lunedì 28 febbraio 2011

La Cassazione dice basta al malcostume di parcheggiare in doppia fila.


Rischia il carcere chi sequestra l’auto del vicino e non scende a spostarla

L’autovettura parcheggiata in modo tale da impedire all’altro di uscire dal cortile condominiale. può portare alla condanna per violenza privata.
È il principio stabilito nella sentenza n. 7592 del 28 febbraio 2011, emessa dalla sesta sezione penale della Suprema Corte che riporta Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”
Con la decisione in commento gli ermellini hanno, infatti, confermato la condanna nei confronti del proprietario dell’auto parcheggiata in cortile che teneva “prigioniera” la vettura del vicino, che scende a spostarla soltanto dopo un’ora
Mentre il condomino “sequestrato” va risarcito, l’altro che se la prende comoda rischia pure trenta giorni di reclusione.
«Non trovavo le chiavi», si giustificherà davanti al giudice l’automobilista fin troppo disinvolto che neppure si affaccia dal balcone per scusarsi con il vicino.
La sentenza della Cassazione penale ha statuito che l’effetto pratico della condotta addebitata è impedire per lungo tempo al vicino di allontanarsi da casa come invece egli avrebbe voluto.

Orrore per la produzione delle uova anche in Italia?


È bastato il reportage "Hatchery Horrors" di cui riportiamo il link cui consigliamo la visione solo ad adulti http://laverabestia.org/play.php?vid=1150 che è stato ripreso con una telecamera nascosta nello stabilimento di incubazione Hy-Line nello Stato dell'Iowa per indignarci sui metodi d’allevamento delle galline ovaiole e chiederci se anche in Italia siano consentite tali prassi di una crudeltà inaudita.
Il documentario è stato registrato dall'associazione Mercy For Animals che per circa due settimane ha filmato le pratiche assolutamente crudeli a cui sono sottoposti i pulcini in questo tipo di stabilimenti che risulterebbero comuni in tutto il globo.
Queste vere e proprie “fabbriche di galline ovaiole” - per rendere l’idea che i pulcini sono considerati al pari di ogni prodotto di consumo non animale - partono la loro produzione dalle incubatrici sino alla selezione finale dei pulcini. Appena usciti dall’uovo, infatti, alcuni operai hanno il compito di selezionare manualmente i maschi dalle femmine. Gran parte delle femmine, in particolare quelle sane e quelle che non muoiono a causa dei nastri trasportatori, verranno utilizzate negli stabilimenti di produzione di uova da vendere ai consumatori; i pulcini maschi che sono considerati sin da subito inutili, perché non produrranno uova e non sono delle razze giuste per diventare dei polli "da carne" convenienti per l'industria, vengono immediatamente uccisi gettandoli vivi in un tritacarne mentre altre industrie li soffocano in sacchi di plastica.
Ma non finisce qui la fiera delle crudeltà: ai pulcini femmina viene tagliata la punta del becco con un apposito macchinario che le afferra dalla testa. Questo per evitare che una volta adulte e costrette in piccolissime gabbie, non si feriscano gravemente tra loro causando danni economici per i produttori di uova.
È noto, peraltro, che il becco dei pulcini contiene terminazioni nervose, e la procedura di taglio può causare dolore sia acuto al momento, che cronico, per tutta la vita della gallina adulta.
Per non parlare poi della vita successiva delle galline in gabbia, sfruttate al massimo per 2 anni per la produzione di uova, e poi macellate. Purtroppo risulterebbe che anche gran parte delle galline allevate a terra provengono da questi stabilimenti e vengono comunque alla fine uccise.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” si chiede se tali prassi siano consentite in Europa ed in Italia essendo comunque possibile la realizzazione di allevamenti comunque intensivi che limitano le sofferenze di questi animali preziosi per la nostra alimentazione e se quindi non sia ora anche da parte dell’U.E., da sempre sensibile a tali esigenze, d’incentivare tali tipi di produzioni a danno di quelle che abbiamo denunciato nel presente comunicato.

domenica 27 febbraio 2011

Palme morte, Otranto cambia volto così muore la riviera


Migliaia di piante sono già state divorate da un insetto, il «punteruolo rosso».
Ecco come si presenta Otranto, l’ingresso della città, il biglietto da visita di una località che ha l’ambizione di essere centro nevralgico del turismo pugliese.
A scattare le foto è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che da anni denuncia l’incuria e il degrado presente sul territorio volutamente abbandonato dalle istituzioni.
Le immagini mostrano una situazione desolante.
Le palme stanno ormai morendo e le ultime rimaste sono gravemente ammalate, secche, spiumate.
Nessuna ombra sotto le piante che stanno morendo.
Danno l’addio anche quelle che sono all’interno lungo i viali, ville, giardini, lungomare. Il rhynchophorus ferrugineus ha vinto. È un’epidemia che come un’onda sta attraversando la Penisola, le sue coste soprattutto, e rischia di modificare per sempre paesaggi unici, amati e conosciuti in tutto il mondo. Le palme muoiono, vengono abbattute e bruciate. E in molti luoghi, mai più ripiantate, il «punteruolo rosso» non ha pietà: arriva alla base della pianta, si attacca, poi sale su in cima e s’infila dentro, tra le foglie della palma. Lì comincia la sua vita. Lì comincia la fine di quella della pianta.
Non ci resta che continuare ad appellarci alle istituzioni perché è ancora possibile salvare il salvabile.

Incremento dei prezzi al consumo: rischi rialzi delle materie prime


Le terribili tragedie di questi giorni che hanno visto rivolte, rivoluzioni e abbattimenti di regimi nel bacino del Mediterraneo e nel Vicino Oriente al di là delle ragioni politiche che riguardano le singole nazioni governate da dittatori di lungo corso che prima o poi i singoli popoli avrebbero abbattuto, nascondono secondo gli analisti di mezzo mondo tutte la stessa concausa: l’impennata generalizzata dei costi delle materie prime, dal petrolio allo zucchero, dai cereali al cotone.
Oggi anche la Confcommercio ha lanciato un allarme secondo il quale gli aumenti dagli alimentari sino al greggio causeranno anche una repentina crescita dei prezzi al consumo e quindi un aumento dell’inflazione che secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” come al solito andrà a colpire indistintamente i consumatori e le famiglie aggravando ulteriormente la crisi economica in atto.
L'associazione nazionale dei commercianti ha simulato i possibili effetti degli shock dei prezzi delle materie prime nei confronti dei prezzi al consumo.
Secondo l’analisi che riportiamo un aumento a febbraio del costo del petrolio del 5% rispetto alla media delle quotazioni di gennaio e una contestuale crescita dei prezzi delle materie prime del 2% e un successivo mantenimento dei prezzi di tutte le materie prime ai livelli di febbraio, a giugno prossimo, rispetto a giugno 2010, gli shock su petrolio e materie prime equivarrebbero ad un +40% circa e si tradurrebbero in variazioni tendenziali dei prezzi al consumo pari al 10,2% per gli alimentari, all'8,7% per latte, formaggi e uova, al 5% per i cereali e al 2,8% per il complesso dei beni (alimentari e non alimentari).
Il rischio di questa pericolosissima bolla inflazionistica appare quanto mai alle porte e proprio per queste ragioni ci chiediamo quali siano le iniziative urgenti che il governo centrale sta attivando visto che la nostra dipendenza dall’estero nel campo di tutte le materie prime dal petrolio sino ai cereali è a tutti nota. Non ci risulta, infatti, che allo stato siano alle porte riforme o interventi tali da impedire anche che questo pericolo si concretizzi. Come consumatori, come cittadini, dobbiamo aspettare, quindi, che gli eventi ci travolgano?

venerdì 25 febbraio 2011

28 febbraio 2011: la “Giornata Mondiale delle Malattie Rare” è alle porte ed il capogruppo IDV al senato Felice Belisario raccoglie l’appello lanciato


28 febbraio 2011: la “Giornata Mondiale delle Malattie Rare” è alle porte ed il capogruppo IDV al senato Felice Belisario raccoglie l’appello lanciato qualche giorno fa per interventi organici a tutela degli ammalati e delle loro famiglie abbandonati dalle istituzioni. Presentato atto di sindacato ispettivo nei confronti dei Ministri della Salute e dell’Economia e Finanze

28 febbraio 2011: la “Giornata Mondiale delle Malattie Rare” è alle porte e qualche giorno fa Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, aveva lanciato un appello alle istituzioni nazionali affinché fossero intraprese delle iniziative a tutela degli ammalati e delle loro famiglie abbandonate a sé stesse e sempre più in difficoltà come dimostrava una recentissima indagine statistica della Isfol - realizzata dall'Istituto per gli Affari Sociali (Ias), in collaborazione con la Federazione italiana malattie rare Uniamo-Fimr Onlus, Orphanet-Italia e Farmindustria. Come avevamo rappresentato, tale ricerca fotografa un dramma italiano che impone un ovvio e quanto mai necessario innalzamento dei livelli di guardia e di protezione sociale per gli elevatissimi costi di assistenza e della cura che le malattie rare comportano e che vanno a gravare in gran parte su famiglie che non sono sempre in grado di farvi fronte che purtroppo s'impoveriscono sempre di più.
Puntualmente il grido d’allarme è stato raccolto dall’IDV, da sempre sensibile a queste tematiche e contro ogni lobby, compreso quelle farmaceutiche, ed in particolare dal capogruppo al senato Felice Belisario che ha presentato un atto di sindacato ispettivo, il n° 2-00311 pubblicato il 22 febbraio scorso, nei confronti dei Ministri della Salute e dell’Economia e Finanze chiedendo una serie d’interventi che raccolgano le proposte avanzate dalle associazioni rappresentative.
Tra queste possiamo evidenziare:
- se il Governo intenda predisporre ed avviare un programma nazionale triennale sulle malattie rare.
- se abbia intenzione di istituire un fondo nazionale per le malattie rare, che garantisca la ricerca e lo sviluppo dei farmaci orfani e l'accesso ad essi per i pazienti, affidando compiti consuntivi e propositivi sulla gestione del fondo a un comitato nazionale per le malattie rare da insediare presso il Ministero della salute, che coinvolga rappresentanti dello stesso Ministero e dei Ministeri dell'istruzione, università e ricerca e del lavoro e politiche sociali, dell'Istituto superiore di sanità, delle Regioni e delle associazioni di tutela dei malati;
- se si ritenga che la defiscalizzazione della ricerca sui farmaci orfani possa incentivare le case farmaceutiche alla loro produzione e quindi se si voglia considerarla come un'iniziativa utile e perseguibile;
- se abbia intenzione di attivarsi al fine di ottenere la disponibilità e gratuità dei farmaci, dei dispositivi medici e di quanto sia utile per la cura sintomatica e il trattamento dei pazienti afflitti da malattie rare.
Non possiamo non auspicare che il Governo faccia conoscere le proprie intenzioni nell’immediato e inizi a dare risposte concrete a questi nostri concittadini.

martedì 22 febbraio 2011

Stop ad aumenti dei pedaggi su autostrade e grande raccordo anulare.


Annullato dal TAR del Lazio il Dpcm: viola le norme Ue

Il Tar del Lazio con la sentenza 1566/11 emessa dalla prima sezione ha annullato il decreto ministeriale che stabiliva l'aumento dei pedaggi “a forfait” per autostrade e grande raccordo anulare in gestione diretta dell'Anas, compreso il Grande Raccordo Anulare di Roma.
“ La norma va disapplicata perché contrasta con i principi comunitari dal momento che determina forfettariamente la maggiorazione per le classi di pedaggio a prescindere dall’effettivo uso dell’infrastruttura e, dunque, senza tenere conto della distanza percorsa dall’utente “.
Gli aumenti erano stati decisi lo scorso anno.
Con la sentenza di oggi, il Tar accoglie il ricorso della provincia di Roma e dichiara illegittimo e nullo il Dpcm 25 giugno 2010 con cui la presidenza del Consiglio dei ministri ha individuato le stazioni di esazione relative alle autostrade a pedaggio assentite in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta dell’Anas dove applicare la maggiorazione tariffaria forfettaria prevista dall’articolo 15, comma 2, del Dl 78/2010.
Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” questa sentenza è stata una vittoria dei cittadini contro una tassa iniqua che avrebbe colpito in modo indiscriminato soprattutto i lavoratori e la filiera delle imprese in un momento di grave crisi economica".

Ennesima legge vergogna a favore delle lobby. Questa volta con un emendamento inserito nel milleproroghe si favoriscono le banche in danno di migliaia


Questa volta con un emendamento inserito nel milleproroghe si favoriscono le banche in danno di migliaia per non dire milioni di cittadini ed aziende che hanno agito o stavano per agire per recuperare le somme indebitamente percepite a titolo d’interessi anatocistici. Un colpo allo stato di diritto ed a tutti i cittadini

È una vergogna che stava per passare nel silenzio l’emendamento inserito nel decreto milleproroghe a tutela di una delle lobby più forti in Italia, quella delle banche. Con un’ennesima legge salva banche si compie un colpo di spugna nei confronti di migliaia per non dire milioni di azioni risarcitorie da parte di cittadini ed aziende titolari di conto corrente che non può essere sottaciuto ed al quale non ci si può non opporre. Così Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”.
Proprio soli due mesi fa le Sezioni Unite della Cassazione con una decisione autorevolissima e generalmente condivisa e condivisibile, la n. 24418 del 02 dicembre 2010, aveva sostanzialmente confermato il diritto da parte dei correntisti a vedersi restituire tutte le somme indebitamente percepite a titolo di interessi passivi dalle banche su tutti i conti correnti con capitalizzazione trimestrale degli interessi come noto di fatto vietata dall’art. 1283 del Codice Civile. Nella sentenza era stato ribadito il principio secondo cui la prescrizione del diritto del correntista a ottenere la restituzione delle somme, illegittimamente addebitate dalla banca sul conto corrente, decorre dal termine di estinzione del rapporto e non dalla data della singola annotazione a debito sul conto, riaffermando il divieto assoluto dell'anatocismo trimestrale e annuale garantendo in questo modo il diritto di tutti i correntisti, vittime dell’anatocismo alla restituzione dell’indebito relativo ad una prassi bancaria illegale.
Con un emendamento “criminale” perché in sol colpo può essere definito “salva banche” ed “ammazza cittadini ed aziende”, inserito nell’art. 2 quinquies, comma 9° del “decreto milleproroghe” che oggi 22 febbraio verrà votato in maniera pressoché blindata anche dalla Camera dei Deputati, viene fatto fuori e ribaltato il principio di diritto espresso dalla Suprema Corte e stabilito con una norma d’interpretazione autentica secondo cui in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente con l'art. 2935 del codice civile, si interpretano nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa.
È evidente che l’emendamento con funzione interpretativa della legge getti una pietra tombale sull’autorevole sentenza della Suprema Corte ponendo le basi da una parte per far perdere le cause già avviate da migliaia correntisti per le quali si sarebbe arrivati a certa vittoria.
Rivolgiamo quindi un ultimo appello alla maggioranza affinché sia immediatamente eliminata una norma vergognosa, certamente suggerita dalla lobby delle banche che getta ancora una volta più di un ombra sulla certezza del diritto e sui diritti dei cittadini.
L’Italia dei Valori, si batterà affinché quest’ennesimo scempio in danno ai cittadini non passi inosservato e sia cancellato.