mercoledì 11 aprile 2012

Salute: gli esami a raggi X alla bocca dal dentista triplicano i rischi dei tumori del cervello


Salute: gli esami a raggi X alla bocca dal dentista triplicano i rischi dei tumori del cervello più comuni. 3 volte più diffusi nei pazienti che si sono sottoposti più di una volta all’anno a esami a raggi X alla bocca. 5 volte nel caso di una ortopantomografia effettuata prima dei 10 anni di età. Ma i ricercatori tranquillizzano: “Gli strumenti usati oggi sono meno pericolosi”.
Uno studio del Brigham and Women's Hospital (BWH), della Yale University School of Medicine, della Duke University, dell’Università della California di San Francisco e del Baylor College of Medicine, avrebbe dimostrato che anche le semplici radiografie che si fanno dal dentista, forse la fonte di radiazioni più comune con cui si ha a che fare nella vita, potrebbero essere legate ad un rischio aumentato di sviluppare il “ meningioma “ un tipo di neoplasia, solitamente benigna. I risultati, pubblicati sulla rivista Cancer, parlano di un pericolo addirittura triplicato di insorgenza del meningioma rispetto a chi non si sottopone a questo tipo di radiografia. Il meningioma è uno dei tumori del cervello più comuni, la cui causa è generalmente ritenuta essere l’esposizione a radiazioni ionizzanti.
Lo studio del team di ricerca ha fatto riferimentoad un campione di 1433 pazienti tra i 20 e i 79 anni a cui era stato diagnosticato un meningioma tra il maggio 2006 e l’aprile 2011. Gli ammalati sono stati messi a confronto con un gruppo di controllo formato da 1350 volontari sani. Le persone che avevano riportato di essersi sottoposte a un esame dentale con raggi X una o più volte l’anno risultavano avere una probabilità tre volte più alta di sviluppare un meningioma. Inoltre, i pazienti cui era stato diagnosticato il tumore riportavano due volte più spesso degli altri di aver fatto delle particolari radiografie, chiamate “ bitewing “ nelle quali la lastrina per i raggi X viene posizionata tra le arcate dentarie, in modo da fare una fotografia orale completa. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che nei pazienti che riportavano di essersi sottoposti a ortopantomografia prima dei 10 anni di età il rischio di sviluppare il cancro era addirittura 4,9 volte maggiore.
I dati suggeriscono che chi in passato si è sottoposto frequentemente a indagini a raggi X negli studi dentistici, soprattutto se in giovane età, potrebbero avere un rischio maggiore di veder comparire questo tumore.“
Per Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, lo studio indica dunque che seppure le radiografie ai denti siano un importante strumento di controllo della salute orale, queste dovrebbero essere usate con cautela. Naturalmente, specificano i ricercatori che hanno condotto lo studio, i raggi X usati al giorno d’oggi prevedono dosi di radiazioni molto più basse di quelle impiegate in passato: il problema quindi potrebbe essere ad oggi leggermente ridimensionato.

martedì 10 aprile 2012

Autismo: responsabile il vaccino trivalente contro il morbillo, parotite e rosolia


Autismo: responsabile il vaccino trivalente contro il morbillo, parotite e rosolia. Condannato il ministero della Salute a pagare i danni. Il giudice del Tribunale di Rimini ha accolto il ricorso dei genitori di un bambino che, secondo l’accusa, sarebbe diventato autistico a seguito della vaccinazione.
Secondo il Tribunale di Rimini un vaccino può fare diventare autistico un bambino. Ad evidenziarlo è Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della lettura della sentenza numero 2010\148, Ruolo n°2010\0474; Cron. N° 2012\886, con la quale ha accolto il ricorso presentato da una coppia di genitori contro il ministero della Salute per chiedere il pagamento dell’indennizzo per danni da complicanze irreversibili a causa di una vaccinazione.
Il vaccino interessato è quello contro il morbillo, parotite e rosolia. Secondo i genitori, infatti, i sintomi dell’autismo in loro figlio sarebbero insorti proprio a seguito dell’inoculazione. Addirittura il giorno stesso, come si legge nella sentenza. Tornato dall’Auls di Riccione, il 26 marzo 2004, il bambino avrebbe iniziato a manifestare sintomi preoccupanti (diarrea e nervosismo) mentre tra il 2004 e il 2005 sarebbero sopraggiunti segni di grave disagio psico-fisico fino al riconoscimento, il 31 agosto 2007, dell’invalidità totale e permanente al 100%. Che questo fosse riconducibile alle vaccinazioni praticate lo affermava già lo specialista Niglio nel giugno 2008 e a confermarlo arrivava, un anno dopo, anche lo specialista Montanari. Il legame, secondo i giudici è dunque “accertato”. Tanto da condannare il ministero della Salute a pagare l’indennizzo.
Una sentenza decisione, riferisce Giovanni D’Agata, che ha provocato “forte sconcerto” tra gli esperti del Board Scientifico del Calendario Vaccinale per la Vita, che riunisce figure di elevato prestigio dell’Igiene e della Sanità Pubblica, della Medicina Generale, della Pediatria territoriale-ospedaliera ed universitaria facenti capo alla Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), alla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg); alla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) e alla Società Italiana di Pediatria (Sip).

lunedì 9 aprile 2012

Ponte pasquale. Sicurezza stradale: gli ultimi dati dell’ISS rilevati dal Sistema Ulisse


Ponte pasquale. Sicurezza stradale: gli ultimi dati dell’ISS rilevati dal Sistema Ulisse pubblicati il 29 marzo scorso, pur sottolineando un miglioramento nell’attenzione alla guida e per i passeggeri ci dovrebbero invitare comunque a un innalzamento dell’uso degli apparati di sicurezza, in particolare casco, cinture e dei nuovi dispositivi che dovrebbero essere obbligatori per legge
Periodo pasquale e periodo di esodi dei vacanzieri. L’Italia è percorsa in lungo e in largo a cavallo tra la Pasqua e la Pasquetta da milioni di autovetture mentre non sempre gli automobilisti e i loro passeggeri si adoperano per la propria sicurezza, almeno per quanto è dato conoscere da quanto rilevato dal Sistema Ulisse. Tale apparato da quasi dodici anni ha avviato un vero e proprio monitoraggio su tutto il territorio italiano sull’uso dei sistemi di sicurezza sugli autoveicoli ed in particolare delle cinture e del casco.
Ulisse, in vigore dal dicembre 2000 è gestito, sulla base di una convenzione tra Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e Istituto Superiore di Sanità, che realizza le attività di sorveglianza nelle diverse regioni italiane in collaborazione con gli operatori del sistema sanitario e dei trasporti sulla base di procedure e metodi di rilevamento definitivamente validati, ponendo a disposizione dati periodici e aggiornati sulle prevalenze d’uso dei dispositivi da parte degli utenti della strada.
Si può leggere sul sito dell’ISS che “le rilevazioni sono relative all'uso appropriato, cioè allacciato, del casco su moto o ciclomotore e delle cinture di sicurezza da parte dei conducenti e dei passeggeri trasportati anteriormente. Le osservazioni vengono effettuate normalmente ogni mese su differenti tipologie stradali, principalmente strade extraurbane (statali, regionali, provinciali, comunali) e strade urbane. In quest'ultimo caso - che rappresenta la tipologia attualmente più presidiata - le rilevazioni riguardano sia le aree urbane centrali che quelle periferiche” .
I dati riguardano anche i campioni per sesso, fasce d'età o tipologia dei conducenti (veicoli professionali, taxi, ecc.) e hanno attivato a livello sperimentale, anche il monitoraggio sull'uso delle cinture di sicurezza sui sedili posteriori del veicolo (stimato dal sistema Ulisse attorno al 10%), l’uso dei cellulari alla guida (circa 9%) e sull’uso delle luci diurne (80% in zona extraurbana).
Per quanto riguarda l’uso delle cinture, gli ultimi dati, che riguardano il biennio 2009-2011, dimostrano che nelle aree urbane meno del 64% degli utenti le utilizza, con differenziazioni comportamentali a seconda delle diverse aree geografiche del Paese: il 77,5% al Nord, il 66,5% nelle regioni centrali e il 44,9% in quelle dell’Italia meridionale e insulare.
Vi è da sottolineare, però che nell’arco dell’ultimo decennio l’uso delle cinture di sicurezza è notevolmente cresciuto attestandosi ad una percentuale di + 35 %. Si pensi che all’inizio delle rilevazioni del Sistema Ulisse, e quindi nel 2000 era solo il 29,4% ad indossare le cinture. L’introduzione della patente a punti nel 2003 ha fatto registrare un’impennata nell’attenzione degli automobilisti con percentuali d’uso che erano schizzate sino al 70,7% per poi decrescere negli anni successivi fino al dato attuale pari precisamente al 63,8%.
Più riguardo per l’uso delle cinture di sicurezza si è osservato sulle strade extraurbane con valori più elevati del 5-10 % in più rispetto all’utilizzo in città ed a seconda delle varie regioni.
Per quanto riguarda l’uso del casco il Sistema Ulisse ha specificato che nel Nostro Paese sulle strade urbane si è registrata una prevalenza d’uso di questo dispositivo attorno al 90%, per la precisione pari all’89,8%. Marcate ma meno che per le cinture, le differenze fra varie aree geografiche con un 99,9%, quindi quasi prossimo all’utilizzo generale nel Nord, il 93,1% nelle regioni centrali e il 76,6% nel meridione e nelle isole.
I valori rilevati, riguardano l’uso del casco sulle due ruote motorizzate (motocicli e ciclomotori) da parte dei conducenti e di eventuali trasportati e si riferiscono in particolare alle osservazioni compiute durante tutto l’arco della giornata nelle zone centrali delle aree urbane monitorate dal Sistema, essenzialmente i capoluoghi di provincia.

In questo caso, però le percentuali d'uso del casco individuate negli ultimi anni non sono molto differenti da quelle rilevate all’inizio del millennio. Ciò perché la normativa che introduceva l’obbligo del casco di cui alla legge 472/1999 aveva già prodotto nei primi mesi del 2000 un innalzamento significativo delle prevalenze d’uso di questo tipo di protezione. Prima dell’entrata in vigore delle nuove norme l’uso del dispositivo costituiva praticamente una rarità. Basti pensare, infatti, che in virtù dei dati in possesso dell’Istituto Superiore di Sanità prima dell’introduzione dell’obbligo del casco nel 1986, da cui restavano esclusi i ciclomotoristi maggiorenni, l’uso dello stesso si riferiva solo al 4% degli utenti su ciclomotore e il 15% in moto.
Infine, secondo quanto rilevato da ULISSE, a differenza di quanto avviene per le cinture di sicurezza, l’uso del copricapo protettivo presenta una situazione a macchia di leopardo a livello locale dove le differenze possono essere anche molto consistenti, nello stesso territorio provinciale, da punto a punto e, nella stessa città, da quartiere a quartiere.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che ritiene imprescindibile quanto sostenuto dall’ISS secondo cui “in termini di costi-benefici, incrementare l’uso dei dispositivi di sicurezza costituisce una delle azioni di prevenzione più importanti e meno costose da attuare nel breve termine, anche in funzione del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle vittime della strada fissati a livello europeo e nazionale”, sottolinea la necessità che lo Stato continui ad effettuare campagne d’incentivazione all’uso dei dispositivi di sicurezza già in uso e a favorire l’introduzione obbligatoria di altri già esistenti ma non ancora previsti per legge.
A tal uopo, Giovanni D’Agata plaude all’iniziativa promossa da l’ISS e dalla Polizia Stradale che hanno avviato il progetto ST.E.P. sull’uso e l’efficacia del dispositivo paraschiena per motociclisti e ciclomotoristi, che si caratterizza come ideale espansione del perimetro di monitoraggio operato dal sistema Ulisse. Il progetto, che è partito nel dicembre 2011, per quanto è dato sapere, sta già raccogliendo i primi dati che permetteranno di fornire una stima indicativa sull’uso del paraschiena e sulla sua efficacia nella prevenzione dei traumi spinali.

domenica 8 aprile 2012

Nuove Malattie Ambientali: Sensibilità Chimica Multipla, la Elettrosensibilità, la Sindrome da Fatica Cronica, la Sindrome del Mercurio Dentale e la F


Nuove Malattie Ambientali: Sensibilità Chimica Multipla, la Elettrosensibilità, la Sindrome da Fatica Cronica, la Sindrome del Mercurio Dentale e la Fibromialgia, emergenze sanitarie legate all’ambiente. Nuove patologie che richiedono un urgente intervento legislativo
Raccogliamo l’appello di una cittadina che contattatici sulla pagina facebook del gruppo “Sportello dei Diritti” chiede a gran voce a nome di migliaia di cittadini ammalati il riconoscimento delle “nuove” malattie ambientali negli appositi elenchi ministeriali ai fini dei necessari e legittimi benefici di legge.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ritiene che alla luce di numerose pubblicazioni mediche indipendenti che hanno dimostrato l’incidenza delle esposizioni chimiche a basse dosi nell’eziopatogenesi di malattie multisistemiche largamente diffuse nei paesi industrializzati e tra queste la Sindrome dell’Edificio Malato, la Sensibilità Chimica Multipla, Encefalopatia Tossica, Fibromialgia, Stanchezza Cronica, i pazienti che ne soffrono non debbano più essere considerati pazienti di serie “B” rispetto agli altri ammalati. Anzi, vi è da dire che troppo spesso tali patologie non vengono diagnosticate immediatamente dai medici perché le informazioni continuano ad essere poco diffuse.
Vi è da dire che se la maggioranza non le considera come patologie, in realtà anche l’OMS le classifica come gravi malattie organiche. Sono definite e inserite nel codice di classificazione ICD-10 dell’OMS. Il codice ICD-10-GM è prescritto nel libro V del codice sociale di classificazione della repubblica tedesca.
Vi è però da precisare che una crescente platea di studiosi nel mondo ha accresciuto il livello di ricerca in campo medico su queste sindromi che sta restituendo sempre più informazioni e scoperte e quindi passi in avanti che impongono cambiamenti sia sulle terapie che sulle eventuali diagnosi e malattie considerate sino ad oggi.
Tali malattie, peraltro, sono state messe in stretta correlazione con i cambiamenti ambientali, e con i mutamenti negli stili di vita delle società cosiddette sviluppate. Tali modificazioni, hanno inevitabilmente causato conseguenze fisiche su molti cittadini; in particolare, l’inquinamento atmosferico, e di altra natura, è causa di tali sindromi e malattie che potremmo definire “nuove” che riguardano una platea crescente di persone e che sono ancora sottovalutate e sulle quali, per tali ragioni, c’è una necessità impellente d’investire in ricerca, e quindi in cure tese a dare sollievo e speranza ai molti cittadini che oggi combattono questa difficile battaglia del dolore.
Molte di queste “nuove” malattie sono rintracciabili nell’elenco delle malattie rare; ad oggi, questo elenco, non comprende sindromi diffuse in tutto il territorio nazionale ma che trovano al contrario “cittadinanza” in pochissime aree geografiche del Paese.
Le più diffuse, non inserite nell’elenco nazionale, sono:
• La sensibilità chimica multipla (MCS)
• La sindrome da fatica cronica
• La fibromialgia
• L’elettrosensibilità;
Chi ne è soggetto vive disagi pesantissimi per sé stesso e per tutta le persone che li sono attorno a partire dalle proprie famiglie.

sabato 7 aprile 2012

Ambiente: diserbanti tossici lungo le strade italiane


Sui margini delle strade della periferia litri di diserbante che si disperde in falda. Un intervento maldestro di propaganda elettorale che avvelena le acque di falda e che ha danneggiato le aiuole poste fuori le residenze
È da qualche giorno che i residenti della periferia del capoluogo leccese ci hanno segnalato l’improvviso “ingiallimento” della vegetazione ai margini delle strade urbane, frutto, certamente, di un intervento dell’amministrazione comunale leccese o di chi per lei.
Un intervento alquanto comodo quello che denuncia Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che sembra ordinaria manutenzione, ma che si sarebbe potuto effettuare con un’attività costante tesa a radere l’erba e le piante spontanee sui margini delle carreggiate e che invece si è risolto, quasi certamente per la fretta di fare comunque propaganda elettorale a tutti i costi, giacché non risulta essere accaduto mai nei cinque anni precedenti, con lo spargimento di veleni che alla fine finiscono sempre in falda e quindi ritornano ai cittadini attraverso le acque che vengono pompate dai pozzi.
A comprova della superficialità e dell’urgenza con cui è stata effettuata quest’opera di manutenzione che doveva essere ordinaria, ma che data l’eccezionalità appare quantomai come straordinaria amministrazione, sono le fotografie che alleghiamo che documentano lo spargimento del diserbante anche sulle aiuole poste per abbellimento al di fuori dei muri di cinta di alcune abitazioni ove vi era prima dell’intervento, prato verde calpestabile e curato. Chi pagherà i danni?

venerdì 6 aprile 2012

L’Aquila a tre anni dal terremoto: medici di famiglia segnalano "Depressione aumentata del 70%"


L’Aquila a tre anni dal terremoto: medici di famiglia segnalano "Depressione aumentata del 70%" anche se il dato è forse addirittura sottostimato. Alcune farmacie sono ancora nei container e solo una farmacia è tornata nel suo sito originario. Il Piano di rientro dal disavanzo sanitario ha impedito il riconoscimento di “area disagiata”.
A tre anni dal sisma che ha colpito il capoluogo abruzzese, circa la metà della popolazione de L’Aquila è ancora “assistita”, non è riuscita cioè a tornare nella propria casa e vive e nelle C.a.s.e., ovvero i “Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili” costruiti a formare le 19 new town che hanno ridisegnato il panorama della città, o nei Map, i “moduli abitativi provvisori”, le case prefabbricate di legno costruite in fretta quando si è verificato che le prime non bastavano.
Una situazione che crea non pochi disagi nel lavoro dei medici di famiglia, che fondano il loro servizio proprio sulla prossimità territoriale tra pazienti e studi medici.
La collocazione sparsa degli ammalati, rende difficile per i medici di famiglia raggiungere gli ambulatori e fare le visite domiciliari. A questo si aggiunge la difficoltà nel trovare locali per aprire nuovi studi medici.
Sotto il profilo sanitario, l’elemento più rilevante è l’aumento di disturbi psichiatrici. Secondo i dati forniti da Massimo Casacchia, psichiatra docente dell'Università dell'Aquila, la sindrome da stress post traumatico ha fatto crescere del 70% i casi di depressione grave mentre i disturbi lievi sono cresciuti ancora di più, almeno dell’80%, e per gli anziani questi disturbi spesso sono stati fatali. Dopo il terremoto c’è stato un netto aumento della mortalità tra gli anziani.
Delle sette farmacie colpite dal sisma di tre anni fa solo una è rientrata nei suoi locali d’origine. Altri due esercizi, invece, non si trovano più nei container: una si è insediata all’interno di un centro commerciale in una struttura in muratura, e un’altra in una struttura in legno. Le restanti quattro operano invece ancora nei container.
Visto che il ritorno alla normalità sembra ancora molto lontano, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, rivolge, pertanto, un invito alla Regione, rilanciando la richiesta dei medici de L’Aquila, di riconoscere l “area come disagiata”, per consentire ai medici di famiglia di coprire almeno in parte le aumentate spese per gli spostamenti e per gli affitti degli studi, raddoppiati dopo il terremoto.

Derby Bari – Lecce truccato? Se quanto sta emergendo fosse vero lo sport e i tifosi sarebbero irrimediabilmente traditi e un fiume di soldi avrebbe da


Derby Bari – Lecce truccato? Se quanto sta emergendo fosse vero lo sport e i tifosi sarebbero irrimediabilmente traditi e un fiume di soldi avrebbe danneggiato per sempre l’immagine, non solo sportiva, di due città.
Un quadro a tinte a dir poco fosche sta emergendo dall’inchiesta barese sul derby Bari - Lecce che comunque sta ledendo l’immagine sportiva e non solo dei due capoluoghi. Tra presunti faccendieri con buste di soldi, e un autogol che segnerà in ogni caso la storia sportiva e cronicistica di una regione, l’imbarazzo iniziale si sta tramutando in sconcerto e desiderio di Verità, quanto prima possibile.
Si, di verità, perché ora più che mai, le vicissitudini sportive della squadra giallorossa passano in secondo piano rispetto a fatti di cronaca che con lo sport c’entrano solo incidentalmente. Da tifosi, non possiamo, infatti, non credere ancora nella salvezza di un Lecce che con Serse Cosmi ha riacceso i cuori di tutti i leccesi, ma da sportivi e cittadini, sentiamo il bisogno di chiedere uno sforzo importante agli inquirenti, nei quali si ripone la massima fiducia, di accertare in maniera urgente tutte le responsabilità, e gli eventuali colpevoli, per punirli nel modo più esemplare possibile. Perché il calcio, la passione di milioni di italiani ha perso di credibilità e non può più essere oggetto di attacchi meschini per gli interessi di pochi, pochissimi soggetti senza scrupoli.
È ora di dire basta!
Ma su un altro aspetto, in queste ore, tutte le cronache locali e nazionali stanno ponendo l’accento. Su un parallelismo, che non poteva passare inosservato, dato il momento storico del passaggio elettorale amministrativo, tra affarismo nel mondo del calcio e candidature alle prossime comunali leccesi, in particolare nel centrodestra. Si è parlato di un fiume di soldi, consegnato in contanti mentre sulle plance dei manifesti appariva l’immagine dell’uomo che sarebbe stato indicato da Masiello quale materiale portatore della somma intascata per falsare il derby.
Ma è la campagna elettorale di tutto il centrodestra che risulta essere fatta in una forma faraonica: gigantografie da ogni parte, “6 x 3”, manifesti abusivi che compaiono un po’ dappertutto ed incontri conviviali di luculliana memoria che si sentono qua e là per il capoluogo salentino.
Visto lo spreco di denaro, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, rivolge, pertanto, un invito alla procura leccese affinché vigili sin da subito sulla provenienza dei finanziamenti alle liste cittadine ed ai vari candidati.