giovedì 3 gennaio 2013
Lavoro e diritti. Ai sensi della legge 104 il dipendente pubblico ha diritto al trasferimento in ogni caso
Lavoro e diritti. Ai sensi della legge 104 il dipendente pubblico ha diritto al trasferimento anche se non è il solo a poter assistere il familiare disabile
Anche per le forze di polizia, il requisito della continuità ed esclusività stabilito nella 104 risulta essere abrogato. Non è valida la circolare del Dap non aggiornata
Un importante sentenza del Tar del Lazio la numero 10239/12 chiarisce il diritto al trasferimento per il lavoratore che assiste un familiare ammalato in applicazione della nota legge 104.
Secondo la decisone della sezione prima quater, l’impiegato pubblico deve essere trasferito in una sede di servizio vicina a casa dall’amministrazione anche se non è l’unica persona che può aiutare il familiare disabile. In tal senso, il requisito della continuità ed esclusività assistenziale posto dall’articolo 33 della legge 104/92 deve ritenersi abrogato dall’art. 24, comma 1, lett. b) della legge 183/10.
Nel caso di specie, è stato accolto il ricorso del dipendente dell’amministrazione penitenziaria contro il “no” al trasferimento richiesto dalla Calabria alla Campania ai sensi della legge 104 del 1992 per poter stare più vicino a un parente che ha gravi problemi di salute.
Per ciò che concerne la competenza del Tar Lazio rileva l’impugnazione della circolare del Dap.
Non vale il rifiuto opposto dall’amministrazione fondato sul mero rilievo dell’inapplicabilità dell’articolo 33 della legge 104/92, in quanto la norma non sarebbe applicabile nei casi in cui la prestazione assistenziale potrebbe essere svolta da altri parenti e affini entro il terzo grado.
È importante precisare rileva Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” che secondo i giudici amministrativi l’applicazione della normativa è valida anche per gli appartenenti ai corpi di polizia, proprio in ragione dell’abrogazione del requisito della continuità ed esclusività assistenziale operata dalla novella introdotta con il citato art. 24, comma 1, lett. b) della legge 183/10 .
La conseguenza è sia l’annullamento del provvedimento di rigetto della domanda di trasferimento, sia della circolare del Dap, nella parte in cui non risulta aggiornata.
Qualche chilo in più non fa male. Lo dice uno studio
Buone notizie per tutti coloro che hanno accumulato qualche chilo in più durante le feste: i chili in eccesso non sono nocivi.
Infatti secondo i risultati di uno studio pubblicato dal Journal of American Medical Association in questi giorni, qualche chilo di troppo non è dannoso per la salute ma anzi chi è in leggero sovrappeso sarebbe più al riparo da morte prematura.
Gli esperti per lo studio, hanno usato l'indice di massa corporea (Imc), ossia il parametro che si calcola dal rapporto tra peso e altezza moltiplicata per se stessa, per valutare il sovrappeso di una persona. Dall'osservazione dei dati, è emerso che una condizione di sovrappeso è associata a un rischio di morte inferiore del 6 per cento rispetto al rischio di morte di un individuo di peso normale mentre un obeso ha un rischio complessivo di almeno il 18 per cento in più di una persona di peso normale. I vantaggi riguardano soprattutto chi ha più di 60 anni e le persone che soffrono di malattie croniche. Il motivo non è chiaro: emerge da indagini nel mondo che hanno coinvolto 3 milioni di persone. In conclusione chi ha accumulato qualche chilo di troppo in questo periodo non deve quindi sentirsi in colpa ma nemmeno questo deve essere un alibi per ingrassare ulteriormente.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” se infatti superare leggermente il peso forma fa bene, l'obesità è invece dannosa e accorcia sensibilmente l'esistenza aumentando drasticamente il rischio di morte. La ricerca non vuole essere un pretesto per ingozzarsi di cibi ipercalorici.
mercoledì 2 gennaio 2013
Arriva la ricetta medica targata UE
Arriva la ricetta medica targata UE. I pazienti cronici potranno utilizzare la prescrizione redatta nel proprio paese che sarà valida negli altri stati membri. Utile anche per chi è affetto da malattie rare: potrà acquistare i farmaci anche negli altri paesi con la stessa ricetta
Una novità a garanzia dei pazienti che viaggiano in Europa arriva dalla Commissione Europea in tema di prescrizioni mediche valevoli su tutto il territorio UE la direttiva 2012/52. A rivelarlo è Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che precisa che l’importante provvedimento è stato approvato il 20 dicembre scorso, ed introduce regole comuni per identificare i medici, i pazienti e i prodotti prescritti.
La nuova normativa UE servirà a creare un elenco minimo di elementi mediante i quali al paziente che si sposta al di fuori dei propri confini nazionali possa essere riconosciuta la ricetta. Per mezzo di tali informazioni essenziali, infatti, le farmacie potranno verificare l'autenticità la prescrizione medica.
Il Commissario Europeo per la Salute e la Politica dei consumatori ha ricordato che "L'anno scorso, la Commissione ha adottato una legislazione sui diritti dei pazienti per l’assistenza sanitaria transfrontaliera. L’adozione odierna di un codice di condotta per le prescrizioni transfrontaliere è un ulteriore passo essenziale per il raggiungimento dell'obiettivo principale di questa normativa: garantire che il diritto dei pazienti di accesso alle cure di buona qualità nei confini dell'Unione europea diventi una realtà. Ed ha precisato che “queste regole aiuteranno sicuramente i pazienti che viaggiano in un altro Stato membro ad ottenere le medicine di cui hanno bisogno nel Paese in cui si trovano".
Se il numero di prescrizioni transfrontaliere rappresenta lo 0,02%-0,04% di tutte le prescrizioni dell’eurozona per un totale di 2,3 milioni all'anno nel settore, al contrario dev’essere evidenziato come ha precisato una nota della Commissione che “per gruppi specifici di pazienti il riconoscimento delle prescrizioni transfrontaliere farà una differenza importante". In tali categorie rientrano i malati affetti da patologie croniche, che in questo modo avranno la garanzia di poter viaggiare senza temere di rimanere sprovvisti di farmaci o coloro che sono affetti dalle cosiddette malattie rare, e che così saranno agevolati nel poter reperire farmaci al di là dei propri confini nazionali.
La direttiva dovrà essere adottata entro il 25 ottobre 2013 dai Paesi Membri, ed in particolare ha stabilito che dovranno divenire uniformi i dati che permettono di identificare facilmente il paziente, il medico prescrittore e il prodotto prescritto che potranno essere sia farmaci che dispositivi medici. Per ciò che concerne i dettagli, i farmaci dovranno essere indicati attraverso la denominazione generica (salvo per quelli biologici), in modo da consentire una più semplice e corretta identificazione dei prodotti venduti nell'area unica sotto diverse denominazioni commerciali nonché dei prodotti posti in vendita solo in alcuni Stati Membri.
D’altro canto, la normativa non prevede nessuna limitazione per ciò che riguarda la forma, l’aspetto o la lingua in cui è redatta la prescrizione. Né sussisterà alcun vincolo circa ulteriori elementi, in linea con le pratiche nazionali, che i medici aggiungono alla prescrizione.
Anoressia delle Modelle. In Israele ora la legge vieta le ultra-magre
Anoressia delle Modelle. In Israele ora la legge vieta le ultra-magre.
Per la prima volta al mondo le modelle per poter lavorare dovranno procurarsi un certificato medico che confermi che nei tre mesi precedenti hanno mantenuto un indice di massa corporea sano
Giro di vite in Israele per le modelle ultra-magre. Da ora in poi saranno costrette ad acquisire qualche chilo in più se vorranno lavorare. Ieri, infatti, è entrata in vigore una legge, a quanto pare la prima nel suo genere al mondo, con cui il parlamento cerca di lottare contro la anoressia. Nei mesi scorsi il parlamento ha rilevato che i disturbi nella alimentazione, fra cui la anoressia, rappresentano un problema per cinque israeliani su cento, Il problema è particolarmente grave fra le ragazze di età compresa fra 12 e 20 anni.
La legge, approvata nel marzo scorso dal Knesset, il parlamento Israeliano, fissa per le modelle un Indice di massa corporea 'Imc' (ossia il rapporto fra peso ed altezza) di almeno 18,5.
La legge impone inoltre che interventi di 'photoshop' sulle loro immagini,volti a renderle più longilinee, siano indicati chiaramente con un simbolo convenuto. In sostanza per poter lavorare in sfilate di moda, o in posa davanti a un fotografo, le modelle dovranno procurarsi un certificato medico che confermi che nei tre mesi precedenti hanno mantenuto un Imc sano.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” il problema dell'anoressia appare sempre più drammatico, in una società che propone modelli e immagini pubblicitarie che inneggiano ad un concetto di forma fisica spesso distorto, che induce milioni di ragazzi e ragazze a dichiarare guerra al cibo. In questo senso fa molto piacere avere saputo che finalmente è in vigore una legge che vieta le ultra-magre poiché l’anoressia, questo grave e serio disturbo, che ha spesso esiti gravissimi, viene molto spesso ricondotto dagli esperti ad una causa unica individuabile determinata dagli stilisti e le loro modelle, indicati molte volte come i principali responsabili di un problema che magari ha forse anche altre origini, ben più complesse e gravi.
martedì 1 gennaio 2013
Alcol: cifre shock epidemia silenziosa di alcol tra le donne di mezza età
Le festività sono anche tempo di mangerecci e bevute, ma per molti, forse troppi, le libagioni sono diventate ordinarie e non si fermano ai periodi di festa.
Tra le fasce maggiormente aduse ad un consumo eccessivo di alcol non solo i giovani, come da tempo lo “Sportello dei Diritti”, riporta nelle sue campagne contro l’abuso di alcolici, ma le donne di mezza età, che secondo alcune statistiche pare che bevano anche più delle loro figlie tanto che in alcuni Paesi dell’UE tra cui la Gran Bretagna si parla di una vera e propria “epidemia silenziosa da alcool”.
Sarebbero, infatti, le ultraquarantacinquenni a bere più di qualsiasi altra fascia d’età tra le donne, anche più dei giovani. E, moltissime, sarebbero le professioniste a 'bere per dimenticare' e superare le infelicità della vita con conseguenti gravi rischi per la salute pur non presentando i tipici segni dell’alcolismo.
In Gran Bretagna, gli esperti hanno sottolineato come le donne di questa età stanno diventando l'onere più importante per il servizio sanitario nazionale a causa di patologie alcol-correlate, tra cui ictus, malattie del fegato e tumori.
L'indagine svolta in il Regno Unito ha rilevato che le donne dai 45 ai 64 bevono in media, 8,8 unità di alcol a settimana: ossia l'equivalente di una bottiglia di vino.
Tuttavia, tra le diverse categorie le professioniste sono più propense a rilassarsi con l’alcool alla fine della giornata lavorativa, e devono in media 9,1 unità a settimana.
Tali cifre, ovviamente comprendono anche tutte coloro che sono astemie o devono relativamente poco. Ciò significa che sono molte coloro che consumano molto più del livello massimo indicato che per gli inglesi è pari a 14,1 unità a settimana.
L'indagine in questione ha rilevato anche che le campagne di governo che dedicano più attenzione alle donne più giovani in relazione ai pericoli connessi al binge-drinking, la stupida pratica di bere solo per stordirsi, sembrano funzionare.
A tal proposito è stato confermato che le donne di età compresa fra i 16-e i 24 anni consumano in media 8,4 unità di alcol alla settimana – ossia circa il 20 % in meno di quanto facevano diversi anni fa.
Allo stesso tempo, gli uomini consumano circa due volte la quantità di alcol che viene ingerita in media dalle donne.
Questi dati hanno spinto le autorità sanitarie d’Oltre Manica ad improntare campagne contro il consumo eccessivo di alcol specifiche e dedicate alle donne di età al di sopra dei 45 anni per aumentare la consapevolezza circa i rischi connessi all’abuso dell’alcol perché come detto, cresce il numero di quelle che bevono costantemente ogni sera ma che non mostrano segni evidenti di alcolismo.
In considerazioni di tali preoccupanti dati, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, pur rilevando che in Italia le stime circa il consumo pro capite per fasce di età di alcolici consumati ed i costi sociali connessi alle malattie alcol correlate sono inferiori a quelle di altri paesi europei , ciò non vuol dire che le nostre concittadine siano meno esposte all’alcolismo o comunque ad un consumo eccessivo di alcolici, sottovalutando troppo spesso le loro condizioni ed i rischi di patologie connesse.
Per tali ragioni, lo “Sportello dei Diritti” continua ad appellarsi alle autorità sanitarie ed alle istituzioni competenti, a partire dal prossimo Ministro della Salute, affinché incentivi le campagne di sensibilizzazione troppo spesso connesse al solo rischio d’incidenti stradali a seguito del consumo di alcol.
Ciò per salvare tante vite umane di donne e madri e per ridurre i costi sociali a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Pubblicità Kilocal: censurata per la quinta volta la campagna pubblicitaria dell'integratore alimentare di Pool Pharma
Censurata per l'ennesima volta la pubblicità di KilocalArmonia donna in data 18 dicembre 2012.
L'integratore alimentare di Pool Pharma contiene un estratto di trifoglio rosso che secondo l'azienda "aiuta a ridurre il calo del desiderio", e serve"per ritrovare l'equilibrio e l'armonia della coppia". Oggettivamente secondo l'Istituto di autodisciplina pubblicitaria il messsaggio pubblicizza effetti e proprietà che esulano da quelli ad esso riconoscibili. Parole come per ritrovare l'equilibrio e l'armonia della coppia", "aiuta a ridurre i cali di desiderio" conferiscono al prodotto proprietà non dimostrate. Siamo di fronte a frasi senza senso prive di supporto scientifico che Kilocal usa abitualmente nelle sue pubblicità. Anche la promessa di "combattere vampate di calore e sbalzi d'umore" è assolutamente inventata.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” oramai l'integratore alimentare di Pool Pharma da anni colleziona censure che con quest’ultima arriva a cinque e nonostante il corposo numero di condanne continua a raccontare bugie nei messaggi per motivi affini. Infatti nel 2002 l’Antitrust condanna lo slogan in cui si diceva che“basta una pillola: di Kilokal per sconfiggere il grasso”. Succesivamente nel 2003 perché l’integratore veniva descritto come “la compressa del dopopasto”, che ha la proprietà di eliminare le calorie in eccesso prima che si depositino sotto forma di grassi “; nel 2004 poiché vengono ritenute ingannevoli le parole di uno spot che invita a “Non rinunciare al piacere della tavola, Kilokal preso dopo i pasti... riduce le calorie" e nel 2010 l'Antitrust censura il messaggio “Non rinunciare al piacere della tavola! Kilocal, preso dopo un pasto abbondante, riduce le calorie e sgonfia la pancia” condannando la società Pool Pharma a una multa di 200 mila euro.
Made in Italy: truffa degli oggetti di vetro di Murano taroccati
Made in Italy: truffa degli oggetti di vetro di Murano taroccati. L’artigianato dei vetrai d’Italia distrutto dalla recessione e dalla vendita di falsi bicchieri. Ai consumatori: meglio la qualità per salvaguardare un nostro must
Tempi duri per l’economia e per il made in Italy, troppo spesso mirino di falsificatori e di prodotti taroccati provenienti dall’Oriente. Questa volta Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, segnala la difficile situazione conseguente non solo alla perdurante crisi economica dei mastri vetrai dell’isola di Murano, i cui oggetti in vetro sono rinomati in tutto il mondo, ma proprio per questo anche soggetti alla contraffazione.
Alcuni recenti sequestri hanno dimostrato, infatti, che molti degli oggetti in vetro venduti come provenienti da Murano e quindi a prezzo pieno, in realtà sono finti e provenienti dalla Cina, acquistati dai grossisti a costi bassissimi.
Proprio poco tempo fa sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza, 11 milioni di pezzi di vetro finto-Murano vero China-glass – e denunciati i legali rappresentanti di tre diverse società, distribuiti in 14 negozi di Venezia e Murano.
La frode è semplice: commercianti con pochi scrupoli acquistanto prodotti di vetro importato le cui etichette vengono sostituite con quelle riportanti il marchio dell’azienda con l’indicazione «Venezia» o «Made in Italy». La cosa che più sorprende che nelle vetrine di questi esercizi commerciali erano esposti cartelli con la dicitura «Stop ai falsi», quando è stato verificato che ben il 60% degli articoli esposti, non era originale. Addirittura è stato scoperto che uno dei rappresentanti legali era titolare anche di una piccola fornace dove produceva prodotti autentici, con ciò rendendo ancora più difficoltoso scoprire la frode e la non originalità degli oggetti venduti.
L’invito dello “Sportello dei Diritti”, ai consumatori è quello di pretendere la qualità per salvaguardare questo nostro must, messo a dura prova dal mercato dei falsi, e agli inquirenti di effettuare periodicamente verifiche a campione per scoraggiare la perpetrazione di tali prassi che danneggiano sia la qualità degli acquisti che i produttori e i rivenditori di prodotti originali.
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