mercoledì 4 novembre 2020
Covid-19 al Campo Sosta Panareo di Lecce
Covid-19 al Campo Sosta Panareo di Lecce. Tutti in quarantena e circola sui social dei residenti di etnia rom una scandalosa lista di “proscrizione” intestata ASL LECCE con l’indicazione di positivi e non
È delle scorse ore la notizia secondo cui vi sarebbero altri 21 positivi su 184 tamponi fatti ieri nel Campo Sosta “Panareo” di Lecce, dove risiedono cittadini di etnia rom, oltre ai sei già risultati affetti. Proprio nel pomeriggio alcuni degli abitanti ci hanno comunicato che questo pomeriggio il sindaco Carlo Salvemini e l’assessore Silvia Miglietta si sono recati a notificare personalmente i provvedimenti di quarantena domiciliare obbligatoria non solo ai positivi e ai contatti stretti ma a tutta la popolazione del campo cui è stato comunicato l’obbligo di isolamento fiduciario. La cosa che però ci ha fatto indignare è che quasi contemporaneamente è iniziata a circolare sui social degli alloggianti una lista intestata ASL LECCE con l’indicazione dei nominativi dei residenti e l’indicazione in rosso per i casi positivi ed in nero di quelli negativi. Un fatto gravissimo, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che lede la privacy di questi cittadini ritenuti da sempre e ancora da troppi gli “ultimi degli ultimi” e che si trovano messi alla berlina con la possibilità che questi dati ed i loro nominativi possano essere diffusi attraverso i social ad un’indefinita platea di altri contatti. Al netto di questa circostanza a dir poco scandalosa e che forse meriterebbe un intervento non solo del Garante Privacy ma anche delle Autorità inquirenti, va rilevato che con la scelta di mettere un intero “villaggio” in isolamento fiduciario pone gravi e seri problemi di emergenza “umanitaria” nei confronti di cittadini la gran parte dei quali vivono alla giornata e per tanti minori a carico di questi nuclei familiari. Agli enti preposti, in primis al Comune di Lecce, l’obbligo di vigilare non solo sulla delicata situazione sanitaria ma anche sulle necessità contingenti alimentari e igieniche per tutti i residenti del Campo Sosta.
Due canoisti “inghiottiti” da una balena: ecco il video dell'incredibile incidente
Due canoisti “inghiottiti” da una balena: ecco il video dell'incredibile incidente. I due kayakisti erano ovviamente nel posto sbagliato al momento sbagliato ...
L'incredibile disavventura di Julie e Liz, due kayakisti dilettanti, è avvenuta lunedì scorso al largo della costa della California (Stati Uniti), ad Avila Beach. Mentre aspettavano in silenzio l'apparizione di una megattera, le due donne non potevano certo immaginare di ammirarne una così da vicino. Infatti, uno di questi immensi mammiferi marini presenti nella zona si è alzato improvvisamente dalle onde e ha spalancato la bocca per inghiottire un banco di plancton ... e, casualmente, i due kayak in viaggio. Lo segnala riporta la rivista Geo . La scena è stata immortalata da due diverse angolazioni Più paura che male, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per le due “vittime” che ne escono un po 'scioccate ma illese. Ecco il video:https://youtu.be/sGMwle_cw1Q
martedì 3 novembre 2020
Sufficiente la Scia per il solare termico nel centro storico. Il TAR Lecce annulla l’ordine di rimozione del Comune di Lecce
Sufficiente la Scia per il solare termico nel centro storico. Il TAR Lecce annulla l’ordine di rimozione del Comune di Lecce: il divieto nel regolamento comunale ignora il favor della UE per il risparmio energetico. Via libera all’impianto orizzontale rispetto al piano di calpestio del terrazzo
È illegittimo l’ordine del Comune di rimozione dell’impianto solare termico dopo che il proprietario ha trasmesso la SCIA al competente ufficio comunale. Tale principio vale anche se il terrazzo dove è installato il sistema di produzione dell’acqua calda sanitaria si trova in pieno centro storico, mentre il regolamento dell’amministrazione cittadina tutela i valori architettonici del borgo antico. Tutto ciò accade perché l’ente non ha recepito la direttiva 2002/91/Ce che porta un evidente favor per il risparmio energetico. E comunque l’impatto sul piano urbanistico risulta ridotto perché l’impianto è posizionato in orizzontale rispetto al piano di calpestio del terrazzo. A stabilirlo l’importante sentenza 992/20, pubblicata dalla sede di Lecce del Tar Puglia, terza sezione che ha accolto il ricorso dei proprietari dell’immobile: nella fattispecie ha errato l’ufficio comunale che ha annullato d’ufficio la segnalazione certificata di inizio attività sul presupposto che l’impianto non sarebbe descritto e rappresentato graficamente in modo sufficiente; l’amministrazione ha infatti poteri istruttori per chiedere i chiarimenti necessari e l’integrazione dei documenti. Il vero deficit, invece, sta nella motivazione del suo provvedimento: l’impianto non si vede dalla strada e dunque è escluso che possa rappresentare un elemento di rottura rispetto ai valori architettonici e ai materiali usati per gli edifici circostanti. Soprattutto il regolamento dell’ente locale non tiene conto che è mutato il quadro normativo: l’articolo 3 del decreto legislativo 192/05 ha recepito la direttiva europea che prescrive un adeguamento graduale degli edifici a prestazioni energetiche in grado di ridurre i consumi. E la stessa legge regionale, non impone il rilascio del titolo edilizio per gli impianti che aderiscono al tetto senza alterare la sagoma del fabbricato. Una decisione significativa, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che costituisce un precedente rilevante in numerosi casi analoghi ed in un periodo nel quale si punta al risparmio energetico come volano di tutela dell’ambiente e di rilancio dell’edilizia a livello globale.
Covid-19: la trasmissione del virus non è condizionata dal clima.
Covid-19: la trasmissione del virus non è condizionata dal clima. Lo dice un nuovo studio americano. C'entrano viaggi e spostamenti e non il caldo o freddo
Nessuna prova sul clima per la trasmissione del virus. Sembrano influire ben poco. Molto di più incidono gli spostamenti delle persone e le situazioni che portano a essere a stretto contatto. A sostenerlo è uno studio del team dei ricercatori dell'Università del Texas ad Austin intervenendo così nel dibattito che si è acceso all'indomani della diffusione del nuovo coronavirus proseguito in questi mesi. Secondo gli scienziati che hanno studiato i casi di Covid-19 a livello di Stati e contee negli Stati Uniti d'America, ma anche di regioni e Paesi del mondo, la temperatura esterna è risultata, secondo gli studiosi, un fattore "non influente". Il report, infatti, che ha analizzato i valori combinati dell'umidità e della temperatura dell'aria, conclude che incidono su una scala di rilevanza per meno del 3%. Il più alto fattore che contribuisce alla crescita della pandemia è l'indice della mobilità, legato ai viaggi e che sarebbe rilevante per il 34,32%, seguito dalla vita trascorsa lontana dalla famiglia (per il 26,14%), dai dati di popolazione di una data zona (28,86%) e dalla densità abitativa urbana (13,03%).Nella conclusione, secondo i risultati a cui sono giunti i ricercatori dell'Università del Texas dello studio, i ricercatori spiegano come "non sia stata trovata alcuna prova convincente" per includere il freddo o il caldo come tra i responsabili "della diffusione di Covid-19". "Non dovremmo pensare al problema come a qualcosa determinato dal clima, ha commentato Sajad Jamshidi, ricercatore della Purdue University che ha partecipato al lavoro, dobbiamo prendere precauzioni personali ed essere consapevoli dei fattori di esposizione urbana". Lo studio, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stato pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health.
domenica 1 novembre 2020
Cade con la bici e finisce in un campo di cactus e si rialza pieno di spine - Ecco l’esilarante video
Cade con la bici e finisce in un campo di cactus e si rialza pieno di spine - Ecco l’esilarante video
Ad essere protagonista di una scena esilarante è un atleta dilettante di 39 anni, di nome Diego Moreno, che ha subito un incidente sull'Avenida "Los Cactus" nella zona del Parque de la Ciudad, nella provincia di La Rioja (Argentina) mentre pedalava in bicicletta. L’uomo, è caduto con le gambe all’aria, in mezzo ai cactus dopo aver perso il controllo della sua bici, su una strada riempiendosi completamente di spine. In un primo momento, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stato assistito da passanti e persone che si trovavano in zona, e poi trasferito all'ospedale Vera Barros per eseguire le cure corrispondenti. "Andavo con altri tre ciclisti, ero ultimo della fila, non ho visto un piccolo cratere sull'asfalto e ho scansato la buca, ho lasciato il manubrio e ho iniziato a cordonare, volevo recuperare l’equilibro della bici e non riuscendo sono andato dritto contro gli steli del cactus, una pianta originaria della regione. "Grazie a Dio indossavo occhiali e casco e per questo non mi sono punto la faccia o la testa, perché il modo in cui le spine si sono conficcate avrebbe potuto rendermi cieco", ha raccontato Moreno ai media del suo paese. Fortunatamente nonostante tutto il ciclista non si è ferito gravemente. Ecco l’imperdibile video: https://youtu.be/1C4xtkvaAxE
Orso bruno attacca una donna nella regione di Kursk. L'animale è stato abbattuto - VIDEO
Orso bruno attacca una donna nella regione di Kursk. L'animale è stato abbattuto - VIDEO
Il 26 ottobre 2020, un’inserviente di uno zoo privato è stata attaccata da un orso himalayano in un rifugio per animali selvatici situato nel villaggio di Novye Dvory, nel distretto di Fatezhsky della regione di Kursk. La donna è stata portata in ospedale con una grave ferita. L'orso è morto per una ferita subita durante l'incidente. Attualmente, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” una delle specie animali diffuso in gran parte dell'Asia, fragile e a rischio estinzione, è rappresentata dall’orso bruno himalayano. Fino a qualche decennio fa il loro numero era consistente ma oggi si è drasticamente ridotto. Secondo il WWF, la popolazione di orsi bruni che popola attualmente alcune regioni himalayane rappresenta solo il 2% della popolazione originariamente presente. Le principali minacce alla sopravvivenza di questo mammifero endemico includono il degrado e la frammentazione degli habitat, il conflitto tra orsi e esseri umani, il bracconaggio e il commercio illegale. La loro caccia è dovuta ad una mancanza di consapevolezza della loro importanza ecologica da parte dei cacciatori, che continuano ad ucciderli per utilizzarne organi a scopo medico e a vendere i cuccioli ad organizzatori di combattimenti illegali o ai circhi. Ecco il video: https://youtu.be/D_GeS-KaK_s
Brie cremoso Specialità del Casaro venduto da Lidl, richiamato per escherichia coli (VTEC)
Brie cremoso Specialità del Casaro venduto da Lidl, richiamato per escherichia coli (VTEC). Verifica il lotto interessato e non consumare
Il ministero della Salute ha diffuso il richiamo di un lotto di Brie cremoso Specialità del Casaro venduto da Lidl per la presenza di Escherichia coli produttore di verocitotossina (VTEC). E’ interessato solo il lotto di produzione 403 nella confezione da 100 grammi con scadenza minima 31/10/2020 commercializzato da Lidl Italia s.r.l. a socio unico. Il formaggio coinvolto è stato prodotto dall’Azienda JERMI Käsewerk GmbH, nello stabilimento di Ritter-Heinrich-Straße 2/4 - 88471 Laupheim-Baustetten (Germania) marchio di identificazione: DE BW 331 EG. Nell’avviso, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, viene consigliato di non consumare il formaggio e riportare la confezione al punto vendita dove lo si è acquistato per ottenere una sostituzione o rimborso. L’ingestione di un alimento contaminato da Escherichia Coli può provocare seri disturbi gastrointestinali. Ci può essere un aumento della temperatura corporea e possibile sanguinamento. I sintomi possono comparire tra i 2 e i 7 giorni dal consumo del formaggio contaminato. In alcuni casi, sono possibili gravi complicazioni renali, specie nei bambini con sindrome emolitica-uremica (SEU). Si può anche avere anemia e una riduzione del numero di piastrine che, in alcuni casi (circa il 20%), si può rivelare fatale. L'autorità, in questo caso il Ministero della Salute, può anche stabilire la revoca del ritiro e del richiamo dei prodotti.
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