lunedì 4 novembre 2019

Allergene non dichiarato, Ministero della salute segnala richiamo gelato bianco variegato al cacao Benesì a marchio COOP

Allergene non dichiarato, Ministero della salute segnala richiamo gelato bianco variegato al cacao Benesì a marchio COOP. Rischio per i consumatori allergici La tutela de consumatore e la sua salute, prima di tutto. Cresce l’attenzione per la sicurezza alimentare ancora di più se ha a che fare con le allergie. Per questo il Ministero della salute in data odierna, ha diffuso il richiamo di un lotto del “Gelato bianco variegato al cacao” Benesì a marchio COOP. Il motivo del richiamo è indicata in quanto “Può presentare contaminazione da proteine del latte“. Il prodotto interessato è venduto in contenitori da 250g con il numero di lotto L.CT 05 e da consumarsi preferibilmente entro la data 08/2021. Il gelato richiamato è stato prodotto per COOP dall’azienda Gelato d’Italia – Indian srl nello stabilimento di Reggio Emilia in via Gorganza n 16. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda ai consumatori “ALLERGICI AL LATTOSIO” di non consumare il gelato con il numero di lotto segnalato e di restituirlo al punto vendita d’acquisto. Per tutti gli altri consumatori il prodotto è del tutto sicuro. La segnalazione è stata pubblicata sul nuovo portale dedicato alle allerte alimentari del Ministero della salute e sul sito della catena dei supermercati COOP.

domenica 3 novembre 2019

Ambiente. Galles, capodoglio spiaggiato con la pancia piena di plastica.

Ambiente. Galles, capodoglio spiaggiato con la pancia piena di plastica. Le foto strazianti lanciano l'ennesimo allarme “Stop all’inquinamento da plastica” L'elenco è straziante: una "grande quantità di teli di plastica blu" e "masse di corda" insieme ad altri "detriti" marini nello stomaco del capodoglio spiaggiato ormai senza vita all'inizio di questa settimana sulla spiaggia di Hell's Mouth ad Abersoch nel Galles. Secondo il British Divers Marine Life Rescue (BDMLR) è il primo capodoglio che si spiaggia in una località gallese dal 1913. Nessun segno di collisione con un'imbarcazione, ad uccidere il cetaceo lungo sette metri e pesante sette tonnellate è stata con tutta probabilità proprio quella plastica che ha finito per ostruire il canale digerente. Il capodoglio, una specie ormai a rischio di estinzione la cui sopravvivenza è dunque minacciata dal gravissimo inquinamento ambientale del nostro mare. Un esame post mortem ha infatti rivelato che i due terzi dello stomaco di un cetaceo così grande erano occupati da plastica e solo un terzo da becchi di calamaro, che sono il cibo preferito di questi animali. Gli esperti ritengono che gli oggetti possano aver influito sulla capacità dell'animale di digerire il cibo ingerito e aver contribuito al suo stato di malnutrizione. L'esame post mortem è stato condotto dal Cetacean Strandings Investigation Program, dalla Zoological Society of London e dal Marine Environmental Monitoring. Si pensa che l'animale facesse parte di un branco di capodogli trovati nelle acque a sud del Regno Unito. E' l'ennesima terribile e raccapricciante cartolina, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che arriva da un oceano sempre più devastato dall'inquinamento da plastica che dimostra la complicità dell'enorme materiale ingerito nel decesso del cetaceo. Teli di plastica blu e masse di corda insieme ad altri detriti marini sono tanti, è chiaro che sono stati ingeriti negli anni ma quello che è importante dire è che questi capodogli mangiano in profondità. La riflessione che va fatta quindi è che questo nostro meraviglioso mare blu e fascinoso in superficie, nasconde sul suo fondo un tappeto di rifiuti del quale non abbiamo reale contezza. Le navi che passano buttano di tutto e gli esperti credono che la tristissima morte di questo capodoglio conferma che siamo arrivati ad una "situazione estrema". Tuttavia cetacei ma non solo. Sono sempre di più le tartarughe imprigionate dalla plastica. Greta Thunberg ha ragione: la vera emergenza non è il clima. Siamo noi.

sabato 2 novembre 2019

Frutti di bosco surgelati: è allerta epatite A negli Stati Uniti

Frutti di bosco surgelati: è allerta epatite A negli Stati Uniti. Il virus è stato rintracciato nelle confezioni di frutti surgelati con le etichette di Aldi e Raley. I casi sempre più globalizzati invitano a ripensare i controlli sulle filiere internazionali. I frutti di bosco, specie quelli surgelati e congelati, continuano ad essere nel mirino per il virus dell’Epatite A. E' notizia di questi giorni che un’azienda della San Joaquin Valley in California, la Wawaona Frozen Foods ha ritirato dal mercato il mix di frutti di bosco, di lamponi e miscele di bacche congelate, distribuito al dettaglio da due catene di supermercati con le proprie etichette: Aldi e Raley. Per ora la componente più sospetta sembra essere data dalle bacche, di origine cilena. La società ha dichiarato che, al momento, non sono state segnalate malattie associate ai prodotti. Wawona ha dichiarato che sta collaborando con i negozi al dettaglio e con i funzionari sanitari federali nel richiamo. Resta però il problema delle bacche acquistate da aziende, anche europee comprese quelle italiane, che potrebbero avere acquistato la materia prima contaminata dal Cile per venderla direttamente o usarla come ingrediente per altri dolci congelati. Il caso dei frutti di bosco contaminati con il virus dell’epatite A sbarca anche negli Stati Uniti e dimostra, evidenzia Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, quanto sia necessario riflettere sulle filiere internazionali e adottare provvedimenti armonizzati sui controlli. Inoltre si invita il Ministero della Salute a fare una corretta valutazione del rischio, mantenendo una particolare attenzione sulla sorveglianza dell’Epatite virale A, relativamente alle partite di frutti di bosco fresche, surgelate o congelate, confezionate in mix con chicchi di bacche provenienti dal Cile.

Listeria monocytogenes negli "Sfilacci di cavallo". L’allerta del ministero della Salute.

Listeria monocytogenes negli "Sfilacci di cavallo". L’allerta del ministero della Salute. Il prodotto interessato è venduto in busta in ATP da 100 G con il numero di lotto 93543 dall’azienda “NABA CARNI SPA”, con sede dello stabilimento a Resana in provincia di Treviso. Possibile presenza di Listeria monocytogenes. Questo il motivo che ha indotto il ministero della Salute a diffondere nell’apposita sezione sul proprio sito web un avviso di richiamo degli "Sfilacci di cavallo" commercializzati dall’azienda “NABA CARNI SPA”. Il prodotto interessato a marchio "MASINA DAL 1929 LA SALUMERIA" è venduto è venduto in confezioni da 100 GR con il numero di lotto 93543 e con la data di scadenza 31/01/2020. Nell’avviso si legge che il motivo del richiamo arriva per un potenziale rischio di contaminazione microbiologica da Listeria Monocytogenes. Nello specifico il marchio di identificazione dello stabilimento/del produttore è “EUROPE MEAT INTERNATIONAL SRL – IT 20275 Ce”, con sede dello stabilimento in Via Roma n 13 a Resana in provincia di Treviso. A scopo precauzionale e al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda di non consumare il prodotto segnalato e restituirlo al punto vendita d’acquisto. Lo “Sportello dei Diritti” pubblica i richiami e gli avvertimenti al pubblico relativi ad alimenti che devono essere ritirati perché mettono in pericolo la salute. Le aziende alimentari sono obbligate a ritirare dal mercato o richiamare i prodotti se gli alimenti da loro importati, fabbricati o venduti non sono sicuri o mettono in pericolo la salute dei consumatori. Lo “Sportello dei Diritti” pubblica i richiami e gli avvertimenti al pubblico in collaborazione con le autorità competenti e le relative imprese.

venerdì 1 novembre 2019

Freselline integrali con grano italiano ritirate dagli scaffali.

Freselline integrali con grano italiano ritirate dagli scaffali. L’allerta riguarda la presenza di una micotossina in un lotto La Società COLACCHIO FOOD SRL, ha deciso di richiamare precauzionalmente dalla vendita il prodotto Freselline integrali con grano italiano gr. 350 "PERCORSI DI GUSTO" (EAN: 8030582801216 - codice 79898,01) a marchio PRIMIA prodotto da Agorà. Nello specifico si tratta del Lotto 133.C.19 con scadenza 29/07/2020. Il motivo del ritiro, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, riguarda la presenza di deossinivalenolo (o DON o vomitossina), una micotossina appartenente al gruppo dei tricoteceni prodotta da alcune specie di Fusarium (F. graminearum, F. culmorum, ecc..). Si tratta di un fungo spesso fitopatogeno, molto diffuso, che attacca in particolare i cereali quali grano, orzo e mais. Chiunque avesse acquistato il lotto sopra indicato è pregato di non consumare il prodotto e di restituirlo al punto vendita. L'azienda si scusa per il disagio. Per eventuali informazioni contattare il produttore:Tel. 0963.331290 - 3478871460 Mail: qualita@panificiocolacchio.it -info@panificiocolacchio.it. A diffondere l'avviso di richiamo sul proprio sito, è stata la catena di supermercati "Basko" nella sezione "Richiamo prodotti" che ha proceduto immediatamente a ritirare il prodotto dalla vendita.

Scandalo “estimi catastali” a Lecce. La Cassazione rigetta l’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate contro il primo ricorso collettivo dei contribuenti leccesi

Scandalo “estimi catastali” a Lecce. La Cassazione rigetta l’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate contro il primo ricorso collettivo dei contribuenti leccesi. Sdoganata definitivamente la class action in ambito tributario anche nella vicenda del riclassamento generalizzato degli immobili nel capoluogo salentino Sdoganata definitivamente dalla Corte di Cassazione la possibilità di agire collettivamente anche in ambito di contenzioso tributario. E l’ordinanza n. 27576/2019 depositata lo scorso 28 ottobre dalla sezione tributaria della Suprema Corte, costituisce un importante ed ulteriore precedente per tutti quei contribuenti leccesi che per il tramite dello “Sportello dei Diritti” decisero d’impugnare coralmente gli avvisi di accertamento dell’Agenzia del Territorio per il nuovo classamento generalizzato degli estimi catastali nel comune di Lecce. Nella fattispecie, infatti, è stata rigettata l’impugnazione del Fisco contro il primo ricorso collettivo, con la conseguenza che, dopo i precedenti che avevano visto vittoriosi singoli contribuenti, è stato accertato definitivamente e in via del tutto inoppugnabile che - anche per coloro che avevano agito collettivamente e con un unico ricorso e che avevano resistito innanzi ai giudici di legittimità assistiti dall’avvocato Maurizio Villani - l’operazione avviata su input della vecchia amministrazione del capoluogo salentino era del tutto illegittima e che quindi il nuovo classamento degli immobili, nullo. Una nuova importante e significativa vittoria per la nostra associazione, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, che sin dall’inizio e su consiglio dell’avvocato Maurizio Villani, aveva invitato i contribuenti ad agire collettivamente in questa vicenda per ridurre i costi di lite e per poter meglio essere rappresentati innanzi ai vari gradi di giudizio in ragione delle migliaia di avvisi arrivati contemporaneamente ai leccesi. Resta però il rammarico che per coloro che non decisero di proporre impugnazione, i nuovi estimi ingiustificati e illegittimi, sono diventati definitivi mentre, ad oggi, non risulta resa nota alcuna conseguenza per i responsabili di quella che si è rivelata come una sciagurata operazione.

Maialini uccisi per il crash test dei seggiolini per bambini

Maialini uccisi per il crash test dei seggiolini per bambini. In Cina, suini vivi usati come manichini. Dopo la diffusione delle foto gli animalisti alzano le barricate: stop a questi test! Un equipe di ricerca cinese ha pubblicato sulla rivista americana "International Journal of Crashworthiness" una serie di test sull'efficacia dei diversi sistemi di protezione per i seggiolini dei bambini. Ma ciò che sorprende è che non sono stati utilizzati i soliti manichini, ma maialinitibetani di 10 settimane che ricevono un'iniezione sedativa e poi vengono sottoposti a crash test a 50 km / h e condotti fino alla morte. In particolare, i ricercatori dell'Institute for Traffic Medicine difendono il loro lavoro per la circostanza che i dati dei crash test sugli adulti, finora non sarebbero stati così facili da trasferire all'anatomia dei bambini. Gli attivisti per i diritti degli animali sono scioccati. "Far esplodere animali intelligenti e sensibili come i maiali contro i muri nei crash test ad altavelocità in Cina è semplicemente crudele", afferma intervistata dal “Bild" Anne Meinert, impegnata nella tutela degli animali presso l'organizzazione per il benessere degli animali Peta . "Questo porta a gravi fratture, lividi, tagli e morti terribili." Circa la metà degli animali è morta nei crash test direttamente per la forza dell'impatto, gli altri maiali sono sopravvissuti per diverse ore. Il fatto è che i maiali sono molto popolari nella ricerca, perché i loro organi sono simili in forma e dimensioni a quelli umani e costano molto meno rispetto ai manichini percrash test equipaggiati elettronicamente. In linea di principio, le case automobilistiche hanno già abbandonato i test sugli animali per le emissioni e i test di sicurezza a metà degli anni '90, dopo che la Peta ha reso pubblica la questione. Ma dietro le porte chiuse dei laboratori spesso accade ciò che non viene ufficialmente divulgato: nel 2008, le forze armate statunitensi hanno testato l'effetto di alcuni tipi di bombe su maiali storditi, nell'anno precedente è emerso che le case automobilistiche tedesche VW, Daimler e BMW li hanno esposti per ore ai fumi di scarico e recentemente sono passate immagini sotto copertura dal laboratorio per animali LPT, uno dei più grandi laboratori di sperimentazione animale in Germania. Chi abbia finanziato i crash test sui maiali cinesi non è ancora chiaro. Si dice che la Terza Università medica militare della metropoli di Chongqing abbia rilasciato finanziamenti speciali per gli esperimenti. Si tratta comunque di prassi scientifiche da superare e che dovrebbero essere biasimate da tutta la comunità scientifica internazionale. Non vi è dubbio, infatti, che in questo specifico settore sono decenni ormai che per i crash test si utilizzano manichini e i risultati si possono misurare nel progressivo e assoluto miglioramento della sicurezza di tutti i veicoli e dei seggiolini.