giovedì 4 agosto 2016
AIFA dispone il divieto immediato di utilizzo specialita' medicinale antimicotico "ITRACONAZOLO"
AIFA dispone il divieto immediato di utilizzo specialita' medicinale antimicotico "ITRACONAZOLO"
L’Agenzia Italiana del Farmaco con provvedimento del 4 agosto 2016, ha disposto l’immediato divieto di utilizzo su tutto il territorio nazionale, di tutti i lotti della specialità medicinale ITRACONAZOLO EG*8CPS 100MG - AIC 037080037 della ditta Eg Spa. Il provvedimento si è reso necessario, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, a seguito del sopralluogo da parte di ispettori Aifa presso l'officina di produzione Cosmo, con particolare riferimento alla riscontrata deviazione n. 26 riguardante carenze documentali. La ditta EG dovrà assicurare l'immediata comunicazione del divieto di utilizzo a tutti i destinatari del lotto in questione nel più breve tempo possibile e comunque entro 48 ore dalla ricezione del provvedimento ministeriale. L'itraconazolo (nome commerciale: Sporanox, Triasporin) è un farmaco antimicotico che agisce contro un ampio spettro di funghi e miceti che possono causare infezioni sia superficiali che sistemiche. Per le micosi superficiali è indicato contro candidiasi vulvovaginali, onicomicosi, candidosi orali e dermatofitosi. Il suo impiego per via sistemica mira contro le aspergillosi, le criptococcosi, le istoplasmosi, le sporotricosi, le blastomicosi e altre infezioni correlate. Effetti collaterali: a parte il sopracitato meccanismo di competizione sulla sintesi degli steroli di membrana con le cellule umane, si è dimostrato un effetto cardiodepressivo dell'itraconazolo. In particolare, si manifesta una riduzione della frazione d'eiezione sinistra, che non presenta sintomi particolari, quando il farmaco viene somministrato per via intravenosa. Ci sono stati diversi casi clinici di scompenso cardiaco ed edema che hanno portato all'insufficienza cardiaca.
Allenatore italiano citato in un Tribunale keniota per un caso di doping
Allenatore italiano citato in un Tribunale keniota per un caso di doping
In un tribunale del Kenia, più specificatamente nella capitale Nairobi, sarebbe stato citato in giudizio un allenatore d'atletica italiano, nel caso di doping che coinvolgerebbe diversi atleti keniani. Claudio Berardelli, l'ex allenatore del maratoneta Rita Jeptoo, sarebbe sospettato di aver fornito gli atleti interessati la famigerata EPO. Berardelli sarebbe stato rilasciato sotto condizionale. Il tecnico italiano avrebbe richiesto il suo Passaporto alla giustizia keniana affinché si potesse recare a Rio de Janeiro per aiutare gli atleti keniani durante la loro partecipazione ai Giochi. Berardelli assisterebbe attualmente Asbel Kiprop, il campione olimpico del 2008 nei 1.500m, e il maratoneta Jemima Sumgong. Berardelli ha lavorato per anni per una società sportiva, il cui fondatore, Federico Rosa, è già stato precedentemente rinviato a giudizio da parte dei tribunali del Kenya. Berardelli e Rosa sarebbero accusati di aver fornito doping a Rita Jeptoo nel 2014. Il trentacinquenne Jeptoo, vincitore per ben tre volte della maratona di Boston, è stato sospeso per due anni nel 2015 dopo una test antidoping positivo. Una nuova accusa, quindi, getta ombre sullo sport a ridosso degli imminenti Giochi di Rio, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il quale si augura che i controlli possano dirimere ogni ombra di dubbio sull'atletica e sullo sport in genere.
mercoledì 3 agosto 2016
"Rischio soffocamento", FILA S.p.A. richiama Giotto bebè confezione 3 barattolini e accessori. Coop invita a non utilizzarlo e a riportarlo nei punti vendita
"Rischio soffocamento", FILA S.p.A. richiama Giotto bebè confezione 3 barattolini e accessori. Coop invita a non utilizzarlo e a riportarlo nei punti vendita: "La coda della spugnetta a forma di balena contenuta nella confezione potrebbe staccarsi ed essere ingerita."
Occhio ai giocattoli. In via precauzionale e al fine di garantire la vostra sicurezza, FILA S.p.A. oggi ha annunciato il ritiro dal mercato della confezione GIOTTO BEBE' 3 barattolini da 100 ml colori a dita + accessori (codice EAN 8000825460708). Il giocattolo in questione, sarebbe formato da una spugnetta la cui coda a forma di balena contenuta nella confezione potrebbe staccarsi se sottoposta a trazione, causando piccole parti che potrebbero provocare un rischio d'ingestione, fino al soffocamento. Per fortuna non sono stati segnalati incidenti, ma prima che possa verificarsi qualcosa di drammatico, l'azienda FILA S.p.A. è intervenuta per recuperare le confezioni GIOTTO BEBE' immesse sul mercato. Anche Coop ha annunciato la decisione sul suo sito, invitando “a non utilizzare il prodotto e a riportarlo al punto vendita per il cambio o il rimborso, mettendo in guardia sui pericoli che si corrono facendo giocare i bambini con questo giocattolo. La catena dei supermercati, è intervenuta eliminando subito dalla vendita il "pericoloso" oggetto, ma ciò non basta perché attualmente è stato venduto altrove, e dunque ci sono dei bimbi che da un momento all'altro potrebbero correre dei rischi se ingoiassero qualche piccola parte di cui è costituito il giochino. Ecco perché FILA S.p.A. ha lanciato un appello a tutti i genitori, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, affinché si rechino al negozio più vicino per restituire il giocattolo, ottenendo la sostituzione a partire dal mese di settembre. L'obiettivo è quello di non far circolare più questo giocattolo potenzialmente pericoloso per i bimbi: si spera che gli avvisi fatti circolare online vengano letti da tutti i genitori che hanno acquistato GIOTTO BEBE' 3 barattolini da 100 ml colori a dita + accessori (codice EAN 8000825460708)., e che trovino il tempo per restituirli.
martedì 2 agosto 2016
iPhone gli esplode in tasca: ciclista riporta gravi ustioni alla gamba. Ennesimo incidente questa volta dopo una piccola caduta da fermo che trasforma iPhone in una bomba
iPhone gli esplode in tasca: ciclista riporta gravi ustioni alla gamba. Ennesimo incidente questa volta dopo una piccola caduta da fermo che trasforma iPhone in una bomba
Ennesimo incidente con un iPhone. Si è trattata di una brutta disavventura capitata a un ciclista australiano. È successo domenica nelle vicinanze di Sydney. Gareth Clear 36 anni era fermo sulla sua mountain bike durante una escursione: ripartendo il piede manca il pedale provocando così una piccola caduta sul posto. Subito rialzatosi e rimesso in sella Gareth avverte pochi istanti dopo un dolore lancinante provenire dal retro della coscia destra. Voltatosi nota una coltre di fumo provenire dalla tasca dove è riposto iPhone ma toccare lo smartphone è impossibile a causa della temperatura elevata. Per rimuovere il terminale che rapidamente ha bruciato i vestiti e la pelle, Gareth ricorre a un pugno deciso.Gareth racconta di aver poi atteso per 20 minuti circa perché iPhone si raffreddasse, per poterlo recuperare e di aver camminato per mezzora per rientrare a Manly, meno di 20 km di distanza da Sydney. La gravità delle scottature riportate hanno richiesto il trasferimento di Gareth presso l’unità ustioni del Royal North Shore. Qui è stato effettuato un innesto di pelle per una degenza di circa una settimana.Non è la prima volta che un iPhone esplode: anche se si tratta di incidenti sporadici Gareth consiglia agli sportivi di allenarsi evitando di portare con sé il terminale. Apple si è già messa in contatto con Gareth e sta indagando sull’incidente. Per il momento non emergono ulteriori dettagli che possano spiegare le cause dell’incidente: la stragrande maggioranza dei casi di smartphone che bruciano o esplodono emersi fino a oggi sono legati all’impiego di alimentatori non ufficiali.Si tratta del primo caso rilevato in Australia che interessa l’ultima generazione di smartphone Apple. Quanto accaduto è solo l'ultimo di una serie di casi in cui il protagonista è lo smartphone di Cupertino. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta dell'ennesimo caso segnalato e rimbalzato alle cronache circa i rischi connessi all'uso di telefonini e smartphone che sono diventati oggetti insostituibili nella vita di ognuno di noi. Proprio per questo, è necessario che le case produttrici adottino maggiori accorgimenti, anche in termini d'informazione ai consumatori per evitare che si ripetano casi analoghi anche se le aziende produttrici, consigliano ai clienti di non coprire mai uno smartphone a causa del rischio di surriscaldamento.
Migranti: da gennaio 4.027 morti, 3120 nel solo Mediterraneo
Migranti: da gennaio 4.027 morti, 3120 nel solo Mediterraneo
Da fonte di vita e culla di civiltà il Mediterraneo si sta trasformando, sempre più in teatro di morte. Dal mese di gennaio, infatti, più di 3.020 migranti sono deceduti nelle acque del Mare Nostrum, oltre il doppio che al culmine del 2011, anno della primavera araba, come rilevato ieri l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Fin dall'inizio dell'anno, l'OIM ha registrato la morte di 4.027 immigrati irregolari nel mondo, con tre quarti - 3.120 - nel Mediterraneo. Il numero, ha aggiunto, rappresenta un aumento del 26% rispetto ai primi sette mesi del 2015. In particolare, quest'anno le morti nel Mediterraneo hanno raggiunto quota 3'120 dopo il ritrovamento di oltre cento cadaveri sulla spiaggia libica di Sabratha domenica 31 luglio. Il sindaco della città libica riferì che le vittime provenivano da Paesi africani sub-sahariani e dalla Tunisia.. La maggior parte dei migranti che sono morti alle porte dell'Europa - di annegamento, soffocamento, fame o freddo - sono nati in Africa e Medio Oriente, secondo le statistiche pubblicate dall'OIM. Da qualche anno a questa parte l'aumento del numero di morti è dipeso principalmente dalla progressione dei morti nel Mediterraneo", ha detto l'OIM. Tra i popoli che maggiormente sono giunti in Italia quest'anno si registrano i siriani, il cui paese è stato devastato da una guerra civile per più di cinque anni e mezzo, e gli eritrei, che fuggono dal loro paese per scappare dalla brutale repressione del potere, servizio militare e dai lavori forzati, non retribuiti e di durata illimitata. Statistiche impietose che non si possono più tollerare, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che ribadisce la convinzione della necessità di un intervento internazionale più deciso. L'Europa e l'ONU non possono più tacere ed aspettare che questi tragici numeri, dietro cui si celano le vite e le speranze di persone in carne ed ossa, non s'incrementino più.
lunedì 1 agosto 2016
Febbre del Nilo occidentale. Primo caso di contagio in Italia a Bologna
Febbre del Nilo occidentale. Primo caso di contagio in Italia a Bologna
Nell'interesse della cittadinanza e in ausilio delle autorità preposte, lo “Sportello dei Diritti” non si ferma nell’attività informativa circa la diffusione di patologie o di possibili epidemie in relazione del monitoraggio effettuato a seguito dell'osservazione dei dati ufficiali che provengono dalle istituzioni sanitarie anche di carattere internazionale. Purtroppo, anche quest'estate siamo costretti a segnalare che i primi casi umani del temibile virus della febbre della West Nile nell'UE sono stati segnalati, durante la scorsa settimana, in due paesi, Italia e Romania. Il primo caso umano in Italia è stato confermato in Emilia Romagna, a Bologna. Mentre in Romania sono due i casi confermati nel quartiere di Dojl e città di Braila. Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, ricorda che la segnalazione degli eventuali primi sintomi presso i pronto soccorsi può aiutare a prevenire le gravi conseguenze che il contagio può provocare specie nei soggetti più deboli ed esposti.In particolare, il virus in questione appare con febbre moderata dopo pochi giorni di incubazione, che dura da tre a sei giorni, accompagnata da malessere generalizzato, anoressia, nausea, mal di testa, dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari), tosse, eruzioni cutanee, diarrea, linfadenopatia e difficoltà a respirare. In meno del 15% dei casi, negli anziani e nei soggetti più deboli, possono aggiungersi gravi complicazioni neurologiche quali meningite o encefalite. I sintomi più comunemente riportati da pazienti ospedalizzati con la forma più severa dell'infezione erano: febbre elevata, forte mal di testa, debolezza e paralisi flaccida, sintomi gastrointestinali, modificazione dello stato mentale con disorientamento, tremori, convulsioni e coma. Più rari casi di eruzione maculopapulare o morbilliforme sul tronco, collo, braccia o gambe; atassia, segni extrapiramidali come anormalità dei nervi cranici, mielite, neurite ottica, poliraciculite, attacchi epilettiformi.Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere anche mortale in individui anziani e immunodepressi. É peraltro importante sottolineare che l'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ogni settimana pubblica un rapporto informativo sulla febbre del Nilo occidentale che comprende mappe della attuale distribuzione geografica dei casi autoctoni umani nell'UE e nei paesi limitrofi, tra cui un confronto con i dati precedenti, un aggiornamento della situazione e una tabella del numero di casi di paese e zona. Esso è pubblicato sul sito dell’istituzione europea ogni venerdì pomeriggio. L'obiettivo del progetto è quello di informare le autorità competenti responsabili per la sicurezza della salute delle aree nelle quali risulta possibile il contagio del virus del Nilo occidentale agli esseri umani al fine di sostenere la loro attuazione della normativa sulla sicurezza della salute. Secondo la normativa europea sulla sicurezza della salute, gli Stati membri devono avviare misure di controllo per assicurare la sicurezza in caso di casi di febbre del Nilo occidentale. Una sfida importante per l'attuazione del presente regolamento è la raccolta tempestiva di informazioni accurate sulle zone colpite.
Pezzi di plastica in 23 marche di yogurt popolari. Inghilterra, il fornitore ritira i prodotti in vendita nei supermercati
Pezzi di plastica in 23 marche di yogurt popolari. Inghilterra, il fornitore ritira i prodotti in vendita nei supermercati
In seguito alla segnalazione di un consumatore che avrebbe trovato pezzi di plastica in uno yogurt, il produttore ha deciso di ritirare, a titolo precauzionale e al fine di garantire la sicurezza, le confezioni di 23 marche di yogurt popolari nel timore che potessero contenere pezzi di plastica e rappresentare particolare 'rischio per la salute'. Le catene dei grandi supermercati come Waitrose, Tesco, Asda, Co-op e Sainsbury stanno procedendo al ritiro dei prodotti dagli scaffali da tutte le filiali dei supermercati. Il produttore Yeo Valley, con sede a Bristol, Regno Unito, ha confermato che la plastica è stato trovata in uno dei contenitori delle conserve di frutta che viene aggiunta agli yogurt e fornita da un produttore esterno. Il suo consumo può portare a lesioni. La società Yeo Valley è meglio conosciuta per i suoi yogurt biologici Yeo Valley. La britannica Food Standards Agency (FSA), l'agenzia inglese per la sicurezza alimentare, ha pubblicato sul proprio sito una mappa aggiornata in tempo reale, che fornisce notizie sull'allerta alimentare. Pertanto, spiega Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utile informare anche i nostri numerosi connazionali che si trovano all'estero, nel Regno Unito, e che non potrebbero essere messi a conoscenza in virtù della circostanza che l'allerta è indicata in lingua inglese. Naturalmente chiunque fosse capitato nell'acquisto di questi prodotti con la presenza di frammenti di plastica dovrebbero fare attenzione riportando il prodotto dove è stato acquistato per un rimborso o il cambio dello stesso.
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