sabato 2 marzo 2019
Il motore dell'aereo esplode durante il decollo, attimi di terrore sul volo LAUDA
Il motore dell'aereo esplode durante il decollo, attimi di terrore sul volo LAUDA. Interrotto il volo a causa di problemi al motore e aereo evacuato. Alcuni passeggeri feriti
Sono stati attimi di paura quelli vissuti ieri sera poco dopo le 20:00 a bordo di un aereo della LAUDA, in fase di decollo dall'aeroporto di Londra Stansted e diretto a Vienna. Il volo OE327 è stato interrotto e l'incidente ha provocato la sospensione delle partenze dallo scalo nell'Essex per circa tre ore. In un comunicato diffuso dalle autorità aeroportuali si precisa che si sospetta un problema al motore del velivolo e che tutti i passeggeri sono stati evacuati in sicurezza. Secondo le informazioni diffuse dai media, evidenzia Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, si è trattata di una "enorme esplosione"che ha interessato il motore di sinistra dell'aeromobile Laudamotion. Un video girato in diretta mostra diversi veicoli antincendio che circondavano il jet sull'asfalto. Otto le persone ferite, riferiscono i media britannici.
venerdì 1 marzo 2019
Razzismo, maglietta venduta su Zalando scatena polemiche.
Razzismo, maglietta venduta su Zalando scatena polemiche. Una t-shirt mostra la mano di un uomo di colore che sta annegando. Il rivenditore online è ora accusato di razzismo
Errore di comunicazione? Una maglietta messa in vendita da Zalando mostra la mano di una persona di colore che emerge dall'acqua. Secondo i sui critici che hanno segnalato la cosa all'account ufficiale di Zalando, l'immagine che ha scioccato gli spettatori, si riferisce alla questione dei migranti che è al centro del dibattito, che ha finito di mettere il rivenditore on line al centro di aspre critiche. I tweet non mancano di sottolineare il "cattivo gusto" di questa maglietta. E, come riportato diversi commenti sui siti internet che hanno riportato la notizia, altri hanno sfruttato questa immagine per scopi ideologici. L'immagine lascia infatti intendere che rappresenti un uomo che sta annegando. Inoltre, il modello scelto per indossare la t-shirt è proprio un ragazzo con la pelle scura. Prodotta dalla marca danese Wood Wood, costa 60 euro. Ma è soprattutto la descrizione dell'articolo a lasciare a bocca aperta: "This t-shirt celebrates the simple joys of the natural world". ("Questa t-shirt celebra le semplici gioie del mondo naturale"). Gli utenti di Facebook, però, la pensano diversamente. «State scherzando?», scrive qualcuno. «Sono senza parole», commenta qualcun altro. E ancora: «Il messaggio che volevano trasmettere doveva essere diverso, giusto? Lo spero, ma quale?!». Accuse respinte da Zalando, che ha immediatamente fatto dietrofront. «Abbiamo tolto la maglietta dalla nostra piattaforma. Ci scusiamo per qualsiasi interpretazione involontariamente dolorosa». Il caso, assicurano, sarà esaminato più da vicino prendendo contatto direttamente con il produttore. Il marchio di moda, dal canto suo, prende le distanze dalle accuse: «Siamo sensibili alla tragica situazione dei migranti e l'immagine presente sulla maglietta non ha nulla a che vedere con l'attuale crisi. Al contrario, la t-shirt può essere interpretata come un giudizio sul riscaldamento globale e sull'aumento del livello del mare», si legge in una nota. Prevedibile quello è seguito, cioè una lunga serie di tweet indignati, di discussioni su Twitter e Facebook, di critiche nei confronti dell'azienda e del messaggio sbagliato che l'immagine sulla maglietta trasmette ai più. Da Zalando, che è un'azienda di successo e che, grazie ai prezzi socialmente ed economicamente trasversale, ci si aspetterebbe un messaggio diversamente diverso. O quantomeno una campagna pubblicitaria che non ammetta fraintendimenti. Anche perchè provocare è diventato lo spot preferito dei pubblicitari, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Mentre la nostra associazione si aggiunge alle altre forze che contrastano il fenomeno del razzismo, e al tempo stesso si pone come catalizzatore di quelle forze. In Italia il monitoraggio della pubblicità è affidato all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. Il codice dello IAP stabilisce, tra l’altro, che essa deve: “rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni”. Partendo da questo principio, lo “Sportello dei Diritti” quando individua uno spot manda una mail allo IAP affermando che esso contraddice quella norma. Il vantaggio di indirizzare le proteste a questo istituto è che così facendo ci rivolgiamo alle imprese, cioè a chi pianifica e sdogana le réclame. Il nostro intento non è la soppressione di un singolo spot particolarmente denigrante, perché ciò equivarrebbe ad accettare implicitamente tutti gli altri, ma quello di fare continua pressione perché l’intero fenomeno sia ripensato alla luce di una nuova sensibilità emergente.
Fagiolo, scoperto un suo super potere per curare l'andropausa
Fagiolo, scoperto un suo super potere per curare l'andropausa. Un prezioso estratto del legume secretato da un brevetto e depositato a livello internazionale, avrebbe poteri determinanti
Fagioli con super poteri. Un nuovo prodotto naturale, basato su un estratto di fagiolo, è capace di curare i sintomi dell'andropausa, compresi la ridotta produzione di testosterone, l'osteoporosi e la sindrome metabolica. La scoperta del fagiolo "magico" che combatte l'andropausa arriva dal gruppo di ricerca dell'Università di Padova coordinato dall'andrologo Carlo Foresta e da Luca De Toni. Il risultato, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è stato presentato nel convegno di Medicina della Riproduzione in corso ad Abano Terme. I ricercatori hanno dimostrato che l'osteocalcina, proteina prodotta dall'osso, o più precisamente dalle cellule precursori di quelle osee (osteoblasti), ha una influenza positiva su molte strutture dell'organismo. Hanno inoltre isolato la piccola porzione della proteina che interagisce e attiva i meccanismi recettoriali. A questo punto i ricercatori hanno cercato in natura qualcosa di simile e l'hanno trovato in un particolare estratto di fagiolo, che adesso è secretato da un brevetto depositato a livello internazionale, sul quale sta lavorando una casa farmaceutica.
Impennata di pedoni uccisi. Statistica USA: colpa dei telefoni al volante e dei suv.
Impennata di pedoni uccisi. Statistica USA: colpa dei telefoni al volante e dei suv. Dagli States arrivano dati statistici preoccupanti riguardo il numero di pedoni investiti e uccisi, mai così tanti dal 1990. Nel mirino l'uso di smartphone e i suv
L’utilizzo di cellulari e smartphone mentre si guidano i veicoli è una pessima abitudine che non conosce alcuna frenata ed anzi, nonostante l’inasprimento delle sanzioni al Codice della Strada, addirittura sarebbe in aumento. Non solo per parlare – telefono all'orecchio e occhi sulla strada – ma anche per controllare il display per le più svariate ragioni, “messaggiare”, leggere, scrivere e tutto ciò mentre l'auto è in movimento. Ecco, questo malcostume è certamente internazionale. E ora dagli Stati Uniti giungono alcuni dati statistici tanto eloquenti quanto inquietanti riguardo il numero di pedoni investiti e uccisi. Il 2018 negli Usa è infatti stato “l'anno della strage”: sono stati uccisi 6.227 i pedoni morti, il 4% in più rispetto al 2017 e il numero maggiore dal 1990. Insomma, invece di migliorare la sicurezza sulle strade arretra. Il balzo in alto del numero di morti sarebbe appunto legato al crescente uso degli smartphone, che distraggono sia i pedoni che i guidatori, e all'elevato numero di suv in circolazione. Infatti, altro dato statistico, i pedoni morti in incidenti che hanno coinvolto suv sono saliti del 50% fra il 2013 e il 2017, semplicemente perché le possibilità di sopravvivere all'impatto con auto di queste dimensioni sono più basse. Statistiche che sono sicuramente sovrapponibili a quelle nostrane. Forse perché, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” si dovrebbe tornare tutti a un sano senso si responsabilità, verso se stessi e gli altri, ma non sembra di moda.
Cassazione, macchia d'olio davanti all’ascensore? Il condominio deve risarcisce la caduta
Cassazione, macchia d'olio davanti all’ascensore? Il condominio deve risarcisce la caduta. Confermato l’indirizzo secondo il quale, la presenza di una macchia d’olio esclude il caso fortuito liberatorio per l’ente di gestione: nessuna colpa all’infortunato che si limita a uscire dalla cabina
Il condominio, in qualità di custode delle parti comuni, risponde dei danni cagionati a terzi se non prova il caso fortuito. È quanto afferma l’ordinanza 5836/19 del 28 febbraio della terza sezione civile della Cassazione. Il collegio ha affermato la sussistenza della responsabilità del condominio quale “custode” ai sensi dell’articolo 2051 Cc, quando il condomino, uscendo dall’ascensore, è scivolato su una macchia di liquido oleoso, procurandosi delle lesioni: a tal riguardo, il collegio afferma l’applicabilità dell’articolo 2051 Cc rilevando che «sul convenuto condominio incombeva l’onere di dimostrare che il danno era stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee generate da terzi non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività», concludendo che «tale prova era mancata del tutto nel caso di specie», in cui aveva difettato completamente l’indicazione del caso fortuito, ossia del «fattore esterno, eccezionale e imprevedibile, idoneo a interrompere il nesso causale». Inoltre, per gli “ermellini” non si può ritenere che la condotta dell’infortunato potesse assumere rilevanza ai fini del concorso causale ex articolo 1227 Cc, in quanto lo stesso si era «limitato a uscire dall’ascensore». Nello specifico, evidenzia Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, è responsabilità del condominio-custode mantenere l’incolumità dei condomini e, laddove non sia tempestivo nel ripristino dello stato delle cose, deve risarcire per le lesioni provocate dalla scivolata su una macchia di olio presente sul pavimento in prossimità dell’uscita dall’ascensore, visto che non sussiste il caso fortuito.
Scandalo estimi catastali a Lecce: il Consiglio di Stato dichiara irricevibile il ricorso presentato dalle Associazioni
Scandalo estimi catastali a Lecce: il Consiglio di Stato dichiara irricevibile il ricorso presentato dalle Associazioni. Lo “Sportello dei Diritti”: sancita la responsabilità politica della prima amministrazione “Perrone” che diede l’input al riclassamento
Con sentenza n. 1178 del 20/02/2019, il Consiglio di Stato ha posto per sempre fine alla vicenda degli estimi catastali per tutti quei contribuenti che non hanno impugnato tempestivamente l’avviso di accertamento relativo alla revisione del classamento e delle rendite catastali delle unità immobiliari ricadenti nelle microzone nn. 1 e 2 del Comune di Lecce innanzi al giudice tributario.
Come noto, a seguito della formulazione da parte del Comune di Lecce della richiesta di revisione del classamento delle microzone nn. 1 e 2 del territorio di Lecce (delibera della Giunta Comunale n. 639 del 29 luglio 2010 e delibera della Giunta Comunale n. 746 dell’11 ottobre 2010), l’Agenzia del Territorio ha attivato la revisione del classamento e delle rendite delle unità immobiliari presenti nelle microzone suddette, pervenendo alla registrazione delle variazioni delle rendite nella banca dati catastale.
Avvenuta la registrazione nella banca dati, l’Agenzia del Territorio ha, di conseguenza, provveduto a notificare gli avvisi di accertamento della revisione del classamento e della rendita ai soggetti titolari di diritti reali sugli immobili compresi nelle microzone suddette.
A questo punto, mentre circa 7.000 contribuenti, così come consigliato dall’avvocato Maurizio Villani sin dall’inizio della vicenda, impugnavano gli avvisi notificati innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce, con giudizi che sono giunti in Cassazione e hanno visto i contribuenti vittoriosi in tutti i tre gradi, con altresì la condanna dell’Agenzia del Territorio al pagamento delle spese di lite, tutti i restanti contribuenti, che non hanno impugnato tempestivamente l’avviso di accertamento innanzi al giudice tributario, sono rimasti in attesa e fiduciosi del giudizio intrapreso da un contribuente e dalle Associazioni di categoria Adusbef Puglia e Adoc Provinciale di Lecce presentato innanzi al giudice amministrativo.
Con siffatto giudizio, i ricorrenti hanno impugnato:
a) gli atti afferenti la suddivisione del Comune di Lecce in microzone catastali e gli atti afferenti le operazioni di revisione del classamento degli immobili siti in microzone per le quali era stata rilevata la presenza di una anomalia significativa;
b) l’attivazione della procedura da parte del Comune;
c) l’attivazione, in accoglimento della richiesta del Comune, della revisione del classamento e delle rendite catastali delle unità immobiliari delle microzone nn. 1 e 2, comprensive del 75% del territorio comunale.
Mentre il TAR accoglieva le tesi dei ricorrenti, riconoscendo la lesività degli atti generali impugnati, il Consiglio di Stato ha accolto il gravame presentato dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze dichiarando irricevibile il ricorso proposto innanzi al Tar e ritenendo decadute le parti dalla proposizione dello stesso.
In particolare, il Consiglio di Stato ha posto in evidenza come il termine per impugnare gli atti generali decorre dalla pubblicazione dei medesimi, senza che sia necessaria la comunicazione individuale, facendo presente come, nel caso di specie, la pubblicazione era avvenuta sul sito internet il quale, ai sensi dell’art. 1, comma 361, della Legge n. 244 del 2007, tiene luogo della pubblicazione del medesimo nella Gazzetta Ufficiale.
La mancata tempestiva impugnazione degli atti generali ha, pertanto, compromesso l’intera vicenda processuale.
Orbene, tale situazione ha comportato delle inevitabili ripercussioni sia sui contribuenti che sugli enti pubblici.
Per quanto riguarda i contribuenti ne è disceso che:
1) i contribuenti che hanno proposto tempestivo ricorso innanzi alla CTP di Lecce hanno visto accolte le proprie tesi, per cui per essi vale l’applicazione della vecchia rendita oltre al rimborso delle spese di lite;
2) per i contribuenti che non hanno presentato tempestivo ricorso vale la nuova rendita;
3) per chi si è fidato del ricorso delle Associazioni innanzi al giudice amministrativo vale, altresì, la nuova rendita.
Per quanto riguarda, invece, gli Enti Pubblici ne è disceso che:
1) l’Agenzia del Territorio ha creato un danno erariale, in considerazione del fatto che è stata condannata alle spese di giudizio e dovrà rendere conto di tutto ciò innanzi alla Corte dei Conti;
2) il Comune di Lecce, deliberando dapprima gli aumenti del classamento e delle rendite e, successivamente, insinuandosi nel giudizio amministrativo innanzi al Consiglio di Stato accanto alle Associazioni di categoria e chiedendo il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha assunto un comportamento contraddittorio, ingenerando disorientamento nei cittadini che si sono illusi di poter vedere accolte le loro pretese.
Alla luce di tanto, oggi siamo di fronte ad una situazione tale per la quale i condomini di uno stesso piano, con immobili identici, hanno una classe e una rendita diversa, con conseguente ingiustificata e del tutto illegittima diversa tassazione.
«Appare evidente, pertanto, come l’unica soluzione, sin dall’inizio, come più volte da me suggerito» – rileva l’avvocato Maurizio Villani «era quella di impugnare entro sessanta giorni gli avvisi di accertamento catastali innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Lecce per evitare la definitività degli stessi e la perdita di tempo». Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, «tuttavia, con la sentenza in questione viene sancita definitivamente la responsabilità politica della prima amministrazione “Perrone” che diede l’input all’avvio della revisione del classamento e delle rendite delle unità immobiliari presenti nelle microzone. Una procedura dichiarata paradossalmente illegittima finanche dalla Cassazione per i contribuenti ricorrenti ai singoli atti di accertamento, ma non per quelli che sono rimasti inerti e che dovranno subire passivamente le conseguenze di una scelta amministrativa del Comune di Lecce e dell’allora governo cittadino guidato dal sindaco Paolo Perrone, infausta e per l’appunto, contraria alla legge».
Anziani rassegnati in fila al freddo per ritirare la pensione: proteste
Anziani rassegnati in fila al freddo per ritirare la pensione: proteste. Fare attendere i pensionati all'esterno dell'ufficio postale centrale, con le basse temperature di questi periodi, non è il massimo del servizio. Accade alle Poste centrali di Copertino
Fare attendere i pensionati all'esterno dell'ufficio postale, con le basse temperature di questi periodi, non è il massimo del servizio. Accade alle Poste centrali di Copertino, dove un dipendente regola gli accessi, facendo accedere gli anziani a piccolissimi gruppi. Il caso è stato segnalato stamani allo “Sportello dei Diritti”, da un utente, il quale ha riferito che i pensionati hanno protestato per questa organizzazione del pagamento delle pensioni. Se nei giorni di pagamento delle pensioni il numero dei clienti di Poste Italiane pone problemi di gestione, commenta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tenere la gente all'esterno non è certo la soluzione migliore. Deve essere l'amministrazione postale a trovare modelli organizzativi diversi, non le persone. Sperando che a qualche anziano non capiti di accusare malori: sostare a lungo al freddo e creare assembramenti di persone è assolutamente l'opposto di quanto viene consigliato in questi giorni dal sistema sanitario nazionale.
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