mercoledì 3 settembre 2014
Strisce blu. Nullo il verbale se il Comune non prova l’esistenza di aree di sosta gratuita nelle vicinanze di quelle a pagamento
Strisce blu. Importante ordinanza della Cassazione che sancisce la nullità del verbale se il Comune non prova l’esistenza di aree di sosta gratuita nelle vicinanze di quelle a pagamento.
Duro colpo per quelle amministrazioni comunali che pensano di far cassa facile con le "strisce blu", le famigerate aree a pagamento che hanno letteralmente invaso le aree urbane.
Con l'importante ordinanza numero 18575 pubblicata in data di ieri 3 settembre dalla Corte di Cassazione, sesta sezione civile, sarà più semplice per gli automobilisti ottenere l’annullamento della multa per non avere corrisposto il prezzo del "grattino" nelle zone di sosta a pagamento. Spetta al Comune dover provare l’esistenza di aree a libera sosta nelle vicinanze e non al "multato".
Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di una donna sanzionata per aver parcheggiato nell'area a pagamento senza esporre il tagliando.
Ribaltata la sentenza di merito che aveva rigettato il ricorso della cittadina che lamentato l’inesistenza di zone gratuite contigue a quelle a pagamento.
Per gli ermellini è onere del Comune produrre in giudizio le ordinanze che regolamentano la sosta nell’area. In particolare, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, esponendo un nuovo principio che senza dubbio farà discutere perchè renderà più semplice l’annullamento delle multe per l’omessa esposizione del ticket, i giudici di Piazza Cavour hanno espressamente affermato che «nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione del codice della strada, grava sull'autorità amministrativa opposta, a fronte di una specifica contestazione da parte dell'opponente, che lamenti la mancata riserva di una adeguata area destinata a parcheggio libero, la prova della esistenza della delibera che escluda la sussistenza di tale obbligo ai sensi dell'art.7 comma 8 C.d.S.».
martedì 2 settembre 2014
Immigrati: oltre 17.000 i minori sbarcati nel 2014 sempre più esposti al rischio di abusi e tratta
Immigrati: oltre 17.000 i minori sbarcati nel 2014 sempre più esposti al rischio di abusi e tratta. Nei primi otto mesi di quest'anno è già raddoppiato il numero di minori sbarcati sulle coste italiane rispetto all'intero 2013, da 8500 a più di 17mila.
In Italia, il numero dei minori stranieri non accompagnati è aumentato del 98,4% in due anni. Per un totale al 31 agosto di 17.700, dei quali ben 9.700 sono giunti senza i genitori. Per la maggior parte si tratta di maschi, prossimi alla maggiore età e provenienti soprattutto dai Paesi dell’Africa, dal Bangladesh e dall’Afghanistan. In queste ore al porto di Augusta, in provincia di Siracusa, gli operatori di Save the Children sono impegnati nell'assistenza in occasione dell'arrivo di una nave proveniente dalla Siria con a bordo 160 bambini molto piccoli, alcuni al di sotto dei 4 anni, su un totale di 910 persone. Per quanto riguarda il 2013, fra i bambini sbarcati 3.104 erano accompagnati, 5.232 erano giunti da soli. La Siria ha avuto il primato con 3.664 minori approdati in totale.
Secondo Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per i minori sono necessari ospitalità e trattamento dignitoso. Pertanto è necessario istituire un servizio efficiente di prima accoglienza ai piccoli migranti, per poi provvedere tempestivamente al loro trasferimento nelle comunità di accoglienza, potenziando anche la rete di affidamento familiare. Uno strumento utile in particolar modo per evitare che questi piccoli, essendo soli e vulnerabili, cadano preda della criminalità organizzata. Spesso, infatti, si allontanano dalle strutture ricettive e diventano irreperibili: circa il 23,1% di tutti quelli registrati all’arrivo nel nostro Paese. Una percentuale che sale al 25,4% per quanto riguarda le ragazze.
lunedì 1 settembre 2014
Una applicazione per smartphone per facilitare donazione di organi
Una applicazione per smartphone per facilitare donazione di organi
La donazione degli organi è un gesto di generosità che può salvare o migliorare le vite altrui. Per facilitare la donazione di organi in Svizzera è stata appena inventata un'apposita applicazione per gli smartphone che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene non solo interessante, ma anche da replicare nel nostro Paese dove la farraginosità e lentezza delle procedure potrebbe essere attenuata da questo sistema.
Quando l'utilizzatore arriva al pronto soccorso la sua tessera di donatore viene mostrata sullo schermo del telefono ed è accessibile al personale curante senza codice.
A comunicarlo in data odierna la Fondazione nazionale svizzera per il dono e il trapianto di organi Swisstransplant che sostiene che si tratta della prima volta al mondo che si sperimenta un'iniziativa del genere.
La nuova tessera di donatore è disponibile tramite l'applicazione Echo 112, che consente ai soccorritori di localizzare una persona in Svizzera e all'estero ed è già utilizzata da oltre 350'000 persone nella Confederazione.
La sua forma digitale è stata sviluppata da Jocelyn Corniche, un anestesista dell'ospedale universitario vodese (CHUV) il principale ospedale di Losanna. Essa genera due carte: una per i medicinali assunti, le allergie e le persone da contattare; l'altra per le informazioni relative al dono di organi. Per facilitare il riconoscimento dei donatori, la notifica appare sullo schermo bloccato in presenza di un dispositivo di connessione senza fili Bluetooth. Altri dati personali non vengono segnalati. Alla stampa svizzera l'inventore ha ammesso che questo sistema raggiunge solo la popolazione più giovane ed "informatizzata" e poco la terza età, ma ha comunque un vantaggio rispetto alla tessera su carta: meno del 5% dei donatori la porta su di sé.
Secondo Swisstransplant l'applicazione dovrebbe permettere di migliorare la situazione in Svizzera, dove oltre 1200 persone sono in attesa di un organo e il tasso di donazioni è fra i più bassi d'Europa.
Ricerca medica. Fumare in gravidanza danneggia la crescita dei nipoti
Ricerca medica. Fumare in gravidanza danneggia la crescita dei nipoti. Uno studio sosteine che questa abitudine influisce sull'altezza, le ossa e la massa muscolare delle generazioni future
Le conseguenze negative del tabacco sulla salute durante la gravidanza sono numerose sia per le donne che per il feto, ma ora rileva Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, un team di ricercatori dell'Università di Bristol sono andati oltre e hanno osservato che le fumatrici in questi nove mesi possono finire per condizionare anche la crescita dei nipoti.
In particolare, secondo i risultati dello studio pubblicato sull''American Journal of Human Biology', l'osservazione sui bambini che hanno avuto una nonna paterna che ha fumato durante la gravidanza avrebbero un'altezza e una massa muscolare inferiore. E se a fumare era stata la nonna materna, i nipoti avevano un eccesso di peso nell'adolescenza. Inoltre, essi hanno osservato che quando a fumare da ragazze erano state sia la nonna materna e madre i nipoti ed i figli misuravano e pesavano meno di quelli che avevano solo la madre fumatrice, ma non la nonna.
"Questi potenziali effetti intergenerazionali effetti dei fumatori durante la gravidanza potranno essere considerati in futuro in studi sugli effetti del fumo materno sulla crescita e lo sviluppo del bambino", ha affermato Marcus Pembrey, autore dello studio, ammettendo la sua utilità per l'analisi molecolare di questi legami intergenerazionali. Le conclusioni di questo studio evidenziano l'importanza di individuare più velocemente possibile se sei incinta per poter smettere quanto prima di fumare - ovviamente molto meglio se fatto prima.
Effetti secondari dei farmaci. Novartis coinvolto in un nuovo scandalo.
Effetti secondari dei farmaci. Novartis coinvolto in un nuovo scandalo. Il gigante farmaceutico non ha segnalato i gravi effetti collaterali legati a farmaci anti-cancro in 2579 casi, uno dei quali con esito mortale
Nuova grana per Novartis in Giappone: il gigante farmaceutico renano, già nel mirino per la vicenda dei test clinici manipolati, ha ammesso di non aver correttamente segnalato al ministero della sanità 2579 casi di effetti secondari gravi provocati dai suoi medicinali. Uno di essi ha avuto esito mortale. Il 31 luglio - indica oggi Novartis - l'autorità nipponica sulla sicurezza farmaceutica e alimentare ha ordinato a Novartis Pharma Japan di migliorare le sue procedure dopo aver constatato una violazione delle regole relative alla divulgazione degli effetti secondari. I trattamenti in questione, segnale Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, risalgono sino al 2002 e concernono soprattutto tre farmaci: il Glivec (1.313 casi), il Tasigna (514) e l'Afinitor (261). Novartis ha presentato venerdì alle autorità i risultati delle sue indagini interne illustrando nel contempo le misure intraprese affinché quanto successo non si ripeta. Come noto la filiale giapponese di Novartis è stata al centro di diversi problemi, che hanno portato al siluramento dei principali dirigenti.
Taiji, la caccia ai delfini è ufficialmente aperta. Primo giorno di caccia ai delfini
Taiji, la caccia ai delfini è ufficialmente aperta. Primo giorno di caccia ai delfini. La denuncia dello “ Sportello dei diritti “. Delfini catturati al largo della località nipponica, per essere destinati ai parchi acquatici.
Oggi nella prima giornata di caccia, causa maltempo niente cattura, ma la stagione dei prelievi proseguirà per sei mesi fino a marzo. Le imbarcazioni che a Taiji, in Giappone, saranno utilizzate per la cattura dei delfini da destinare ai delfinari e per la macellazione sono rimaste tutte in porto. "La stagione è iniziata oggi e durerà fino alla fine di febbraio", ha riferito un funzionario dell'associazione dei pescatori di questa città nel sud-ovest dell'arcipelago". Mentre gli ambientalisti erano già arrivati sul posto per monitorare le operazioni. L'ultima campagna di caccia aveva provocato reazioni indignate, specialmente da parte dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone, Caroline Kennedy, che aveva denunciato la "disumanità" di questa pratica in un messaggio sul suo account di Twitter. Questi pescatori del porticciolo attirano i delfini in una baia, circa 2.000 ogni anno, uccidendone una parte per vendere la loro carne. Gli altri sono venduti ai parchi acquatici. Dietro all’esibizioni di delfini ammaestrati, la maggiori attrazioni dei parchi acquatici, c'è un lato decisamente oscuro, la provenienza e delle modalità di cattura di questi animali. Le loro evoluzioni incantano moltissimi visitatori, che sono però ignari della. La cittadina di Taiji, chiammata la baia insanguinata, situata nel sud del Giappone, dà in questo senso molte e inquietanti risposte. In questa località la cattura dei delfini rappresenta una consolidata attività economica poiché un esemplare destinato ai parchi acquatici può valere centinaia di migliaia di franchi. Dopo essere stati avvistati al largo dai pescherecci, i branchi vengono fatti deviare dal loro corso attraverso il rumore prodotto e propagato in acqua da bastoni metallici. I delfini, frastornati, vengono così disorientati e forzati a entrare all'interno di questa angusta baia, dove la ristrettezza dello spazio si rivela non di rado fatale. Si procede quindi alla famigerata selezione. Da una parte, gli esemplari ritenuti idonei ai parchi acquatici. mentre quelli scartati, vengono uccisi al fine di commercializzarne le carni come genere alimentare. I delfini sopravvissuti una volta introdotti nei parchi, vivono in condizioni di intenso stress, denuncia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Forse non lo sapete ma il delfino è l'animale che sta peggio di tutti in cattività. In natura questi mammiferi possono vivere anche fino a 60 anni, in cattività muoiono dopo un paio di anni, i più irriducibili arrivano a 12-15 anni. In passato quando 20/30 anni fa in Inghilterra si costruirono delfinari in ogni posto quegli introdotti preferirono uccidersi sbattendo la testa contro le pareti delle vasche oppure ingerendo le mattonelle. È giusto andare a vedere i delfini nel loro habitat, dove possono nuotare liberi come accade per i loro simili di Cuba, Findhorn e delle isole Skye, Mull e Iona (oltre alle orche e alle balene) in Scozia, e dell'Irlanda, dove attirano migliaia di visitatori ogni anno pur essendo liberi in mare aperto. C'è un paese importante come l'India, che proprio di recente ha deciso di vietare i delfinari nel proprio territorio.
Un nuovo motivo per bere caffé. Fa bene ai denti
Un nuovo motivo per bere caffé. Fa bene ai denti. Lo dice uno studio americano, per il quale la bevanda protegge grazie ai suoi antiossidanti
Dopo che studi avrebbero evidenziato che bere caffé riduce il rischio di diabete e sarebbe utile anche per la vista, la nera bevanda, ora si è scoperto che protegge pure dalle malattie gengivali e dentali. Secondo una nuova ricerca condotta della Boston University Henry M. Goldman School of Dental Medicine, si è“scoperto che il consumo di caffè non ha avuto effetti negativi sulla salute di denti e gengive, ma può invece avere effetti protettivi contro le malattie" grazie agli antiossidanti che contiene. Secondo quanto ha dichiarato domenica Nathan Ng, autore dello studio, il consumo della bevanda, nota fin dall’antichità, è stato infatti associato a una piccola ma significativa riduzione di perdita ossea parodontale. I ricercatori sono giunti a tali conclusioni dopo aver esaminato i dati di 1'152 pazienti, raccolti durante visite odontoiatriche effettuate a partire dal 1968.
Bere caffé per protegge pure dalle malattie gengivali e dentali, forse. Ma Giovanni D'Agata , presidente dello “Sportello dei Diritti”, ricorda che è sempre meglio non esagerare con l'abuso di alcuna sostanza per gli effetti collaterali che comunque può comportare.
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