mercoledì 29 febbraio 2012

Legge anti-gay approvata in Russia


Legge anti-gay approvata in Russia: multe da 120 euro a 12.000 euro per coloro che apertamente manifestano la loro omosessualità e divieto di manifestazioni pubbliche a partire proprio dal Gay Pride

Il Parlamento nazionale russa (Duma) ha approvato in terza e definitiva lettura una legge che prevede multe per i gay, le lesbiche, i bisessuali o i transgender che professano apertamente il loro orientamento sessuale in presenza di minori, equiparando di fatto manifestazioni come i Gay-pride alla propaganda della pedofilia.
A favore 29 deputati, cinque i contrari, un astenuto, 15 non hanno partecipato al voto. Il provvedimento è stato aspramente criticato dagli attivisti gay, che lo hanno definito "medioevale", preannunciando ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. La legge prevede multe di 5000 rubli ( 120 euro) per i singoli, di 50 mila rubli (1200 euro) per i dipendenti pubblici e sino a 500 mila rubli (12 mila euro) per le organizzazioni che promuovono pubblicamente tali attività.
Da anni gli attivisti gay tentano di organizzare gay pride a Mosca e a San Pietroburgo ma le loro richieste vengono puntualmente respinte, in un Paese fortemente omofobo. Pur essendo stata abolita nel 1993 come reato, l'omosessualità è rimasta in Russia sino al 1999 nella lista delle malattie mentali. L'ex sindaco di Mosca Iuri Luzhkov aveva definito "opera di Satana" le parate gay, regolarmente negate o represse a manganellate. Anche il dipartimento di Stato degli Usa ha espresso forte preoccupazione per questa mossa che riduce la libertà di espressione e di manifestazione e ha chiesto ufficialmente alle autorità russe di “proteggere queste libertà e incoraggiare il rispetto dei diritti di tutti i cittadini”. Anche in Europa la preoccupazione è molto forte.
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti" le nuove leggi russe, dall’impianto discriminatorio, hanno poco a che fare con la giustizia, la medicina o la psicologia ma hanno radici politiche. I politici nel tentativo di distrarre l’attenzione dalla proteste di questi ultimi giorni contro Vladimir Putin e il Cremlino hanno offerto gli omosessuali come vittime sacrificali ai russi scontenti.

domenica 26 febbraio 2012

Farmaci: l’Italia tra i debitori miliardari della UE delle case farmaceutiche tra cui Roche e Novartis.


Lo Sportello dei Diritti lancia l’allarme, a rischio le forniture agli enti morosi
Ancora notizie allarmanti circa gli effetti della crisi conseguenti alla situazione del debito pubblico dei soliti noti Paesi europei più esposti tra cui, purtroppo il Nostro. Gli effetti dei rigorosi programmi di tagli alla spesa, di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo si riflettono prepotentemente nella sanità ed i ritardi nei pagamenti di medicinali per gli ospedali pubblici arriverebbero fino a tre anni, secondo alcune ben informate fonti. Tant’è che due colossi farmaceutici quali la Roche e la Novartis avrebbero vagliato la possibilità di tagliare le forniture agli enti morosi.
Secondo la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (EFPIA), infatti, i paesi europei devono dai 12 ai 15 miliardi di euro (dai 14,5 ai 18,1 miliardi di franchi) alle società farmaceutiche, tra cui le svizzere Roche e Novartis.
Basti pensare che al 31 dicembre 2011, secondo la portavoce della Roche, Claudia Schmitt, i conti di riscossione riguardanti clienti del settore pubblico dell'Europa meridionale, che comprende i mercati di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, ammontavano a 2,1 miliardi di franchi.
Sempre secondo la Roche, le fatture che non sarebbero state pagate da Spagna, Portogallo e Italia sarebbero aumentate l'anno scorso, mentre quelle greche si sarebbero ridotte a seguito delle "obbligazioni senza cedole" (zero coupon bond) emesse dal governo di Atene (vedi riquadro a fianco), mentre la Novartis non ha fornito cifre precise in merito.
Alla luce di tali dati e dei perduranti ritardi nei pagamenti la Roche, sempre secondo la sua portavoce, starebbe valutando un cambiamento nella politica commerciale che applicherebbe agli ospedali che pagano meno. Questo potrebbe significare fissare un limite di credito per ospedale. I medicamenti potrebbero essere consegnati soltanto se non si supera tale limite.
Sulla stessa falsariga anche la Novartis sta esaminando modifiche nelle metodologie delle forniture. A sostenerlo è Isabel Guerra portavoce di Novartis secondo la quale la casa farmaceutica concentra la sua attività sempre più sugli incassi in contanti. A tal fine, sta sviluppando piani alternativi e utilizzando sempre più formule di gestione e di assicurazione per facilitare l'incasso dei crediti.
I cosiddetti paesi PIIGS – Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, come è noto, da tempo hanno attuato programmi a dir poco rigorosi di riduzione del debito pubblico che stanno causando effetti devastanti per la tenuta sociale all’interno di questi stati. Gli accordi con Bruxelles, come sta accadendo nel Nostro Paese, hanno riguardato in particolare tagli lineari alla spesa pubblica con l’eliminazione di tutte le spese ritenute non indispensabili, tra cui, alla luce di questi dati allarmanti, anche il ricorso al ritardo nei pagamenti relativi ai farmaci.
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti" tale politica di tagli lineari è divenuta insostenibile ed il solo rischio di veder bloccate le forniture di farmaci a regioni, Asl ed ospedali, dovrebbe mettere in allarme il governo centrale troppo impegnato a far quadrare i conti per dare soddisfazione ai mercati finanziari, ma poco attento ai problemi reali del Paese, quale quello, per rimanere nell’argomento, della Salute che non può essere trattato come un normale “spreco” dello Stato. Prima che si verifichi un blocco o un rallentamento delle forniture, si pensi prima a tagliare le vere spese inutili quali gli inutili costi della politica, quelle militari, quelle delle finte missioni di pace internazionali, ecc., ecc., perché con la salute dei cittadini non si scherza!

NO TAP. Troppi rischi connessi alla realizzazione del gasdotto


Perché lo Sportello dei Diritti continua a dire “No TAP”. Nella pubblica assemblea del 16 febbraio gli emissari della TAP non ci hanno parlato dei rischi e pericoli del gasdotto. Perché?
L’associazione “Sportello dei Diritti” che è stata fra i promotori del comitato “No Tap” che com’è noto raccoglie associazioni, organizzazioni, partiti politici e semplici cittadini che si stanno opponendo alla realizzazione del megagasdotto che passerà sotto l’Adriatico in una zona d’inestimabile valore paesaggistico, è ancora più determinata a continuare la campagna nazionale contro l’opera, dopo la pubblica assemblea del 16 febbraio scorso, nella quale gli emissari della società, la TAP per l’appunto, non hanno fatto il benché minimo accenno alla questione dei rischi connessi alla realizzazione ed alla presenza di un gasdotto nella porzione di territorio individuata, ma solo di presunti benefici e ricadute sul territorio che siamo convinti di non riuscire a scorgere.
L’aver evitato di parlare dei problemi che potrebbero derivare ci spinge ad approfondire tutti gli aspetti relativi alla costruzione ed utilizzazione di un gasdotto di tale portata.
La principale causa di perdita di contenimento di una linea di trasmissione è il danno esterno, generalmente dovuto a lavori nei pressi dell'opera. Più della metà delle fughe di gas e quasi tutti i danni più gravi (per esempio l'incidente di Ghislenghien in Belgio il 30 luglio 2004 o quello più recente della Lunigiana) sono conseguenze di questa causa. Altre cause sono dovute sia a fattori esterni o dalla corrosione interna, difetti materiali della saldatura, perdite su articolazioni o flange, reazioni chimiche, ecc.
Le stazioni di compressione sono costituite da migliaia di flange, valvole e connessioni che comportano un alto rischio di perdite. Un gasdotto si può comporre di diversi condotti paralleli con valvole (chiamate snodo di valvole) posizionate ogni 30 km. Le perdite possono avvenire in questi snodi e nei punti corrosi delle tubature. In quest'ultimo caso il gas che fuoriesce si autoinfiamma. Inoltre ci sono emissioni tecnologiche e pianificate. Ulteriori emissioni vengono prodotte da compressori e/o da centrali elettriche. Alcune sono dovute a valvole pneumatiche che rilasciano CH4 durante il funzionamento. Infine, per mantenere e riparare le unità di installazione è necessario scaricare il gas (dall'intero compressore) in atmosfera. Tutti questi processi rilasciano gas serra (CO2 e metano). La valutazione dell'entità di queste emissioni è importante per stabilire l'acquisto di quote energetiche nell'ambito del protocollo di Kyoto
Sono solo alcuni dei problemi connessi alla presenza del gasdotto, tiene a precisare, Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", che segnano ulteriori punti a sfavore nei confronti degli addetti ai lavori, anche perché è bene ribadire che la scelta dell’approdo in un’area di così alta rilevanza turistica e ambientale, rappresenterebbe una sconfitta per un’economia quale quella salentina che fonda la sua ragion d’essere nello sviluppo ecosostenibile, ritenendo ancora una volta che vi siano aree ad alta industrializzazione a nord della zona interessata ben più adatte ad accogliere la condotta trans adriatica.

sabato 25 febbraio 2012

Droga: arriva il vaccino per l’eroina. Cancella il "piacere" del buco


In questi giorni è stato brevettato negli Stati Uniti un vaccino per sconfiggere la dipendenza da eroina. Testato in Messico sui topi elimina la sensazione di piacere provocata dalla droga, così da azzerare il desiderio di assumerla. Secondo i ricercatori del National Institute of Psychiatry messicano, che l’hanno ideato, il ‘vaccino per l’eroina’ potrebbe cancellare la dipendenza anche nell’uomo dando dei risultati davvero soddisfacenti.
Presto potrebbero cominciare i primi esperimenti su alcuni pazienti visto che la cosiddetta fase pre-clinica durata 15 anni sta per concludersi.
Il vaccino, riporta Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", agisce inibendo la molecola dello stupefacente e impedendole di sorpassare la barriera encefalica.
L’eroina è una droga pesante, derivata dalla morfina, che appena iniettata provoca un caratteristico flash euforico della durata di circa 30-60 secondi,seguito da uno stato di confusione generale e depressione. Entro un’ora dalla somministrazione, però, si deprime il centro respiratorio nel sistema nervoso centrale e compare una potentissima sensazione di euforia ed eccitazione, in cui tutti i problemi vengono dimenticati e che è – probabilmente – l’emozione che viene ricercata quando si comincia ad assumere la droga.
La molecola presente nel vaccino funziona proprio rendendo l’organismo resistente a quest’ultimo effetto dell’eroina, cosicché chi la usa non prova più la sensazione di piacere diffuso che invade il corpo quando la droga viene iniettata o fumata. In poche parole, il farmaco provoca una risposta immunitaria che impedisce all’eroina di entrare nel sistema nervoso e attaccare i recettori oppioidi del cervello, bloccando dunque la sensazione simile ad un’improvvisa scarica di endorfine. In questo modo si blocca l’effetto di piacere che la droga produce. Chiaramente è un vaccino rivolto a chi ha un grave problema di dipendenza, che ha tentato senza successo altre vie per disintossicarsi e che vuole fare un ultimo tentativo.
Il progetto finanziato anche con fondi che provengono dal governo statunitense potrebbe in futuro estendersi ad altri tipi di droga che creano dipendenza come la cocaina e il cui traffico costituisce la principale fonte di guadagno per i narcos e la criminalità organizzata.

Tempi duri per hacker e pedofili online. Entrano in vigore a partire dal 9 marzo le nuove norme contro la criminalità informatica


Previsto un inasprimento della normativa contro truffe e pedofilia in rete, tra cui l'utilizzabilità già dopo il sequestro degli strumenti informatici che potranno essere utilizzati dalle forze di polizia per colmare il gap tecnologico

Tempi duri per hacker e pedofili on line con le nuove norme che inaspriscono le misure relative ai reati informatici e telematici. Tra le misure introdotte che entreranno in vigore a partire dal 9 marzo prossimo quelle sulla destinazione degli strumenti sequestrati e confiscati a questi moderni criminali che potranno essere utilizzate già subito dopo il sequestro dalle forze di polizia, troppo spesso in ritardo nella lotta contro queste nuove forme di criminalità che sembrano sempre più di un passo in avanti rispetto all'autorità inquirente.
La legge 12/2012 contro la criminalità informatica, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 45/2012, che ha modificato l’
articolo 240 del codice penale ha, infatti, tra i suoi obiettivi dichiarati quello di fornire strumenti più adeguati per la lotta alle truffe on line e alla pedopornografia in rete.
E' purtroppo tristemente
noto alle nostre cronache che molte inchieste giudiziarie in materia abbiano rivelato l'esistenza di un vero e proprio gap tecnologico fra i dispositivi ed i software utilizzati da questi criminali e quelli in dotazione alle forze dell’ordine.
La vera novità, per Giovanni D’
Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", sta nel fatto che anche i beni oggetti di sequestro in conseguenza di tali tipi di reati potranno essere utilizzati, dalle forze di polizia - salvo alcune limitazioni - anche prima della confisca, così evitandosi che nella lunga attesa che i procedimenti a carico degli indagati giungano a definizione, tali strumenti non diventino obsoleti tenuto conto dei rapidissimi e costanti progressi della tecnologia nel settore dell'informatica.

venerdì 24 febbraio 2012

Alt a sexy lolite su tv, riviste e pubblicità. Una carta contro l''ipersessualizzazione dei bambini nei media


Si fa un gran parlare sulla stampa ed in televisione dei diritti dei minori, e principalmente del loro diritto alla riservatezza, del loro diritto di non farsi sfruttare per scopi commerciali e comunque per finalità alle quali i minori stessi sono estranei. Si sprecano fiumi di parole e di inchiostro per stigmatizzare chi si rende responsabile di violenze sui bambini, però, quotidianamente, assistiamo ad una bieca strumentalizzazione delle figure dei bambini, usati in pubblicità, senza alcuna tutela per la loro riservatezza, per propagandare ogni tipo di prodotto, zanzariere, piscine, alimentari, automobili, e chi più ne ha più ne metta con troppe lolite vestite e truccate come donne su tv, riviste e pubblicità.
L’effetto persuasivo che ha una bella faccetta di un bimbo è noto, lo subiamo tutti noi, e francamente vedere come queste facce sono usate strumentalmente deve far venire rabbia, invece che voglia di comprare.
Non solo, ma al tempo stesso la pubblicità strumentalizza i bambini anche come potenziali consumatori, rivolgendo loro messaggi violenti, che li inducono a sentire come reali bisogni assolutamente inesistenti per beni superflui.
In Italia, il fenomeno è meno grave che in altri Paesi come gli Stati Uniti. Tuttavia alcune scuole materne e elementari di fronte all'aumento delle bimbe che arrivavano in classe vestite come donne, tra tacchi e rossetto, hanno deciso di imporre delle norme nel loro regolamento interno.
Per questo motivo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti", lancia una campagna di tutela dei diritti dei minori proponendo da subito una carta contro l''ipersessualizzazione dei bambini nei media dove i firmatari del testo dovranno impegnarsi a "non diffondere, nemmeno negli spazi pubblicitari, immagini 'ipersessualizzate' di bambini, sia femmine che maschi, in pose erotiche o mentre indossano abiti, accessori o make-up con una forte connotazione erotica".
Inoltre invita le Autorità a sorvegliare realmente sull’uso delle figure dei minori che viene fatto in pubblicità, invitando giornali e reti televisive a rifiutare pubblicità che utilizzino strumentalmente figure di minori, ed invitando i consumatori ad uno SCIOPERO DEL CONSUMO che penalizzi le imprese che ricorrono a forme scorrette di pubblicità, basate sull’uso di minori o dirette a minori con il dichiarato scopo di provocare bisogni indotti.
Lo "Sportello dei Diritti" si impegna a sorvegliare su tutto questo e si propone di raccogliere tutte le segnalazioni di situazioni che rientrano tra quelle qui denunciate, al fine di moralizzare la pubblicità ed eliminare questa forma assurda di sfruttamento.

giovedì 23 febbraio 2012

Lavoro: il datore di lavoro può controllare l’e mail se il dipendente è infedele


Sino a ieri il datore di lavoro non poteva accedere alle e mail aziendali in quanto vietato dall'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori. Mentre da oggi se esistono i presupposti per avviare un'indagine su illecito lavorativo del dipendente, allora il datore di lavoro potrà accedere all'e mail del dipendente. Lo ha sancito la Cassazione nel convalidare un licenziamento per giusta causa irrogato nei confronti di un dirigente bancario del gruppo Unicredit accusato di aver divulgato tramite messaggi di posta elettronica diretti ad estranei notizie riservate relative ad un cliente della banca e di avere posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale. Il licenziamento nei confronti di Alfredo B. era scattato il 15 marzo del 2004 in seguito ai controlli che l’istituto di credito aveva effettuato sulle mail del dirigente.
La sentenza 2722/2012 della Corte di Cassazione che Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti" riporta, stabilisce dunque quanto appena descritto: il caso è stato abbastanza discusso quanto semplice nella sua dinamica.
Immediato il ricorso del dipendente licenziato: la sezione lavoro ha respinto la tesi difensiva del lavoratore sottolineando che nel caso in questione “il datore di lavoro ha posto in essere una attività di controllo sulle strutture informatiche aziendali che prescindeva dalla pura e semplice sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa degli addetti, ed era, invece, diretta ad accertare la perpetrazione di eventuali comportamenti illeciti poi effettivamente riscontrati”. Gli ermellini hanno precisato nella sentenza che il controllo delle mail aziendali era di natura difensiva, dunque “non riguardava l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro ma era destinato ad accertare un comportamento che poneva in pericolo l’immagine dell’istituto bancario”. la Cassazione però a stabilito che l'attività del datore di lavoro non era atta a controllare l'attività lavorativa del dipendente bensì all'accertamento di comportamenti illeciti da parte dello stesso.