martedì 4 agosto 2015
Bambini disabili di 8 e 9 anni ammanettati a scuola
Bambini disabili di 8 e 9 anni ammanettati a scuola. E' successo in una scuola americana in due separati episodi che sono stati filmati
Incredibile ma vero. Due bimbi di 8 e 9 anni entrambi disabili a causa del disturbo dell'attenzione con iperattività, sono stati ammanettati in due separati incidenti in una scuola elementare del Kentucky perché non rispondevano ai richiami all'ordine di maestre e preside. Un video ripreso da una segretaria scolastica mostra il bimbo di 8 anni che piange con le braccia legate dietro la schiena, seduto su una sedia. Secondo la denuncia, mentre il bambino era stato allontanato dalla classe perché disturbava l'agente Sumner gli dice: "Non puoi dondolarti cosi, o fai quello che ti dico o pagherai le conseguenze". Nel corridoio il piccolo avrebbe cercato di colpire l'agente con un gomito e questo avrebbe portato all'uso delle manette. Quanto alla bambina di 9 anni, che ha sofferto una forte crisi dopo essere stata ammanettata tanto da venire trasportata in ospedale, era stata messa in isolamento per aver disturbato la classe. Apparentemente l'agente sarebbe intervenuto mentre la ragazzina cercava di divincolarsi dal preside e un insegnante. L'agente intervenuto su richiesta della scuola e che ha usato le manette per i piccoli è stato denunciato dalle mamme dei ragazzini e dall'Associazione per le libertà civili (UCLA). La difesa dell'agente ha fatto sapere che in entrambi i casi Sumner "è intervenuto su richiesta della scuola ed ha immobilizzato i ragazzini perché rischiavano di fare del male a loro stessi e ad altri".
Dalla stampa nazionale e dai giornali on line ancora una volta si assiste a degli episodi spiacevoli e dolorosi che riguardano due bimbi di 8 e 9 anni con disabilità. Ora anche le manette, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che condanna questi gesti, vengono usate come strumento per reprimere o “punire” la vivacità dei ragazzi.
lunedì 3 agosto 2015
Tatuaggi pericolosi per la salute. Si rischiano infezioni e cancro
Tatuaggi pericolosi per la salute. Si rischiano infezioni e cancro. Usav, l’Ufficio federale svizzero per la sicurezza alimentare lancia una campagna sui rischi dei tatuaggi: "anche se ormai sono molto diffusi e accettati dalla società, non sono innocui"
Da tempo lo “Sportello dei Diritti”, ha messo in guardia i cittadini sui pericoli connessi alla pratica, diffusissima tra giovani e meno giovani dei tatuaggi. Ulteriori conferme arrivano da un recentissimo studio svizzero, rilanciato dall'’USAV, l’Ufficio federale svizzero per la sicurezza alimentare, che ha stabilito come molti inchiostri per tatuaggi e colori per il trucco permanente comunemente utilizzati, anche tra quelli di ultima generazione, sono pericolosi per la salute. Sono due le diverse équipe mediche che hanno effettuato analisi di laboratorio su 60 campioni tra inchiostri per tattoo e colori per trucchi indelebili, appena l'anno passato, e che hanno sollevato dubbi per i due terzi di essi, arrivando a proibirne oltre la metà. In particolare, su 26 inchiostri, analizzati ben 22 hanno fatto sollevare obiezioni ossia ben l'85 %. A seguito di questi test l'81 % di questi inchiostri sono stati vietati.Dev'essere precisato, per non destare alcun inutile allarme che le percentuali così elevate sono state determinate dalla circostanza che i test hanno riguardato i prodotti che avevano già una dubbia reputazione o che non erano ancora stati sottoposti ad analisi. Per ciò che riguarda i diversi 34 colori per il trucco permanente per cui sono state effettuate analisi, la metà sono stati giudicati problematici e un terzo è stato vietato. In questo caso, si tratta soprattutto di prodotti per le labbra e le sopracciglia. Le indagini scientifiche effettuate unicamente per i prodotti di nuova generazione o per quelli già da tempo in commercio ma non sottoposti a test in precedenza, secondo un laboratorio di Basilea hanno dimostrato addirittura che i produttori dei coloranti in questione non si preoccupano per nulla del rispetto delle esigenze legali.
Due inchiostri esaminati, infatti, contenevano idrocarburi aromatici policiclici (noti anche con gli acronimi IPA o HAP), che sono cancerogeni. Proibiti in Svizzera, si trovano principalmente nell'inchiostro nero. Il caso limite é quello di un inchiostro giapponese che ne conteneva 100 volte di più del limite autorizzato in Europa. Ancora una volta, spiega Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ci troviamo di fronte a prove pressoché inconfutabili che troppo spesso le mode ci fanno dimenticare la necessità di stare attenti alla nostra salute prima di tutto. La pratica dei tatuaggi é una scelta individuale che comporta rischi soventemente sottovalutati. È chiaro che chi è determinato a farlo deve prestare la massima attenzione in primo luogo al centro dove dovrà essere effettuato, verificando la sussistenza di tutte le autorizzazioni, con particolare riferimento a quelle sanitarie, e che utilizzi prodotti clinicamente testati e strumentazioni assolutamente sterili.
Inchiesta choc: dati sconcertanti sulla diffusione del doping.
Inchiesta choc: dati sconcertanti sulla diffusione del doping. Secondo una tv tedesca dal 2001 al 2012 sarebbero 146 le medaglie olimpiche e mondiali "sporche". Ma anche nello sport amatoriale, è incubo. ‘Un praticante su 4 è drogato’
Pochissimi controlli e il doping è ovunque. La tv tedesca ARD, in collaborazione con il Sunday Times hanmo svelato dati sconcertanti sulla diffusione del doping dopo che è riuscita ad entrare in possesso di diversi documenti della IAAF (Federazione internazionale d'atletica). La documentazione si riferisce a 12mila test effettuati su 5mila atleti. Quello che emerge è che almeno 800 atleti, uno su sette testati, presentano valori che secondo gli esperti sono "incredibilmente anormali, facendo pensare con una discreta sicurezza che abbiano assunto doping.” Considerando unicamente le medaglie olimpiche o mondiali tra il 2001 e il 2012, sono ben 146 (delle quali almeno 55 d’oro) le medaglie sporche: vinte cioè da atleti con valori sospetti. La IAAF ha voluto prendere posizione ma lo ha fatto in modo poco convincente limitandosi ad affermare che “tali documenti sono stati ottenuti illegalmente, senza il consenso della federazione" e che "si riserva di adire a vie legali”. Ma anche lo sport amatoriale, in particolare quello del mondo delle due ruote per dilettanti non è immune, dove si vede di tutto a causa dell'assunzione di sostanze anche più pericolose di quelle assunte dai professionisti. Il doping nel ciclismo non è soltanto la revoca dei sette Tour de France a Lance Armstrong. E neppure i quasi 70 casi di positività riscontrati dall’Uci (Union Cycliste Internationale) negli ultimi anni. Il doping nel ciclismo dilaga nel mondo amatoriale. Le inchieste fra la gente comune, come quella della Procura di Torino nel 2011 la dice lunga sul vero volto del doping nel ciclismo, cioè di quello dell’impiegato di mezz’età pronto anche a rischiare la vita per andare più forte in gara alla domenica e vantarsi al bar con gli amici. Sbaglia chi crede che il doping sia una pratica riservata ai campioni, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. E’ un fatto di costume molto più diffusa di quel che si pensi. Dai dati si pensa che almeno il 15-20% dei ciclisti amatoriali faccia uso di sostanze proibite, un amatore su quattro, una stima agghiacciante ed è solo la punta dell’iceberg e nessuno sa cosa ci sia sotto. In particolare nel ciclismo amatoriale continua a circolare di tutto, specie eccitanti e ormoni tra cui la famosa eritropoietina spendendo cifre importanti per doparsi:circa 500€ per un ciclo di epo, fino a 3-4mila euro per coprire la stagione. Perché i controlli non esistono.
domenica 2 agosto 2015
Allarme sul fronte della sicurezza alimentare: liquori al Viagra
Allarme sul fronte della sicurezza alimentare: liquori al Viagra. In Cina due distillatori sotto inchiesta per aver "dato vigore" ai loro distillati con il Sildenafil
L’ultimo allarme sul fronte della sicurezza alimentare giunge dalla Cina dove è stata scoperta l'esistenza di liquori al Viagra. Due distillatori della regione sud-occidentale dello Guangxi sono finiti sotto inchiesta con il sospetto che abbiano volontariamente “corretto”, per aumentarne il vigore, i loro prodotti con lo Sildenafil. Il citrato di Sildenafil, il cui nome commerciale più diffuso è Viagra, è un farmaco sviluppato dalla compagnia farmaceutica Pfizer il cui principio attivo è utilizzato principalmente contro l’impotenza commercializzato sotto forma di pillola blu.
La sofisticazione riguarderebbe in particolare, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ,tre tipi di baijiu, un’acquavite, nota anche come liquore bianco, ottenuta dal sorgo e da altri semi. Le forze dell'ordine hanno confiscato 5’357 bottiglie di prodotti sospetti, 1’124 kg di alcol e un lotto di polvere bianca etichettato Sildenafil del valore di oltre 100'000 franchi, secondo un comunicato.
30 anni dopo, il terreno delle Alpi ancora contaminato da Chernobyl
30 anni dopo, il terreno delle Alpi ancora contaminato da Chernobyl. Un studio allarmante è stato appena pubblicato da un'associazione ambientalista che afferma: alcune zone delle Alpi sono molto radioattivi.
Secondo un nuovo studio da parte della Commissione per la ricerca e l'informazione indipendente sulla radioattività (Criirad), il terreno del Mercantour, una zona della Francia ove è situato uno dei più importanti Parchi nazionali d'Oltralpe, è contaminato dalle radiazioni, che sono una diretta conseguenza del disastro di Chernobyl.
La tragedia ucraina "esplose" il 26 aprile 1986, causando un'enorme nube radioattiva che aveva toccato e destato panico e allarme in tutta l'Europa. Le conseguenze erano stato particolarmente intense nel sud-est della Francia", ha detto l'associazione indipendente, che dice di aver già "evidenziato, tra il 1996 e il 1998, contaminazione del suolo molto forte nel Mercantour". Le misurazioni della radioattività, all'inizio di luglio nel settore del col de la Bonette-Restefond, tra le Alpi marittime e le Alpes de Haute Provence, mostrano che il livello di radiazione è due volte superiore al normale, ad un metro sotto terra.
E' infatti la presenza di cesio 137, un metallo radioattivo prodotto da centrali nucleari a destare preoccupazione. "I livelli di radiazioni a contatto con il terreno superano su aree di accumulo valori decine di volte o anche più di 100 volte superiore rispetto al livello naturale", osserva inoltre l'associazione anti-nucleare.
Oltre 10.000 becquerel per chilo (l'unità utilizzata per misurare la radioattività), impongono ai sensi delle normative vigenti la necessità del trattamento dei terreni contaminati per "non rimanere a lungo in zone contaminate, poichè questa lunga esposizione può avere gravi conseguenze: quali problemi alla tiroide e tumori", avverte Bruno Chareyron, direttore del laboratorio di Criirad.
Il Mercantour è infatti un sito turistico che accoglie ogni anno migliaia di escursionisti ed è ad un passo dalle Nostre Alpi, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che evidenzia quindi, come analoghi rischi potrebbero esserci anche in Italia ove venissero confermati analoghi livelli di contaminazione che richiederebbero uno sforzo governativo per un processo di controllo e decontaminazione.
sabato 1 agosto 2015
Incuria e degrado nella periferia a Lecce. Un incendio che poteva causare il peggio.
Incuria e degrado nella periferia a Lecce. L'inferno su viale Giovanni Paolo II (già viale dello Stadio), per l'abbandono del territorio da parte dell'amministrazione comunale. Un incendio che poteva causare il peggio.
Se ne sta parlando in queste ore, dopo che un incendio divampato ai margini di viale Giovanni Paolo II (già viale dello Stadio) a Lecce, ha causato addirittura la combustione delle palme poste al centro della carreggiata e la distruzione di parte dell'arredo urbano con conseguenze che potevano costare ben più care della perdita di alcuni beni pubblici.
Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da anni denuncia anche il degrado e l'abbandono delle periferie del capoluogo salentino si tratta dell'ennesima dimostrazione dello scempio e della trascuratezza della quale unica responsabile è la locale amministrazione cittadina che vive ormai da tempo nell'inerzia verso cui sta scivolando il secondo mandato del sindaco che ha tracciato un solco che ormai appare incolmabile tra il centro "barocco" e le zone al di là della circonvallazione.
Per tali ragioni, non possiamo che rivolgere un vero e proprio monito verso il primo cittadino e la sua amministrazione perchè se dovesse accadere una qualsiasi conseguenza negativa sulle persone a causa dell'incuria e del disinteresse che viene quotidianamente dimostrato, unici responsabili dovranno ritenersi essi stessi.
Case farmaceutiche: scandalo delle lobby sospettate di corruzione per lo smercio di medicine antitumorali
Case farmaceutiche: scandalo delle lobby sospettate di corruzione per lo smercio di medicine antitumorali. Così le multinazionali fanno i miliardi sulla pelle dei cittadini
In questi giorni sta uscendo allo scoperto uno scandalo che tocca l'Europa, in particolare la Romania. Diverse aziende farmaceutiche, tra cui il gruppo basilese Roche, sono nel mirino della magistratura per tangenti e favori in cambio della prescrizione di medicine antitumorali. Ancora una volta la lobby della casta di intoccabili che fa i miliardi sulla pelle dei cittadini, che accumula scandali uno dietro l’altro, che inventa le malattie prima di sfornare la pillolina miracolosa, sono sospettate di corruzione questa volta in Romania, dove la magistratura sta indagando sul versamento di tangenti e favori in cambio della prescrizione di medicine antitumorali. La filiale rumena di Roche ha confermato ieri all'agenzia AP l'indagine in corso, affermando di collaborare con gli inquirenti e di voler fornire tutta la documentazione richiesta. Le autorità di Bucarest si rifiutano per il momento di dire quante e quali siano le aziende implicate. Ogni volta che la magistratura indaga si solleva un polverone, conclude Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che fa pensare che questa volta è quella buona, ma poi i casi finiscono in prescrizione o patteggiamento.
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