martedì 3 settembre 2013

Police Cam o Street Control: nulle le multe dei divieti di sosta con le sole riprese televisive

Police Cam o Street Control. Il comune di Lecce se ne infischia del parere del Ministero dei Trasporti con n. 2291 del 3 maggio 2012 che aveva dichiarato nulle le multe dei divieti di sosta con le sole riprese televisive. Arrivano allo “Sportello dei Diritti” le prime lamentele dei cittadini, specie anziani o accompagnatori di ammalati e disabili. Dopo i trionfalistici proclami della Polizia Municipale di Lecce che annunciavano al mondo intero l’imminente utilizzo della Police Cam o Street Control che dir si voglia, come se fosse l’assoluta novità in tema di strumenti tecnologici per la rilevazione elettronica delle infrazioni, in particolare le vetture in divieto di sosta o in doppia fila, abbiamo atteso che venisse messa all’opera per verificare le prime lamentele dei cittadini anche per poter prendere atto se eventualmente un po’ di tolleranza in casi particolari venisse attuata anche in ragione della normativa sulla contestazione delle infrazioni che richiede, comunque, l’obbligo dell’immediatezza. Ma ancora una volta siamo costretti a smentirci dopo che alcuni cittadini hanno segnalato allo “Sportello dei Diritti” la scena di anziani e ammalati che venivano accompagnati dentro i laboratori di analisi dai familiari costretti a lasciare l’auto in doppia fila a causa dell’assenza di posti liberi per il parcheggio, mentre implacabile passava l’autovettura della Municipale con l’apparecchio sul cruscotto intento ad accertare ogni infrazione gli capitasse a tiro e i vigili, ovviamente, in auto. Ed allora, Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” ricorda che il maggio dello scorso hanno il Ministero aveva bocciato questo sistema di accertamento delle infrazioni, tanto che a questo punto, anche alla luce delle segnalazioni ricevute, pare si abbia avuta la conferma che non si tratti di un modo per tutelare la città da automobilisti indisciplinati, ma del solito e odioso sistema per “far cassa” a danno dei cittadini e gli agenti della Polizia Municipale quali semplici certificatori delle multe rilevate dall’apparecchio. Per giustificare la mancata contestazione immediata dei divieti di sosta, occorre che la pattuglia dei vigili urbani verifichi personalmente anche la mancanza del trasgressore e del proprietario del veicolo in prossimità del mezzo. Lo strumento in questione era nato per ovviare a tale lacuna. La pattuglia della polizia municipale viene infatti dotata di una telecamera portatile in grado di immortalare i trasgressori con un semplice passaggio in una strada trafficata. In ufficio vengono ricercati i dati dei trasgressori e le multe vengono spedite per posta evidenziando la causa di mancata contestazione contenuta nell'art. 201/1-bis, lett d) del codice della strada, ovvero la mancanza di qualunque persona a bordo del mezzo. Ma secondo il Ministero dei trasporti questa pratica, molto funzionale per portare un po’ di euro nelle casse comunali, non è rispettosa della norma. Infatti con il parere n. 2291 del 3 maggio 2012 che lo “Sportello dei Diritti” porta nuovamente all’attenzione, il Ministero ha chiarito mettendole al bando che le sole riprese televisive per accertare i divieti di sosta non bastano. Il codice stradale infatti ammette la notifica postale anche del semplice verbale per divieto di sosta, ma solo in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo. Questa condizione non è verificabile da una semplice registrazione video. In pratica solo la presenza degli agenti sul posto permette di accertare se effettivamente il veicolo sia senza conducente o senza intestatario della carta di circolazione. Da ora non bastano le sole telecamere per accertare le violazioni della sosta in modalità seriale. Da ora in poi gli operatori della polizia municipale saranno obbligati a verificare, veicolo per veicolo, l'assenza del trasgressore, anche per evitare che vengano sanzionati cittadini nei casi come quelli segnalatici.

lunedì 2 settembre 2013

Pubblicità ingannevole della Perfetti su Daygum, Vivident e Mentos

Pubblicità ingannevole della Perfetti su Daygum, Vivident e Mentos. Caratteristiche salutistiche inesistenti perché gli alimenti non sostituiscono lo spazzolino. Interviene l'Antitrust con una multa da 180.000 euro E’ ingannevole lo spot che presenta il chewing gum come un prodotto che può sostituire lo spazzolino, come è stato detto migliaia di volte nella pubblicità di Daygum Protex, Daygum XP, Vivident Xylit e Mentos Pure White. Lo ha sentenziato l'Antitrust, l'autorità italiana garante della concorrenza e del mercato, nell'ultimo Bollettino ed ora la Perfetti dovrà pagare 180.000 euro di multa. È questo in sintesi il significato della sentenza dell’Antitrust che accusa la società Perfetti Van Melle di avere ingannato per quasi due anni (dal gennaio 2011 al novembre 2012) milioni di consumatori con messaggi scorretti. La società, che ha un fatturato di 500 milioni di euro, deve pagare una multa di 180 mila euro (150.000 euro alla Perfetti Van Melle Italia e una di 30.000 euro alla Perfetti Van Melle Spa). L’importo risulta particolarmente elevato per via delle massicce campagne portate avanti in 20 mesi e e del variegato numero di prodotti coinvolti. L’Antirust per realizzare la sentenza ha preso come riferimento scientifico i pareri espressi dall’Efsa ( Agenzia per la sicurezza alimentare europea) su questo argomento. Secondo l’Efsa è vero che masticare gomme senza zucchero riduce la placca, ma l’effetto si ottiene dopo 20 minuti assumendo chewing gum tre volte al giorno dopo i pasti. Anche l’effetto benefico dello xilitolo (contenuto nelle gomme della Perfetti ) contro la placca è riconosciuto dall’Efsa, ma nessuno ha mai avvallato la tesi secondo cui il chewing gum senza zucchero con xilitolo svolge questa funzione. Anzi l’Efsa fa ha respinto la richiesta portata avanti da alcune aziende di proporre questi messaggi publicitari. In particolare l’Antitrust ha ritenuto ingannevole gli spot che presentavano il chewing gum come un prodotto idoneo a garantire l’igiene orale e dentale, utilizando azzardati accostamenti con lo spazzolino e immagini collegate all’ambito medico-odontoiatrico come lo specchietto e la poltrona del dentista. In particolare l'Antitrust osserva che la campagna promozionale delle gomme da masticare in questione, "incentrata sui benefici salutistici derivanti dal consumo dei prodotti, specificamente per l'igiene orale e dentale, attraverso l'accostamento allo spazzolino, agli strumenti medici, ai vanti relativi agli effetti antitartaro, anticarie e antiplacca, ancora agli effetti di rinforzo e protettivi dei denti risultano ingannevoli verso i consumatori", Per.Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” la decisione dell’Antitrust è importante in quanto le massicce campagne pubblicitarie di Perfetti hanno convinto milioni di persone che il chewing gum può sostituire lo spazzolino e svolge un effetto anti tartato anti carie e anti placca. Ora vi è l’obbligo dei mass media di informare i cittadini. che non è vero in quanto agli alimenti reclamizzati "non possono essere attribuite le caratteristiche salutistiche via via vantate pregiudicando una consapevole ed avveduta scelta commerciale dei consumatori

Facebook é un occhio del mondo assolutamente indiscreto che inchioda l'ex

Le foto di lei su Facebook che dimostrano la convivenza con un professionista, evitano all'ex marito di darle il mantenimento anche se é stata licenziata. I giudici ritengono utilizzabili in giudizio le foto pubblicate sul social network e dimostrano che la donna ha un tenore di vita corrispondente (se non superiore) a quello che aveva nel matrimonio É proprio vero che Facebook é un occhio del mondo, assolutamente indiscreto, sulle nostre vite e le decisioni giurisprudenziali che hanno a che fare con il social network ormai si susseguono una dopo l'altra, tanto da farlo divenire addirittura uno strumento micidiale per procurarsi delle prove. Questa volta, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come valga la pena segnalare un decreto pubblicato dalla prima sezione civile del tribunale di Santa Maria Capua Vetere in materia di separazione ma che é oltremodo interessante per come viene motivata la parte in cui ritiene utilizzabili anche in un giudizio i contenuti pubblicati sul social network Una donna, infatti, é stata letteralmente inchiodata in tribunale dall'ex marito che ha dimostrato come la stessa, dopo la separazione si sia legata ad un professionista, tanto che sul suo profilo risulta chiaro e senza alcun filtro per la privacy: «Impegnata con N.B.». Ove la N. sta per “Nino”, diminutivo di Gaetano, per l'appunto il professionista. E le immagini pubblicate sono altrettanto inequivocabili e poiché postate sul social network risultano alla mercé di tutti gli altri utenti diventano pubbliche e utilizzabili in giudizio. Quindi, anche dall’ex che non ha difficoltà a produrle in tribunale così evitando la modifica delle condizioni di separazione, nonostante il fatto che la donna sia stata nel frattempo licenziata dal posto di lavoro. La relazione con il professionista, infatti, le consente un tenore di vita corrispondente se non superiore a quello goduto in costanza di matrimonio. Nel caso di specie, il Tribunale campano ha respinto il ricorso della signora, nonostante la stessa abbia perso il posto dopo tredici anni di servizio. Intanto, non risulta provato dalla donna che da quando é stata licenziata si sia data da fare per trovare un nuovo lavoro. Ma é proprio Facebook ad inchiodare la ex moglie. Rileva il collegio che le fotografie e quindi i documenti postati sul social network possono essere acquisibili ed utilizzabili: "é noto, infatti, che il social network "Facebook", si caratterizza, tra l'altro, per il fatto che ciascuno degli iscritti, nel registrarsi, crea una propria pagina nella quale può inserire una serie di informazioni di carattere personale e professionale e può pubblicare, tra l'altro, immagini, filmati ed altri contenuti multimediali; sebbene l'accesso a questi contenuti sia limitato secondo le impostazioni della privacy scelte dal singolo utente, deve ritenersi che le informazioni e le fotografie che vengono pubblicate sul proprio profilo non siano assistite dalla segretezza, che al contrario, accompagna quelle contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica (o di chat) fornito da social network; mentre queste ultime, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della divulgazione, quelle pubblicate sul proprio profilo personale , proprio n quanto già di per se destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, sebbene rientranti nell'ambito della cerchia delle c.d. "amicizie" del social network, non possono ritenersi assistite da tale protezione, dovendo, al contrario, essere considerate alla stregua di informazioni conoscibili da terzi". Ma v'é di più motivano i giudici che "nel momento in cui si pubblicano informazioni e foto sulla pagina dedicata al proprio profilo personale, si accetta il rischio che le stesse possano essere portate a conoscenza anche di terze persone non rientranti nell'ambito delle c.d. "amicizie" accettate dall'utente, il che le rende, per il solo fatto della loro pubblicazione, conoscibili da terzi ed utilizzabile anche in sede giudiziaria".Nella fattispecie, come per milioni di persone che hanno deciso di pubblicare la loro vita su Facebook, la signora ha diffuso foto che la riguardano nella propria vita personale ed in particolare la ritraggono con il nuovo compagno in vari momenti dell’anno, anche durante le vacanze.Potere di Facebook, insomma.

Albero dello sterzo difettoso: Ford richiama 370.000 vetture

Albero dello sterzo difettoso: Ford richiama 370.000 vetture. Lo "Sportello dei Diritti" chiede se l’anomalia riguardi anche le auto vendute in Italia FORD sta richiamando 370.000 veicoli a causa di una possibile corrosione dell’albero dello sterzo che potrebbe provocare la perdita del volante. Ad oggi non sono stati segnalati incidenti o infortuni. Le vetture interessate sono Ford Crown Victoria modelli 2005-2011, Mercury Grand Marquis e Lincoln Town Cars. Circa 355.000 sono state vendute negli Stati Uniti e 15.000 in Canada. I rivenditori potranno ispezionare le auto e sostituire l'albero dello sterzo intermedio inferiore. Gli stati interessati sono: Connecticut, Delaware, Distretto di Columbia, Illinois, Indiana, Iowa, Kentucky, Maine, Maryland, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Missouri, New Hampshire, New Jersey, New York, Ohio, Pennsylvania, Rhode Island , Vermont, Virginia, Wisconsin e West Virginia. I proprietari in altri stati possono chiedere ispezioni e riparazioni. Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, vista l’urgenza del richiamo da parte della casa automobilistica per la situazione di pericolo in sui ci si potrebbero trovare gli automobilisti, in via cautelativa, invita i proprietari a contattare i loro locali concessionari Ford per controllare se le auto sono interessate da questo problema.

domenica 1 settembre 2013

Sicurezza stradale: è otto volte più pericoloso andare in bici o piedi che in macchina

Sicurezza stradale: è otto volte più pericoloso andare in bici o piedi che in macchina. Negli ultimi decenni meno incidenti in Italia e nell'Ue ma per pedoni e ciclisti la vita in strada é dura e pericolosa Strade più sicure ma non per tutte le categorie di utenti della strada. A confermarlo é l'interessante Rapporto sulla sicurezza stradale di Allianz, che Giovanni D'Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti", ritiene utile commentare e portare all'attenzione nell'attività di costante impegno a tutela di chi percorre le strade ed in particolare le categorie più esposte. Secondo i dati che emergono dalle conclusioni contenute, negli ultimi decenni la circolazione in Italia e negli Stati dell'UE è diventata più sicura: una parabola ascendente in termini di sicurezza che però non riguarda tutti gli utenti della strada. Perché nel Nostro Paese, come in Europa e nel resto del globo la maggior parte delle vittime della strada sono pedoni e ciclisti, con una percentuale superiore al 27% nel Vecchio Continente. L'uso di dispositivi di protezione per i ciclisti, in particolare il casco per chi circola in bicicletta può essere un rimedio efficace per diminuire le vittime della strada come andiamo ripetendo noi dello Sportello dei Diritti da anni. Per giungere a tali dati e conclusioni l'ultimo Rapporto sulla sicurezza stradale del Centro Tecnologico Allianz (Allianz Zentrum für Technik, AZT) ha preso in considerazione dettagliatamente la categoria degli utenti non motorizzati e non protetti. E dalle statistiche é emerso che pedoni e ciclisti costituiscono un terzo delle vittime di incidenti con conseguenze mortali. Il rischio più sottovalutato secondo lo studio sarebbe quello degli incidenti ciclistici senza il coinvolgimento di terzi, per lo più cadute. Incroci e piste ciclabili costituiscono i maggiori pericoli per i velocipedisti. L'errore più frequente di questi è l'uso improprio delle strade, come la circolazione contromano nelle vie a senso unico o sulle piste ciclabili. La gravità degli incidenti è maggiore soprattutto al di fuori dei centri abitati. Peraltro, le lesioni al capo di un ciclista in seguito a una collisione con un'auto sono dovute molto più spesso all'impatto col suolo che all'urto con il veicolo. Inoltre, quasi il 40% dei sinistri che vedono coinvolti ciclisti nell'Area Ue, si verifica in prossimità di un incrocio o nel punto di immissione di una strada. Seguono per pericolosità le piste ciclabili, solo apparentemente più sicure. Mentre si diffonde sempre più la tendenza a far utilizzare la bicicletta anche ai bambini che in alcune parti d'Europa costituisce la normalità, dal punto di vista della sicurezza, spiega il rapporto, questo mezzo di locomozione è quello meno indicato per andare a scuola. Perché? Sono le statistiche a dircelo: per i più piccoli usare la bici per recarsi nel proprio plesso scolastico è dalle cinque alle sette volte più pericoloso che andare in scuolabus o a piedi. Negli incidenti ciclistici gravi e mortali, le parti del corpo più spesso colpite sono la testa e il viso. Nei Paesi Bassi, ad esempio, si è constatato che un terzo dei ciclisti gravemente feriti ha riportato lesioni alla testa e al cervello: una percentuale che, per gli incidenti contro un veicolo a motore, aumenta sino ad arrivare al 47%. Il rischio di lesione alla testa raddoppia per i giovani dai 6 ai 16 anni e può anche decuplicare per gli anziani. Ecco perché l'uso del casco anche in bici può veramente salvare la vita o ridurre drasticamente il pericolo di gravi lesioni perché per chi non lo indossa la probabilità di riportare una lesione al cervello è doppia rispetto a coloro che lo portano. Anche il tema della sicurezza dei pedoni costituisce una dolente nota del Rapporto perché nonostante i miglioramenti degli ultimi decenni, anche i pedoni sono ancora più a rischio rispetto a coloro che circolano in auto. I pericoli principali, in tal senso, non si corrono di notte sulle strade fuori città, ma nelle vie cittadine meta dello shopping tardopomeridiano. In UE il 90% degli incidenti che vedono coinvolti pedoni e veicoli avviene nei centri abitati e le persone maggiormente a rischio sono gli ultra sessantacinquenni. E lo studio della multinazionale delle assicurazioni sfata peraltro la credenza secondo cui gli incidenti subiti da chi si sposta a piedi solo raramente sono dovuti a colpa dei pedoni: infatti, nella gran parte dei casi la responsabilità è da attribuire ai conducenti dei veicoli a motore. Sul punto il Rapporto sulla sicurezza stradale che prende in considerazione anche i comportamenti irregolari degli utenti non protetti (in particolare lo stato di ebbrezza, l'uso del telefono, il mancato rispetto delle precedenze o la guida in contromano in bicicletta), arriva alla conclusione che in proporzione pedoni e ciclisti sono responsabili degli incidenti in misura minore rispetto agli utenti motorizzati e contano un numero maggiore di vittime. Un ultimo aspetto di rilevante importanza é se rendere l'uso del casco per i ciclisti obbligatori o meno. I crash test di Allianz in tal senso sono evidenti: l'obbligo del casco è una questione che va ridiscussa. Anche se il Centro Tecnologico Allianz si dichiara propenso a un uso facoltativo del casco, tuttavia in virtù dei risultati dei test di sicurezza condotti, richiama l'attenzione sulla necessità di discutere nuovamente l'obbligo del casco valutandone l'introduzione come ultima ratio, poiché l'uso del casco costituisce indiscutibilmente un elemento di sicurezza. Dal 1990 al 2010, il numero di pedoni e ciclisti che hanno perso la vita in un incidente stradale è aumentato a livello mondiale di oltre il 60% (WHO Global Burden of Disease Project). Rispetto ai chilometri percorsi, il rischio di perdere la vita in un incidente stradale è, per un ciclista, otto volte superiore rispetto a quello di un automobilista e nove volte per un pedone.

Traffico di minori tra l'Italia e la Francia: i presunti organizzatori accusati e imprigionati a seguito di un'indagine della procura della Repubblica di Marsiglia

Traffico di minori tra l'Italia e la Francia: i presunti organizzatori accusati e imprigionati a seguito di un'indagine della procura della Repubblica di Marsiglia. Lo "Sportello dei Diritti" chiede un analoga inchiesta anche in Italia Torna l'incubo dei bambini venduti. Questa volta giunge dalla Francia la notizia di un presunto traffico di minori tra l'Italia e la Francia dopo che il procuratore della Repubblica di Marsiglia a seguito di un'indagine avviata sul territorio transalpino tra Marsiglia e la Corsica, ma che vedrebbe il coinvolgimento di soggetti che hanno agito anche nel Nostro Paese, ha richiesto un mandato di arresto contro due uomini che rischiano fino a 10 anni in prigione per aver fatto da intermediari tra alcune coppie per cifre che si aggirerebbero tra gli 8000 e i 10000 euro a bambino. Alla luce della notizia e del coinvolgimento di criminali che avrebbero agito anche sul territorio nazionale italiano, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da sempre impegnata anche nella tutela dei diritti dell'infanzia, chiede che un'inchiesta analoga sia immediatamente aperta anche in Italia per verificare da una parte l'eventuale sussistenza di effettive ramificazioni sul territorio italiano di questa presunta organizzazione dedita all'odioso traffico e se vi sia il coinvolgimento di famiglie italiane nella vicenda.

Un bicchiere di vino al giorno diminuisce il rischio di depressione

Un bicchiere di vino al giorno diminuisce il rischio di depressione. La dieta mediterranea, riduce del 30 %le malattie cardiovascolari. Lo dice uno studio spagnolo Com'è noto l'associazione “Sportello dei Diritti” ha promosso da anni una battaglia senza sosta contro l'eccessivo consumo di alcolici che, specie fra i più giovani, é una piaga diffusa e difficile da sconfiggere. Fatta questa doverosa premessa, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rileva che l'ente no profit non vuole opporsi drasticamente a tutto ciò che contiene alcol anche perché non possiamo dimenticare che, solo per fare un esempio, il vino costituisce una componente quasi essenziale di una dieta, quella mediterranea, che da tempo difendiamo come stile di vita in grado di far stare meglio la nostra salute. Ecco perché riteniamo utile portare all'attenzione una ricerca condotta su più di 5.000 persone dall'Università della Navarra sul valore di questa bevanda specie se consumata in quantità alquanto misurata.Lo studio PREDIMED (prevenzione dieta mediterranea), che ha analizzato l'effetto della dieta mediterranea sulla salute continua a fornire preziose informazioni. Gli ultimi dati sono stati pubblicati nella rivista BMC Medicine ed hanno evidenziato che il consumo moderato di alcol (2-7 bicchieri a settimana, l'equivalente di un bicchiere al giorno) riduce il rischio di depressione. L'equipe guidata dal dottor Miguel Angel Martínez-González, ha monitorato per sette anni un gruppo di 5.500 bevitori "leggeri" e il consumo moderato di alcol, tra i 55 e gli 80 anni. L'esito é stato sorprendente: "I risultati hanno mostrato un'associazione inversa tra questi livelli basso-moderati di alcol e l'insorgenza di nuovi casi di depressione". Infatti, lo studio si è concentrato sulla misurazione dell'effetto protettivo della dieta mediterranea, rafforzata con olio extravergine di oliva, nelle malattie cardiovascolari, e ha scoperto che le persone che hanno seguito questi modelli alimentari avevano un rischio inferiore del 30% di avere un attacco di cuore o ictus.