sabato 4 gennaio 2014
L'incredibile bussola interna dei cani
L'incredibile bussola interna dei cani
Dopo aver seguito i cani durante il loro cammino, un team di ricercatori dell'Università di Duisburg- Essen (nord-ovest della Germania ) e dell'Università degli Studi agricoli di Praga, è riuscito a scoprire che i nostri fedeli compagni sono guidati da campi magnetici.
Il team di studiosi tedeschi e cechi ha affermato che i cani hanno una particolare sensibilità ai campi magnetici, permettendo loro di muoversi più facilmente, dopo aver studiato il loro modo di fare i bisogni. I ricercatori hanno scoperto che i cani urinano o defecano, tendendo a fermarsi lungo un asse nord-sud, a condizione che il campo magnetico della Terra sia stabile in questo momento.
Dal piccolo yorkshire, al grande San Bernardo, la squadra ha setacciato i dati provenienti da 7000 proprietari di 70 razze diverse di cani.
I ricercatori, tuttavia, hanno scoperto che non vi è alcuna differenza significativa nella sensibilità al campo magnetico in base alla razza. Un membro del team, Sabine Begall dell'Università di Duisburg-Essen, ha detto: "Abbiamo scoperto che i cani si fermano lungo un asse nord-sud - un po' di più quando defecano e quando urinano - ma solo se il campo magnetico è stabile", ha detto. "Si è spesso riferito che i cani viaggiano centinaia di chilometri per trovare la strada di casa. E la spiegazione di questo è che essi usano come guidaa il campo magnetico della Terra”.
Per questo studio, recentemente pubblicato dal giornale inglese on-line di Zoologia Frontiers, il team di dieci ricercatori ha incaricato 37 proprietari di cani dotati di bussole per osservare il comportamento dei loro animali quando effettuano i loro bisogni.
Questa scoperta mette in evidenza la capacità dei cani che già hanno un olfatto ed un udito potente, a sentire i campi magnetici.
Nel 2008, questo team di ricercatori aveva scoperto, dopo aver studiato le immagini di Google, che il bestiame tende a pascolare percorrendo un asse nord-sud.
Per chi da anni difende anche i diritti degli animali, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una scoperta importante che dimostra le straordinarie capacità di questi nostri fedeli amici che vanno al di là di quanto potevamo osservare empiricamente.
venerdì 3 gennaio 2014
Allerta alimentare. Troppa istamina nel filetti di alici “Delicius” in olio di oliva.
Allerta alimentare. Troppa istamina nel filetti di alici “Delicius” in olio di oliva. Ritiro immediato dagli scaffali dei supermercati CRAI . I vasetti venduti in 180 di quattro regioni. Il vasetto che è stato ritirato presumibilmente è stato venduto anche in altri punti che non fanno parte della catena Crai. I consumatori sono invitati ad astenersi dal consumo ed a riconsegnare le confezioni
E’ stato posto sotto richiamo nei supermercati CRAI un lotto di filetti di alici all’olio d’oliva a marca Delicius da 90 g per l’eccessiva presenza di istamina. I consumatori sono stati avvisati con un cartello esposto nei grandi magazzini. L’allerta è datato 31 dicembre 2013 ed è stato ripreso sul sito ufficiale della Valle d’Aosta. Il prodotto in fase di ritiro anche se in realtà i 1800 pezzi sotto accusa sono stati venduti tutti in 180 supermercati della catena Crai situati in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria. Il vasetto è stato ritirato presumibilmente anche in altri punti vendita che non fanno parte della catena Crai. Si tratta della confezione di vetro di Filetti di Alici da 90 grammi con numero di lotto 073H e termine minimo di conservazione 14/09/2014. I filetti sono prodotti dalla Delicius Rizzoli, Via Micheli, 2/a, San Polo di Torrile (PR).
Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, comunica che il ritiro ha luogo in forza dei rischi per la salute dei consumatori. Raccomanda pertanto di prestare attenzione all’allerta alimentare in questione, invitando chiunque avesse acquistato i filetti di alici a non consumarli e a consegnarli alla ASL locale, o al supermercato dove è avvenuto l’acquisto. Il problema non riguarda gli altri prodotti firmati Delicius.
Morbo della rinotracheite infettiva bovina (IBR). In Svevia (Germania) abbattuti 70 bovini
Morbo della rinotracheite infettiva bovina (IBR). In Svevia (Germania) abbattuti 70 bovini
Donauwörth. Svevia. Non è di certo il ritorno all’incubo del morbo della “mucca pazza”, ma riportiamo la notizia di un epidemia di rinotracheite infettiva bovina (IBR) che ha colpito un allevamento in Germania.
Nel Nordschwabenm, infatti, un focolaio del morbo ha comportato l’ordine di abbattimento per 70 animali.
Ad evidenziarlo Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che riporta fonti delle autorità sanitarie della zona apparse sui media tedeschi, nell’ottica d’informazione ai consumatori ed anche per allertare le autorità sanitarie e doganali italiane al fine di evitare l’importazione e la messa in commercio di animali infetti.
Dopo che la malattia era stata scoperta dapprima in solo sette bovini, secondo l'ufficio del distretto di Donau-Ries a Donauwörth, i test hanno ora rivelato che anche più di 60 animali sono infetti.
I bovini saranno macellati durante la prossima settimana, ha detto un portavoce dell'autorità sanitaria.
"Il resto dello stock non è infetto." Ci sono più di 100 bovini della fattoria colpita a Balgheim.
A fine di gennaio, i restanti bovini dell'azienda e gli animali delle altre aziende dovranno essere riesaminati nella zona off-limits.
La rinotracheite infettiva bovina (IBR) è una malattia infettiva dell'apparato respiratorio causata dall'herpes virus bovino di tipo 1 (BHV1), responsabile anche di vulvovaginite, balanopostite e, più raramente, encefalite e aborto.
Il virus può causare disordini riproduttivi e malattie respiratorie nei bovini ed è pericoloso per le persone.
Cleptomane assolto. Ex bancario col vizio dei furti si era impossessato di beni che i pazienti avevano con sé in ospedali dove l'uomo si faceva ricoverare per problemi di salute
Cleptomane assolto. Ex bancario col vizio dei furti si era impossessato di beni che i pazienti avevano con sé in ospedali dove l'uomo si faceva ricoverare per problemi di salute
Certo che farà discutere la sentenza di assoluzione di un 71enne ex bancario perché affetto da una forma grave di cleptomania tale da renderlo incapace d’intendere e di volere.
Lo ha deciso la quarta sezione del tribunale di Roma, presso cui era giudicato l’anziano perché accusato di furto aggravato per essersi di ogni tipo di bene di pazienti di ospedali dove l'uomo si faceva ricoverare per problemi di salute.
È stata una perizia psichiatrica a stabilire come l'uomo fosse totalmente incapace di intendere e di volere poiché affetto da una grave forma cleptomania ossessiva e sintomatica.
A dichiararne quindi la non imputabilità la perizia psichiatrica, nella quale è stato inequivocabilmente preso atto che l’uomo "viveva nel conflitto che si creava nella sua mente, tra l'impulso a rubare e la volontà di resistervi. Tutto ciò creava uno stato di forte angoscia che richiedeva un atto liberatorio".
Singolare anche il modo in cui l'imputato si procacciava i bottini per soddisfare tale incontrollabile bramosia.
Soffrendo di cronici problemi di salute, si faceva ricoverare in diversi ospedali della capitale ove individuava le sue vittime, il più delle volte anziani. Al momento opportuno, dopo aver osservato attentamente il malcapitato paziente appena veniva spostato per esami o accertamenti oppure quando si alzava per andare in bagno, l'ex bancario si impossessava di telefoni cellulari, di computer portatili e orologi di marca. Una volta ottenuto il bottino, il cleptomane si dileguava lasciando l’ospedale.
Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rileva che più che di una notizia curiosa, si tratta di un caso emblematico che costituisce un precedente significativo che sicuramente farà discutere non solo dal punto di vista giurisprudenziale.
Influenza 2014: picco in arrivo, vaccinazione sempre più indispensabile. 455 mila gli italiani già colpiti
Influenza 2014: picco in arrivo, vaccinazione sempre più indispensabile. 455 mila gli italiani già colpiti
Quasi mezzo milione di italiani sono già stati colpiti dall'influenza sino ad oggi, per la precisione 455 mila anche se alcuni stime parlano di 50.000 in più. Anche se il picco sembra debba ancora arrivare, a breve tra la metà di gennaio e l’inizio di febbraio, si dovrebbe raggiungere il massimo dei casi.
Lo dicono i dati inviati all’Istituto Superiore di Sanità dai medici “sentinella” (Medici di Medicina Generale e Pediatri di libera scelta) e raccolti nel database on line Influnet, gestito dal Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene opportuno diffondere per metterci in guardia e per cogliere l’occasione per ricordare alcuni semplici consigli.
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha ricordato che c’è ancora tempo per la vaccinazione, che viene raccomandata soprattutto alle “persone ad alto rischio" le quali possono sviluppare complicanze in caso di contagio e per le quali rimane uno strumento indispensabile per proteggere dall’influenza, contrastare l’insorgenza di possibili complicanze ed evitare la circolazione del virus nell’ambiente familiare e nella collettività.
Tra le persone per cui è consigliato vi sono gli anziani di età superiore a 65 anni, i bambini di età inferiore a 2 anni, le donne in gravidanza, le persone con patologie cronico-recidivanti e coloro che vivono a contatto delle comunità (ospedali, caserme, scuole, case di cura, ecc.).
La protezione indotta dal vaccino è efficace dopo circa due settimane dalla vaccinazione e fornisce copertura per tutta la stagione in corso.
La capacità dell’influenza di mettere a rischio la salute viene troppo spesso sottovalutata da cittadini e operatori sanitari, basti pensare che, sempre secondo le stime dell’ISS, in Italia si verificano ogni anno in media da 5 a 8 milioni di casi.
L’influenza, è opportuno ricordarlo, oltre a causare seri problemi di salute pubblica è responsabile dell’aumento dei tassi di assenza dal lavoro e di perdita di produttività nei Paesi sviluppati.
Il rischio di trasmissione dell’infezione può essere ridotto applicando delle regole generali come evitare luoghi affollati, lavarsi regolarmente le mani con acqua e sapone, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce ed evitare di esporsi a sbalzi di temperatura.
Un toccasana indispensabile, è invece il riposo, per chi è malato: per tale ragione è opportuno rimanere a casa, evitando di intraprendere viaggi e di recarsi al lavoro o a scuola, in modo da limitare contatti potenzialmente infettanti con altre persone.
giovedì 2 gennaio 2014
Gli effetti dannosi di una notte insonne sul cervello. Lo dice uno studio svedese
Gli effetti dannosi di una notte insonne sul cervello. Uno studio svedese chiarisce le conseguenze
Uno studio condotto dai ricercatori in Neurologia presso l'Università di Uppsala ha studiato in maniera analitica i possibili effetti dannosi di una notte insonne sul cervello.
I risultati per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dovrebbero incoraggiare i nottambuli a cambiare abitudine ed andare a letto dopo party e discoteche.
Gli scienziati svedesi nella ricerca presentata martedì 31 dicembre hanno analizzato il sangue la mattina in 15 giovani uomini in buona salute: alcuni di loro erano andati a dormire per otto ore e gli altri neanche un minuto prima delle analisi.
In quest'ultimi, hanno trovato un aumento di circa il 20% della concentrazione di due molecole, l’enolase specifico del neurone e S - 100 e proteine B.
Il coordinatore dello studio, Christian Benedict Tha affermato in un comunicato che vi è correlazione tra l’aumento di queste molecole del cervello nel sangue e le notti insonni.
Ed ha aggiunto: "La mancanza di sonno promuove il processo di neurodegenerazione," mentre d'altra parte, "una notte dormendo bene potrebbe essere importante per il mantenimento della salute del cervello",
Lo studio, pubblicato sulla rivista Sleep (sonno), segue un altro, pubblicato in ottobre sulla rivista americana Science, che ha scoperto che il sonno accelera l’eliminazione delle tossine dal cervello. E tra esse è incluso il beta-amiloide che quando agisce, favorirebbe lo sviluppo del morbo di Alzheimer, secondo i ricercatori dell'Università di Rochester (USA), che ha lavorato sui topi.
Stranieri in Italia. Chi diventa italiano può cambiare il suo nome con uno tipico del Nostro Paese per integrarsi meglio
Chi diventa italiano può cambiare il suo nome con uno tipico del Nostro Paese per integrarsi meglio
Il Tar Lombardia dichiara illegittimo il diniego all’istanza del cittadino che da ex extra-Ue è diventato italiano e si fa chiamare abitualmente “Emilio”
Tutti lo chiamano Emilio da quando sta in Italia. Ed il nome di nascita Erzen non gli va più bene specie da quando ha acquisito il passaporto italiano a seguito del matrimonio con una nostra connazionale.
Quello che apparentemente sembrerebbe un diritto, il cambio del nome in uno italiano, ossia quello con cui amici e colleghi lo chiamano da sempre gli viene negato dal prefetto.
Ma il Tar Lombardia con una sentenza importante, la 2899/13 ritiene illegittimo il diniego dell’autorità amministrativa ritenendo l’esigenza di integrazione nella comunità italiana dell’ormai ex cittadino extracomunitario superiore all’interesse pubblico alla stabilità del nome.
Nel caso di specie, i giudici amministrativi hanno annullato il provvedimento dell’ufficio territoriale del Governo.
La vicenda nasce dal fatto che il cittadino d’origine albanese è costretto a varcare il confine italo-svizzero per lavoro, ma il suo nome straniero sui documenti attira l’attenzione dei doganieri che lo sottopongono spesso ad accurati controlli, creandogli situazioni di «lacerante vergogna».
Anche per tutelare il figlio di sei anni il lavoratore si rivolge al prefetto, che ora dovrà dargli ragione: siccome l’ex cittadino extracomunitario vive e lavora da anni nel nostro Paese, chiamarsi ufficialmente “Emilio” come tutti già lo conoscono lo aiuterà a integrarsi ancora di più nella collettività italiana.
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” una storia su cui la Giustizia ha posto un lieto fine, ma anche un precedente che apre la possibilità a tanti cittadini d’origine straniera perfettamente integrati che aspirano anche a cambiare il proprio nome dato alla nascita.
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