giovedì 5 aprile 2012

Il mouse del computer ha tre volte più germi della tavoletta del water


Attenti all’igiene dell’ufficio o alla postazione del vostro pc di casa. Uno studio dell’Università dell’Arizona sostiene che il mouse del computer ha tre volte più germi della tavoletta del water

Chi l’avrebbe mai detto che i nostri uffici, ma anche le postazioni dei computer delle nostre case potessero essere covi ideali di germi e batteri, con le possibili conseguenze negative del caso.
Sarà perché l’igiene in tali locali sia un po’ più trascurata, sarà perché tali microbi aumentano la capacità riproduttiva tra le scartoffie, le superfici delle scrivanie e tra le fughe dei pavimenti, ma una recente ricerca dell’Università dell’Arizona, ha analizzato gli oggetti più comuni che ritroviamo nei nostri uffici e nelle nostre case e quindi, per così dire il water, il telefono, la tastiera e il mouse del computer.
E le sorprese non sono tardate ad arrivare. Secondo gli studiosi americani, infatti, le postazioni dei pc superano per numero di germi, con l’incredibile proporzione di 400 a 1, la tavoletta del WC, a seguire il telefono, che si assesta sulla non trascurabile quantità di 300 a 1 sempre rispetto al bordo del water.
Tra i virus e batteri più comuni in questi angoli della nostra vita quotidiana, l’equipe americana ha individuato quelli di raffreddore e influenza, solitamente più resistenti di altri ed in grado di sopravvivere anche fino a 72 ore e quindi di contagiare quanti posino mani od orecchie sugli apparecchi. Peraltro, di sovente, tali luoghi risultano caldi e umidi quasi come un’incubatrice naturale per questi microbi.
Questi dati dovrebbero essere sufficienti per fare alzare la guardia a chiunque, per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” e dovrebbero spingerci inevitabilmente ad aumentare la pulizia di uffici e delle postazioni domestiche dei computer. Una disinfezione frequente e accurata di tali superfici e l’areazione dei locali, infatti, può ridurre in maniera esponenziale il rischio di contagi.

mercoledì 4 aprile 2012

Secondo il Wall Street Journal, tra i profili delle mamme di tutti i Paesi e di tutti i continenti le mamme italiane sono le migliori


Mamma, solo per te la mia canzone vola… recitava Beniamino Gigli e poi milioni di italiani in una vecchia, melodiosa canzone in onore della mamma, ma di tutte le mamme italiane, le mamme migliori al mondo. Ma non è solo una canzone o l’opinione e l’orgoglio degli italiani a confermare e rafforzare l’idea che le madri italiane siano le migliori, ma un’analisi disinteressata apparsa su un importante articolo dello scrittore Joe Queenan che ha fatto il giro del mondo, pubblicato niente meno che sul Wall Street Journal, prestigioso quotidiano americano di economia e finanza.
Va precisato, per non essere fuorvianti, che il risultato cui è giunto lo scrittore non rappresenta un semplice parere di chi l’ha scritto, ma nasce dall’analisi e dall’incrocio dei profili delle mamme di tutti i Paesi e di tutti i continenti, elaborati da psicologi e pedagogisti che hanno studiato le caratteristiche delle mamme dei propri paesi d’appartenenza.
Per arrivare al risultato, e forzando un po’ la mano con le generalizzazioni e forse anche con credenze diffuse, si parte dalle mamme cinesi, definite non a caso mamme “tigri” perché i loro figli sono sottoposti sin da tenere età ad una rigorosa disciplina e nella inflessibilità, sino ad essere legati alla sedia, se non hanno voglia di studiare.
Poi le mamme francesi, che appaiono più flessibili e che non ossessionano i loro figli con le ansie e i timori, ma ci tengono all’alimentazione vietando ai propri figli, a ragione, di mangiare a tutte le ore, ma non sembrano disposte a mettere da parte la loro femminilità. Altre caratteristiche fondamentali, delle donne d’oltralpe è l’insegnamento delle buone maniere e a cavarsela da soli. In poche parole, pensano più ad educare i figli all’autonomia che a garantire loro affetto e protezione.
Ed ancora le mamme gallesi, ben più distaccate e avare di complimenti e di affettuosità, in perfetto stile militare. Per tornare in Asia, sino alla remota Mongolia, qui le mamme sono particolari, perché vivono lontane dai mariti per lunghi periodi, ed i loro figli trattati con affetto e con dolcezza, ma soprattutto vivono in gruppo sin da piccoli. In sostanza, fanno quello che vogliono, in maniera pacifica e rassegnata, senza spinte. Altre mamme da segnalare, perché non basterebbero pagine e pagine per riportarne i profili da tutto il mondo, sono quelle delle isole Fiji, le quali sono solite affidare i loro figli alla natura e al paradisiaco mondo che li circonda, dove i bimbi fanno vivono indisturbati a fare quello che desiderano anche perché non corrono pericoli di sorta. Non si tratta di un vero e proprio disinteresse ad educare, ma di una sorta di agnosticismo educativo. I figli, per così dire, crescono senza sapere esattamente cosa devono diventare, senza ordini né regole.
Ma è dal confronto dei profili delle mamme, che lo scrittore americano emette la sua bella sentenza: “Le mamme migliori sono senz’altro le italiane: amano tantissimo i figli, li trattano con modi affettuosi, li riempiono di coccole, si occupano di loro, sono protettive ma non soffocanti. Per questo i bambini quando crescono diventano veri e propri pilastri della società. E poi le italiane sanno anche cucinare benissimo, regalando amore anche attraverso deliziosi piatti”.
L’articolo in questione, come si diceva, pare abbia fatto il giro del mondo, ma le critiche più dure pare ed ingenerose sull’esito dell’indagine pare siano giunte proprio dagli italiani, se autorevoli psicologi italiani avrebbero sostenuto che il giornale americano si sarebbe limitato a rendere omaggio ad un’immagine di mamma che non c’è più: chioccia, iperprotettiva, disposta a stare ore ai fornelli per accontentare ogni desiderio dei suoi figli. Ma si tratterebbe di un’immagine sbiadita che riguarda il passato, mentre il presente sarebbe generalmente più triste se si pensa che le italiane di oggi siano superimpegnate e divise tra lavoro e famiglia, e delegano sempre più spesso ad altri, a nonni e baby-sitter, molti dei loro compiti.
Forse questa è la dura realtà, che dovrebbe far riflettere le mamme italiane di oggi, ma anche chi è al governo perché chi è nelle istituzioni, per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, dovrebbe garantire tutte le tutele possibili per le madri lavoratrici per non cancellare per sempre quella bella immagine della mamma italiana ancora viva nei nostri ricordi e tutt’ora riconosciuta nel resto del mondo.

Cassazione: immigrati in regola con il permesso di soggiorno hanno il diritto alla pensione di invalidità


Buone notizie per gli immigrati in regola con il permesso di soggiorno, crescono i loro diritti.
Agli immigrati in regola con il permesso di soggiorno soggiornanti in Italia spetta, come ai cittadini italiani, il diritto a ricevere la pensione di invalidità civile nel caso in cui abbiano subito una elevata riduzione della capacità lavorativa e versino in disagiate condizioni di reddito, senza che per ottenere il beneficio sia richiesta la permanenza nel nostro Paese da almeno cinque anni. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza numero 4110/2012 dando ragione a una immigrata contro l’Inps che non voleva darle l’assegno.
L’importo gli era stato riconosciuto ma solo per il periodo successivo alla data in cui gli era stata riconosciuta la cittadinanza italiana. Per il periodo precedente, i giudici di merito le avevano negato avevano ogni diritto. La donna che, prima del 2009 era comunque in possesso di regolare permesso di soggiorno si è rivolta così alla Suprema Corte che le ha dato ragione rinviando il caso la corte d'appello di Genova e facendo notare che già nel 2008 la stessa Corte di Cassazione aveva affermato che "al legislatore e' consentito subordinare non irragionevolmente l'erogazione di determinate prestazioni alla circostanza che il titolo di legittimazione dello straniero al soggiorno nel territorio dello Stato ne dimostri il carattere non episodico e di non breve durata". Se quindi gli immigrati sono regolari spiega Piazza Cavour, non si possono discriminare "stabilendo nei loro confronti particolari limitazioni per il godimento dei diritti fondamentali della persona riconosciuti invece ai cittadini". Bocciata anche la tesi dell'Inps è secondo cui per ottenere diritto all'invalidità sarebbe stata necessaria una permanenza in Italia dell'immigrato per almeno cinque anni.

martedì 3 aprile 2012

Lo Sportello dei Diritti denuncia: le strutture ricettive sono fuori legge per la normativa sull’immigrazione


Lo Sportello dei Diritti lancia l'ennesima denuncia contro le discriminazioni e l'inefficienza degli apparati pubblici di controllo: <che obbliga tutti gli alberghi e, più in generale, tutte le strutture ricettive a dotarsi di una trascrizione delle norme sull'immigrazione nelle lingue italiano, francese, inglese, spagnolo e arabo da mettere a disposizione dei cittadini stranieri?
Si tratta evidentemente di una norma di grande civiltà - spiega Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” – perché idonea a mettere gli stranieri in viaggio o che soggiornano in Italia in condizione di conoscere veramente e concretamente (e non solo attraverso la astratta e un pò ipocrita presunzione di conoscenza della legge sancito dall'art. 5 del codice penale) i loro diritti ed i loro doveri, in modo che non incorrano in spiacevoli inconvenienti (ad esempio, l'espulsione od il rimpatrio coatto) dovuti all'ignoranza della legge italiana che regola la complessa trafila burocratica per avere un titolo per soggiornare, anche per pochi giorni, in Italia.
Il fatto è, però - continua Giovanni D'Agata - che questa norma sia rimasta lettera morta, al punto che non solo questa obbligatoria trascrizione non si trova praticamente in nessun albergo, ma ne abbiamo riscontrato l'assenza negli ospedali, negli istituti carcerari, e addirittura nei centri di identificazione ed espulsione e nei centri di assistenza per richiedenti asilo politico; in quelle strutture ricettive, cioè destinate per legge ad accogliere proprio cittadini stranieri.
Eppure - continua D'Agata - esiste una piccola casa editrice salentina che non persegue scopi di lucro - la Circolo Virtuoso Coop. Soc. ONLUS - che ha realizzato la Carta dei diritti e dei doveri dello straniero in Italia con la trascrizione nelle lingue veicolari del testo unico sull'immigrazione e del regolamento di attuazione, mettendola a disposizione delle strutture ricettive al prezzo di 69 euro; un costo che le strutture potrebbero ben sostenere senza difficoltà, specie considerando che sarebbero tenute ad adeguarsi alla legge.
Proprio per questo - conclude D'Agata - stiamo preparando un'interrogazione parlamentare che presenteranno i parlamentari dell'Italia dei Valori per chiedere al Governo perché non promuove, attraverso campagne di informazione, ma anche attraverso controlli ispettivi mirati, l'applicazione di una legge dello Stato, qual è, appunto, l'articolo 10 del regolamento del testo unico sull'immigrazione.

Salute: un sensore di grafene posizionato sulla superficie dei denti segnala le malattie batteriche


Salute: un sensore di grafene posizionato sulla superficie dei denti segnala le malattie batteriche. Il dispositivo è in grado di trasmettere messaggi che segnalano i batteri a livello delle singole cellule utilizzando tecnologia senza fili. E 'la prima volta che un dispositivo è stato interfacciato direttamente con il tessuto biologico.
Michael McAlpine della Princeton University, Stati Uniti, ha sviluppato un nuovo tipo di sensore chimico a distanza, che in realtà in grado di trasmettere i messaggi dei molari segnalando i batteri a livello delle singole cellule utilizzando tecnologia senza fili. Il sensore sviluppato dal team rileva i batteri e può operare in luoghi piuttosto strani, anche sulla superficie dei denti. Il grafene-dispositivo è studiato sulla possibilità di individuare i batteri a livello delle singole cellule e relazioni di queste utilizzando tecnologia senza fili. Il dispositivo si preannuncia essere un prototipo interessante per gli strumenti diagnostici del futuro.
Il sensore rappresenta una nuova sinergia tra diversi materiali intelligenti. Questa tecnologia, lo stesso tipo usato in elettronica key card, consente la comunicazione wireless con un rilevatore. E 'la prima volta che un dispositivo è stato interfacciato direttamente con il tessuto biologico.
Il sensore è stato stampato su di una piccola griglia di grafene a sua volta appoggiato su un sottile strato di seta trasparente. Questo ha agito come una piattaforma da cui partire per trasferire il grafene su una vasta gamma di supporti, non solo i denti, ma anche sui tessuti molli.
Dopo aver posizionato il dispositivo di seta-grafene sul dente, l'area è stata risciacquata con acqua, sciogliendo il supporto di seta lasciando il circuito ultra-sottile in posizione. Le superlative proprietà del grafene ha garantito che il materiale aderisse fortemente alla superficie grazie alle forze di Van Der Waals.
Il passo successivo è stato quello di attaccare peptidi bifunzionali allo strato basale di grafene. L’ estremità è formata da una proteina antimicrobica (AMP), che ha una forte affinità per i tre più importanti ceppi batterici.
Quando i batteri si legano alla proteina antimicrobica (AMP), il sensore quando è interrogato tramite un antenna esterna, indica le concentrazioni batteriche che sono state determinate.
Per Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti una scoperta importante ai fini dell'individuazione tempestiva delle concentrazioni batteriche prima che si aggravino, in quanto possono anche rilevare i batteri a livello di singola cellula, costituendo un maggiore potenziale di successo nel loro trattamento. Inoltre i principi di progettazione potrebbero facilmente essere adattati per rilevare differenti obiettivi diagnostici. Le caratteristiche del design come il controllo wireless, la flessibilità e la natura non tossica del grafene significano tutto questo una strategia che ha una brillante futuro.

domenica 1 aprile 2012

Un vaccino per proteggere il cuore dall’infarto?


Gli scienziati hanno fatto un importante passo avanti nella prevenzione delle malattie cardiache dopo aver sviluppato un vaccino che riduce drasticamente il grasso nelle arterie.
Un vaccino contenuto in una iniezione o spray nasale per prevenire l’infarto potrebbe essere disponibile entro cinque anni.
Gli scienziati hanno scoperto che il farmaco stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi per prevenire le malattie cardiache interrompendo il deposito di grassi nelle arterie.
E' la prima volta che la la scienza ha fatto un importante passo avanti nella prevenzione delle malattie cardiache ed in particolare per prevenire l’infarto. I trattamenti attuali si concentrano sull'uso di farmaci per ridurre i livelli di colesterolo e la pressione sanguigna.
Secondo i test da parte dei ricercatori dell'Università di Lund in Svezia il vaccino può ridurre l'accumulo di grasso nelle arterie fino al 70%. I depositi di grasso causano il restringimento delle arterie, stressando il corpo che deve lavorare di più per pompare il sangue, e questo sforzo può portare a un attacco di cuore.
Il farmaco, che può essere somministrato mediante iniezione o spray nasale, potrebbe essere disponibile entro cinque anni. Questo trattamento funziona stimolando il sistema immunitario dell'organismo a produrre anticorpi per ridurre l’accumulo.
Lo ha riferito il Prof Peter Weissberg al congresso sulla “Cardio Vascular Biology “ che si è tenuto presso l'Imperial College di Londra.
Per Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti una scoperta importante dato che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in Italia che provocano un terzo dei decessi; 242mila ogni anno e molti muoiono mentre potrebbero essere salvati. Infatti se si riconoscono tempestivamente i sintomi e si interviene rapidamente, la maggior parte degli infarti non è letale. Ci sono 1.500.000 di persone con malattie cardiache già affetti da cardiopatia ischemica e oltre 1.150.000 i ricoveri annuali sempre per queste patologie. I loro costi di trattamento per il sistema sanitario italiano sono di 16.848 miliardi di euro l'anno mentre incidono all’economia dell’EU per circa € 169 miliardi/anno.

Baristi senza scrupoli fanno ubriacare minori? Multa e rischio chiusura per la Cassazione


Commercianti senza scrupoli, pur di fare cassa non esitano a vendere alcol a ragazzi di 14 anni? Ora sono a rischio chiusura, per sospensione dell'esercizio, i locali pubblici che, nonostante i divieti, vendono bevande alcoliche ai minori. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza n. 11214 da parte della quinta sezione penale della Suprema Corte.
I giudici di piazza Cavour sottolineano che oltre alla multa, che puo' arrivare fino alla condanna alla reclusione per un anno, il gestore che infrange la legge deve essere sempre condannato alla pena accessoria della chiusura per un determinato periodo di tempo, a seconda della gravita' del fatto. E la condanna accessoria, rileva la Cassazione, scatta anche nei casi meno gravi.
Per questi motivi la Suprema Corte – con la sentenza – ha respinto il ricorso della proprietaria di un bar di Villafranca (Piemonte). La donna, Giovanna L., aveva venduto il 15 giugno del 2009 bevande alcoliche a due ragazzini minori di sedici anni. Cosi' il Giudice di Pace di Pinerolo l'aveva condannata, il quattro marzo del 2011, a 600 euro di ammenda e alla pena accessoria della sospensione dell'esercizio per tre mesi.
Proprio contro questo aspetto della condanna, Giovanna L., ha protestato in Cassazione sostenendo che la sospensione non scatta se la pena è inferiore all'arresto per un anno, come recita l'art. 35 del codice penale. Ma i supremi giudici hanno spiegato che nel caso di vendita di alcol ai minori quella previsione non vale e, anzi, si "impone l'irrogazione della sanzione per il reato contravvenzionale in esame".
La norma richiamata dalla Corte dispone in particolare che "L'esercente un'osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un'altra infermita', e' punito con l'arresto fino a un anno.
Se dal fatto deriva l'ubriachezza, la pena e' aumentata. La condanna importa la sospensione dall'esercizio".
E’ notizia di oggi che il titolare di un supermercato di Tuglie in provincia di Lecce è finito nei guai, perché ritenuto responsabile di somministrazione di bevande alcoliche a minori di 16 anni.
Tutto è cominciato nella serata dello scorso 17 marzo, quando una pattuglia dei militari dell'Arma era stata allertata, intorno alle 22,30, da una telefonata che segnalava lo stato di ebbrezza di un 14enne, cin preda ad un malore dopo aver abusato di birre, acquistate nell'esercizio dell'uomo. In quell'occasione, i carabinieri avevano eseguito alcune verifiche per risalire al responsabile giungendo, senza esitazioni, al nome del titolare dell'esercizio, ora deferito in stato di libertà.