitazione relativa ai danni morale ed esistenziale comprovati nel corso del giudizio.
Nel caso di specie, è stata infatti confermata, la valutazione della Corte d’Appello che ha liquidato il risarcimento del danno non patrimoniale ad un giornalista licenziato, peraltro un volto televisivo noto tra i cronisti sportivi.
La corte di merito ha in primo luogo stabilito il risarcimento relativo alla lesione dell’integrità psico-fisica causata dal licenziamento illegittimo, in virtù dei criteri utilizzati per il calcolo economico dell’invalidità permanente e di quella temporanea, per poi procedere alla determinazione di un diverso ed autonomo pregiudizio in stretta connessione causale con il carattere ingiurioso del licenziamento, e liquidato sulla base della metà dell’importo liquidato per la voce precedente e pari a oltre 22 mila euro, oltre al pagamento delle spese processuali da parte dello stesso datore di lavoro.
Secondo la Suprema Corte il divieto di duplicazione non risulta violato perché la ratio della decisione è volta a statuire una voce di danno che non è connessa alla malattia accertata per il dipendente licenziato.

Disabili sulle strisce blu: obbligo per i comuni riservare un certo numero di spazi gratuiti

Lo ha ribadito il ministero dei trasporti con il parere n. 6241 del 22 dicembre 2011.
Nell'organizzazione dei parcheggi a pagamento il comune deve sempre riservare un certo numero di spazi gratuiti ai detentori del permesso arancione rilasciato alle persone con problemi di mobilità.
Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti" i comuni ora hanno una chiara indicazione dal governo su come comportarsi sulla gestione delle strisce blu.
Il diritto alla mobilità, sancito dalla Costituzione deve essere protetto e garantito soprattutto nei confronti delle persone disabili, in quanto costituisce una condizione essenziale per la loro integrazione sociale; tale principio generale trova rispondenza in diverse previsioni del nuovo codice della strada e del relativo regolamento di attuazione, volte a facilitare la mobilità delle persone disabili.
Insomma un importante passo avanti, anche se va detto che l'articolo 7 del codice della strada prevede che nei centri abitati i comuni possano, con ordinanza del sindaco, riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli adibiti al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, munite del contrassegno speciale. Ora bisogna puntare, come recita la risoluzione della Commissione Trasporti, a prevedere, per i veicoli a servizio di disabili muniti del contrassegno previsto dal codice della strada, la gratuità della sosta nei parcheggi a pagamento delimitati da strisce blu, qualora risultino indisponibili gli stalli riservati gratuitamente ai disabili.

martedì 3 gennaio 2012

Allarme gastroenterite virale in Italia. Non si tratta di una forma grave, ma è altamente infettiva. Responsabile è il NoroVirus


L’Italia è stata colpita in queste ore da una forma altamente infettiva, ma non particolarmente grave, di gastroenterite virale. I sintomi sono nausea, vomito e anche diarrea. Responsabile è il NoroVirus, che si è diffuso in varie regioni, come dimostrano le numerose segnalazioni giunte nelle varie strutture di primo soccorso.
Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", è un fenomeno che più o meno capita tutti gli inverni: tipico di questo virus è il presentarsi con delle epidemie in tutto il territorio.
Un virus invernale, quindi, facilmente trasmissibile per via orale, anche se basta il contatto con una persona o una superficie ammalata per contrarlo.
Il NoroVirus deve essere combattuto lavando spesso le mani, evitando di cucinare anche per altre persone e bevendo molto. Ha una durata media di 24-48 ore.

Protesi mammarie PIP: utilizzato silicone industriale. Lo "Sportello dei Diritti", è pronto a raccogliere denunce e segnalazioni


Nuove rivelazioni nello scandalo delle protesi mammarie difettose.
Il colosso tedesco di prodotti chimici Brenntag e la filiale francese di China National Bluestar Corporation, leader nella fabbricazione di silicone, ammettono di aver venduto gel industriale alla società francese Pip /pe-i-pe/, Poly Implants Prothesys. Pip, che aveva dichiarato l’utilizzo di un gel alimentare non omologato, ha venduto 400 mila protesi difettose in tutto il mondo. Il portavoce di Bluestar International:
“Abbiamo venduto, tramite i nostri distributori, prodotti della gamma Rhodorsil, che è una gamma destinata a utilizzo industriale, come la fabbricazione di pneumatici, gli anti-schiumogeni nell’industria petrolifera (durante l’estrazione), o il trattamento delle aque di scarico”.
Il silicone industriale, 10 volte meno costoso di quello medico, ha la tendenza a rompersi. Ora resta da stabilire se estrarre le protesi difettose e chi pagherà. Una paziente:
“Non ci sono studi né a lungo né a breve termine su quello che può accaderci avendo un gel industriale nel nostro corpo. Credo che se la Sanità lo ha ritirato dal mercato, dovrebbe ritirarlo anche dal nostro corpo”.
Per il chirurgo spagnolo Jaume Serra, tutto il sistema è sbagliato:
“Vorrei che si sapesse che il sistema di vigilanza ha fallito. Ma ha fallito in Spagna perché non ci sono state denunce, come non ci sono state in Francia o in Inghilterra, perché i congressi dei chirurghi sono patrocinati dalle case commerciali e tu non vai a parlare male del tuo fabbricante”.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", è pronto a raccogliere denunce e segnalazioni al fine di tutelare i cittadini interessati da questo scandalo da ogni pregiudizio subito per ottenere il relativo risarcimento del danno e la rimozione delle protesi pericolose.

lunedì 2 gennaio 2012

Skimming: la clonazione fraudolenta di carte di credito e bancomat, in aumento a causa di gruppi criminali organizzati.


Skimming: la clonazione fraudolenta di carte di credito e bancomat, in aumento a causa di gruppi criminali organizzati. Probabile un’impennata del fenomeno con le nuove norme sulla tracciabilità e sul divieto di pagamento in contanti delle pensioni, introdotte dalla Manovra finanziaria “Salva Italia”. Come difendersi

Con la dichiarata volontà del governo di ridurre al minimo i pagamenti in contatti, con la riduzione della soglia a 1.000 euro per l’acquisto di qualsiasi bene o servizio a fine di garantirne la tracciabilità e la norma che non consentirà il pagamento in contanti per le pensioni superiori a mille euro, una delle assai probabili conseguenze sarà, senz’alcun dubbio l’aumento del ricorso a bancomat e carte di credito. Tali forme di pagamento elettronico, anche se assicurano la certezza della tracciabilità e la comodità di ridurre o non portare contante nel portafogli, si scontrano con un fenomeno che nel Nostro Paese, come nel resto dell’UE è in forte aumento: lo skimming, ossia la fraudolenta clonazione di carte bancarie.
La crescita di questa tendenza criminale non sarebbe dovuta solo a singoli ed isolati hackers ma, secondo quanto è dato appurare da numerose inchieste anche di livello europeo a rubare i contenuti delle bande magnetiche e i codici di accesso sarebbero soprattutto gruppi criminali organizzati.
E se la tendenza dello skimming è in crescita da anni, secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", con le misure dell’ultima manovra “Salva Italia”, potrebbe subire un’impennata a causa del coinvolgimento di milioni di nuovi soggetti, e tra questi la maggior parte anziani e quindi più vulnerabili, che potrebbero essere costretti all’utilizzo di carte di pagamento elettroniche.
Il termine “skimming” deriva dal verbo inglese to skim, che vuol dire “sfiorare, strisciare”. Da questa parola discende la parola skimmer che è il congegno elettronico utilizzato per memorizzare i contenuti delle bande magnetiche delle carte di pagamento. Negli sportelli automatici ATM (Automated Teller Machine), meglio noti come sportelli bancomat sono i dispositivi usati per leggere le relative carte elettroniche di pagamento e, quindi, abilitare l’utente alle operazioni richieste dopo aver effettuato l’ulteriore verifica del PIN (Personal Identification Number) che, pur presente in modalità cifrata all’interno della banda magnetica della carta, viene digitato direttamente dall’utente dopo aver inserito la Card nello Skimmer.
L’uso improprio di questi dispositivi, la loro manomissione, fino ad arrivare addirittura alla sostituzione dello skimmer originale con uno appositamente installato per leggere e registrare i contenuti delle carte magnetiche che vengono fatte “strisciare” al suo interno, ha determinato lo sviluppo di una nuova tecnica criminale chiamata, come detto, skimming, termine poi utilizzato anche per descrivere in generale le truffe compiute ai danni di possessori di carte di credito, bancomat, carte prepagate etc. attraverso un utilizzo illecito di dispositivi di lettura delle stesse (skimmer e P.O.S.).
Si tratta di un fenomeno organizzato, sia in termini tecnici che logistici. Ad essere coinvolti sono bande di criminali che si muovono in tutta Europa, non solo rumeni e bulgari, anche se questi pare siano i più avanzati e strutturati.
Ad essere colpiti sono bancomat, terminali per il pagamento con carta di credito posti in ogni luogo possibile, dai supermercati ai distributori di biglietti nelle stazioni. Ad aver contribuito all’aumento dei casi di sottrazione di dati in Europa, è la semplicità con la quale si possono ottenere dispositivi per skimming anche attraverso la rete.
Per la diffusione globale di questi strumenti di pagamento, il problema riguarda inevitabilmente tutti i paesi industrializzati, e secondo le statistiche quelli più colpiti sarebbero proprio l’Italia e la Francia. I dati in possesso sono notevoli e dimostrano la tendenza in aumento del fenomeno: nel 2009 sarebbero stati manomessi, 82 bancomat, 191 nel 2010 fino ad arrivare a ben 265 nei soli primi quattro mesi di quest’anno!
Anche a causa dei costi annuali stimati che sfiorerebbero il mezzo miliardo di euro per i reati finanziari commessi in Europa tramite gli sportelli automatici, ENISA (European Network and Information Security Agency - agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione) raccomanda agli utenti di essere maggiormente consapevoli dei rischi e di adottare le necessarie precauzioni per evitare di rimanere vittime di tali reati.
Ma vediamo quali sono i consigli utili per difendersi, se proprio non si può fare a meno di un bancomat o di una carta di credito.
Per quanto riguarda le carte di credito al fine di saperne in tempo reale l’utilizzo, i gestori hanno previsto la possibilità di attivare un’opzione d’invio di un sms ogni volta che si effettua un’operazione con la carta o almeno se si supera una determinata soglia di pagamento. È superfluo, affermarlo, ma è uno dei migliori sistemi di monitoraggio e controllo unitamente alla verifica costante dei propri estratti conto anche on line.
In caso di furto o smarrimento, o comunque quando si abbia il sospetto che la carta sia stata utilizzata impropriamente la prima cosa da fare, è di procedere immediatamente al blocco della stessa recandosi presso la propria banca, oppure contattando direttamente i numeri verdi del circuito bancomat o del circuito carta. Se la carta è multi servizi ossia è abilitata anche alle funzioni bancomat e pagobancomat è necessario, in caso di furto o smarrimento, procedere alla chiamata di entrambi i numeri verdi.
Successivamente, è necessario effettuare una apposita denuncia penale presso l’Autorità di Pubblica Sicurezza (Polizia, carabineri, Finanza, ecc) e quindi inoltrare una conferma della richiesta di blocco (già effettuata al numero verde), tramite lettera raccomandata alla propria banca, allegando copia della suddetta denuncia.
Sino a che non si effettua il blocco, si corre il rischio che tutti i prelevamenti e gli addebiti restino a carico del titolare. Effettuato il blocco rimane a carico del titolare una franchigia che di solito corrisponde a 150 euro, ma in molti casi i gestori di carte non fanno pagare neanche quella.
In ogni caso, se ci si accorge soltanto nel momento della lettura dell’estratto conto di utilizzazioni illecite o non autorizzate della propria carta, entro 60 giorni dalla data di ricevimento dell’estratto occorrerà inviare un reclamo scritto, con allegata denuncia effettuata alla polizia.
Come previsto dal Testo Unico in materia bancaria e creditizia, D.Lgs. n. 385/93, come modificato dal D.Lg.s 342/99 che recepiva la Racc. n. 489/97 CE, in mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, gli estratti conto e le altre comunicazioni periodiche alla clientela si intendono approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento.
In caso di esclusione di qualsiasi responsabilità del titolare nell’uso fraudolento della carta, gli importi relativi vengono in genere riaccreditati dalla società emittente.
L’ultima difesa per i malcapitati truffati nel caso in cui venga scoperto il responsabile - essendo lo skimming un’attività idonea ad integrare gli estremi della figura di reato prevista dall’art. 12 del D.L. 143/91, convertito nella Legge 197/91 - è quella di perseguirlo in sede penale costituendosi parte civile nel relativo giudizio sperando di poter essere risarciti in quella sede.

domenica 1 gennaio 2012

Protesi mammarie PIP: segnalati 20 casi di cancro e 1143 interruzioni di impianti


Secondo i dati diffusi dall’Afssaps, l'agenzia francese per la sicurezza dei farmaci, il numero delle nuove vittime delle protesi PIP difettose è pesante. Nell’ultimo comunicato diramato ieri da questa istituzione, ha aggiunto che sono stati segnalati 20 casi di cancro in donne con questi impianti. Per il momento comunque, non è provato il nesso tra protesi e queste patologie. In dettaglio, sono 3 casi di linfoma, quindici casi di adenocarcinoma mammario (la forma più comune di cancro al seno), un caso di adenocarcinoma polmonare e uno di leucemia mieloide acuta.
L’Afssaps ha così identificato, in totale, sedici casi di tumori maligni del seno, tra cui un caso di linfoma del seno estremamente raro e quattro casi di tumori maligni che non pregiudicano il seno.
Secondo questo nuovo bollettino, sono stati segnalati all'agenzia 1.143 interruzioni di impianti, nonché 495 casi di reazioni infiammatorie. Espiantate 672 protesi, di cui ventitré fallimenti sono stati scoperti nell'espianto oltre quattordici casi di "traspirazione" del gel.
Colpite tra 400.000 e 500.000 donne.
In totale, circa 30.000 donne avevano in Francia degli impianti del var Poly Implant protesi (PIP), società che utilizzava fraudolentemente gel di silicone non autorizzato. E’ probabile che queste protesi sono state vendute anche all'estero, a volte sotto un'altra marca e tra 400.000 e 500.000 donne sarebbero coinvolti nel mondo, tra cui da 40.000 a 50.000 nel Regno Unito, mentre secondo le prime stime sarebbero tra i 4.000 ed i 4.300 gli impianti di questo tipo effettuati in Italia..
Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” in Italia il vero problema è, ora, quello di riuscire a risalire a tutte le donne con tale impianto. La difficoltà deriva principalmente dalla mancanza di un Registro nazionale degli impianti protesici, anche se un ddl per la sua istituzione è attualmente all’esame del Senato. Essendo le Pip protesi “a basso costo”, é inoltre ‘‘probabile che siano state utilizzate per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche. Ma, rilevano gli esperti del Consiglio Superiore di Sanità, c‘è la possibilità che siano state impiantate anche in centri del Sistema sanitario nazionale per la ricostruzione mammaria a seguito di cancro.

GEMELLOPOLI : in Italia nascono sempre più trigemini anche quattro, cinque gemelli


In Italia nascono sempre più trigemini anche quattro, cinque gemelli con il parto "artificiale". In aumento i parti multipli. Il 50% in più rispetto a 20 anni fa, la principale causa è il ricorso all'inseminazione artificiale. Il trend italiano è opposto a quello degli altri Paesi europei, dove ogni anno si registra una lenta ma costante diminuzione delle nascite multiple”.

In Italia ci sono sempre più nascite multiple. Stando ad uno studio, i parti tripli sono il 50% in più rispetto vent’anni fa e la principale causa risiederebbe nel ricorso sempre più frequente all'inseminazione artificiale.
I dati che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta riguardano la rilevazione effettuata in Europa, secondo i dati presentati dall’European IVF Monitoring Group (EIM). Nei 28 paesi in cui le cliniche hanno messo a disposizione i propri dati sui parti, nel 2007 sono nati oltre 90.000 bambini. Sono stati eseguiti 118.667 trattamenti regolari di FIV, 246.687 cicli di iniezioni intracitoplasmatiche di spermatozoi (ICSI), 74.855 cicli di trasferimento di embrioni congelati (TEC), 15.028 cicli di ovodonazione (OD), 6.822 cicli di screening/diagnosi genetica preimpianto (PGD/PGS) e 660 cicli di maturazione in vitro (MIV). "L’inversione di tendenza dalla FIV all’ICSI continua con il 67,5% dei cicli freschi utilizzando quest’ultima tecnologia, sebbene l'efficacia della ICSI in termini di percentuali di gravidanze sia uguale a quella della FIV standard". Ora la maggior parte dei paesi europei registra meno dell’1% di parti trigemini, fatta eccezione per l'Italia (2,8%).
In particolare un gruppo di ricercatori ha censito i parti di tre, quattro e cinque gemelli fra il 2005 e il 2008 e ha confrontato i risultati con le ricerche effettuate dal 1985 al 1988 e dal 1995 al 1998.
Fra il 2005 e il 2008 ci sono stati 192 parti trigemini, due con quattro gemelli e uno con cinque. Le gravidanze trigemine sono aumentate di circa il 50%, specialmente nelle donne al di sotto dei 37 anni, dall'introduzione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (dal 2004). Rispetto al totale dei neonati, i trigemini sono il 50% in più rispetto a venti anni fa. I parti con quattro o cinque gemelli sono talmente rari che non è possibile fare un paragone. Questo dato è stato reso noto dalla International Academy of Human Riproduction.
L'aumento è legato in particolare al ricorso a metodi di inseminazione artificiale. Tre quarti delle donne che hanno partorito tre gemelli hanno utilizzato simili metodi, come pure quelle che hanno avuto quattro o cinque gemelli. Oltre la metà dei trigemini sono stati concepiti con la fecondazione in vitro, un metodo che secondo gli esperti aumenta la probabilità di parti multipli.
Le gravidanze multiple implicano spesso complicazioni, mettendo a rischio sia la madre che i bambini. I bimbi esaminati nel corso della ricerca sono tutti nati prematuri: i parti trigemini in media sono avvenuti alla 33esima settimana di gravidanza.