venerdì 3 febbraio 2017
Italiani all’estero: sono 4.975.299. Aumentati di 164mila in un solo anno per effetto della crisi
Italiani all’estero: sono 4.975.299. Aumentati di 164mila in un solo anno per effetto della crisi
Sono ormai anni che lo “Sportello dei Diritti” dimostra, cifre alla mano anche attraverso indagini demoscopiche spesso non pubblicate sui più importanti network, le conseguenze di una crisi economica che attanaglia il Paese e che troppo spesso si cerca di nascondere. Questa volta, a Giovanni D’Agata, presidente dell’associazione, pare opportuno segnalare un recente sondaggio condotto da AISE che riguarda la voglia di scappare fuori dal Belpaese (forse oggi un eufemismo) di una fetta troppo significativa di nostri connazionali. A documentarlo infatti, il decreto interministeriale (Viminale – Farnesina) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio che ogni anno “certifica”, al 31 dicembre dell’anno precedente, il numero degli italiani residenti all’estero, così come previsto dalla Legge Tremaglia sul voto all’estero. Il numero dei connazionali nel mondo continua a salire: in totale sono 4.975.299, la maggior parte risiede in Europa (2.686.431); segue l’America meridionale (1.559.591); quindi l’America settentrionale e centrale (451.186) e infine la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide (278.091). L’anno scorso gli italiani residenti all’estero erano 4.811.163: dunque c’è stato un aumento di 164.136 persone. Proseguendo nel confronto con i dati del decreto 2016, in Europa gli italiani all’estero sono aumentati di 96.394 unità (2.590.037 nel 2015); 46.896 in più in America Latina (erano 1.512.695), 13.476 in più in America del Nord (erano 437.710), e 7.370 in più in Africa, Asia, Oceania e Antartide (erano 270.721).
Consumare cannabis aggrava il rischio di ammalarsi di schizofrenia. Gli scienziati confermano legame "Cannabis e schizofrenia"
Consumare cannabis aggrava il rischio di ammalarsi di schizofrenia. Gli scienziati confermano legame "Cannabis e schizofrenia"
Consumare cannabis aumenta il rischio di ammalarsi di schizofrenia. A sostenerlo è un ampio studio internazionale che ha visto la partecipazione di ricercatori dell’Ospedale universitario vodese (CHUV) di Losanna che ne ha confermato il nesso causale. La nuova ricerca basata su dati epidemiologici raccolti nell’arco di oltre quarant’anni, ora giudicata solida, si basa su una metodologia chiamata ‘randomizzazione mendeliana’ che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene necessario far conoscere anche nel nostro Paese per aumentare i livelli di consapevolezza tra la platea dei consumatori di "maria" e derivati. Consiste nell’osservare persone con differenti versioni di un gene per studiare la relazione tra un fattore di rischio, in questo caso il consumo di cannabis e l’apparizione di una malattia, la schizofrenia, utilizzando marcatori genetici fortemente associati con il fattore di rischio. Il vantaggio è che i marcatori utilizzati, ha spiegato il primo autore dello studio Julien Vaucher, sono distribuiti a caso nella popolazione e non sono influenzati da fattori esterni quali l’ambiente familiare o la situazione socioeconomica.I ricercatori si sono basati sui dati di una pubblicazione del 2016 che ha messo in evidenza dieci marcatori genetici legati al consumo di canapa in una popolazione di 32'000 individui. Gli stessi sono poi stati cercati in una banca dati separata, relativa a 34'000 pazienti e 45'000 persone non malate di schizofrenia. La combinazione delle informazioni provenienti dalle due fonti ha permesso di determinare che il consumo di cannabis è associato ad un aumento del 37% del rischio di schizofrenia, cifra comparabile a quelle ottenute in studi osservazionali realizzati in passato. Emerge inoltre che il nesso non è influenzato da altri fattori, quali il consumo di tabacco. Per contro, la ricerca non ha potuto valutare il rischio in funzione della quantità consumata, del tipo di canapa, del modo di somministrazione o dell’età del consumatore. Altri studi saranno necessari. Permetteranno, così, di identificare gli individui a rischio e formulare dei messaggi di prevenzione mirati. Intanto, non mancano le contestazioni: Jean-Felix Savary, del Gruppo romando di studio delle dipendenze, ritiene “logico che chi ha un problema psichico di questo tipo possa pensare di sentirsi meglio fumando marijuana, quindi non si può dire che c’è una correlazione tra schizofrenia e consumo di questo stupefacente”.
giovedì 2 febbraio 2017
Persone audiolese. I sordi "contro" gli allarmi per chiedere un sistema non solo sonoro ma pure con sms e app
Persone audiolese. I sordi "contro" gli allarmi per chiedere un sistema non solo sonoro ma pure con sms e app
Lo sciame sismico che coinvolge il Centro Italia, da mesi ha portato all’attenzione della cittadinanza e delle istituzioni il problema degli allarmi e delle segnalazioni tempestive che in molti casi possono salvare la vita di molte persone che altrimenti verrebbero condannate dai ritardi nelle comunicazioni. Tra i soggetti più esposti vi sono senz’altro i non udenti per i quali i sistemi tradizionali di avvertimento sonori non portano alcun beneficio se si trovano isolati o semplicemente da soli. La tecnologia, le moderne telecomunicazioni e l’informatica possono rappresentare le soluzioni, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che rilancia la proposta di un sistema d’allarme per eventi significativi e catastrofi non solo sonoro, ma che contempli pure avvisi tramite sms o applicazioni su smartphone.
mercoledì 1 febbraio 2017
Lombardia, emergenza smog misure anche a Como
Lombardia, emergenza smog misure anche a Como. Le PM toccano i 213 microgrammi per metro cubo d'aria, bloccati gli Euro 3
L'inquinamento atmosferico colpisce la Lombardia. Dopo l'emergenza smog a Milano anche a Como sono stati registrati oggi 213 microgrammi di PM 10 per metro cubo d'aria, un valore di oltre quattro volte superiore alla soglia d'allarme fissata a 50. Nella regione è stato superato solo a Bergamo. Per questo, da domani giovedì scattano le prime contromisure: non potranno circolare i veicoli diesel di categoria Euro 3, fra le 9.00 e le 17.00 per il trasporto di persone e fra le 7.30 e le 9.30 per quello di merci. Banditi anche Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, oltre ai motori a benzina Euro 0. L'auto dovrà essere spenta in sosta, le porte dei negozi non potranno restare aperte e la temperatura dei riscaldamenti limitata a 19°. Altri due giorni oltre i 70 microgrammi e si avrà un inasprimento, mentre per un ritiro ne serviranno due sotto i 50. La conseguenza della crescita dello smog nelle nostre città è un aumento progressivo dei costi sociali specie nell’ambito sanitario a causa dell’accrescimento delle malattie croniche e delle morti premature, a cui si aggiunge come ha sottolineato Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” il costo di migliaia di ricoveri ospedalieri che indebolisce il nostro sistema sanitario. Il problema è che ancora la coscienza sociale appare, purtroppo, troppo assopita e la spinta delle istituzioni da quelle periferiche sino a quelle centrali per un decisivo abbattimento di tutti i tipi di emissioni nocive è troppo poco incisiva.
Pedoni a rischio. Lecce: la città delle strisce pedonali invisibili.
Pedoni a rischio. Lecce: la città delle strisce pedonali invisibili. Si pensa all’inaugurazione delle grandi opere e non alle piccole che garantiscono la sicurezza di tutti i giorni
Un vero e proprio reportage fotografico quello inoltratoci da un cittadino che proprio nei giorni scorsi ha rischiato di essere investito sui “residui” di strisce pedonali che, pressoché invisibili sulla gran parte delle vie urbane anche su quelle maggiormente percorse dai pedoni, sono diventate a loro volta un pericolo per la sicurezza stradale dell’intera città di Lecce. È assurdo - ed è questo il pensiero a cui si associa anche Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” – che in un momento in cui l’amministrazione gioisce per la fine dei cantieri di “grandi opere”, tra tutti il Teatro Apollo e le mura urbiche, con festeggiamenti in pompa magna, si trascuri ancora e permanentemente il “quotidiano” ed in particolar modo la sicurezza della circolazione stradale che sarebbe semplicemente garantita con lavori di manutenzione regolari che assicurino, almeno nel caso di specie, la visibilità degli attraversamenti pedonali.
Pezzi di metallo nel tabacco da mastico della Altria Group.
Pezzi di metallo nel tabacco da mastico della Altria Group.
Amanti del tabacco da masticare attenzione. La Altria Group, azienda controllata della Philip Morris Companies Inc, leader nella produzione e vendita di tabacchi in Europa e nel mondo, in particolare dello Skoal e Copenhagen, sta procedendo al richiamo dello Cope, Copenhagen, Husky Brands e Skoal come misura precauzionale con il sostegno della US Food and Drug Administration (FDA) a livello nazionale, evitando così il sequestro dal mercato statunitense. Lo ha riferito Martedì 1 febbraio il portavoce dell'azienda Steve Callahan in una e-mail indirizzata alla Reuters. Il richiamo si riferisce esclusivamente a tutti i prodotti sopra indicati venduti in barattoli di alluminio al di fuori del Copenhagen Fine Cut e Copenhagen Long Cut. L'azienda, invita i consumatori a non utilizzare il prodotto interessato dal ritiro poichè il tabacco da mastico può contenere pezzi di metallo e il consumo può portare a lesioni. L'allerta in questione, sottolinea Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti" risulta pubblicata sul sito istituzionale del governo americano, che si occupa di allerte sulla sicurezza. La nostra associazione, quindi, dato anche il risalto che ha avuto questa notizia nel mondo, ritiene utile informare anche i nostri connazionali che non potrebbero essere messi a conoscenza in virtù della circostanza che l'allerta è indicata in lingua inglese. Il fatto è grave e merita un approfondimento. È chiaro che nell'episodio si può ravvisare un vero e proprio pericolo per la salute pubblica perchè non è certo il numero degli episodi o dei soggetti coinvolti. Per questo occorre che le autorità indaghino per evitare che altri consumatori, magari più disattenti, possano procurarsi seri danni fisici anche perchè questo tipo di tabacco è venduto tramite lo shop online.
"Rischio soffocamento", Scania richiama l’orsetto di peluche per motivi di sicurezza
"Rischio soffocamento", Scania richiama l’orsetto di peluche per motivi di sicurezza
Occhio all'orsetto di peluche. In via precauzionale e al fine di garantire la vostra sicurezza, Scania ha emesso un richiamo, per ragioni di sicurezza, di un orsetto di peluche con giacchetta blu e cerniera. Secondo dei controlli interni, infatti, la cerniera potrebbe staccarsi e potrebbe rappresentare un rischio di soffocamento. Nonostante Scania non abbia al momento registrato alcun incidente, invita i clienti in possesso dell’orsetto a interrompere immediatamente l’utilizzo del giocattolo e a recarsi presso una delle concessionarie Scania per ottenere il rimborso totale del prodotto. Il giocattolo è stato venduto presso i negozi delle concessionarie Scania, nei negozi Scania, nel corso di eventi e fiere o tramite lo shop online. In totale nel mondo sono stati venduti 7.531 orsetti, 112 dei quali in Italia.. Ecco perché Scania, ha lanciato un appello a tutti i genitori, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, affinché non facciano giocare i bambini con il giocattolo interessato dal richiamo. L'obiettivo è quello di non far circolare più questi orsetti potenzialmente pericolosi per i bimbi e neonati: si spera che gli avvisi fatti circolare online vengano letti da tutti i genitori.
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