lunedì 5 agosto 2013

Botteghe artigiane in via d’estinzione: difficile trovare calzolai

Botteghe artigiane in via d’estinzione: difficile trovare calzolai. Attualmente la media italiana si attesterebbe a solo due calzolai ogni cinque comuni Sono tanti gli antichi mestieri che lentamente, ma progressivamente, vengono spazzati via dalla società del consumismo, dell'usa e getta. Tra i più emblematici, anche perché indispensabili per tutti sino ad un paio di decenni fa, vi é quello del calzolaio. Il dato, se si prende in considerazione questa tradizionale professione é assolutamente eclatante, perché, possiamo verificarlo personalmente, che al giorno d'oggi, se abbiamo bisogno di riparare un paio di scarpe, é molto più difficile trovare un ciabattino. E così, é ovviamente più semplice, prenderle e buttarle nel cestino dell'immondizia insieme al resto di tanti beni di consumo che dopo un pò d'uso devono essere eliminati. La categoria presa in considerazione, infatti, si é più che dimezzata negli ultimi anni ed attualmente alcune statistiche parlano di solo due calzolai ogni cinque comuni. La colpa sta ovviamente, come già detto nella mentalità "usa e getta" che ha prevalso da tempo, provocando inevitabilmente un netto declino della professione. Anche i corsi di formazione per un mestiere che in passato si tramandava di padre in figlio, da maestro ad apprendista, sono rarissimi. Un aspetto che sorprende però é che la crisi, paradossalmente, potrebbe portare anche maggior lavoro ai calzolai che ancora resistono ad abbassare definitivamente le saracinesche anche perché la gente ci pensa due volte prima di buttare le proprie calzature danneggiate o che hanno bisogno di una revisione. Se la crisi globale potrebbe essere un toccasana per questo tipo di lavoro autonomo, sono altre le cause che incidono sul declino della professione: il caro – affitti che sino a poco fa imperversava nei centri urbani aveva reso, un sistema bancario ormai chiuso e sempre meno flessibile. Per non parlare poi del costo del lavoro, della difficoltà ad assumere apprendisti ed in genere personale e del proporzionale aumento della tassazione negli ultimi anni, sia centrale che degli enti locali, ma, soprattutto, di un sistema economico ultra- consumeristico che ha favorito la grande distribuzione e produzione, a discapito della piccola impresa, e che ha progressivamente allontanato la piccola produzione ed il piccolo commercio al di fuori dei centri urbani sino a quasi cancellarlo. Una serie di concause che, dovrebbero essere arginate con interventi mirati del Governo centrale ma anche delle Amministrazioni locali che dovrebbero, in questo momento di grave crisi, detassare le attività di quegli artigiani che hanno scelto o che sceglieranno i centri urbani quale loro sede e che contribuiscono, in questo modo a ravvivare il tessuto economico e sociale dei Comuni spogliati dalle antiche tradizioni. Ecco perché Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” chiede interventi mirati ed urgenti del Governo a sostegno delle imprese artigiane, proponendo ai Comuni una generale riduzione o sospensione della tassazione locale nei confronti di quelle aziende artigiane che abbiano individuato nei centri urbani la sede della propria attività e tra queste, ovviamente, quella del calzolaio.

Allarme annegamenti: boom nei fiumi e nei laghi

Allarme annegamenti: boom nei fiumi e nei laghi. L'arma migliore contro questi eventi la prudenza e l'attenzione per tutti Siamo ad agosto e già purtroppo possiamo fare un primo bilancio negativo che riguarda i fruitori del mare, di laghi e fiumi che può essere anche un invito a prestare maggiore attenzione per sé e per i propri cari o conoscenti quando si fa un bagno nelle acque di mare, fiumi e laghi: sono già decine e decine, almeno per ciò che è possibile rilevare empiricamente dalle notizie apparse sulle cronache, le morti per annegamento nei bacini d’acqua nostrani, che siano acque interne o marine, anche se al momento non si possono ancora tirare le somme sul numero effettivo alla data di oggi. Si tratta di una vera e propria mattanza che ritorna puntuale l'estate, giacché negli ultimi 40 anni sono morte per annegamento in acque di balneazione oltre 27.500 persone, nonostante una costante riduzione degli infortuni in acqua dovuta ad una maggiore informazione, al miglioramento nelle tecniche di salvataggio e delle nuove norme sulla sicurezza. Si è passati da circa 1200 annegamenti nel 1969 a 426 nel 2008. Negli ultimi 10 anni la media si é attestata su circa 400 annegamenti all'anno. Agli eventi letali, devono purtroppo essere aggiunte anche le conseguenze, spesso gravi, dei semiannegamenti e delle lesioni craniche e alla colonna vertebrale a seguito dei tuffi. Mentre si stima che ogni anno nel mondo muoiano per annegamento oltre 380.000 persone, il che colloca l‘annegamento al terzo posto tra le cause di morte per incidente dopo gli incidenti stradali e le cadute. In Europa, ogni anno si verificano 28.000 annegamenti fatali, con un tasso medio pari a circa 35 morti per milione di abitanti/anno. Le aree maggiormente a rischio sono quelle dell’est europeo, in particolare Bielorussia, Lettonia, Lituania, Russia e Ucraina che presentano tassi 15-16 volte superiori a quelli dell’Italia. Per queste nazioni, certamente la temperatura fredda delle acque, l’elevato consumo di alcol e la difficoltà nell’approntare rapidi servizi di intervento sono tra i fattori che contribuiscono agli elevati tassi di mortalità. Gli annegamenti in Italia, se paragonati ad altre tipologie di incidenti, rappresentano un fenomeno a bassa incidenza, ma ad elevata letalità. Nel 2010 il fenomeno è quantificabile in circa 400 morti e altrettanti ricoveri. Questi incidenti, ricorda Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono dovuti a fattori di rischio oggettivo (assenza di sorveglianza, correnti di ritorno e buche, ecc.) e soggettivo (abilità al nuoto, educazione e rispetto di regole di base, prudenza, ecc.). Per quanto riguarda i rischi oggettivi è necessario migliorare le conoscenze sui pericoli per la balneazione presenti nelle spiagge, informare i cittadini e aumentare il numero delle spiagge con servizio di sorveglianza. Per quanto riguarda il rischio soggettivo è determinante incoraggiare comportamenti corretti, rispetto ai quali la stampa e la scuola possono svolgere ruoli rilevanti. A far riflettere, sono le cifre e i soggetti che più di tutti risultano essere a rischio, perché se in Italia, come detto, continuano a morire circa 400 persone per annegamento all'anno, soprattutto uomini tra i 35-50 anni ed il 20% straniero, e tra questi molti bambini, con una percentuale di quest'ultimi in controtendenza per la scarsa consapevolezza di molti immigrati a fruire delle acque e a rispettare le più elementari regole per la balneazione. Più attenzione e prudenza, quindi, per tutti per evitare che una giornata di relax si trasformi in un dramma evitabile.

domenica 4 agosto 2013

NAS nelle farmacie. Rischio di tossicità da oppioidi per Paracetamolo Angenerico, Lonarid bambini e Tachidol sciroppo

NAS nelle farmacie. Rischio di tossicità da oppioidi per Paracetamolo Angenerico, Lonarid bambini e Tachidol sciroppo. Tutti i farmaci per bambini ritirati dal mercato e vietata la vendita. Lo stabilisce una circolare diffusa dall'Agenzia italiana del farmaco. Ecco perché. I Carabinieri del Nas si sono presentati nei depositi farmaceutici e nelle farmacie di tutta Italia per verificare l'avvenuto ritiro dal mercato dei medicinali dopo che l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha pubblicato sul suo sito web un comunicato relativo al divieto di utilizzo al di sotto dei 12 anni di età dei medicinali antidolorifici contenenti codeina ed il ritiro delle confezioni ad esclusivo uso in bambini al di sotto di tale età. Il divieto è stato disposto dopo l’allerta proveniente dall’EMA sulla valutazione dei medicinali antidolorifici contenenti codeina. Le conclusioni della rivalutazione del rapporto beneficio-rischio di tali medicinali portano a considerare ancora favorevole il profilo beneficio-rischio nei bambini solo di età superiore ai 12 anni, mentre al di sotto di tale età la codeina non deve essere utilizzata come antidolorifico a causa del rischio di tossicità da oppioidi. Tale rischio è aumentato nei bambini metabolizzatori ultra-rapidi della codeina e in pazienti pediatrici sottoposti ad rimozione chirurgica di tonsille e/o adenoidi. Pertanto l’Agenzia italiana del farmaco, tramite una circolare, trasmette il provvedimento con cui stabilisce il divieto di vendita dei seguenti medicinali: - TACHIDOL Bambini 125 mg/5 ml + 7,5 mg/5ml Sciroppo – flacone da 120 ml – AIC 031825019; - TACHIDOL Bambini 125 mg/7,5 mg granulato effervescente – 10 bustine – AIC 031825033; - LONARID bambini 200 mg+5mg supposte, 6 supposte – AIC 020204119; - PARACETAMOLO + CODEINA ANGENERICO 125 mg + 7,5 mg granulato effervescente 10 bustine – AIC 034370027 E' stato anche vietato l' utilizzo sotto i 12 anni di questi farmaci registrati per adulti sempre contenenti codeina per evitare effetti collaterali legati a questo oppiaceo che funziona molto bene ma porta con se effetti collaterali anche importanti. Già il 1 Luglio l' agenzia europea del farmaco EMA aveva stilato questo comunicato che aveva focalizzato l'attenzione sugli effetti collaterali dei farmaci contenenti codeina . Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta questa notizia non per creare allarmismo ma per evidenziare che anche in questo caso lo studio e le valutazioni di rischio beneficio riguardo ai farmaci evolvono con il passare del tempo con l'obiettivo di ridurre i rischi di utilizzo.

L’Italia inondata di prodotti contraffatti

L’Italia inondata di prodotti contraffatti. Dalle sigarette, alla moda, all'alimentare. L'estate il picco di vendite In questi ultimi due anni, le dogane e la polizia tributaria hanno sequestrato decine di milioni sigarette contraffatte, che com'é noto, possono essere anche più pericolose per la salute dei consumatori. Nel 2010, c'era stato un declino, ma la quantità aumenta ancora. Le statistiche per l'anno 2012 hanno confermato che il mercato del falso tocca ogni settore del commercio dove si possono fare ancora guadagni che anzi, con la crisi, aumentano per i prodotti contraffatti perché l'italiano medio non rinuncia alla griffe anche se taroccata. L'anno scorso, sarebbero stati bloccati profumi o cosmetici contraffatti alle dogane per una cifra pari a più del doppio rispetto al 2011, come pure capi di abbigliamento e accessori, orologi e gioielli, giocattoli per bambini o farmaci, prodotti alimentari, tutti contraffatti e quasi tutti provenienti dai mercati asiatici. Con l'avvento dell'estate, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, aumentano anche le vendite al dettaglio di questi prodotti perché le spiagge e le giornate più lunghe consentono un incremento delle vendite certamente superiore alle medie invernali. Il problema, però, per arginare il fenomeno che tanto danno fa alla tipicità dei nostri prodotti e alle industrie di ogni settore impegnate a far valere i propri marchi, non sono tanto i dettaglianti, giacché le sanzioni previste dalla legge sono diventate sempre più pesanti e gravose per chi vende al pubblico tali beni, ma é la facilità con cui continuano a giungere sul mercato interno i prodotti contraffatti che riescono ancora ad eludere le dogane e i controlli all'interno dell'area Ue dove di frontiere fisiche non ce n'è più. É un fiume in piena che é difficile da contenere, ma che solo una politica comunitaria e non solo italiana dei controlli più accorta potrà disincentivare.

sabato 3 agosto 2013

Antidolorifici Ibuprofene richiamati in Canada per errore di etichettatura

Antidolorifici Ibuprofene richiamati in Canada per errore di etichettatura. Le etichette attuali affermano erroneamente che i prodotti sono confezionati con tappo a prova di bambino. Lo "Sportello dei Diritti" chiede se il problema riguarda anche l'Ue e l'Italia Nella costante attività di monitoraggio delle allerte lanciate dalle autorità sanitarie internazionali e di ogni paese, lo “Sportello dei Diritti”, in data odierna segnala quella lanciata dal Ministero della Sanità canadese che ha emesso un advisory nel quale afferma che centinaia di Safeway Ibuprofene Liquid Capsules (200 mg capsule, 72 in ogni contenitore) e Ibuprofene capsule liquide (200 mg, 72 capsule in una bottiglia) sono stati richiamati a causa di un errore di etichettatura. Attualmente, le etichette sulle bottigliette riporterebbero erroneamente la dicitura che sono confezionati con un tappo a prova di bambino. I prodotti, in realtà potrebbero rappresentare un rischio per i bambini che potrebbero aprire la bottiglia e ingerirne il contenuto. Il dicastero della Salute del Canada ha avvertito che il rischio di ingestione da parte dei bambini può causare un'overdose di ibuprofene e gravi conseguenze per la salute tra cui convulsioni, insufficienza renale, problemi cardiaci sino al coma. I primi sintomi di sovradosaggio comprendono nausea, vomito, letargia e dolore addominale. L'istituzione del paese nordamericano ha consigliato i consumatori che sono in possesso attualmente del farmaco, di tenerlo fuori dalla portata dei bambini e restituire le bottiglie in questione dove sono state acquistate. Alla luce di tale allerta,Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, chiede alle autorità sanitarie europee ed italiane se il problema riguarda anche l'Ue o l'Italia ed in caso affermativo di adottare urgentemente analoghe misure.

Emergenza furti di biciclette: presi di mira le rastrelliere negli stabilimenti balneari e i giardini dei condomini

Emergenza furti di biciclette: presi di mira le rastrelliere negli stabilimenti balneari e i giardini dei condomini. Arrivano da tutta Italia le segnalazioni allo “Sportello dei Diritti” circa l'aumento del più classico dei furti, quello delle biciclette. Un vero e proprio flagello, se si pensa che dall'anno scorso nello stesso periodo che coincide anche con quello dell'aumento esponenziale dell'utilizzo di velocipedi riferito alla bella stagione, la percentuale di furti segnalati segna almeno il 20 % in più ed a qualsiasi ora del giorno. Il numero esatto, peraltro, é pressoché impossibile da individuare giacché molti di questi fatti non vengono neanche denunciati, specie se ad essere rubata é una bicicletta vecchia ed obsoleta. I posti più gettonati nel periodo estivo dai ladri di biciclette sono le rastrelliere negli stabilimenti balneari e i giardini dei condomini, quest'ultimi meno controllati durante il periodo delle ferie. Ciò che colpisce é che se prima erano i cicli nella loro versione "integrale" ad essere presi di mira dai predoni, oggi tutte le componenti sono diventate facile preda di questi lestofanti: selle, ruote, pedali, manubri o fanali poco importa, e poco ci vuole. Ma sono gli stalli nei pressi delle spiagge a essere i punti più "ambiti" ove questi soggetti si procurano i "cimeli" perché é più facile approfittare dell'inevitabile distrazione di chi si cerca di godere qualche meritata ora di relax in riva al mare. Solo per fare un esempio, a San Cataldo, marina dei leccesi e frazione del capoluogo dall’interno di un noto stabilimento baleneare in un solo giorno sono state rubate quattro biciclette regolarmente legate con la catena alla rastrelliera. E venendo a questo tipo di refurtiva, poco importa al ladro che si tratti di un catorcio o dell'ultimo modello al carbonio, perché tutte sono a rischio e l'entità del fenomeno dimostra che ci sono malintenzionati che hanno raggiunto un buon livello di "specializzazione" e che risultano essere ben attrezzati per le effrazioni e soprattutto rapidi, così come veloce pare che sia la rivendita del prodotto al ricettatore di turno che può essere anche il cittadino qualsiasi che alla bisogna trova un veicolo a due ruote ad un prezzo stracciato rispetto a quello normale d'acquisto. Per Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la diffusione del fenomeno del furto di bici è un grave ostacolo all'aumento dell'utilizzo di questo mezzo di locomozione verde. In tanti, infatti, per timore di subire il furto rinunciano ad usare quotidianamente una bici decente (cioè in piena regola col codice della strada) ed optano per mezzi "minimalisti" arrivando tal volta a mettere a rischio anche la propria sicurezza (mancanza di fanali, freni sgangherati, materiali pesanti e arrugginiti). Uno dei primi deterrenti che ci viene in mente, giacché neanche i lucchetti e le catene più solide e antiscasso paiono immuni dai ladrocini, é quello d'installare le rastrelliere in zone sottoposte a videosorveglianza e d'invitare tutti i cittadini a denunciare prontamente il torto subito alle autorità . Spetta, quindi, alle forze dell'ordine e ai sindaci agire perché si ponga un argine, con una seria lotta a questo tipo di microcriminalità anche perché questa tipologia di reati sono legati ad altri crimini come lo spaccio "al dettaglio" degli stupefacenti.

Boom di bagni pubblici a pagamento

Boom di bagni pubblici a pagamento. 1 euro per incentivare a fare i propri bisogni sulle pubbliche vie. Serve un intervento governativo ad hoc per la tutela della salute pubblica e contro i titolari di pubbliche concessioni che ne hanno fatto un business Roma. Stazione "Termini". Ad un viaggiatore qualunque che scende da un treno qualsiasi dopo un tragitto lungo qualche ora gli scappa letteralmente. Corre avanti e indietro per il grande terminal ma i bagni rimodernati e con porte scorrevoli simili a quella della vicina metro sono a pagamento e non ha in tasca quell'euro, quella magica monetina che possa essere la chiave per un quantomai ovvio sollievo. Ed allora che fa? Cambiare il contante di carta neanche a dirlo, perché é tardi e non ce la fa più. Sale le scale che lo portano fuori. Esce su una strada della Capitale, ma ormai é troppo tardi. È sera ed il primo muro, un po' nascosto da un angolo può essere la soluzione. È la fa lì. Biasimarlo? Con il fatto che ormai quasi tutte le stazioni, ma anche tanti luoghi pubblici sono stati dotati di bagni a pagamento con sistemi elettronici di controllo all'ingresso per la cifra fissa di 1 euro viene da chiedersi perché i concessionari di strutture pubbliche o i gestori delle stazioni ferroviarie si siano buttati su questo nuovo business e che le pubbliche amministrazioni glielo abbiano concesso. Non dovrebbe essere il servizio pubblico, piuttosto che il profitto, ma anche necessarie esigenze di salute pubblica ad animare l'azione della p.a. é così garantire che la gestione dei bagni pubblici da parte di chi conduce i pubblici servizi sia assolutamente gratuita e senza alcun costo per la collettività? Per Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello“Sportello dei Diritti”, questa tendenza alla privatizzazione di tutto, anche dei bisogni primari, non fa altro che incentivare i cittadini a non utilizzare le strutture all'uopo demandate, per l'appunto bagni, che per definizione dovrebbero essere pubblici e gratuiti, con conseguenti gravi rischi per la salute pubblica. La soluzione è semplice ed immediatamente realizzabile: chi gestisce un servizio pubblico che ha come corollario e accessorio la predisposizione di toilette a disposizione dell'utenza, che sia la p.a. o un concessionario, per legge dovrebbe garantire che il servizio sia assolutamente gratuito e fruibile alla generalità dei cittadini. Per tali ragioni, auspichiamo, come associazione, dopo le numerose segnalazioni ricevute sul problema, che il governo intervenga con un provvedimento ad hoc.