giovedì 4 aprile 2013
"Offshoreleaks". I paradisi fiscali nel mirino della Commissione Europea.
"Offshoreleaks". I paradisi fiscali nel mirino della Commissione Europea. Pesanti "conseguenze" per chi protegge gli evasori
I supericchi a livello mondiale si organizzano in cartello per evadere il fisco. Il "Guardian" fa i nomi
Un monito pesante ai paradisi fiscali che “accettano o nascondono"per i quali "Ci saranno conseguenze" arriva dal portavoce della Commissione Europa, Olivier Bailly.
Nel commentare le anticipazioni di quello che sulla falsariga della più celebre Wikileaks, è stato soprannominato 'Offshoreleaks' a seguito delle rivelazioni dello Icij (Internationat Consortium of Investigative Journalism), ha ricordato come l’evasione fiscale "ogni anno nella Ue arriva a 1.000 miliardi l'anno" e ha sottolineato "una posizione molto ferma" contro le frodi fiscali e "a dicembre ha presentato ai 27 un pacchetto di trenta misure" ma "è ancora in attesa di risposta dagli stati".
Le conclusioni del rapporto Icij sui paradisi fiscali, infatti, sono inquietanti: "Funzionari governativi e loro familiari e associati in Azerbaijan, Russia, Canada, Pakistan, Filippine, Thailandia, Canada, Mongolia e altri Paesi si sono uniti per l'uso di compagnie private e account bancari"."I super-ricchi hanno usato strutture offshore per possedere ville, yacht, capolavori artistici e altri beni guadagnando vantaggi fiscali nell'anonimato non disponibile per la gente comune".
Da evidenziare che il "Guardian", è il giornale che assieme ad altri 36 in tutto nel mondo, ha pubblicato in data odierna i nomi di personalità di varie nazionalità che hanno operato con strutture offshore per mettere le proprie ricchezze al riparo dal fisco dei rispettivi paesi. Il quotidiano britannico ha tuttavia precisato nel citare i nomi che "non si suggerisce automaticamente che abbiano infranto la legge".
L’indagine in questione è stata redatta a seguito d’informazioni riservate ottenute dall'Icij (Internationat Consortium of Investigative Journalism), ed emergono nomi, a volte illustri, legati ai paesi più disparati, le cui società sono state create in uno dei paradisi fiscali più noti ed utilizzati: le Isole Vergini britanniche.
Tra i nomi indicati vi sono Jean-Jaques Auger, co-tesoriere per la campagna elettorale del presidente francese Francois Hollande; l'ex ministro della Finanza mongolo, Bayartsogt Sangajav, il presidente dell'Azerbaijan e la sua famiglia; la moglie dell'ex primo ministro russo, Olga Shuvalova; il marito di una senatrice canadese; il governatore provinciale filippino e figlia dell'ex presidente Ferdinand Marcos, Maria Imelda Marcos Manotoc; la baronessa spagnola Carmen Thyssen-Bornemisza, nota collezionista d'arte e la statunitense Denise Rich, ex moglie di una già controversa figura, il trader del petrolio Marc Rich.
È evidente per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che se vi sono tanti nomi illustri che costituiscono la punta di un iceberg cui solo ora l’UE ha deciso di porre i ripari, è giunta l’ora anche per l’Italia di fare altrettanto anziché tartassare i cittadini che sono i soliti noti sotto la continua scure del fisco.
Arrivano le nuove tariffe Aci per il Pra
Arrivano le nuove tariffe Aci per il Pra. Ecco gli adeguamenti dei costi per visure, certificati e documenti
Pubblicata in Gazzetta Ufficiale 74/2013 la nuova tabella con gli adeguamenti del sistema tariffario da corrispondere all’ACI (Automobile club d’Italia) per le attività relative alla tenuta del PRA (pubblico registro automobilistico).
Arrivano, quindi, i nuovi importi per i costi inerenti tutte le formalità innanzi al Pra: rilascio dei certificati, visure e ispezioni.
Ecco i principali ritocchi portati in evidenza da Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”.
Per la prima iscrizione o rinnovo dell’iscrizione di un veicolo al Pra, l’importo da corrispondere è di 27 euro anche se con contestuale richiesta dell’annotazione dell’intestatario in leasing o della riserva della proprietà. Analogo discorso vale per l’annotazione del trasferimento di proprietà anche se vi è contestuale richiesta dell’annotazione dell’intestatario in leasing o della riserva della proprietà. Lo stesso costo viene applicato per tutti gli adempimenti di cui alle domande giudiziali e sentenze previsti negli articoli da 2683 a 2695 Cc, nelle procedure concorsuali come il fallimento e il concordato preventivo e in sequestro conservativo, pignoramento e garanzie reali.
La tariffa prevista per i certificati, come quello dello stato giuridico attuale, è stata fissata a 9 euro e a 6 euro per l’ispezione dello stato giuridico o la visura dei registri.
L’importo è pari a 13,50 euro per l’annotazione del trasferimento di proprietà «a favore dei contribuenti che fanno commercio di veicoli di cui all’art. 56, comma 6 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446».
Nulla è dovuto all’Aci in caso di annotazioni della perdita e del rientro in possesso, della iscrizione e della cancellazione del fermo amministrativo, le annotazioni richieste dalle amministrazioni pubbliche centrali e periferiche per finalità di pubblico interesse.
martedì 2 aprile 2013
Frodi alimentari: dopo la carne equina ora tocca al Fishgate
Frodi alimentari: dopo la carne equina ora tocca al Fishgate. Il Pangasio sempre più usato al posto del merluzzo anche per il tradizionale Fish & Chips. Ma il mercato del pesce esotico al posto del tradizionale si va diffondendo in tutta Europa
Non si fa a tempo a denunciare una frode alimentare di massa che subito se ne affaccia un’altra all’orizzonte. Nonostante l’amplificarsi dei controlli e delle tutele per i consumatori imposte dalle sempre più stringenti regole dell’UE, infatti, e dopo la mega truffa dei prodotti con carne equina spacciata come di manzo, ancora una volta un importante comparto del settore alimentare del Regno Unito e non solo, potrebbe trovarsi nell’occhio del ciclone per un nuovo possibile scandalo che coinvolgerebbe nientepopodimeno che il piatto nazionale: il Fish & Chips.
Il più tradizionale piatto della cucina britannica, com’è noto, consiste in filetto di pesce bianco (solitamente gadidi come il merluzzo o l'eglefino) fritto in pastella o impanatura e attorniato da abbondanti patatine, anch'esse fritte, scelte tra le varietà farinose maris piper, king edward o desiree. Viene servito con una spruzzata di sale e di aceto (solitamente di malto), ma può essere accompagnato anche da altre pietanze, spesso piselli (bolliti in modo particolare a formare una zuppa grumosa).
La richiesta mai decrescente di questa pietanza, pare che sia alla base di un’involuzione nella base della preparazione che ne coinvolge l’elemento più importante: alcune indagini tra cui una dell’Università di Salford, riportate anche dalla Bbc, avrebbero rivelato, infatti, che il pesce con cui viene preparato è sempre meno il merluzzo, come richiederebbe la ricetta, ma varietà molto meno pregiate e ovviamente meno costose, provenienti anche da paesi esotici, come il Pangasio vietnamita.
La più prudente delle ricerche sul punto avrebbe svelato che almeno il 7% del pesce smerciato per merluzzo sarebbe invece altro.
È chiaro che tale sorprendete rivelazione da parte della principale tv britannica solleva almeno tre questioni rilevanti. In primo luogo un’evidente violazione dei diritti dei consumatori che in casi del genere subiscono una vera e propria truffa perché non in grado di conoscere con sufficiente certezza se il prodotto acquistato è conforme a quello dichiarato. Dall’altro lato si pongono chiari problemi di sicurezza alimentare e ambientale.
Sono anni, infatti, che anche per l’innalzamento (in melius per i consumatori) del livello della normativa europea nel campo della tracciabilità dei cibi, in tutta l’UE si sono stabilite ferree regole che consentono la possibilità di risalire ai metodi di pesca utilizzati per valutarne l'impatto con l’ecosistema, ed al contempo gli eventuali sistemi di allevamento.
Ciò che sorprende e dovrebbe inquietare anche le autorità sanitarie italiane, sottolinea Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è che ricerche analoghe siano state già effettuate non solo in Gran Bretagna, ma anche nel resto dell’Unione ed hanno rivelato che una quantità pari tra un quarto e un terzo dei prodotti a base di pesce contiene specie diverse da quelle specificate sulle etichette.
Vi è da dire che ad oggi non possiamo annunciare se si tratta di un vero e proprio “Fishgate” perché non è semplice quantificare con i sistemi attuali l’esatta ampiezza del fenomeno.
Ma di certo, due ragioni incontrovertibili ci fanno propendere in tal senso anche alla luce della pubblicizzazione della vicenda da parte dell’autorevole tv britannica. Da una parte, infatti, è difficile rintracciare la provenienza di tutto il pesce che giunge nel Vecchio Continente per riversarsi nei mercati dei singoli Paesi europei, perché il pescato proveniente dal mondo intero non trova il suo epicentro di smistamento in uno dei grandi porti europei, ma sorprendentemente all'aeroporto di Francoforte, dove, sempre più spesso le autorità doganali continuano a “scoprire” nuove specie fino ad ora non commercializzate o addirittura ignote al mercato europeo. Dall’altra, il settore merceologico del pesce congelato continua a crescere in maniera esponenziale, quasi incontrollabile per la mole di container che giungono, provenendo dai territori dell’intero globo, ma come in altri mercati la Cina continua a far la parte del leone.
A questo punto, non resta che imporre il rispetto delle regole sulla tracciabilità e sanzionare pesantemente gli importatori e i commercianti di prodotti del pescato che violano le regole del mercato comune.
Dotare tutti i treni della rete internet con Wi-Fi
Dotare tutti i treni della rete internet con Wi-Fi. Il ritardo dello sviluppo del Paese si vede anche nell’arretratezza dei servizi sui trasporti
Lo “Sportello dei Diritti”, si occupa da anni di raccogliere le denunce dei cittadini su ciò che va male nel Nostro Paese. E per tali ragioni, che quotidianamente siamo costretti a segnalare miriadi di questioni che dimostrano il gap esistente tra il Belpaese e nazioni a noi vicine, anche al di qua dell’Europa.
Il digital divide è certamente una delle carenze delle quali ci siamo più volte occupati che sta rallentando in maniera ancor più grave lo sviluppo del Paese anche perché, nonostante le sollecitazioni che vengono da più parti e le promesse dei governi succedutisi negli ultimi anni, non è mai diventato operativo un “Piano Nazionale” per la Banda Larga Universale che consenta ad ogni cittadino di ogni angolo d’Italia di poter essere connesso a velocità “decente” al resto del mondo come avviene nella gran parte del Vecchio Continente dove in quasi tutti i Paesi, almeno nell’economie più avanzate, già da anni si sono attuate politiche statali per il superamento di questa potenziale disuguaglianza del terzo millennio.
Una delle prime cose da fare, per avviare un primo passo virtuoso, per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sarebbe quella di garantire su tutta la rete ferroviaria italiana e non solo nei treni dell’alta velocità o sulle prime classi o classi businnes che dir si voglia, internet gratis e con wifi, per consentire a chi viaggia di rimanere connesso alla rete, essendo oggi divenuta uno strumento indispensabile, anche di lavoro, per milioni di italiani.
Tali considerazioni, ci sono state segnalate da numerosi pendolari, amareggiati dal fatto che i tragitti di percorrenza sui treni nostrani, sono dei veri e propri periodi morti mentre potrebbero essere tempi produttivi e redditizi per tutta una economia.
In tal senso, ad un investimento infrastrutturale complessivo dello Stato di non ingentissimo valore corrisponderebbero benefici altrettanto globali per tutto il Paese.
lunedì 1 aprile 2013
EBay aumenta di nuovo le commissioni di vendita portandole al 9,9 per cento
EBay aumenta di nuovo le commissioni di vendita portandole al 9,9 per cento. Il sito dominante di aste online, eBay, incrementerà considerevolmente le sue commissioni di vendita a partire da maggio.
EBay, ha comunicato in una e-mail inviata agli utenti registrati questa mattina che " Il costo del valore finale per essere riuscito a vendere un oggetto aumenterà al 9,9 per cento'' La società aveva aumentato la tariffa standard al 7,9 per cento solo 12 mesi fa. L'aumento dovrebbe fornire eBay una miniera d'oro di entrate portando il tasso di commissione da quello attuale del 7,9 per cento al 9,9 per cento con un scatto di più di un quarto. La commissione di eBay è ora quasi il doppio rispetto a quello che era solo due anni fa. Nel 2011 la commissione sul valore finale è stato segnalato per essere solo 5,25 per cento. Tuttavia, a quel tempo vi erano anche le tasse di inserzione. Ora, le prime 40 sono gratuite. Da maggio di quest'anno, eBay aumenterà anche l'importo massimo da $ 100 a $ 250.
Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ancora una volta vengono violate le regole basilari del mercato. Infatti, nonostante la contrazione dei consumi, i prezzi continuano ad aumentare anzichè grazie anche a questi comportamenti “speculativi”, coerentemente con le regole di mercato, diminuire. Gli aumenti delle tariffe sono assolutamente ingiustificati non solo per la loro entità palesemente esagerata ma anche e soprattutto in considerazione del fatto che a tali rincari non corrisponde un miglioramento del servizio reso all’utenza in grado di giustificare l’esosa pretesa economica.
Alle donne saudite ora è permesso di andare in bicicletta, moto, anche se con restrizioni
La situazione dei diritti umani in Arabia Saudita è considerata generalmente lontana dagli standard occidentali ed in particolare le donne saudite subiscono forti discriminazioni in molti aspetti della loro vita, compresa la famiglia, l'educazione, l'occupazione e il sistema giudiziario. Sulle strade pubbliche alle donne non è permesso di portare una bicicletta o di andarci. È inoltre proibito loro di guidare autoveicoli. Tuttavia in questi ultimi giorni il giornale ARABIA ha comunicato che la polizia religiosa del regno sta permettendo alle donne di guidare moto e biciclette, ma solo in ristrette aree ricreative.
Lunedi il giornale web Al Yawm al Sabi citando un anonimo funzionario della potente polizia religiosa ha riferito che le donne possono andare in bicicletta nei parchi ed in aree ricreative, ma devono essere accompagnate da un parente maschio e vestite dall’abaya, l’indumento femminile utilizzato nei paesi musulmani, dalla testa ai piedi.
L'Arabia Saudita segue un'interpretazione ultraconservatrice dell'Islam e alle donne vieta di guidare. Il giornale non ha comunicato le motivazioni che hanno innescato la revoca del divieto.
Il funzionario inoltre ha dichiarato che le donne non possono utilizzare le biciclette per il trasporto, ma "solo per divertimento'' e che dovrebbero evitare luoghi dove i giovani si riuniscono" per evitare atti persecutori.''
Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che si è impegnato per l'emancipazione delle donne accoglie la notizia con la speranza che il percorso avviato possa raggiungere alla piena parità anche in paesi dove tutt’oggi sembra ancora lontana.
Immigrazione e permessi di soggiorno. Il TAR di Lecce annulla il diniego della Questura in caso di condanna penale
Immigrazione e permessi di soggiorno. Il TAR di Lecce accoglie il ricorso del cittadino extracomunitario residente da dieci anni in Italia che aveva richiesto il rinnovo del titolo di soggiorno per lavoro autonomo, mentre contemporaneamente aveva avviato la procedura per il permesso UE a tempo indeterminato, ed aveva subito il diniego del primo perché aveva subito una condanna, mentre la Questura aveva ignorato il radicamento al territorio italiano.
Interessante sentenza in materia di immigrazione e permessi di soggiorno che Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta all’attenzione nell’attività d’informazione a tutela dei cittadini immigrati.
È illegittimo il provvedimento di diniego del permesso di soggiorno per lavoro autonomo che applica il rigoroso automatismo previsto dall’articolo 26, comma 7 bis del Decreto legislativo 286/98 nella concomitante sussistenza di un procedimento di rilascio di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Lo ha stabilito il TAR Puglia sez Lecce con la sentenza n. 582/13 (Pres R. Trizzino, Est C. Dibello) accogliendo il ricorso di un cittadino senegalese rappresentato e difeso in giudizio dall’avv. Serena Pugliese.
Il ricorrente, residente in Italia da dieci anni, aveva richiesto il rinnovo del titolo di soggiorno per lavoro autonomo ed in concomitanza aveva intrapreso il percorso indicato dalla Legge per il conseguimento del permesso di soggiorno CE a tempo indeterminato (in particolare lo straniero aveva sostenuto il test d’italiano).
La Questura avendo rilevato a suo carico una condanna di per sé ostativa al rilascio del titolo di soggiorno per lavoro autonomo, applicando il rigido automatismo reiettivo previsto dall’art 26 comma 7 bis D.lgs 286/98, aveva negato il rinnovo richiesto al cittadino extracomunitario, ignorando del tutto il radicamento del soggetto sul territorio italiano.
I Giudici di via Rubichi, accogliendo le doglianze dello straniero, hanno inteso estendere il sistema di tutela rafforzata contro l’allontanamento prevista per i già titolari di permesso di soggiorno CE a tempo indeterminato anche ai soggetti che si trovano sostanzialmente nella condizione di poter richiedere l’anzidetto titolo di soggiorno a tempo indeterminato.
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