giovedì 2 novembre 2017

Frutta e ortaggi di stagione. I carciofi, non solo toccasana per il fegato ma fanno bene anche al cuore

Frutta e ortaggi di stagione. I carciofi, non solo toccasana per il fegato ma fanno bene anche al cuore Anche questo mese lo “Sportello dei Diritti”, continua il percorso informativo sulle proprietà di frutta e ortaggi del periodo. Novembre è appena arrivato e con lui giungono sui banchi dei fruttivendoli e dei supermercati, per poi finire sulle nostre tavole, alcuni ortaggi di stagione davvero importanti per il nostro organismo. Tra i più consumati, ci sono i carciofi, che sono un toccasana per il nostro fegato, dal momento che hanno una notoria funzione di eliminazione delle tossine e, al contempo, favoriscono la nostra naturale e corretta diuresi. Nei dialetti del nord Italia solitamente viene chiamato "articiocco" o "articioc", termine mutuato dal francese artichaut. Nelle Marche e in Abruzzo viene chiamato "scarcioful", in Campania "carcioffola", in Calabria "caccioffulu" o "cancioffulu" e in Sicilia "cacocciula", ma è sempre lo stesso fiore che costituisce un’importante sorgente di potassio e ferro: inoltre contiene un particolare principio attivo, chiamato cinarina, che oltre a favorire la diuresi, facilita anche la secrezione biliare. Per tale ragione, sono molto indicati per chi soffre di diabete. Pochi sanno, tra l’altro, che rappresentano anche uno degli alimenti più ricchi di fibre presenti in natura, e per tale ragione aiutano la nostra regolarità intestinale. Ma le proprietà benefiche dei carciofi non finiscono certo qui: questo ortaggio, infatti, essendo ipocolesterolemizzante ha effetti positivi anche sull'intero sistema cardiocircolatorio. Un piccolo consiglio per l'acquisto da Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”: premete con pollice e indice una foglia esterna del carciofo e schiacciate con forza. Se oppone resistenza e non si appiattisce significa che è fresco e pronto al consumo. Altrimenti, desistete.

Maxi richiamo estintori negli USA. Richiamati circa 40 milioni di apparecchi mobili Kidde

Maxi richiamo estintori negli USA. L’agenzia federale per la sicurezza dei prodotti dei consumatori sta lanciando un richiamo di 37,8 milioni di estintori Kidde. Lo “Sportello dei Diritti”: sono venduti in tutto il mondo anche online ed è opportuno anche in Italia verificare se quello acquistato della stessa azienda sia oggetto di richiamo Il governo federale statunitense sta lanciando un massiccio richiamo di estintori. Ad essere interessati dalla procedura in questione sarebbero quasi 40 milioni di estintori Kidde una delle più importanti aziende di settore. La Commissione per la sicurezza dei prodotti dei consumatori sostiene che 37,8 milioni di estintori potrebbero non funzionare durante le emergenze. A riferirlo il corrispondente della CBS News Kris Van Cleave che ha specificato che il richiamo riguarderebbe ben 37,8 milioni di esemplari. Gli estintori richiamati risalgono anche a decenni e alcuni modelli sono stati oggetto di ritiro già in precedenza per altri problemi. Ann Marie Buerkle che dirige l'agenzia che ha ordinato il richiamo ha affermato che "È un prodotto che molte persone hanno nelle loro case, nei loro uffici". L'agenzia sostiene che gli estintori con maniglie e il pulsante o gli indicatori di plastica si possono bloccare, causando un arresto dello scarico. Gli ugelli possono anche schioccare con forza sufficiente da diventare pericolosi proiettili. Ci sono stati quasi 400 segnalazioni di disfunzioni di questi estintori che avrebbero causato 16 feriti e un morto. "È meglio non avere estintori piuttosto che uno difettoso", ha dichiarato l'ex capo dei vigili del fuoco della California, James McMullen che ha affermato che l'enorme quota di mercato di Kidde rende preoccupante il richiamo. Nel 2014, Brendan Rosko è morto in un incidente stradale in Pennsylvania dopo che un estintore utilizzato dai primi soccorritori è stato oggetto di malfunzionamento. La sua famiglia avrebbe ricevuto un risarcimento da Kidde. In risposta al richiamo, l’azienda ha affermato in una dichiarazione che "la sicurezza dei clienti è la nostra prima priorità" e che sta lavorando con le autorità "per garantire che gli estintori interessati siano sostituiti il più rapidamente possibile". La Buerkle ha inoltre detto: "Prendi un nuovo estintore gratuito in casa tua e hai la certezza che funzionerà". Kidde sostituirà gratuitamente gli estintori difettosi con quelli nuovi realizzati con parti in metallo. L'elenco dei modelli richiamati è disponibile sul sito web della società https://inmarmarketaction.com/kidde/, nonché su quello della Commissione per la sicurezza dei prodotti di consumo, cpsc.gov. Anche se la notizia del richiamo riguarda gli USA, Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, rileva che i prodotti in questione sono venduti in tutto il mondo ed anche online. E che pertanto, è opportuno per gli eventuali acquirenti in Italia, verificare se vi sia corrispondenza tra il modello acquistato e quelli oggetto di richiamo al fine di poter procedere alla richiesta di sostituzione ed evitare qualsiasi rischio per la sicurezza propria e altrui.

Mancata diagnosi e colpa medica. Hanno diritto al risarcimento da perdita di chance entrambi i genitori a causa dell'errore diagnostico

Mancata diagnosi e colpa medica. Hanno diritto al risarcimento da perdita di chance entrambi i genitori a causa dell'errore diagnostico consistente nel mancato avviso della malformazione del feto al momento dell'ecografia. Per la Cassazione la legge consente l’aborto terapeutico indipendentemente dalla natura e gravità delle malformazioni purché le patologie del nascituro possano mettere in pericolo la salute psichica della donna. Con un'importante sentenza resa in data 31 ottobre, la 25849/17, la terza sezione civile della Cassazione ha riconosciuto il diritto del danno da perdita di chance ai genitori causato dall'errore diagnostico consistente nel mancato avviso della malformazione del nascituro poi nato senza gli arti superiori. Diritto che per la Suprema Corte va ritenuto sussistente anche se la malformazioni dopo la nascita possono essere giudicate non gravi in quanto non avrebbero inciso sull'espletamento di attività fisica e psichica. Ricordano gli ermellini che la legge sull'aborto, la numero 194/78, consente l’aborto terapeutico quando le anomalie del nascituro mettono in pericolo la salute della mamma, anche sul piano psichico, ma non richiede anche che esse siano gravi o che si tratti di patologie che affliggono le capacità intellettive. Nella fattispecie, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso depositato da entrambi i genitori del piccolo nato senza braccia avverso la decisione della Corte d’appello di Brescia che nel ribaltare la sentenza di primo grado del Tribunale dello stesso capoluogo lombardo, aveva escluso il risarcimento di un’ulteriore somma a titolo di perdita di chance (nella specie 250 mila euro per la madre e 200mila per il padre) sul rilievo che le malformazioni del bambino sono soltanto scheletriche e manca la prova che la signora avrebbe deciso per l’interruzione di gravidanza se fosse stata informata dopo l’ecografia. Per i giudici di Piazza Cavour, sbaglia la Corte di merito nell’escludere la sussistenza dei «requisiti imprescindibili» indicati dalla richiamata legge 194/78. Al contraio, la normativa non richiede la gravità delle malformazioni per potersi avvalere del ragionamento presuntivo ai fini della prova che la donna avrebbe abortito. E quindi non basta a escluderlo il fatto che il minore, poi dichiarato invalido al 100 per cento, sia risultato affetto da una patologia agli arti superiori che non incide sull’espletamento di attività fisica e soprattutto psichica. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una significativa decisione in una delicata materia, quale quella delle mancate o deficitarie diagnosi in sede prenatale che può costituire un importante precedente cui i giudici di merito si dovranno attenere per garantire adeguato ristoro a tutte quelle famiglie che subiscono le inevitabili e gravi conseguenze di condotte mediche palesemente inadeguate.

mercoledì 1 novembre 2017

Occhio alle auto elettriche. I dati reali sull'autonomia sarebbero inferiori del 42% rispetto a quelli indicati dalle case costruttrici. A stabilirlo un'inchiesta del Touring Club Svizzero.

Occhio alle auto elettriche. I dati reali sull'autonomia sarebbero inferiori del 42% rispetto a quelli indicati dalle case costruttrici. A stabilirlo un'inchiesta del Touring Club Svizzero. Un nuovo mini scandalo alla "Dieselgate"? Per lo "Sportello dei Diritti" autorità nazionali ed europee dovrebbero approfondire, mentre le case automobilistiche, chiarire Non è tutt'oro quello che luccica. Questo vecchio detto ormai fa parte della vita di tutti i consumatori che non dovrebbero mai basarsi acriticamente sulle caratteristiche o sui dati indicati da produttori e venditori, specie quando si tratta di veicoli a motore, così come i recenti scandali come il "Dieselgate" ci hanno insegnato. In tale ottica, lo “Sportello dei Diritti”, ritiene utile segnalare gli esiti dei test comparativi fra tre moderne auto elettriche svolto dalla Consulenza mobilità del Touring Club Svizzero (Tcs), per incarico di Euroconsumers e Patti chiari. Se da un lato vi è un esito positivo dell’indagine che ha dimostrato che con gli attuali veicoli elettrici è possibile percorrere una distanza accettabile, dall'altra le case costruttrici, almeno quelle dei veicoli presi in esame dovrebbero essere a dir poco bacchettate, perchè il dato dell'autonomia e dei consumi sono ben peggiori dei valori indicati. In particolare, nel mirino del Tcs sono finite Renault, Nissan e Opel in quanto i test hanno riguardato una Renault Zoe, una Nissan Leaf e una Opel Ampera-e. Le batterie in dotazione di questi veicoli elettrici hanno una capacità che oscilla dai 30 kWh ai 60 kWh e consentono, secondo i dati delle case madri, di percorrere fino a 520 km. E' noto che come per i motori a scoppio, l’autonomia viene stabilita sul banco di prova, ossia in condizioni di laboratorio. Ma l'obiettivo del test del Tcs è stato quello di determinare le effettive autonomie e i valori di consumo in condizioni reali. Le automobili sono state predisposte uniformemente come se si partisse per le vacanze, cioè, oltre al conducente è stato caricato il peso di un passeggero (75 kg), di due bambini (30 kg ciascuno) e dei bagagli (20 kg). Inoltre, il climatizzatore e il riscaldamento sono stati regolati sui 22°C, con una temperatura esterna media di 10°C. Le auto hanno viaggiato fino a quando è apparsa l’indicazione "potenza motrice ridotta" che indica un basso livello di carica della batteria. Successivamente, le batterie sono state ricaricate tutte allo stesso modo nel centro di esame tecnico accreditato del Tcs a Emmen, le misurazioni del consumo di energia e dell‘autonomia dei veicoli elettrici. I tragitti per le prove di consumo sono stati effettuati con le vetture in colonna e prevedevano ogni volta tre giri in città, su strade di campagna e in autostrada. Il conducente e la posizione del veicolo nella colonna sono stati cambiati ad ogni nuovo giro, per equilibrare gli effetti del modo di guidare e della resistenza al rotolamento. Complessivamente, le auto hanno percorso una distanza di 124 km. Alla fine, le batterie sono state ricaricate con strumenti di misurazione calibrati nel centro del Tcs di Emmen. Le auto elettriche esaminate nelle condizioni di questo test offrono solo circa il 58% dell’autonomia annunciata dai costruttori per una ricarica di batteria. Concretamente, per Nissan Leaf ciò equivale a una percorrenza di 144 km, per Renault Zoe di 232 km e per Opel Ampera-e di 304 km. Con i veicoli elettrici odierni si possono percorrere delle distanze maggiori e in condizioni più impegnative. Tuttavia, questo ha il suo prezzo. I costi dei veicoli, sottoposti al test, oscillano fra 38.595 (pari a 33.133,31 euro) e 41.900 franchi (pari a 35.970,61 euro), ovviamente più cari rispetto alle auto della loro classe, ma questo maggior costo è compensato, nella vita del veicolo, dai minori esborsi per manutenzione e spese d’esercizio. Inoltre, molte auto elettriche sono ancora inadatte per lunghi tragitti oppure richiedono una pianificazione preliminare del viaggio. Questo svantaggio è in costante diminuzione per l’implementazione di una rete di ricarica sempre più accessibile e capillare. Al di là di queste riflessioni e dell'indubbia utilità delle auto elettriche per la riduzione globale delle emissioni, i dati che sono emersi a seguito dei test e che manifestano delle notevoli incongruenze rispetto a quelli ufficiali, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, meritano un approfondimento da parte delle autorità nazionali ed europee che si occupano di concorrenza e tutela dei mercati su tutti i modelli di autovetture elettriche attualmente in commercio, oltrechè un tempestivo chiarimento da parte delle case automobilistiche, per dipanare ogni benché minimo dubbio circa il solo rischio di un nuovo mini scandalo alla "Dieselgate".

Massima allerta per l’ultima truffa online. Dietro falsi messaggi email dell’Agenzia delle Entrate si nasconde un pericoloso virus informatico in grado di carpire dati personali, come le credenziali di accesso a servizi bancari e password di caselle di posta elettronica. L’allarme lanciato da Commissariato di PS On Line della Polizia Postale. Lo “Sportello dei Diritti”: cestinate immediatamente le mail in questione

Massima allerta per l’ultima truffa online. Dietro falsi messaggi email dell’Agenzia delle Entrate si nasconde un pericoloso virus informatico in grado di carpire dati personali, come le credenziali di accesso a servizi bancari e password di caselle di posta elettronica. L’allarme lanciato da Commissariato di PS On Line della Polizia Postale. Lo “Sportello dei Diritti”: cestinate immediatamente le mail in questione Gli hacker e i truffatori telematici non scherzano più. E proprio in data odierna lo “Sportello dei Diritti”, che fra le sue molteplici attività informa e tutela gli utenti della rete da truffe e reati informatici, invita a prestare la massima attenzione a false email che simulano comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate e che in realtà nascondono dietro ad un finto modello F24 allegato un pericoloso virus informatico variante evolutiva del noto malware Zeus/Panda. Una volta aperto involontariamente l’allegato, il virus s’installa nel sistema della vittima e può carpire preziosi dati personali, come le credenziali di accesso a servizi bancari e le password di caselle di posta elettronica, anche certificata. Da un punto di vista tecnico, il malware agirebbe consentendo ai malfattori di assumere “a distanza”, ed all’insaputa della vittima, il controllo della macchina infettata, dalla quale i dati vengono carpiti e successivamente trasmessi, e che viene a sua volta utilizzata per infettare altri dispositivi. Secondo quanto riportato da un post sulla pagina Facebook della Polizia Postale “Commissariato di PS On Line – Italia” che ha lanciato l’allerta poche ore fa, “le attività di analisi informatica condotte dalla polizia sono state rese possibili attraverso una sofisticata tecnica di “reindirizzamento” del traffico malevolo, generato dai computer infetti e diretto verso i centri di controllo predisposti dagli autori del reato. Ciò è stato reso possibile grazie alla creazione di un’infrastruttura di rete, appositamente creata in tempi rapidissimi con la collaborazione della società italiana di sicurezza informatica TS Way”. Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una delle frodi informatiche meglio organizzate degli ultimi tempi e che quindi richiede la massima attenzione da parte di tutti gli utenti di internet o che comunque sono connessi attraverso dispositivi che consentono l’accesso alla rete. L’invito è quindi quello di cestinare immediatamente questo tipo di messaggi ricevuti sulla posta elettronica e quindi di non aprire in alcun modo gli allegati contenuti. Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgervi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.

Le caramelle peggiori per la nostra salute? Quelle alla liquirizia.

Le caramelle peggiori per la nostra salute? Quelle alla liquirizia. Nel periodo di Halloween, bambini e genitori eccedono a divorarne. Ma attenzione, un tipo tra le tante sarebbe molto peggio rispetto alle altre per la nostra salute. Se c'è un periodo nel quale i genitori fanno eccezioni e permettono ai loro figli di mangiare caramelle a gogo è durante le vacanze di Halloween che dalla tradizione anglosassone sono entrate prepotentemente anche nelle nostre abitudini. Anche se poi il desiderio di mangiare dolciumi vari contagia bimbi e adulti. Ma attenzione. Tra le caramelle che è bene mangiare con moderazione ve n’è un tipo in particolare che farebbe male alla nostra salute. Infatti, secondo la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia americana che si occupa della tutela della salute dei cittadini, le caramelle di liquirizia sarebbero particolarmente dannose perché il dolcificante contenuto, chiamato glicirrizico o acido Glicoside (detto anche glicirrizina o acido glicirizzinico) può abbassare i livelli di potassio nel nostro corpo, tanto che può causare problemi quali anomalie del ritmo cardiaco, pressione sanguigna alta e anche insufficienza cardiaca. Alcuni consumatori di caramelle di liquirizia hanno subito una sensazione di letargia e dolori muscolari. Secondo l’FDA, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è importante che gli adulti di oltre 40 anni - o chiunque altro che ha una storia cardiaca o di ipertensione arteriosa - non mangi più di 56 grammi di caramelle di liquirizia al giorno, o tre piccole.

Come smettere di fumare? Pagare il fumatore per indurlo ad abbandonare il vizio. Lo dice uno studio americano

Come smettere di fumare? Pagare il fumatore per indurlo ad abbandonare il vizio. Lo dice uno studio americano. Anziani, donne e neri quelli che hanno migliori chances Sono molti i metodi sperimentati per far smettere di fumare, ma uno sarebbe efficace, specie negli ambienti economicamente e socialmente sfavoriti, dove il tabagismo resta nettamente più elevato che nel resto della popolazione: offrire dei soldi. Secondo una ricerca condotta negli USA, infatti, il denaro può rivelarsi un buon incentivo per far abbandonare il vizio. La ricerca ha riguardato 352 partecipanti suddivisi in due gruppi. Alla prima metà è stata distribuita una documentazione su come smettere di fumare, mentre alla seconda sono stati messi a disposizione un sostegno psicologico, sostituti della nicotina e una ricompensa monetaria. Quest’ultima ammontava a 250 dollari dopo i primi sei mesi senza fumo, con un supplemento di 500 dollari per i sei mesi successivi. Secondo i risultati, il 10% di coloro che hanno potuto ottenere un incentivo ha smesso di fumare dopo metà anno, il 12% dopo un anno. Percentuali che precipitano rispettivamente all’1 e al 2% per l’altro gruppo. Per i ricercatori, quindi, il premio in denaro avrebbe rappresentato “probabilmente una motivazione importante”, concludono. L’effetto non è però quantificabile, visto che i partecipanti hanno pure avuto a disposizione personale medico e trattamenti sostitutivi. Il problema, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è dove reperire i fondi, anche se non è un azzardo ritenere che il denaro pubblico speso a titolo d’incentivo potrebbe essere inferiore a quanto lo Stato spende a lungo termine per gli effetti negativi complessivi sulla salute determinati dal tabagismo.