martedì 5 luglio 2016
Conti dormienti in Svizzera: dimenticati sui conti circa 5 miliardi. Un tesoretto previdenziale in attesa dei titolari tra cui anche tanti italiani
Conti dormienti in Svizzera: dimenticati sui conti circa 5 miliardi. Un tesoretto previdenziale in attesa dei titolari tra cui anche tanti italiani
Il Controllo federale delle finanze svizzero (CDF), in un rapporto pubblicato oggi, raccomanda più trasparenza e più informazione agli assicurati che "dimenticano" su conti dormienti prestazioni previdenziali di libero passaggio per importi miliardari. Il denaro viene dimenticato nella maggior parte dei casi quando l'assicurato cambia datore di lavoro o interrompe l'attività professionale. Nel caso non vengano reclamati, o trasferiti alla cassa del nuovo datore di lavoro, gli averi finiscono su un conto bancario o una polizza assicurativa a destinazione vincolata. Il CDF afferma che almeno un terzo di tutti i conti e polizze di libero passaggio sono "privi di contatto". I titolari non sono in altri termini raggiungibili: per mancanza di interesse degli aventi diritto, ma anche per un cambiamento di domicilio o per un'informazione insufficiente al momento dell'abbandono dell'impiego. Gli averi di libero passaggio "senza contatto" consistono perlopiù in piccoli importi derivanti prevalentemente da rapporti di lavoro di breve durata. Si stima tuttavia che la somma complessiva ammonti a circa 5 miliardi di franchi, ovvero al 10% del totale. L'autorità di vigilanza intravede il rischio che nei prossimi anni, con il graduale raggiungimento dell'età di pensionamento da parte di molti titolari, il numero di averi "dimenticati" o non fatti valere possa aumentare. Chi sono i titolari e perché non li hanno mai reclamati? Sono sia cittadini della Confederazione elvetica, sia cittadini stranieri tra cui anche tanti italiani. Una notizia importante che potrebbe riguardare anche migliaia di italiani ed i loro eredi, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che potrebbero richiedere tali contributi, che possono dare diritto a una pensione integrativa o un capitale. Occorre, però, dimostrare di aver lavorato in Svizzera e di aver maturato quel diritto. Si tratta di contributi obbligatori versati a una delle tante casse professionali in base alla professione svolta dal lavoratore. Secondo la disciplina in vigore fino al 1985, era necessario comunicare all’istituto previdenziale professionale il cambio di lavoro entro sei mesi. Solo attraverso questa comunicazione si poteva trasferire presso il nuovo istituto professionale la dote contributiva già accumulata. In molti tuttavia, si sono dimenticati di effettuare tale comunicazione proprio perché, come nel caso dei lavoratori stranieri, si trattava di lavori saltuari, stagionali o discontinui. I contribuenti interessati al recupero di questi contributi possono rientrare in diverse tipologie. C’è chi, prima del 1985, lavorava presso un datore di lavoro che offriva già ai dipendenti un’assicurazione sulla base della professione svolta, sebbene all’epoca non fosse obbligatoria. Altri possono aver cessato l’attività lavorativa in Svizzera e sono poi rientrati nel paese di origine senza richiedere alcuna prestazione legata all’assicurazione relativa all'attività professionale. Altri ancora sono lavoratori che nel corso della carriera professionale hanno cambiato più aziende e hanno dimenticato di comunicare i passaggi dei contributi accumulati al nuovo datore di lavoro entro i tempi prescritti. Tempo fa, il fondo ha fornito una lista dei titolari dei contributi “dormienti”. Gli aventi diritto, che possono essere assistiti in Italia, sono solo due: il titolare che ha versato i contributi oppure il coniuge se il titolare è venuto nel frattempo a mancare. Nel caso in cui venga accertata l’esistenza del diritto, il fondo si attiva per la restituzione di quanto dovuto sulla base dei contributi versati. Gli eredi o chi presume di avanzare diritti sui conti dormienti avranno un anno di tempo per giustificare i propri interessi. Al termine di questo periodo se nessuno avrà reclamato gli averi in giacenza, i fondi finiranno nelle casse della Confederazione con buon pace per chi potrebbe avanzare in futuro pretese.
Migranti: tenta di entrare in Svizzera nascosto in una valigia ma viene scoperto ed espulso immediatamente. Il giovane profugo eritreo è stato fermato dalle Guardie di Confine a Chiasso
Migranti: tenta di entrare in Svizzera nascosto in una valigia ma viene scoperto ed espulso immediatamente. Il giovane profugo eritreo è stato fermato dalle Guardie di Confine a Chiasso
Si è nascosto in una valigia per eludere i controlli alla stazione di Chiasso dove si è concluso il bizzarro tentativo di un ragazzo eritreo di 20 anni. Ieri, era partito dalla Stazione centrale di Milano, in veste di «bagaglio a mano» con un'amico-complice che lo trasportava. Davanti ai funzionari della dogana, quest'ultimo,si è mostrato nervoso tanto da spingere gli addetti alla sicurezza a fermarlo per un ulteriore controllo. E, dopo un’ispezione quando la valigia è stata aperta, ecco spuntare il giovane "contorsionista" che si era nascosto in un trolley. Il ragazzo, è stato in seguito immediatamente espulso. Non è il primo migrante che tenta di emigrare in una valigia. Centinaia sono i giovani che provano in questo modo di superare i confini, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti": oltre le valigie, doppio fondo nelle automobili, di solito nei cruscotti o sotto i sedili. Una vera e propria pratica, che spesso uccide.
Ospedale Capilupi di Capri: di nuovo guasto l'ascensore. Malati portati a braccia, è emergenza continua. Si faccia chiarezza
Ospedale Capilupi di Capri: di nuovo guasto l'ascensore. Malati portati a braccia, è emergenza continua. Si faccia chiarezza
"Ascensore guasto" recita un cartello affisso all'esterno dell'impianto. Non è una novità visto che l'impianto, che consente di spostarsi tra i vari piani del presidio sanitario caprese, innumerevoli volte si è fermato anche in passato. Su tutte le furie i parenti degli ammalati che sono trasportati a braccio, da un piano all'altro, per raggiungere gli ambulatori di analisi, radiologia e specialistici non essendoci altre alternative. Quando sarà ripristinato naturalmente non è dato saperlo. I guasti all'ascensore si verificano di continuo nonostante gli interventi in emergenza per riparazioni che sembrano inutili. Appare inquietante, però, il fatto che l'impianto, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti" a distanza di solo qualche ora dalla riparazione si sia nuovamente fermato per un nuovo guasto la cui frequenza “non è fisiologica”. In questo senso anche se l’Asl deve ancora rinnovare il contratto di manutenzione scaduto da mesi, per fare chiarezza, deve chiedere delucidazioni alla ditta incaricata degli interventi attraverso la presentazione di un’apposita relazione tecnica. L’intento è anche quello di appurare se i "guasti" siano imputabili ad azioni di vandalismo o di sabotaggio per le quali risulterebbe necessario il ricorso all’intervento delle autorità di polizia.
lunedì 4 luglio 2016
Bambini scomparsi. Trovato scheletro nel bosco in Turingia nella Germania centrale. "Forse è della piccola Peggy".
Bambini scomparsi. Trovato scheletro nel bosco in Turingia nella Germania centrale. "Forse è della piccola Peggy". La bambina, 9 anni, è scomparsa nel maggio del 2001 tornando a casa da scuola.
A quindici anni dalla tragedia, potrebbero essere stati ritrovati sabato i resti della piccola Peggy, scomparsa a 9 anni. Un cercatore di funghi si è imbattuto nel bosco vicino tra la Turingia Rodacherbrunn e la Baviera in uno scheletro, di piccole dimensioni. Apparterrebbe a un bambino e risalirebbe a molti anni fa. Si tratta "con molta probabilità" del corpo della piccola Peggy, che era scomparsa nel maggio 2001 tornando a casa da scuola, proprio nelle immediate vicinanze del bosco. Ora toccherà agli esperti stabilire una loro datazione, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Per il momento soltanto in base a un generico e superficiale esame esterno si è infatti ipotizzato che si possa trattare dei resti di un bambino. Ma è ancora tutto da verificare. Nel 2002 gli investigatori avevano arrestato come sospetto un uomo affetto da ritardo mentale. Nel 2004 è stato condannato come assassino di Peggy, ma assolto in un nuovo processo.
Test trovano 'possibile cancerogeno' nel "Kinder" della Ferrero. Foodwatch lancia allerta alimentare sui Kinder cioccolato contaminati e ne richiede il ritiro immediato dal consumo
Test trovano 'possibile cancerogeno' nel "Kinder" della Ferrero. Foodwatch lancia allerta alimentare sui Kinder cioccolato contaminati e ne richiede il ritiro immediato dal consumo
L’impegno per la tutela della salute da parte dello "Sportello dei Diritti" si è mosso sempre cercando di evitare qualsiasi tipo di censura nei confronti delle notizie che riguardano la salvaguardia dei cittadini. Questa volta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, riporta una notizia che proviene dalla Germania, dove un’associazione dei consumatori avrebbe commissionato test di laboratorio che avrebbero dimostrato la potenziale cancerogenicità, per gli esseri umani di un possibile agente cancerogeno contenuto dai Kinder Cioccolato o Barretta Kinder. Secondo Foodwatch, l’organizzazione non governativa europea che si occupa della protezione dei diritti dei consumatori, la sostanza chimica è costituita da idrocarburi di oli minerali aromatici (moah), un sottoprodotto del processo di raffinazione del petrolio, che troppo spesso trova la sua strada in prodotti in vendita nei supermercati. Dopo aver praticato una serie di test tossicologici, analizzando 20 prodotti che vanno dalle patatine fritte alle barrette di cioccolato, Foodwatch ha scoperto che tre contenevano quello che considera i livelli "pericolosi" di MOAHs. Kinder Cioccolato o Barrette Kinder, Ferrero Torrone Minis, e Sun classico con riso soffiato sono risultati tutti positivi con MOAHs. Johannes Heeg, un attivista di Foodwatch ha dichiarato: "Non ci sono livelli accettabili di oli minerali negli alimenti per il consumo," citando l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l'Istituto Nazionale di valutazione del rischio (BfR). L'EFSA ritiene che MOAHs è un "probabile cancerogeno e mutageno". "Si consiglia di non acquistare questi prodotti, perché i livelli sono semplicemente inaccettabili per il consumo." Il cioccolato, alimento grasso per sua natura, presenta un forte potere estrattivo nei confronti di certe sostanze e il problema assume una certa rilevanza visto che i dolci possono restare mesi sugli scaffali dei punti vendita allungando così i tempi di contatto tra alimento e imballaggio. Per questo motivo, ogni contaminazione del cioccolato con olio minerali ed idrocarburi aromatici che provengono dai materiali di confezionamento si deve considerare indesiderata e andrebbe evitata. I campioni ottenuti che hanno i giudizi peggiori presentano un contenuto di idrocarburi aromatici che può arrivare a 7 milligrammi per chilogrammo di cioccolato, portando così il rischio di cancerogenicità, infatti i tre prodotti Kinder, sono risultati quelli maggiormente inquinati di olio minerali saturi. Secondo gli esperti “Gli oli minerali si trovano nel cartone pressato, utilizzato per le confezioni. Inevitabile che da lì finiscano nel cioccolato“, e consideravano già il rischio di avvelenamento derivante dall’assunzione di cioccolato agli idrocarburi. Tuttavia, l'Associazione federale dell'industria Tedesca Dolciaria (BDSI) ha replicato che non vi è alcun motivo di panico o per richiamare i prodotti. Per fugare ogni benché minimo dubbio, Giovanni D’AGATA si augura che anche in Europa come in Italia l’EFSA e l’Istituto Superiore della Sanità effettuino immediatamente indagini in merito per evitare di generare il panico tra i consumatori.
domenica 3 luglio 2016
Caldo in città. Emergenza blatte e zanzare nei centri urbani. Il caso Lecce centro e Rione San Massimilano Kolbe
Caldo in città. Emergenza blatte e zanzare nei centri urbani. Il caso Lecce centro e Rione San Massimilano Kolbe. Ma chi fa le disinfestazioni?
Numerose segnalazioni rilanciano quella che é una vera e propria emergenza che si rinnova ogni estate con i primi veri "caldi": blatte e zanzare sembrano invadere letteralmente i centri urbani con strade e condomini presi d'assalto da questi insetti ed in particolare dai primi, con i conseguenti rischi per la salute e l'igiene pubblica. Questa volta la maggior parte delle denunce dei giorni scorsi di cittadini viene dalla zone "Mazzini", "Ariosto" e S.Massimiliano Kolbe di Lecce, dove le annunciate disinfestazioni pare abbiano portato l'effetto contrario al desiderato. Nei giorni scorsi, infatti, al di là degli scarafaggi apparsi negli androni dei palazzi, ma anche negli appartamenti di alcuni condomini centralissimi, praticamente in pieno centro, erano le strade ed i marciapiedi che sembravano, come d'incanto, muoversi al passaggio dei pedoni, tanto era il numero di questi fastidiosi blattodei. Senz'altro il caldo la colpa della proliferazione, ma altrettanta responsabilità va ricercata nella palese inefficacia delle disinfestazioni che si manifesta sempre nei periodi di punta dell'afflusso turistico con gli inevitabili danni d'immagine per le città a maggiore attrazione turistica ed in particolare, il capoluogo leccese, ma che pone anche importanti interrogativi sulle questioni igieniche e di salute pubblica che riguardano un'intera comunità esposta comunque ai rischi connessi alla forzata convivenza con blatte e zanzare. In tale ottica, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non ci resta che inviare l'ennesimo richiamo agli amministratori comunali, a partire dai sindaci e dagli assessori all'ambiente, affinché agiscano non solo in via preventiva predisponendo adeguati piani di disinfestazione che alla luce dei risultati appaiono costantemente inefficaci, ma anche sul corretto svolgimento delle suddetta attività da parte delle partecipate e/o delle società appaltatrici.
La nuova frontiera del miele: allevamenti in città di Api su balconi e terrazze. Un fenomeno in crescita esponenziale
La nuova frontiera del miele: allevamenti in città di Api su balconi e terrazze. Un fenomeno in crescita esponenziale. Dopo la coltivazione degli orti urbani sui balconi dei palazzi impazza la moda dell’apicoltura.
"Miele di balcone" in città è un fenomeno sempre più diffuso in Italia. Nonostante la melissofobia, la paura delle api, diffusa tra chi abita in città, vari apicoltori tengono alveari su balconi o terrazze in città anche se i numeri sono piccoli rispetto, ad esempio, a quelli in Europa di Berlino, dove l'apicoltura urbana è una realtà consolidata tanto che il miele di città si trova normalmente al supermercato. Una moda quella dell’apicoltura che si i già diffusa a Parigi, Londra, Toronto, San Francisco e New York City. Oltre oceano negli Stati Uniti, e più precisamente a New York, quello che sembrava esser un fenomeno folle e temporaneo si è consolidato. Dal 2010 si è registrato un vero e proprio boom di allevatori di api, particolare che ha permesso la nascita di un nuovo business, quello del “miele di balcone”. Altro esempio a Melbourne, capitale del Victoria in Australia, dove sono già 500 gli alveari installati sui tetti di bar, ristoranti, alberghi e giardini, grazie a una squadra di volontari del Melbourne Beekeepers Club che si dedica al loro mantenimento con il contributo della comunità. Un fenomeno destinato a crescere esponenzialmente anche in Italia, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” soprattutto per la qualità del miele prodotto che, contrariamente a quanto si può pensare, è spesso eccezionale. Le piante della città, infatti, non sono coltivate per produrre alimenti e, nella maggior parte dei casi, non subiscono trattamenti intensivi a base di pesticidi e fitosanitari, anche per le stesse pubbliche amministrazioni che lasciando alcune aiuole incolte, oltre a risparmiare sulla cura del verde, offrono a tutti gli imenotteri un prelibato banchetto di vegetazione spontanea. La moda dell’apicoltura, dunque, oltre a dare una casa sicura alle api, ha anche altri vantaggi, come la produzione di mieli diversi, a km zero.
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