venerdì 2 novembre 2018
Xylella: prima scoperta in Olanda. E' emergenza europea. E' arrivata in Belgio, Spagna, Francia, Germania ed ora anche in Olanda.
Xylella: prima scoperta in Olanda. E' emergenza europea. E' arrivata in Belgio, Spagna, Francia, Germania ed ora anche in Olanda.
La Xylella si sta diffondendo in tutta Europa, in particolare in Francia, Spagna e Germania e non è più certo un problema solo italiano e tanto meno della Puglia. Ora il batterio è stato per la prima volta individuato in territorio olandese, dove è stato accertato un focolaio in un giardino di un edificio a a Noordwijkerhout, un comune situato nella provincia dell'Olanda Meridionale. Lo rendono noto fonti ufficiali dell'Autorità olandese per la sicurezza alimentare (NVWA), citata da diversi media transalpini. Il portavoce ha riferito che la pianta, una Coffea, che presentava sintomi come l'ingiallimento deciduo e perdita di foglie, è stata immediatamente distrutta in conformità con i regolamenti dell'UE. Non sono previste misure aggiuntive da parte della NVWA. Il batterio e' stato individuato grazie ai controlli rinforzati messi in atto da qualche settimana, su una pianta di Coffea. Inoltre non è stata imposta una zona cuscinetto. Il clima olandese è considerato tradizionalmente troppo freddo per ospitare i batteri, che è probabilmente il motivo per cui non è stato trovato fino ad ora. La Xylella non è solo un problema pugliese e nemmeno nazionale, ma un problema, a tutti gli effetti, europeo, perché è arrivata in Corsica e Costa Azzurra, in Germania,nelle isole Baleari in Spagna, un'altra nella zona di Alicante, un'altra in Andalusia, in Belgio ed ora in Olanda. La presenza del batterio killer xylella fastidiosa anche nei Paesi Bassi, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dimostra quello che abbiamo sempre detto: l’emergenza xylella e’ di carattere sovranazionale e la risposta si deve generare da pareri unitari. E' inoltre una dimostrazione che tutti dobbiamo sentirci impegnati a combattere questa particolarissima problematica, nessuno escluso, dell’emergenza fitosanitaria che sta minacciando gli ulivi salentini.
Buoni fruttiferi postali: per Poste Italiane arriva un’altra batosta dal Tribunale di Lecce.
Buoni fruttiferi postali: per Poste Italiane arriva un’altra batosta dal Tribunale di Lecce. Condannata a pagare l’intero importo previsto all’emissione: più di 60mila euro oltre interessi e spese in favore di un utente. Altro decreto ingiuntivo emesso da un giudice togato su ricorso di un cittadino che si è rivolto allo “Sportello dei Diritti”
Altro importante risultato dello “Sportello dei Diritti”, sull’annosa questione dei Buoni Fruttiferi Postali di vecchia emissione. È stato pubblicato lo scorso 30 ottobre dal Tribunale di Lecce, nella persona del magistrato togato dottor Sergio Memmo, un decreto ingiuntivo a carico di Poste Italiane per l’esorbitante importo di più di 60mila euro, oltre interessi e spese, a seguito del deposito del ricorso di due utenti possessori di buoni fruttiferi postali in vecchie lire non ancora riscossi appartenenti ad un prossimo congiunto deceduto da tempo. Alla scadenza prevista, figlio e madre novantenne si recavano presso lo sportello di Poste Italiane per chiedere il pagamento dell’importo che doveva essere liquidato alla scadenza che sarebbe dovuto essere pari ad un controvalore in euro di 61.277,84. Il direttore dell’ufficio, come accade ormai abitualmente, opponeva la disponibilità a liquidare solo la metà dell'importo, in ragione del famigerato decreto ministeriale 148 del 1986, noto come Gava-Goria, secondo cui con effetto retroattivo e in spregio a quanto indicato nei Buoni Fruttiferi, venivano dimezzati rendimenti anche per quelli emessi dal 1974 in poi. Come tanti altri cittadini, quindi, i due beneficiari non demordevano e si rivolgevano allo “Sportello dei Diritti”, che da anni continua ad affrontare una battaglia di giustizia e legalità per la tutela dei risparmiatori che hanno optato per l’acquisto di Buoni Fruttiferi Postali contro l’ingiusta e illegittima volontà manifestata da Poste Italiane di pagare importi solo pari alla metà di quelli previsti alla sottoscrizione. Il giudice del tribunale di Lecce ha ritenuto fondate le motivazioni addotte dai risparmiatori assistiti dall’avvocato Donato Maruccia e ha, di fatto, condannato Poste Italiane a pagare l’intero importo di euro 61.277,84, oltre ad interessi, onorari e spese di procedura a fronte del modesto investimento in lire, versate all’atto della sottoscrizione. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un altro precedente molto significativo non solo per il notevole importo dell’investimento, sicuramente tra i più elevati a livello nazionale sinora mai riconosciuti dall’autorità giudiziaria, ma anche perché rende giustizia a coloro che si sono sacrificati una vita per risparmiare somme anche molto ingenti e non si sono visti rimborsare quanto promesso allo scadere con gli interessi effettivamente maturati. Al contempo, continueremo ad invitare tutti coloro che sono in possesso di Buoni Fruttiferi Postali scaduti, a non perdere tempo perché, come abbiamo ripetuto più volte: «vi è il concreto rischio di perdere per sempre gli investimenti di una vita se non si agisce entro il giusto termine perché la prescrizione del diritto è dietro l’angolo e né Poste Italiane né Cassa Depositi e Prestiti avviseranno voi o i vostri, nonni, genitori e vecchi zii che quel foglietto di carta conservato in un cassetto indicante una cifra in vecchie lire può rappresentare un tesoretto che perderete per sempre».
giovedì 1 novembre 2018
Francia, scontro tra due aerei nell'aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle
Francia, scontro tra due aerei nell'aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle. La collisione è avvenuta tra un aereo della compagnia americana Delta Air Lines e un A330-200 Air France. Aperta un'inchiesta
Tragedia sfiorata all'aeroporto Roissy-Charles de Gaulle, vicino a Parigi, dove due aerei si sono scontrati in pista. La collisione è avvenuta mercoledì intorno alle 10:00 tra un aereo della compagnia Delta Air Lines che era in fase di "rullaggio" e un velivolo A330-200 Air France diretto Saint-Martin nelle Indie occidentali, anch'esso in uscita. Secondo la ricostruzione della dinamica, l'ala dell'aereo americano ha toccato la coda dell'aereo Air France che effettuava le manovre per il decollo, ha dichiarato giovedì la società francese. Quest'ultimo è tornato al suo parcheggio in modo indipendente, per essere sottoposto alle verifiche necessarie dal team di manutenzione. Per quanto riguarda i passeggeri, "sono stati supportati da Air France" e sono stati in grado di volare a Saint-Martin giovedì mattina. Le autorità aeroportuali hanno fatto sapere che è stata aperta un'inchiesta per scoprire se l'errore sia stato della torre di controllo o di uno dei due equipaggi e che ulteriori dettagli verranno comunicati in un secondo momento. Diversi passeggeri hanno ripreso con smartphone e tablet i momenti successivi alla collisione. Secondo i media locali l’incidente non ha causato feriti, ma solo tanta paura tra i passeggeri. E' evidente, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che ogni giorno nel mondo ci sono troppi incidenti.
"La cabina è depressurizzata": il volo Blue Air atterra d'emergenza, tra i passeggeri scoppia il panico.
"La cabina è depressurizzata": il volo Blue Air atterra d'emergenza, tra i passeggeri scoppia il panico.
Paura a bordo del volo 0B3755, Blue Air decollato ieri da Cluj-Napoca alle 10:10 in Romania e diretto verso la capitale Dublino, in Irlanda con arrivo previsto alle 11:55. Il velivolo è stato infatti costretto ad atterrare d'emergenza in Slovacchia, nell'aeroporto di Bratislava, in seguito all'attivazione di alcuni sensori a bordo del Boeing 737-800 che indicavano una possibile depressione della cabina. Come mostra il video girato a bordo che mostra tutta la tensione e la paura, nel giro di sette minuti l'aereo è passato dagli 11300 metri di altitudine ad appena 3mila, con una differenza di oltre 8mila metri con le maschere per l’ossigeno che scendono sui passeggeri spaventati. Così il pilota ha dato l'allarme e fatto scendere le maschere d'ossigeno, avviando una discesa controllata e chiedendo la possibilità di un atterraggio d'emergenza nell'aeroporto sloveno, dove l'aereo ha toccato terra senza problemi e tutti sono stati fatti sbarcare. Chi ha voluto proseguire il viaggio è stato fatto salire su un aereo sostitutivo, mentre Blue Air si è scusata "per i disagi. E' evidente, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che ogni giorno nel mondo ci sono troppi incidenti sfiorati.
Selficidio: sale su una gru per farsi un selfie estremo ma precipita da 60 metri.
Selficidio: sale su una gru per farsi un selfie estremo ma precipita da 60 metri. Quella che ha scioccato gli abitanti di Vienna giovedì è una pratica che ha preso piede in tutto il mondo, la ricerca (stupida) di un autoscatto da urlo. Si tratta degli Urban Climber, scalatori da città, che senza nessuna protezione si arrampicano sulle vette di grattacieli e degli edifici più alti. Eludono le misure di sicurezza, sfidano il pericolo per sentirsi più forti e mostrarlo a tutti ma soprattutto agli amici che commentano le foto che pubblicano. Per ridurre i rischi dovrebbero essere dichiarate aree No selfie zone in tutte le aree turistiche, in particolare nei luoghi come bacini idrici, cime montuose e edifici alti".
Guardare sotto da 60 metri di altezza di una gru è folle o come lo è salire fino in cima a un grattacielo per provare l’effetto che fa e, perché no, scattarsi un selfie da tantissimi di Like. E' quello che è successo giovedì mattina a Vienna nel distretto di Leopoldstadt che sta sconvolgendo i suoi abitanti. Un uomo, in cima alla gru di un cantiere, avrà una ventina d’anni, o forse qualcuno in meno. Ha la testa coperta dal cappuccio della sua giacca. Intorno e sotto di lui c’è la città di Vienna. Sono queste le immagini pubblicate sui social network che stanno facendo oggi il giro del mondo. Su diversi video puoi vedere come l'uomo in tuta da ginnastica, prende selfie e poi perde l'equilibrio cadendo nel vuoto. Diversi testimoni hanno contattato la polizia, i soccorritori e i vigili del fuoco, che sono arrivati poco prima delle 7 in punto. Le forze hanno trovato l'uomo disteso a terra. Si dice che sia sopravvissuto all'incidente precipitando da circa 60 metri di altitudine, secondo le informazioni iniziali, gravemente ferito e portato all'ospedale. La vicenda qui raccontata sembra incredibile, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti". Nel senso che mai e poi mai vorremmo credere che qualcuno sia rimasto ferito o peggio, per scattarsi il selfie "perfetto". Eppure è accaduto. Perché se in fondo può essere una bella sensazione guardare il proprio selfie e accorgersi di aver dato vita a un’opera fantastica, può essere altrettanto sciocco perdere la vita per scattare un autoscatto che non vedremo mai. Un selfie non dovrebbe mai costare la vita a nessuno. L’ultimo (triste) episodio del 2018, appena qualche giorno fa: una donna è caduta dal balcone del 27esimo piano di un edificio in Florida, mentre tentava di sedersi sulla ringhiera di un balcone per scattarsi un selfie. Prevedibile e drammatico il finale. Eppure non è un caso unico: la lista degli incidenti mortali causati dal desiderio di regalarsi un autoscatto acrobatico è lunghissima: un team di ricercatori dell'Istituto di scienze mediche di All India ha esaminato le notizie choc sui morti per selfie tra ottobre 2011 e novembre 2017 e ha scoperto che 259 persone in tutto il mondo sono morte mentre si facevano un autoscatto. La causa principale della morte legata ai selfie è l’annegamento, rapresentato da 70 dei 259 decessi. Di solito avvengono perché una barca si capovolge, per aver sfidato le maree e per essere stati colti in fallo da un’onda. La seconda causa di morte sono invece gli incidenti di "trasporto", come la folle corsa al passaggio di un treno o l'arresto su binari ferroviari, che ha causato la morte di 51 persone. La terza vede invece un macabro pareggio: 48 morti per cadute accidentali e per gli incendi. Altre cause di morte citate dallo studio vedono protagonisti (inconsapevoli) gli animali e le armi da fuoco. In quest’ultimo caso il primato è tutto americano: gli Stati Uniti si sono classificati al primo posto per le morti da selfie legate a un uso maldestro delle armi. Sfortunatamente, gli autori ritengono che queste cifre potrebbero essere sottostimate e che ci siano state forse più morti legate ai selfie rispetto a quelle registrate. Questo perché lo studio si è basato sulla raccolta di notizie da giornali e siti in tutto il mondo. C’è il sospetto che ci potrebbero essere molti morti da selfie nei Paesi in via di sviluppo, o in altri luoghi, che non sono stati catalogati come tali solo perché non sono mai arrivati alle cronache. Inoltre, per quanto riguarda i selficidi correlati al "trasporto", le autorità spesso li derubricano come incidenti, senza citare il dettaglio dell'autoscatto fatale. Gli studiosi per l'occasione hanno anche coniato un neologismo: selficides (selficidio).
Usa, facchino si addormenta nella stiva: aereo decolla
Usa, facchino si addormenta nella stiva: aereo decolla
Un addetto al carico dell'American Airlines, in stato di ebbrezza, si è addormentato sul posto di lavoro ed è rimasto intrappolato nella stiva, finendo per volare da Kansas City a Chicago nel ventre di un Boeing 737. Il dipendente, che lavora per la consociata americana Piedmont Airlines presso l'aeroporto internazionale di Kansas City, stava lavorando sulla rampa per il volo American 363 di sabato 27 ottobre, quando a quanto pare ha fatto un pisolino all'interno della stiva prima del volo. Nessuno si è accorto della sua scomparsa e l'aereo è decollato alle 5:52 ora locale con l'operaio nella stiva di carico. L'episodio è stato confermato dalle forze dell'ordine. L'addetto al carico, che non è stato identificato, non è stato scoperto fino a quando l'aereo è atterrato all'aeroporto internazionale O'Hare e parcheggiato al gate poco prima delle 7:30 ora locale. Sono in corso le indagini.I dipendenti sono stati intervistati dal Dipartimento di Polizia di Chicago, dall'FBI e dalla Procura degli Stati Uniti, che rientra in una politica standard in materia di sicurezza dell'aviazione. Ha dichiarato ai funzionari delle forze dell'ordine che era ubriaco e si è addormentato, secondo quanto riferisce il portavoce del Chicago Police Department Anthony Guglielmi. Questa non è la prima volta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che un addetto al carico di una compagnia aerea è rimasto bloccato nella stiva durante un volo. Nel gennaio 2017, un addetto ai bagagli è rimasto intrappolato nella stiva su un volo United Express da Charlotte, nella Carolina del Nord, a Washington Dulles. Un recente incidente, di alto profilo, si è verificato nel 2015, quando un volo Alaska Airlines da Seattle a Los Angeles ha dovuto rientrare in aeroporto, dopo che piloti e passeggeri hanno sentito urla e dei colpi provenire da sotto l'aereo poco dopo il decollo. Un addetto ai bagagli era rimasto bloccato nella stiva. Chiamò il 911 e disse che era intrappolato nell'aereo ma la connessione andò persa. Bill Waldock, professore di scienze della sicurezza alla Embry-Riddle Aeronautical University di Prescott, in Arizona, ha detto che restare intrappolato in una stiva è probabilmente "piuttosto claustrofobico", ma nel complesso non è rischioso come sembra, dato che l'area è pressurizzata e la temperatura controllata da borse e pacchi, e inoltre molte compagnie aeree trasportano animali nella stiva. "Soprattutto se viaggiano con animali vivi, lo manterranno in media tra 60 e 70 gradi", ha detto. Waldock ricorda che sono più di una dozzina gli incidenti pubblicizzati di lavoratori delle compagnie aeree rimasti intrappolati nella stiva nel corso degli anni, di solito perché qualcuno si è addormentato. Ha detto che la gestione dei bagagli è un lavoro stancante, con lunghi turni di lavoro e sollevamento pesi. "Ogni tanto cercano di fare un sonnellino perché sono così stanchi", ha detto.Waldock ha detto che le compagnie aeree generalmente hanno due o tre gestori di bagagli per volo, a seconda delle dimensioni dell'aereo, oltre a un supervisore di smistamento bagagli. Il supervisore ha il compito di accertarsi che i dipendenti siano registrati dopo aver caricato borse e altri carichi, ha riferito."Ma a volte scivolano attraverso le fessure".
La coalizione internazionale guidata dagli USA ha bombardato una provincia siriana con fosforo bianco
La coalizione internazionale guidata dagli USA ha bombardato una provincia siriana con fosforo bianco. L’uso di questa sostanza chimica è stato proibito con un protocollo addizionale all’Accordo di Ginevra del 1949.
La coalizione internazionale guidata dagli USA ha bombardato sabato 13 la città di Hayín, in Siria, nella provincia di Deir ez-Zor, con bombe di fosforo bianco, proibito dalle convenzioni internazionali, ha informato l’agenzia SANA. Le fonti citate dall’agenzia hanno indicato che la coalizione ha sferrato attacchi aerei in varie zone di questa città con il pretesto di combattere i terroristi dello Stato Islamico. Per il momento non sono state riportate vittime tra la popolazione civile. Il presidente del Comitato per i Temi Esteri del Consiglio della Federazione della Russia, Konstantín Kosachev, ha detto che Mosca presenterà istanze pertinenti ad un’investigazione sull’uso delle bombe al fosforo bianco da parte della coalizione internazionale. Non è la prima volta che la coalizione internazionale realizza un bombardamento in Siria utilizzando questo tipo di armi proibite da un protocollo addizionale all’Accordo di Ginevra del 1949. L’ultima volta è avvenuto nel settembre scorso quando l’aviazione statunitense ha bombardato un paese a Deir ez-Zor usando bombe incendiarie di fosforo bianco, provocando severi incendi. Nel giugno scorso la coalizione aveva assicurato che sarebbe ricorsa a questo tipo di armi solamente per creare cortine di fumo, nascondere strumenti e marcare il terreno, rispettando tutte le norme che regolano la guerra».Inoltre aveva sottolineato che avrebbe usato bombe prendendo tutte le precauzioni in relazione alla popolazione civile. L'uso di questo tipo di armi, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è devastante. Le particelle incandescenti di fosforo bianco, chiamato "affettuosamente" Willy Pete dai soldati britannici all'epoca della seconda Guerra mondiale e dai soldati USA in Vietnam, penetrano profondamente nella pelle, fino a fondere l'epidermide, la carne e le ossa. Il fosforo bianco provoca ustioni chimiche multiple che possono continuare a bruciare all'interno del corpo, anche in assenza di ossigeno dell'aria. Quello che vogliono gli eserciti sono i particolari effetti del fosforo bianco: la sua grande capacità di distruzione materiale e, soprattutto, i suoi notevoli effetti psicologici sulle popolazioni civili come sulle forze combattenti.
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