giovedì 2 maggio 2019

Basta vessare cittadini e turisti con l'autovelox installato sulla Ss16: “Trappola micidiale e psicosi autovelox”.

Basta vessare cittadini e turisti con l'autovelox installato sulla Ss16: “Trappola micidiale e psicosi autovelox”. La (finta) battaglia per la sicurezza stradale dell’amministrazione comunale di Melpignano si è tradotta in iniziative che servono solo a “far cassa”. Lo “Sportello dei Diritti” plaude all’iniziativa del consigliere regionale, Sergio BLASI, contro il posizionamento degli autovelox-trabocchetto sulla Ss 16. Anche lo “Sportello dei Diritti” interviene sulla polemica riguardante le multe elevate dopo i rilevamenti effettuati dall’autovelox installato a Melpignano. Giovanni D'Agata in qualità presidente dell'associazione, da quando l’amministrazione comunale di Melpignano, ha deciso di posizionare sulla Ss16 gli apparati elettronici di rilevazione della velocità, con il dichiarato scopo di migliorare la sicurezza stradale, ha da sempre sostenuto che l’utilizzo di tali mezzi, oltreché presentare profili d’illegittimità latente, è da considerarsi un vero e proprio abuso, in quanto nuovo strumento “per far cassa” che crea, di fatto, una sorta di nuova tassazione parallela. Il codice della strada e i limiti di velocita’ vanno rispettati sempre e comunque, ma non si possono creare delle trappole, con il solo obiettivo di far cassa. Trappole le cui vittime, nella maggior parte dei casi, sono persone che con i propri mezzi lavorano e percorrono quella strada per questioni lavorative anche decine di volte al giorno. Non ci sorprende, dunque che in questi giorni, che il consigliere regionale del Pd Sergio Blasi, già sindaco di Melpignano per due mandati, sia giunto pubblicamente alle stesse conclusioni, in una battaglia che lo vede faccia a faccia contro alcuni rappresentati della sua stessa parte politica, nell’indubbio intento della difesa dei diritti dei cittadini, che non solo ci trova d’accordo, ma che sosteniamo. In temi come questi, e nella scelta politica non difficile, fra necessità di cassa, sicurezza stradale e diritti degli automobilisti-cittadini, risulta positivo l’intervento di un autorevole voce della parte che ha governato il Comune di Melpignano e che interviene a sostegno dei diritti di quest’ultimi e dei principi di buon andamento e corretta amministrazione cui dovrebbero uniformarsi ogni ente pubblico. Giovanni D’AGATA, quindi, invita l’amministrazione comunale di Melpignano a fare un passo indietro, non solo annullando in via d’autotutela i verbali contestati e restituendo le patenti di guida, ma evitando di utilizzare ulteriormente gli apparecchi di rilevazione elettronica delle infrazioni, percorrendo altre vie, alla ricerca della migliore sicurezza stradale e del corretto svolgimento dell’agire amministrativo.

Truffe online. Finti regali di Google. Che ovviamente non ne sa nulla. La bufala del Samsung Galaxy S10 in dono.

Truffe online. Finti regali di Google. Che ovviamente non ne sa nulla. La bufala del Samsung Galaxy S10 in dono. L’allerta su Commissariato di PS On Line della Polizia Postale. Lo “Sportello dei Diritti”: nessuno regala nulla per nulla. Non cliccate e cancellate subito i messaggi Tutti vorrebbero ricevere in regalo l’ultimo smartphone di grido. Ma come andiamo ripetendo da tempo noi dello “Sportello dei Diritti”, nessuno regala nulla per nulla, neanche il colosso del web Google. Ecco perché bisogna prestare la massima attenzione ai tentativi di truffa che ci pervengono attraverso innocui, ma solo in apparenza, messaggini che c’invitano a cliccare su un link per ricevere gratis addirittura un costosissimo Samsung Galaxy S10, ma che in realtà sono pericolosissimi “specchietti per le allodole” di hacker e truffatori telematici. Se si seguono le istruzioni, infatti, non si fa altro che consentire a questi malintenzionati di accedere abusivamente ai nostri dispositivi per sottrarre dati personali o bancari. A ricordarcelo ancora una volta è la Polizia Postale, che con un altro post pubblicato sulla pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia”, con lo screenshot di uno dei tipici messaggi cui dobbiamo far attenzione a sottolineato che: “Congratulazioni se continui sarai il prossimo utente truffato. Non crediamo ai regali e non regaliamo i nostri dati.”. Attenzione, quindi! È solo verificando ogni messaggio che giunge sui nostri apparati - rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” - che si può evitare di cadere nella trappola e quindi di farsi sottrarre dati sensibili o bancari. Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgersi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.

Lotta al cancro: scoperto il sistema che può far morire un cancro di 'fame'.

Lotta al cancro: scoperto il sistema che può far morire un cancro di 'fame'. A individuarlo un gruppo di ricercatori italiani coordinati da Saverio Minucci Scoperto il meccanismo che può far morire il cancro 'di fame'. Lo studio condotto da un team di ricercatori italiani coordinati da Saverio Minucci, direttore del Programma Nuovi Farmaci dell'Istituto Europeo di Oncologia, eseguito su topi e cellule umane in vitro in laboratorio,dimostra infatti che una dieta ipoglicemica e l'assunzione di metformina possono uccidere le cellule tumorali attraverso un inedito meccanismo molecolare che, se attivato, è appunto in grado di 'affamare' le cellule del tumore. I ricercatori hanno dunque evidenziato che una dieta che porti a un abbassamento della glicemia, associata alla somministrazione di metformina, innesca una reazione a catena che si rivela mortale per le cellule cancerose. La metformina è un farmaco ben noto e ampiamente utilizzato contro il diabete di tipo II. La ricerca è sostenuta da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e presto, annuncia Minucci, inizierà la sperimentazione clinica sui pazienti. La scoperta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cancer Cell.

Alaska, 67enne sparge veleno su una strada frequentata da senzatetto: condannato

Alaska, 67enne sparge veleno su una strada frequentata da senzatetto: condannato Un imprenditore è stato condannato ad Anchorage, in Alaska, per aver sparso sul suolo pubblico un prodotto altamente irritante utilizzato per disinfettare le piscine in una zona frequentata da umani indesiderati tra disadattati e senzatetto. Il procuratore di Stato ha precisato che il 67enne, presidente di una immobiliare con sede poco distante dalla strada dove si sono svolti i fatti, è stato incriminato per esposizione a pericolo della salute altrui, inquinamento e utilizzo non autorizzato di pesticidi. La polizia locale e i servizi ambientali cittadini stavano indagando sul caso dal 7 giugno 2018, quando una misteriosa sostanza bianca venne ritrovata su Karluk street. Si trattava di un fungicida a base di ipoclorito di calcio. Per eliminare, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il veleno fu necessario bloccare la zona al traffico e rimuovere circa 600 chili di suolo. Gli investigatori hanno appurato che il 67enne ordinò ad alcuni suoi dipendenti di spargere il prodotto sul selciato del quartiere, tra un caffè e un riparo per senzatetto, il cattolico "Brother Francis". Una zona di non facile gestione: le forze dell'ordine vi devono intervenire spesso a causa di alterchi provocati dal degrado e da persone con problemi di salute mentale. Una situazione che è andata però migliorando negli ultimi anni grazie all'intervento di istituzioni per l'aiuto sociale.

mercoledì 1 maggio 2019

"Fiumi di droga": cocaina e ketamina nei gamberi d'acqua dolce delle acque interne inglesi.

"Fiumi di droga": cocaina e ketamina nei gamberi d'acqua dolce delle acque interne inglesi. Microinquinanti e droghe diffuse anche nelle zone rurali Tracce di cocaina e ketamina sono state trovate nei gamberi d'acqua dolce nel Suffolk, una contea rurale nell'Inghilterra orientale, che per natura sembrava immune a questo tipo di scoperta. A rivelare questi dati shock uno studio congiunto del King's College di Londra con l'Università del Suffolk, pubblicato oggi sulla rivista scientifica Environment International. "Questo - ha affermato il dott. Leon Barron riferendosi agli esiti dell'indagine - poteva essere previsto in relazione ad aree urbane come Londra, ma non in aree più piccole e più rurali". La ricerca in questione inizialmente mirava a determinare il livello di esposizione della fauna selvatica a vari "microinquinanti", in particolare inquinanti tossici a concentrazioni molto basse, come residui di farmaci o prodotti cosmetici. Per fare ciò, i ricercatori hanno effettuato il campionamento in 15 siti che coprivano cinque fiumi nel Suffolk. E "sorprendentemente, la cocaina è stata trovata in tutti i campioni testati", secondo lo studio. "Altre droghe illecite come la ketamina ma anche pesticidi e prodotti farmaceutici (illegali) erano diffusi anche nei gamberetti raccolti", aggiunge. Sebbene bassi, i livelli di concentrazione di queste varie sostanze sono ancora una causa di "preoccupazione" per l'ambiente e una minaccia per la fauna selvatica, avverte il dott. Thomas Miller del King's College. L'impatto di questo tipo di inquinamento chimico sulla "fauna selvatica deve essere maggiormente preso in considerazione nel Regno Unito". Se è vero che l'impatto sul regno animale può destare preoccupazione, tuttavia, questi dati devono far riflettere sulla diffusione di droghe pesanti nella popolazione, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. E se è vero che la ricerca riguarda il Regno Unito, non dobbiamo ritenerci immuni da fenomeni analoghi tanto che incuriosisce, e non poco, la possibilità di conoscere gli esiti di un'analoga indagine nelle nostre acque interne, per verificare lo stato dei nostri fiumi e laghi non solo per quanto riguarda i microinquinanti come residui di farmaci o prodotti cosmetici, ma anche di sostanze stupefacenti.

GB, tragedia sfiorata all'aeroporto delle Midlands orientali per la collisione tra due aerei in pista probabilmente a causa della fitta nebbia

GB, tragedia sfiorata all'aeroporto delle Midlands orientali per la collisione tra due aerei in pista probabilmente a causa della fitta nebbia. L'ala di un aereo Ryanair ha colpito la coda di un aereo Jet2 mentre era fermo I voli all'aeroporto East Midlands nel Regno Unito sono stati ritardati questa mattina dopo che due aerei si sono scontrati sulla pista, a causa della nebbia mattutina. Un portavoce dell'aeroporto delle Midlands orientali, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha dichiarato che l'incidente era di lieve entità e che nessun passeggero era a bordo degli aerei. L'incidente è avvenuto poco prima delle 8 di questa mattina, coinvolgendo un aereo Ryanair e un aereo Jet2. In una nota, Ryanair ha riferito che l'aereo coinvolto era un velivolo da addestramento e l'equipaggio stava seguendo le istruzioni del controllo del traffico aereo quando la punta dell'ala ha colpito l'aereo Jet2. I tecnici delle due compagnie aeree coinvolte stanno ispezionando gli aerei per valutare eventuali danni. La Squal Investigation Branch dell'Air Accidents è stata informata della collisione, che ha confermato e che indagherà sull'incidente.

Escherichia coli nel formaggio francese St. Marcellin Crémier: "Questo formaggio non s'ha da mangiare."

Escherichia coli nel formaggio francese St. Marcellin Crémier: "Questo formaggio non s'ha da mangiare." Intossicazioni con complicazioni gravi anche tra i bambini in Francia. Non è possibile escludere rischi per la salute anche in Italia Almeno tredici casi di sindrome emolitica uremica (HUS) dovuti a infezione da batterio Escherichia coli O26 si sono verificati nei bambini dal 21 marzo 2019 in diverse regioni in Francia. Le autorità sanitarie francesi hanno intrapreso le indagini necessarie per identificare la fonte di contaminazione alimentare all'origine di questi casi, per proteggere i consumatori. Secondo i risultati preliminari, molti di questi bambini hanno consumato il formaggio Saint Marcellin Crémier in confezione da 80 grammi, prima della comparsa dei sintomi. Tra questi bambini, 3 avrebbero un possibile legame con il consumo di formaggio Saint Marcellin prodotto dalla "Fromagerie Alpine". A titolo precauzionale, le autorità sanitarie hanno deciso il 30 aprile di ritirare i prodotti in questione dal mercato e allertare i consumatori. Il caseificio francese "Fromagerie Alpine" ha quindi ritirato immediatamente i prodotti sospettati di essere contaminati da E. coli O26. Il Sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF) ha informato il Ministero della salute italiano in merito. Le Autorità francesi, ha indicato nella notifica RASFF (2019.1615) l'Italia tra i Paesi destinatari dei lotti contaminati. Anche se al momento non risultano casi di infezione da E coli correlati a tale prodotto nel nostro Paese, si comunica di seguito, per eventuali verifiche da parte delle autorità territoriali e per una completa informazione dei consumatori - il lotto del prodotto da 032 a 116 da 80 gr a pasta molle con tutte le date di scadenza minima, avente marchio di identificazione EN 26.281.001 CE. Gli altri paesi europei e non, destinatari del formaggio sono: Austria (D) Belgio (D) Canada (D) Repubblica Ceca (D) Costa d'Avorio (D) Danimarca (D) Francia (D / O) Germania (D) Ungheria (D) INFOSAN Irlanda (D) Italia (D) ) Lituania (D) Malesia (D) Paesi Bassi (D) Nuova Zelanda (D) Filippine (D) Polonia (D) Portogallo (D) Qatar (D) Saint Barthélemy (D) Singapore (D) Sudafrica (D) Spagna (D) Svezia (D) ) Svizzera (D) Ucraina (D) Emirati Arabi Uniti (D) Regno Unito (D). Il prodotto, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, potrebbe essere stato già stato tolto dagli scaffali, ma chi l'avesse acquistato in precedenza è pregato di non consumarlo e di riportarlo in negozio, dove sarà rimborsato. Il formaggio potrebbe contenere colibatteri, che causano disturbi gastrointestinali come diarrea, crampi allo stomaco ed eventualmente emorragie. Chi ha sviluppato questi sintomi dopo aver mangiato il prodotto in questione dovrebbe recarsi dal medico, precisa ancora lo “Sportello dei Diritti”.