lunedì 7 maggio 2012

Multe e Codice della Strada: se la segnaletica del divieto di sosta è estemporanea il verbale è nullo


Multe e Codice della Strada: se la segnaletica del divieto di sosta è estemporanea il verbale è nullo per informazione inadeguata. Esemplare sentenza del Giudice di Pace di Lodi
Capita assai spesso di vedersi rimossa o multata la propria autovettura lasciata precedentemente in sosta senza averne compreso la ragione perché la segnaletica di divieto era posta su segnali amovibili e poco comprensibili, con conseguente ed inevitabile grande arrabbiatura.
È su un principio logico alquanto condivisibile che si è basato il giudice di pace di Lodi che con la sentenza n. 1186/11 del 02-12-2012 segnalata da Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ha stabilito che in casi del genere è da ritenersi inadeguata la segnalazione del divieto di sosta posto estemporaneamente per consentire il servizio di pulizia strade, se la stessa sia effettuata su cartelli amovibili posti a ridosso del marciapiede, privi di frecce in grado di indicare ove detto divieto vige, e non collocati di fronte alla strada oggetto dell’attività di pulizia ad opera del Comune.
Nella fattispecie, la conseguenza è che il verbale relativo alla sanzione amministrativa per presunta violazione dell’articolo 7 del Codice della strada è da considerarsi nullo.
Nel caso in questione il giudice onorario ha accolto il ricorso di un automobilista, che peraltro è solito trasportare nella zona una persona disabile avverso un verbale per violazione dell’articolo 7 che come è noto disciplina la sosta dei veicoli, in quanto la polizia municipale del Comune lombardo non ha dimostrato che il divieto sia stato adeguatamente segnalato.
La circostanza che nella zona individuata il servizio di pulizia delle strade avviene una volta al mese induce inevitabilmente che gli automobilisti abbiano difficoltà a comprendere quando possono o non possono parcheggiare la propria auto: a comprova di tanto vi è la documentazione fotografica depositata dal ricorrente che prova come il divieto di sosta sia segnalato su un cartello amovibile posto sul marciapiede privo di qualsiasi tipo di ancoraggio; inoltre i segnali non sono stati posti di fronte alla via dove dovrebbe eseguirsi l’attività di pulizia.
Tali ragioni fanno sì che la cartellonistica segnaletica risulti inadeguata perché l’automobilista che percorre la strada in questione rischia di non vedere il cartello, posto a ridosso del marciapiede e privo di frecce indicative del divieto. Non va neanche tralasciato che il segnale può essere abbattuto per svariate ragioni. Tutti motivi che rendono nullo il verbale di contestazione.

sabato 5 maggio 2012

Privacy: più tutele per i falliti e pignorati i cui beni immobiliari con tanto di foto delle camerette dei figli sono esposte in vendita al pubblico


Privacy: più tutele per i falliti e pignorati i cui beni immobiliari con tanto di foto delle camerette dei figli sono esposte in vendita al pubblico ludibrio anche su Internet
La crisi inevitabilmente aumenta la quantità di immobili sottoposti a pignoramento: fallimenti di aziende e mutui non pagati coinvolgono i patrimoni di milioni di famiglie e troppo spesso la casa di famiglia e quindi la prima casa.
Da alcune statistiche, inoltre, risulterebbe che quasi due terzi dei beni immobili pignorati, sono abitazioni e di esse il 70% valgono meno di 200 mila euro. Non abitazioni di lusso, ma le case del cittadino medio.
Ma sono gli strumenti per rendere pubblica la vendita dei beni sottoposti ad esecuzione che offendono la dignità dei debitori, ledendo la loro privacy e quella dei loro familiari: è la prassi, infatti, che un debitore esecutato si ritrovi la propria casa all’asta con le fotografie degli ambienti domestici, anche delle camerette dei propri figli, pubblicate in bella vista su internet.
È una procedura vergognosa, per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che dev’essere immediatamente fermata con un decreto ad hoc. Perché se è legittimo procedere al recupero dei crediti nelle forme garantite dalle procedure di legge, è assolutamente ingiusto offendere la dignità delle persone con la pubblicazione, quasi come una sorta di moderna gogna, delle immagini delle mura domestiche sui siti on line delle aste giudiziarie e per tali ragioni visibili a tutto il pubblico della rete.
Per tali ragioni, Giovanni D’Agata si attiverà presso i gruppi parlamentari dell’IDV affinché venga inserito un apposito emendamento che ci auguriamo trovi il favore di tutte le forze parlamentari e del governo attuale.

venerdì 4 maggio 2012

Italiani sempre più poveri. La conferma dal rapporto Ocse Taxes wages


Italiani sempre più poveri. La conferma dal rapporto Ocse Taxes wages (tasse e salari) che attesta che i salari in Italia sono tra quelli più bassi. Le previsioni sul cuneo fiscale già pari al 47,6 % con le azioni del governo Monti sono peggiorative. Anche l’età pensionabile con le riforme introdotte da Damiano e da Sacconi schizza al primo posto e sarà pari a 66,11 anni
Come è noto l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nota ai più come OCSE è un ente internazionale costituito da 34 stati istituito per realizzare il coordinamento delle politiche nazionali e internazionali degli aderenti dotato chiaramente di indipendenza di analisi e giudizio.
Ogni anno l’OCSE provvede a pubblicare il rapporto annuale “Taxes wages” (tradotto dall’inglese “tasse e salari”), che esamina i diversi livelli di tassazione e salariale che vengono applicati in ciascun Paese membro per metterli a confronto, i cui dati più rilevanti sono portati all’attenzione da Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, per comprendere come la rotta intrapresa da Monti ed il suo governo sia certamente sbagliata per quanto riguarda le ricette per uscire dalla crisi.
Per quanto riguarda la classifica dei salari medi netti all’anno che chiaramente sono parametrati al 2011, è la Gran Bretagna ad occupare la prima postazione della graduatoria con 38.952 dollari, seguita dagli Usa (36.129 dollari), dal Giappone (35.350), dalla Germania (33.019), dalla Francia (29.798), dal Belgio (28.524).
Il passaggio dal 22esimo posto del 2010 al 23esimo posto del 2011 da parte dell’Italia con 25.160 dollari all’anno, pari a 20.088 euro, che è comunque al di sotto della media Ocse pari a 21.557 euro, dimostra se c’era bisogno di dimostrare il declino del Belpaese e a sua volta l’inefficienza delle misure prese negli ultimi anni.
Basti pensare, che tale perfomance del è battuta, si fa per dire, dalla Grecia e del Portogallo, ma Spagna ed Irlanda, che sono notoriamente in recessione, fanno meglio rispettivamente con 27.741 e 31.810 dollari. Peggio di noi oltre i due stati europei unitamente alla Polonia solo pochi altri, tra i quali Messico e Cile.
Tali dati, però si riferiscono ai salari netti. La situazione è addirittura peggiore se si prendono in considerazione i salari lordi, ed è il cosiddetto cuneo fiscale, che non è altro che la differenza tra il lordo e il netto: in tal caso l’Italia è ancora più in basso perché ci sono troppe tasse che gravano sui lavoratori. La percentuale individuata per il lavoratore tipo single e senza figli, pari al 47,6% è drammatica.
Sempre per non gioire, nella classifica delle tasse, ci piazziamo alla base del podio dei paesi OCSE dietro a Belgio con il 55,5% di tasse, Germania con il 49,8%, Francia con il 49,4%. A seguire Spagna con il 39,9%, Portogallo con il 39,0%, Grecia con il 38%, Gran Bretagna con il 32,5%, Giappone con il 30,8%, Usa con il 29,5%.
Vi è da dire però che se per esempio le tasse in Belgio sono altissime, va precisato anche che tra i salari medi netti in Belgio un lavoratore single senza figli prende quasi 3500 dollari in più rispetto agli italiani.
Chiaramente l’Italia è ben al di sopra della media Ocse che è pari al 35,3%, nonché a quella dell’Unione Europea a 21 Stati, che è del 41,5%.
Quanto all’età pensionabile in virtù delle legislazioni vigenti, nel 2020 sarà altissima in Italia (66,11 mesi), 66 anni in Gran Bretagna, 65 e 9 mesi in Germania, 65 in Portogallo, Grecia e Spagna, 64 e 6 mesi in Francia, 61 e 63 in Slovenia (rispettivamente donne e uomini), 60 e 65 in Austria e Polonia (le due cifre si riferiscono sempre alle donne e agli uomini).
Due sono le precisazioni da sottolineare: la prima è che il dato riguardo all’età pensionabile è conseguenza delle misure adottate a suo tempo da Damiano e da Sacconi. La seconda riguarda il cuneo fiscale che si riferisce ai valori dell’anno scorso e che certamente peggiorerà con gli aggravi introdotti dal governo Monti.

giovedì 3 maggio 2012

Anche professionisti bussano alla Caritas per chiedere aiuti per pagare bollette, tasse e dipendenti


Se quasi tutte le categorie sociali si rivolgono alla Caritas per far fronte ai bisogni più impellenti come quelli di pagare tasse, bollette o gli stipendi dei dipendenti, vuol dire che il Paese è davvero alla frutta.
La fascia di nuovi bisognosi si amplia sempre più, perché a quanto risulta da fonti certe oltre a disoccupati, senza tetto, padri e madri sole e immigrati si sono aggiunti, dopo gli imprenditori, anche professionisti di varie categorie, costretti a chiedere sussidi di varia entità per mantenere in piedi i propri studi ed uffici.
Colpa di tale vortice che ci sta portando sull’orlo del baratro è senza dubbio la recessione che vive l’Italia, ma per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, le cure che ha tentato e sta tentando il governo attuale, appaiono sempre più inadeguate se si continuano a colpire i soliti noti: lavoratori dipendenti, piccoli imprenditori e professionisti, mentre banche, assicurazioni, imprese dell’energia e delle telecomunicazioni continuano ad essere “coccolate” da chi è al comando, così come i grandi patrimoni.

mercoledì 2 maggio 2012

Autovelox. Il ministero dei Trasporti chiarisce: le postazioni fisse devono essere ben visibili e muniti di apposita segnaletica


Autovelox. Più trasparenza nelle rilevazioni. Il ministero dei Trasporti chiarisce: le postazioni fisse devono essere ben visibili e muniti di apposita segnaletica
La battaglia dello “Sportello dei Diritti”, per una maggiore trasparenza nelle rilevazione delle infrazioni al codice della strada a mezzo di strumentazioni elettroniche segna un altro punto a favore con il parere del 30 marzo scorso del Ministero dei Trasporti.
Secondo la circolare, infatti, gli armadietti posti sui margini delle carreggiate che nei quali risultano alloggiati autovelox in postazione fissa devono essere ben visibili e muniti di apposita segnaletica sulla parte superiore del box.
Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che da anni ripete come tali strumenti siano troppo spesso utilizzati per “far cassa” piuttosto che per esclusive finalità di sicurezza stradale, tale indicazione fornita dal Ministero dovrebbe aprire gli occhi a tutte quelle pubbliche amministrazioni che si ostinano a perseverare nell’effettuare rilevazioni illegittime che ricadono sugli automobilisti e proprietari di autovetture, ma soprattutto le Prefetture, che nonostante le raccomandazioni in tal senso, proseguono col rigetto dei ricorsi amministrativi quand’anche le verbalizzazioni delle infrazioni risultassero palesemente invalide, come nei casi individuati dalla circolare in questione.

martedì 1 maggio 2012

Cambi di residenza in tempo reale


I cittadini potranno presentare le dichiarazioni anagrafiche non solo attraverso l'apposito sportello comunale, ma altresì per raccomandata, per fax e per via telematica. Previste sanzioni civili e penali per le dichiarazioni mendaci
Con la circolare n. 9/2012 del 27.04.2012 il Ministero dell'interno ha fornito importanti chiarimenti sulle novità in materia di iscrizioni anagrafiche e cambi di residenza introdotte dal decreto legge n. 5/2012 convertito dalle legge n. 35/2012, anche per quanto riguarda gli accertamenti delle dichiarazioni e le conseguenze degli esiti negativi. Duplice l'obiettivo, quello di consentire l'effettuazione del cambio di residenza con modalita' telematica e di produrre immediatamente, al momento della dichiarazione, gli effetti giuridici del cambio di residenza in modo da evitare i gravi disagi e gli inconvenienti determinati dalla lunghezza degli attuali tempi di attesa. I cambi di residenza tra Comuni diversi sono circa 1.500.000 all'anno.
I cittadini potranno presentare le dichiarazioni anagrafiche non solo attraverso l'apposito sportello comunale, ma altresì per raccomandata, per fax e per via telematica. Quest' ultima possibilità è consentita ad una delle seguenti condizioni:
a) che la dichiarazione sia sottoscritta con firma digitale;
b) che l'autore sia identificato dal sistema informatico con l'uso della Carta d'identità elettronica, della carta nazionale dei servizi, o comunque con strumenti che consentano l'individuazione del soggetto che effettua la dichiarazione;
c) che la dichiarazione sia trasmessa attraverso la casella di posta elettronica certificata del dichiarante;
d) che la copia della dichiarazione recante la firma autografa e la copia del documento d'identità del dichiarante siano acquisite mediante scanner e trasmesse tramite posta elettronica semplice.
Nei casi di iscrizione con provenienza da altri comuni o dall 'estero di cittadini italiani iscritti all'AIRE, l'ufficiale d'anagrafe dovrà provvedere, con la massima tempestività, ad informare dell'iscrizione effettuata il comune di provenienza o di iscrizione AIRE, inoltrando a questo, ultimo i dati forniti dall'interessato, attraverso il modello APR4, come ridefinito d'intesa con l'ISTAT. Il comune di provenienza provvederà a sua volta alla cancellazione dell' interessato, con decorrenza dalla data della presentazione della dichiarazione.
Con riguardo ai cittadini di Stati appartenenti alla Unione Europea provenienti dall'estero, l'ufficiale d'anagrafe, ha 45 giorni di tempo per effettuare gli accertamenti relativi alla dimora abituale e la verifica dei documenti attestanti la regolarità del soggiorno. Mentre, la verifica della regolarità del soggiorno dei cittadini extracomunitari, precede !'iscrizione anagrafica.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, in particolare, sottolinea che il comma 4 prevede che in caso di dichiarazioni non corrispondenti al vero si applicano gli articoli 75 e 76 del D.P.R. n. 44512000, i quali dispongono rispettivamente la decadenza dai benefici acquisiti per effetto della dichiarazione, nonché il rilievo penale della dichiarazione mendace oltre alla segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza.

Il fumo del tabacco inquina più di un’auto. La proposta dello Sportello dei Diritti spazi verdi no-smoking nelle città e vietare il fumo in spiaggia


Il fumo del tabacco inquina più di un’auto. Dati choc dell’Istituto Tumori di Milano. La proposta dello Sportello dei Diritti è di realizzare spazi verdi rigorosamente no-smoking nelle città e vietare il fumo in spiaggia.
Le conferme arrivano da una ricerca svolta dall’Istituto dei Tumori di Milano che ha voluto effettuare un esperimento scientifico nel tentativo di sensibilizzare i tabagisti: il fumo di tabacco è considerato la fonte più rilevante di inquinamento degli spazi confinati, sia per l’entità e la tossicità dei suoi componenti, sia per il numero delle persone esposte. Fumare in auto equivale a produrre polveri sottili (Pm 2,5) in concentrazioni trenta volte superiore ai limiti di legge. Pochi avrebbero immaginato che una sigaretta accesa produca concentrazioni di polveri sottili di oltre 400 microgrammi per metrocubo, che la quantità di carbonio organico in un’area aperta in cui si fuma superi di 40 volte la media rilevata a pochi metri di distanza e che il fumo passivo costituisca una delle maggiori fonti di “intossicazione” per i nostri polmoni. Molto più che lo smog da auto perché il fumo di tabacco è costituito di due componenti principali: la parte inalata e filtrata dai polmoni del fumatore (mainstream) e quella direttamente legata alla combustione del tabacco e della carta (sidestream, in cui si riscontrano soprattutto NO2, CO, nicotina, benzopirene, metilgliossale, formaldeide, acetaldeide, acroleina, e una notevole dose di particolato). Anche se il principale ingrediente nelle sigarette sembra essere tabacco naturale , un certo numero di sostanze chimiche naturali e sintetiche sono aggiunti alle sigarette per renderli più attraenti per i fumatori . Secondo i chimici al R. J. Reynolds Tobacco Co., le sigarette contengono più di 4.000 sostanze chimiche, quasi quattro dozzina dei quali sono noti cancerogeni. La miscela è estremamente complessa e contiene gas, composti organici e particelle: vi sono stati individuati più di 200 composti elementari, molti dei quali irritanti, tossici, cancerogeni o mutageni. Fra le sostanze chimiche più diffuse nelle sigarette sono nicotina , formaldeide , ammoniaca , arsenico, catrame, fenilacetico acido, monossido di carbonio, anidride carbonica, propano, acroleina, acido cianidrico, metilgliossale, acetaldeide,propanaldeide, acetonitrile,anilina,piridina, nitrosodimetilammina, nitroso-nor-nicotina, nitrosoanatabina, toluolo, benzopirene, chinolina, cadmio, nichel e zinco. Il fumo negli ambienti confinati aumenta sensibilmente la concentrazione di monossido di carbonio, idrocarburi aromatici policiclici, ossidi di azoto, particolato sospeso respirabile e di numerose altre sostanze tossiche. La caratteristica una straordinaria persistenza nell’ambiente: per essere disperso deve essere ventilato a lungo ed energicamente, altrimenti resta in sospensione per molti giorni. I dati scientifici sono stati ottenuti posizionando all’esterno dell’Istituto dei Tumori di Milano una piccola cabina di plastica trasparente. In essa era presente un rilevatore di inquinamento, il misuratore di polveri sottili, che serve a misurare il grado di inquinamento di una città. All’interno della cabina è stata fatta entrare un Harley Davidson, modello 883, uno dei motocicli più inquinanti al mondo. Tenendo premuto sull’acceleratore, si è fatto espellere quanto più gas di scarico possibile alla moto che veniva rilevato dai sensori. L’aria di Milano, che si sa è inquinata, contiene una quantità di PM10 di 170,000 micron. Dopo due minuti di accelerazione della moto, i sensori captavano un aumento fino a 250,000 micron. Spenta la moto e fatta arieggiare la cabina, è entrata una ragazza che ha acceso una sigaretta e l’ha fumata per due minuti. L’aria nella cabina era tre volte più irrespirabile. Il livello rilevato dai sensori è stato di 700,000 micron, ma solo perché essi non sono programmati per andare oltre.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ciò vuol dire, da un lato, che il fumo inquina più dello smog e, dall’altro, che il fumo passivo costituisce un pericolo non solo nei luoghi chiusi, ma anche in quelli aperti. Da qui la necessità di realizzare spazi verdi rigorosamente no-smoking nelle città vietando il fumo anche in spiaggia. Infatti le sigarette spente in spiaggia e lasciate sulla sabbia sono un malcostume intollerabile e scandaloso. Una fonte di inquinamento ambientale ed estetico che va duramente combattuto.