giovedì 4 giugno 2020

Divieto per gli svizzeri di andare in Italia per fare la spesa: fermato ticinese in dogana, al rientro in Ticino, rischia la multa per un giornale

Divieto per gli svizzeri di andare in Italia per fare la spesa: fermato ticinese in dogana, al rientro in Ticino, rischia la multa per un giornale. Anche un semplice quotidiano, infatti, rientra nella categoria "spesa" Finito il clou dell'emergenza, anche se non sussiste alcun divieto o regolamento che vieti l'attraversamento del confine da parte degli svizzeri verso l'Italia, tuttavia, le autorità elvetiche continuano a sconsigliare ai propri concittadini di recarsi in Italia poichè non sarebbe consentito andare nel Belpaese per fare la spesa. Resta in vigore quindi il divieto imposto dall’ordinanza federale "Covid" e si rischia di dover pagare una multa se colti in flagrante. Lo ha scoperto un ticinese in dogana che ha varcato il confine per sorbire un semplice caffè e comprare un giornale. E sarebbero in tanti, ieri, dopo la riapertura delle frontiere e la possibilità di rientrare in Italia ad essere stati "pizzicati". Per gli svizzeri, infatti, dal 3 giugno, si può nuovamente mettere piede in Italia per riabbracciare amici, familiari, andare dal parrucchiere o effettuare un controllo medico. Si può anche andare al ristorante o al bar. Come appunto in questo caso. Ma non a fare la spesa. Su questo punto da Berna sono arrivate indicazioni precise. Anche un semplice giornale rientra nel concetto di "spesa", quindi tra gli articoli off-limits. Vista la situazione particolare (si trattava di un semplice quotidiano), le Guardie di confine hanno valutato il caso specifico ed evitato di comminare la sanzione prevista: 100 franchi. Ma l'uomo è stato invitato a fare dietrofront per lasciare l'acquisto su suolo italico. Poco male, stando al protagonista di questa vicenda. Il ticinese, ne ha approfittato per un secondo caffè, durante il quale ha terminato la lettura del giornale prima di lasciarlo a nuovi avventori del bar. Questa una delle paure più grandi: essere bloccati al rientro alla dogana. Sono oltre 50 anni che si cerca di impedire ai ticinesi di fare la spesa in Italia. Ora si è trovato il sistema. I supermercati svizzeri acquistano i prodotti in Italia e li rivendono fino a tre quattro volte più cari che nel paese di origine, anche qui tanta gente non può permettersi non dico a comprare il prosciutto 85 franchi svizzeri (circa 8 euro) al chilo ma anche prodotti più correnti come il pane che arriva anche fino a 10 franchi al chilo, ossia poco meno di 10 euro. In ogni caso anche agli svizzeri è apparsa una presa per i fondelli di poter fare tutto oltre frontiera tranne comprare alimentari. Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l'Italia non appare all'estero, neanche ai confinanti, ancora un paese sicuro e "no Covid". Dunque, ci si attenderà ancora prudenza nei prossimi giorni ed almeno finchè non si avranno chiari segnali di riduzione sino a contagi "0" della pandemia anche nel Nostro Paese.

Covid 19: Antitrust dispone in via d'urgenza nuove chiusure di siti web illegali

Covid 19: Antitrust dispone in via d'urgenza nuove chiusure di siti web illegali. Antitrust con alcuni recenti provvedimenti continua a chiudere negozi on line dediti a proporre la vendita di mascherine, auto-test diagnostici e altri dispositivi spacciati come parafarmaci e vantanti funzioni preventive e curative del covid-19. Con alcune recenti decisioni l’Antitrust ha approvato alcuni provvedimenti nei confronti di siti che proponevano la vendita online di mascherini e auto-test diagnostici, nonché braccialetti, placche, ciondoli e card aventi funzioni preventive e curative del covid. Il primo provvedimento pubblicato il 25 maggio u.s. ha riguardato la chiusura, in via cautelare, di alcune pagine web del sito Geolam. In tali pagine venivano promozionati diverse tipologie di prodotti, definiti come parafarmaci, aventi caratteristiche di prevenzione e cura del covid-19. L’uso di tali affermazioni, che non hanno alla base alcun processo di sperimentazione e validazione scientifica, è stato ritenuto estremamente grave, tale da rendere indifferibile un intervento in via d’urgenza.L’Antitrust ha agito dopo una verifica d’ufficio, ma tale sito gli era stato segnalato anche dal Ministero della Salute. Il sito in questione, che risulta appartenere all’impresa individuale L.A.M. di Luciano Mion, commercializzava a prezzi scandalosi prodotti quali il “Transmission Plus Braccialetto multifunzioni ad uso personale anti Covid-19” (649 €); la “placchetta combinata IMMUNITARIO + PSICHE” (220 €); la “placchetta IMMUNITARIO” (180 €); il “Transmission braccialetto per uso personale” (59 €); il “Transmission ciondolo per uso personale” (79 €); il “Combiplus card multifunzione ad uso personale e per ambienti” (ad un prezzo variabile tra 69 e 4.056 €).Secondo i messaggi pubblicitari utilizzati sul sito, i primi tre prodotti aiutano a contrastare anche il Covid-19 e altri batteri e virus “… in particolare il Transmission Plus […] aiutano ad efficacemente contrastare il Covid-19, poiché migliorano il processo respiratorio rafforzando nel contempo anche il sistema immunitario.”In varie parti del sito, inclusa l’home page, si evidenziano le presunte dichiarazioni di “alcuni medici impegnati a combattere il Covid-19” e di “persone affette da polmonite interstiziale causata dal Covid19”, nonché notizie sull’uso di dispositivi di debellamento di segnali elettromagnetici emessi dal virus.Tutti i dispositivi suddetti sono presentati come “parafarmaco”, con l’uso di una croce verde su fondo bianco del tutto simile a quella di colore rosso stampigliata sulle confezioni dei farmaci senza obbligo di ricetta. Il provvedimento dell’Antitrust obbliga il titolare del sito a rimuovere, entro 3 giorni dalla notifica della decisione, ogni riferimento all’efficacia preventiva e curativa del covid-19 dei prodotti in questione. L’inottemperanza a tale delibera è causa di sanzione amministrativa da 10.000 a 5.000.000 di €. Con una seconda decisione, pubblicata il 1° Giugno u.s., ha invece chiuso il provvedimento contro il sito di marketplace Vova aperto il 27 Aprile u.s.. Il provvedimento è stato aperto d’ufficio dall’Antitrust con l’Associazione di consumatori CODICI che ha presentato istanza di partecipazione. Il sito di market place - che per l’Europa ha sede nel Regno Unito, mentre a livello globale la sede è a Hong Kong - non ha risposto alle richieste di chiarimenti inoltrate dall’Antitrust. Il marketplace in questione commercializzava mascherine del tipo FFP2, FFP3 e KN95 e kit test per autodiagnosi. Le mascherine venivano descritte con caratteristiche qualitative e tecniche non corrispondenti alle certificazioni vantate, oppure veniva omessa l’indicazione delle certificazioni in modo tale che i relativi claim pubblicitari non potevano essere supportati dalla necessaria documentazione tecnica. Per quanto riguarda, invece, gli auto-test diagnostici, l’Antitrust ha ricordato come vi siano precise indicazioni delle autorità sanitarie nazionali circa la loro non attendibilità. Secondo l’Antitrust, i messaggi pubblicitari apparsi su Vova, che affermano capacità di protezione/contrasto o di autodiagnosi nei confronti del virus COVID-19, sono in grado di ingannare i consumatori circa le effettive caratteristiche e l’efficacia di tali prodotti per fronteggiare realmente la diffusione del coronavirus, inducendoli all’acquisto di prodotti che appaiono sprovvisti di validazione da parte delle Autorità sanitarie nazionali. Le condotte di Vova sono “… in grado di porre in pericolo la salute dei consumatori, ingenerando in essi l’erroneo convincimento che l’impiego delle mascherine consenta di porsi al riparo totale dal virus e che l’uso del kit permetta di rilevare effettivamente il contagio...”La decisione finale dell’Antitrust intima a Vova, entro 7 giorni, di sospendere promozione e vendita di mascherine ed auto-test diagnostici posti in vendita sul suo market place. La mancata ottemperanza a tale decisione porta all’applicazione di una sanzione amministrativa da 10.000 a 5.000.000 di €. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i nuovi provvedimenti da parte dell'Antitrust rappresentano un importante precedente sulla responsabilità in merito ai prodotti che vengono illegittimamente posti in vendita sulle piattaforme con modalità ingannevoli e aggressive, idonee ad alterare la capacità di valutazione del consumatore, dal momento che il venditore sfrutta l’allarme suscitato dal Covid-19.

martedì 2 giugno 2020

Boom di vendite di spray al peperoncino su Amazon.

Boom di vendite di spray al peperoncino su Amazon. Il prodotto urticante è schizzato al secondo posto degli articoli più venduti sul sito di acquisti online Oltre ai negozi fisici, anche i “supermercati virtuali” come Amazon, hanno registrato un picco di vendite negli ultimi giorni di spray al peperoncino, mentre le dimostrazioni imperversano in tutti gli Stati Uniti. Le proteste, lo ricordiamo, hanno scosso le città americane dopo l'uccisione dell'afroamericano George Floyd. Alcune manifestazioni sono diventate violente, con saccheggi e incendi di edifici e veicoli. Avere un arma di autodifesa è quindi diventata la priorità per molti statunitensi. Una bomboletta di spray al peperoncino da 9,48 dollari è arrivata ai primi posti nella categoria sport e outdoor di Amazon, soppiantando i normali best-seller come pantaloncini e magliette, secondo Marketplace Pulse, che controlla le vendite sul sito. Ma non solo, il foulard-scaldacollo che può essere usato per coprire bocca e naso è diventato molto popolare con la combinazione pandemia-proteste, situandosi al n. 2. Un utente di Amazon che si è firmato come "Bill" ha lasciato una recensione di 5 stelle per lo spray al peperoncino, definendolo ottimo per difendersi contro i poliziotti. La gente si sta inoltre scambiando consigli per prodotti di autodifesa su piattaforme sociali come Twitter, dove gli utenti hanno condiviso e pubblicato frequentemente i link ai prodotti di Amazon come le bombolette di spray al peperoncino. Il picco delle vendite di spray al peperoncino, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, mostra come le proteste in tutto il Paese stiano influenzando la domanda dei consumatori. Le classifiche dei prodotti più venduti di Amazon, particolarmente gettonati dai consumatori nel corso degli ultimi giorni, forniscono un indicatore in tempo reale delle oscillazioni della domanda dei consumatori.

Germania, bevande avvelenate nei supermercati di Monaco.

Germania, bevande avvelenate nei supermercati di Monaco. Caccia all'uomo su scala internazionale nei confronti di uno sconosciuto sospettato di aver avvelenato bevande nei supermercati di Monaco di Baviera, allo scopo di ricattarli. La polizia ha messo in guardia i consumatori. C'è rischio emulazione in Italia? La polizia tedesca ha comunicato di aver intercettato delle bevande volontariamente contaminate in negozi di alimentari della città di Monaco, dopo la denuncia di due donne e un uomo rimasti intossicati da una sostanza velenosa che qualcuno ha versato in tre bevande. Il pericolo non riguarda tuttavia unicamente le bevande. Gli inquirenti hanno finora reperito almeno quattro bottiglie manomesse, in due supermercati di due catene diverse e sono certi di una cosa: un sorso di troppo avrebbe potuto essere fatale. E altre bottiglie contenenti il veleno potrebbero essere ancora in circolazione. Le indagini procedono a 360 gradi, e per ora non ci sono rivendicazioni: i casi sono accaduti a marzo e ad aprile. Le persone che hanno bevuto le bibite analcoliche contaminate, due donne di 34 e 42 anni e un 58enne, si sono sottoposte a trattamenti medici, ma stanno bene. In tutti e tre i casi, i primi sorsi della bevanda alterata (e dal sapore amaro e chimico) hanno provocato nausea e un forte giramento di testa.. Alla luce di quanto accaduto dunque, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non potendosi escludere che la circostanza possa determinare azioni improntate all'illegalità anche a carattere emulativo, si invitano gli organismi di sicurezza a sensibilizzare le misure di vigilanza e sicurezza anche in Italia. Misure che riguardano siti ritenuti esposti a rischio per la circostanza.

Sui social non c’è limite al peggio: l’hashtag GeorgeFloydChallenge per ricreare la morte di George Floyd e "per ridere".

Sui social non c’è limite al peggio: l’hashtag GeorgeFloydChallenge per ricreare la morte di George Floyd e "per ridere". Lo “Sportello dei Diritti”: i gestori blocchino queste assurde catene La rete è sempre più il luogo dove si può assistere al peggio del peggio. E sempre più in basso si può cadere se chi utilizza i social approfitta di momenti tragici come la morte di George Floyd. Accade, infatti, che stupidi ragazzi – non ci viene una definizione migliore - “si divertano” a ricostruire le scene apparse sui media del decesso del cittadino afroamericano morto lo scorso 25 maggio dopo l’arresto ad opera di poliziotti di Minneapolis nello stato del Minnesota, USA. E così in breve tempo è apparso l'hashtag #GeorgeFloydChallenge con le foto postate su Snapchat e rapidamente condivise su Twitter. Nella foto che circola di più, vediamo un giovane che sorride mentre il suo ginocchio è appoggiato sul collo di un altro, steso a terra. La foto è stata descritta come "disgustosa", "inquietante", "insensibile" e "irrispettosa per la vita umana". Secondo il quotidiano britannico Newcastle Evening Chronicle, le due persone nella foto e quella che l'ha scattata sarebbero state arrestate domenica scorsa per "sospetto invio di comunicazioni che causano ansia e angoscia". I tre giovani hanno 18 e 19 anni. Un portavoce della polizia della Northumbria in Inghilterra ha riferito al giornale: "Comprendiamo che questo post sui social media ha causato molti sconvolgimenti e vogliamo rassicurare il pubblico che è sotto inchiesta seria e viene trattato come un crimine d'odio.” I tre giovani sono stati rilasciati su cauzione. E ciò mentre almeno un’altra foto simile sta circolando sui social. C’è poco da commentare, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: l’unica cosa da fare ad opera dei gestori dei social network è di bloccare sul nascere queste assurde catene che offendono la memoria e sminuiscono un episodio grave che sta costando agli USA un’ondata d’indignazione popolare con pochi precedenti.

lunedì 1 giugno 2020

Eccezionale: il lupo bagna le zampe nel mare del Salento - Video

Eccezionale: il lupo bagna le zampe nel mare del Salento - Video Gli avvistamenti si susseguono ma gli ultimi due documentati nelle scorse ore da pescatori dilettanti sulle spiaggie leccesi hanno a dir poco dell'incredibile: il lupo già ripetutamente avvistato nel Salento oggi si fa sorprendere mentre si bagna le zampe sulla battigia e cammina incuriosito sulla riva incurante della presenza umana mentre i fortunati testimoni si invitano "a non guardarlo negli occhi". L'altro che risale nella giornata di ieri, arriva da Laghi Alimini, località idruntina, registrato sulla sabbia del lido Due Mori. Nel video, il lupo sembra inizialmente padrone della spiaggia: osserva, scruta, passeggia. Poi forse un rumore lo impaurisce. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che tra le prime ha segnalato la ritrovata presenza della specie, si tratta di una ulteriore prova inconfutabile che questo canide selvatico scomparso si sia ripreso a fatica i suoi spazi e che la fortuna di averlo ritrovato deve indurci alla massima cautela per la sua tutela e protezione. Ecco il video: https://youtu.be/7AVo1U_t-Lw

Emergenza furti di biciclette: presi di mira le rastrelliere per bici sparse un po’ nelle città. La denuncia anche da Varese

Emergenza furti di biciclette: presi di mira le rastrelliere per bici sparse un po’ nelle città. La denuncia anche da Varese Arrivano da tutta Italia le segnalazioni allo “Sportello dei Diritti” circa l'aumento del più classico dei furti, quello delle biciclette. Nello specifico con l'avvento della stagione estiva si impennano i furti di bici. Dal catorcio alla bici di marca, tutte le bici sono a rischio e l'entità del fenomeno dimostra che ci sono ladri specializzati ben attrezzati ed organizzati. Un vero e proprio flagello, se si pensa che dall'anno scorso nello stesso periodo che coincide anche con quello dell'aumento esponenziale dell'utilizzo di velocipedi riferito alla bella stagione, la percentuale di furti segnalati segna almeno il 20 % in più ed a qualsiasi ora del giorno. Il numero esatto, peraltro, é pressoché impossibile da individuare giacché molti di questi fatti non vengono neanche denunciati, specie se ad essere rubata é una bicicletta vecchia ed obsoleta.I posti più gettonati dai ladri di biciclette sono le rastrelliere nei giardini dei condomini, quest'ultimi meno controllati durante il periodo del locdown. Ciò che colpisce é che se prima erano i cicli nella loro versione "integrale" ad essere presi di mira dai predoni, oggi tutte le componenti sono diventate facile preda di questi lestofanti: selle, ruote, pedali, manubri o fanali poco importa, e poco ci vuole. Ma sono gli stalli in città a essere i punti più "ambiti" ove questi soggetti si procurano i "cimeli". Solo per fare un esempio, a Varese in un solo giorno sono state rubate quattro biciclette regolarmente legate con la catena alla stessa rastrelliera. E venendo a questo tipo di refurtiva, poco importa al ladro che si tratti di un catorcio o dell'ultimo modello al carbonio, perché tutte sono a rischio e l'entità del fenomeno dimostra che ci sono malintenzionati che hanno raggiunto un buon livello di "specializzazione" e che risultano essere ben attrezzati per le effrazioni e soprattutto rapidi, così come veloce pare che sia la rivendita del prodotto al ricettatore di turno che può essere anche il cittadino qualsiasi che alla bisogna trova un veicolo a due ruote ad un prezzo stracciato rispetto a quello normale d'acquisto. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la piaga del furto di bici è un grave ostacolo alla diffusione dell'uso del velocipide: sono ormai in molti che per paura dei furti rinunciano ad usare quotidianamente una bici decente, cioè in piena regola col codice della strada ed optano per bici "minimaliste" arrivando tal volta a mettere a rischio anche la propria sicurezza (mancanza di fanali, freni sgangherati etc). Uno dei primi deterrenti che ci viene in mente, giacché neanche i lucchetti e le catene più solide e antiscasso paiono immuni dai ladrocini, é quello d'installare le rastrelliere in zone sottoposte a videosorveglianza e d'invitare tutti i cittadini a denunciare prontamente il torto subito alle autorità . Spetta, quindi, alle forze dell'ordine e ai sindaci agire perché si ponga un argine, con una seria lotta a questo tipo di microcriminalità anche perché questa tipologia di reati sono legati ad altri crimini come lo spaccio "al dettaglio" degli stupefacenti.