giovedì 13 giugno 2013

NO TAP. Gas: la Russia lancia l’offensiva in Europa per aumentare il controllo del mercato dell’oro blu. In forse i gasdotti Nabucco e Tap

Gas: la Russia lancia l’offensiva in Europa per aumentare il controllo del mercato dell’oro blu. In forse i gasdotti Nabucco e Tap. Che benefici ne trarranno i consumatori dalla nuova strategia russa volta ad ottenere il controllo della maggioranza del mercato UE dell’oro blu? E l’ambiente, almeno, quello del Belpaese? Per ora l’offensiva russa sta divenendo chiara: la Gazprom, monopolista statale russa del gas, ha deciso di aumentare le forniture di gas a Italia, Germania e Francia con una conseguente riduzione del prezzo in favore di ENI, Wintershall e Suez Gaz de France. La conseguenza nel medio periodo potrebbe essere il crollo del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, ma anche la tanto aspettata fine, in senso positivo per i cittadini salentini e gli ambientalisti, della sacrosanta battaglia avviata nel Salento contro la TAP, il consorzio che si era impegnato a costruire un gasdotto per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dalla Grecia via Albania e quindi sotto il fondale dell’Adriatico sino all’approdo previsto sull’ameno tratto di costa di San Foca, marina di Melendugno, a Lecce. Uno progetto che lo “Sportello dei Diritti”, unitamente ai comitati di cittadini e associazioni ha sin da subito contrastato, specialmente per l’evidente impatto ambientale per una zona costiera d’inestimabile valore storico-paesaggistico. La strategia egemonica nel mercato del gas dell’Unione Europea da parte della Russia, quindi, potrebbe portare da una parte una eccessiva dipendenza di Italia, Francia e Germania dalle forniture di gas russo, ma dall’altra benefici immediati per i consumatori se è vero che nella giornata di martedì, 4 Giugno, la Gazprom, ha comunicato ufficialmente l’intenzione di incrementare le forniture di gas all’Europa a 152 miliardi di metri cubi all’anno, dai 138 dello scorso anno, per ottenere il controllo del 32% del mercato UE dell’oro blu. Ma la tattica adottata dal monopolista russo, non si fermerebbe all’aumento delle forniture perché come detto e come confermato dal vice capo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, il costo del gas inviato via gasdotto al colosso italiano ENI, alla compagnia francese Suez Gaz de France, e alla tedesca Wintershall, verrà ridotto anche a seguito di più strette collaborazioni con le aziende in questione per la realizzazione di nuove infrastrutture. Tra queste, la più importante il gasdotto Southstream che dovrebbe rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia. Un’unica direttrice, quella dell’Europa Occidentale comporterebbe la fine dei progetti di diversificazione degli approvvigionamenti di gas varati dalla Commissione Europea che aveva progettato la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso due percorsi, il Nabucco (concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH, e dalla francese Suez Gaz de France, è supportato politicamente da Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Turchia) e la Trans Adriatic Pipeline (TAP, consorzio compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On,), che verrebbero, quindi, mestamente abbandonati dai Paesi interessati su pressione delle aziende nazionali interessate ad una diminuzione dei costi. Il primo dei due gasdotti è il Nabucco, concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria. Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si preannuncia, quindi, una vera e propria guerra del gas, le cui scelte strategiche sono messe, purtroppo, nelle mani e nelle menti delle grandi imprese nazionali più che dai governi o dalla stessa Commissione Europea, con una pressoché totale assenza nelle decisioni da parte di consumatori e imprese che poi sono i maggiori utilizzatori finali delle fonti energetiche. È ovvio, che piuttosto che battaglie per il gas, per la Nostra associazione la strategia vincente è quella di diversificare non i corridoi di approvvigionamento, ma l’utilizzo intelligente di fonti rinnovabili su cui dovrebbe vertere la sfida dei governi dei prossimi due decenni in favore dell’ambiente e degli stessi consumatori.

mercoledì 12 giugno 2013

Sicurezza dei farmaci. Legame sospetto tra pillole Yaz e Yasmin, 23 decessi in Canada

Legame sospetto tra pillole Yaz e Yasmin, 23 decessi in Canada. Due class action contro la Bayer produttrice delle pillole anticoncezionali di ultima generazione Alcune prove scientifiche avrebbero stabilito il collegamento tra l’assunzione delle pillole Yaz e Yasmine, anticoncezionali di « ultima generazione » e la morte di 23 donne. La maggior parte di queste sarebbe morta improvvisamente per embolia causata da coaguli di sangue e avevano meno di 39 anni, la più giovane addirittura 14 anni. A seguito di queste morti sospette ben due class action sono state intraprese in Canada contro il produttore delle pillole, la Bayer, colosso farmaceutico che è l’esclusivo detentore della formula chimica del drospirenone, un progestinico di sintesi alla base dei due noti farmaci anticoncezionali. Una delle azioni è già stata autorizzata da un tribunale dell’Ontario. L’altro ricorso, è ancora in attesa di approvazione da un’altra corte. L'avvocato che ha avviato le due azioni, Tony Merchant, è convinto che centinaia di donne sono state danneggiate a causa di queste pillole anticoncezionali di nuova generazione. L’avvocato ha affermato che anche se la morte delle utenti di Yaz o Yasmine si verifica piuttosto raramente, tuttavia centinaia di pazienti sarebbero state sottoposte a rimozione della colecisti o ictus, o stanno prendendo farmaci per rendere più fluido il sangue per il resto della loro vita. Health Canada ha avvertito che il rischio di coaguli di sangue per le donne che assumono Yaz e Yasmin è da 1,5 a tre volte superiore a quelle che assumono altri tipi di pillole. La Bayer per difendere i propri prodotti a spada tratta, come ha sostenuto un proprio portavoce alla CBC / Radio-Canada, in tutta risposta ha resistito contro l'autorizzazione concessa alla prima class action canadese e ha proposto appello che verrà discusso nel prossimo mese di settembre. Vi è da rilevare, però, che secondo alcune fonti lo stesso colosso farmaceutico avrebbe già pagato più di un miliardo di dollari per transigere alcune controversie ed evitare procedimenti giudiziari negli Stati Uniti. Quindi, ad oggi, nessuna delle accuse mossele sono state dimostrate in tribunale. Alla luce di tali notizie Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, comunica che l’associazione continuerà a monitorare l’evolversi della vicenda per verificare se i danni di cui sono accusate di essere causa le pillole in questione verranno dimostrati in un’aula di tribunale e a seguito di approfondite ricerche scientifiche indipendenti e autorevoli anche per evitare inutili allarmismi nel Nostro Paese giacchè le pillole in questione sono distribuite anche in UE e quindi in Italia.

È allarme droghe "designer", miscugli di sostanze legali che creano effetti simili agli stupefacenti illegali

È allarme droghe "designer", miscugli di sostanze legali che creano effetti simili agli stupefacenti illegali. Le conseguenze sottovalutate e gravi: dalla tachicardia fino alle peggiori allucinazioni La ricerca dello sballo, purtroppo, non conosce limiti ed in tempi di crisi si cerca di risparmiare anche sulle modalità per raggiungere una sbornia, lo stordimento o un'euforia incontrollabile. Ed é così che diventa una nuova moda quella delle droghe “designer” come sali da bagno, monkees go bananas o metilone che in tempi di magra sono diventati quasi dei sostituti di cocaina, e amfetamine. Finora, si presumeva che in Italia come nel resto d'Europa, il consumo delle cosiddette droghe “legal highs”, sostanze delle quali gli ingredienti sono legali, fosse ridotto. Un sondaggio effettuato in Svizzera dalla Centrale nazionale di coordinamento delle dipendenze Infodrog, condotto tra 900 persone, e che per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, vale la pena divulgare per conoscere lo "stato dell'arte", ha rivelato tutto il contrario: i due terzi degli intervistati, infatti, hanno affermato di aver provato almeno una volta una droga che rientra nel gruppo delle cosiddette “legal highs”. Alcuni esperti, tra cui il responsabile del laboratorio farmaceutico cantonale bernese Hans-Jörg Helmlin, hanno spiegato che spesso queste persone provano le sostanze a casa perché si sentono più sicure rispetto ad un eventuale consumo in pubblico come in una festa o in discoteca. Ma gli scienziati hanno anche consigliato, ovviamente, di non toccare le droghe “designer” perché gli effetti delle sostanze anche in combinazione sono stati studiati solo poco o per niente. Il sondaggio in questione, ha anche dimostrato quanto tali droghe possano essere pericolose. Più della metà degli intervistati ha spiegato di aver sofferto di tachicardia. Quasi lo stesso numero ha avuto problemi di circolazione. In diversi casi, si sono manifestati attacchi di panico. La maggior parte degli intervistati (45%) ha affermato di aver acquistato le sostanze online. Un quinto ha comperato la droga presso uno spacciatore o direttamente dal produttore. Per questo l'istituzione svizzera Infodrog ha supposto che si sia sviluppato un mercato nero di droghe legali che trova nella rete uno dei principali canali di commercializzazione. Anche i prezzi degli shop online lo confermano, più si ordina meno costa la merce. La questione che si pone, ora é di come bloccare la diffusione di queste sostanze pericolose per la salute specie tra i più giovani che avendo dimestichezza con internet e che comunque sono più vulnerabili, hanno anche più facile accesso all'acquisto stante la legittimità, almeno in astratto, delle sostanze singolarmente vendute. Come é sovente in questi casi, sono una capillare opera di informazione sui rischi e di prevenzione può evitare che il consumo cresca.

martedì 11 giugno 2013

Volkswagen richiama 26.000 vetture in Australia

Volkswagen richiama 26.000 vetture in Australia. Operazioni simili sono state già avviate in altri mercati mondiali a marzo, tra cui la Cina, dove più di 380.000 veicoli sono stati richiamati per problemi al cambio Oggi il colosso dell’auto tedesco Volkswagen (VW) ha annunciato il ritiro di 26.000 veicoli in Australia per problemi al cambio che potrebbero causare alle auto la perdita di potenza sulla strada. Il richiamo segue crescenti problemi di sicurezza suscitato dalla morte in Australia di una donna mentre era alla guida di una Golf prodotta nel 2008. La trentaduenne ha rallentato ed è stata tamponata da un camion su una superstrada a Melbourne nel 2011 mentre l’inchiesta del coroner si è conclusa il mese scorso. La notizia ha suscitato lamentele da parte di altri proprietari di VW la cui auto si era anche bloccata o aveva perso potenza su strade trafficate. In alcuni "rari casi", i problemi al cambio possono produrre panne al motore dovuto al malfunzionamento elettronico della centralina all'interno delle meccatronica del cambio che può comportare una interruzione di corrente. Il richiamo riguarda i modelli Golf, Jetta, Polo, Passat e le vetture Caddy prodotte dal giugno 2008 a settembre 2011. L’operazione segue richiami simili avviati in altri mercati mondiali, tra cui la Cina, dove più di 380.000 veicoli sono stati richiamati a marzo per problemi al cambio. In Cina il popolare canale televisivo CCTV aveva accusato Volkswagen di aver utilizzato cambi di qualità inferiore che avrebbero provocato incidenti Si è trattato, hanno scritto i media tedeschi, della più grande azione del genere nella storia della multinazionale di Wolfsburg nel Paese asiatico. Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, in via cautelativa, per garantire sempre a tutti una totale sicurezza mentre si è al volante dell’auto invita i proprietari ad effettuare il controllo della vettura presso il più vicino Centro di Assistenza Volkswagen in caso di analoghe anomalie.

Scandalo scambio farmaci. Un altro decesso, tutti i lotti richiamati

Scandalo scambio farmaci. Sonnifero in scatola di diuretico durante il confezionamento: un altro decesso, tutti i lotti richiamati. In relazione all’errore di confezionamento del diuretico Furosemide Teva, due nuovi casi, di cui uno mortale, sono stati segnalati lunedi all’ANSM, l’agenzia per la sicurezza dei farmaci francese (MSNA), che ha deciso di richiamare tutte le scatole del farmaco come "misura precauzionale. L’Agenzia francese MSNA ha ricevuto lunedì mattina due nuovi rapporti di farmacovigilanza con la segnalazione di "una morte e di un caso grave" che si sono verificati dopo la morte a Marsiglia di un uomo di 91 anni che aveva assunto il farmaco incriminato. Secondo una fonte attendibile, quest'ultimo non farebbe parte dei tre individuati dall’Agenzia e che pertanto il numero totale dei casi è salito a quattro. Infine, un 73 è stato ricoverato in terapia intensiva presso l'Ospedale Universitario di Tours per le complicazioni dopo l'assunzione di Furosemide. Non sono stati forniti altri dettagli sui nuovi casi dall’ANSM, la quale ha riconosciuto che le segnalazioni "arrivano da tutte le parti", con casi che riguardano per lo più anziani. Così, per precauzione, l'Agenzia ha deciso di richiamare tutte le partite di Furosemide 40 mg della multinazionale israeliana Teva Pharmaceuticals Industries Ltd, leader mondiale nella produzione dei farmaci generici. Il richiamo di tutti i lotti di Furosemide Teva 40 mg è stato deciso in accordo con l’azienda farmaceutica Teva ed è una misura precauzionale. L’allarme è stato dato venerdì a seguito della segnalazione di un farmacista che aveva notato un’insolita sonnolenza nei pazienti cui veniva somministrato. E’ stato verificato che le compresse sono state sostituite per un errore nella fase di confezionamento del farmaco con quelle di un sonnifero prodotto dallo stesso laboratorio. Si tratta in particolare, secondo l’ANSM, di uno scambio tra le compresse di un sedativo-ipnotico, il Teva Zopiclone 7,5 mg (chiamato anche Imovane) che sarebbe stato erroneamente inserito nelle confezioni del diuretico generico Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix). La partita incriminata per cui è stata vietata la vendita già da sabato sera è quella con l’etichetta Y175 (data di scadenza: 08/2015) e Y176 (data di scadenza: 08/2015), per un totale di 190.000 scatole. È la tragedia non sarebbe tardata ad arrivare: un novantunenne avrebbe consumato per diversi giorni il sonnifero al posto del diuretico a Marsiglia. Un’indagine è stata immediatamente avviata. L'inchiesta è stata affidata agli agenti della Dipartimento di Sicurezza di Marsiglia, dopo la morte di quest’uomo deceduto in casa a seguito di un edema polmonare. Una delle figlie ha riferito che si sono preoccupati di vedere che il padre "non ha mai smesso di dormire" per una settimana. La scoperta è stata effettuata dal medico che era stato chiamato al suo capezzale. Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, rileva che in Italia non è certo ancora nulla se l’errore in questione coinvolga anche il Nostro Paese e se sì in che misura. È ovvio che nell’incertezza invitiamo i cittadini in trattamento col diuretico generico Furosemide Teva 40 mg (specialità Lasix) a verificare puntualmente se appartiene ad uno dei lotti indicati e a richiederne la sostituzione presso le farmacie in caso affermativo. L’associazione comunica che qualora l’errore dovesse riguardare anche il nostro paese, si mette a disposizione dei cittadini acquirenti del farmaco per eventuali azioni risarcitorie.

Allarme crisi alimentare: i prezzi del cibo sono destinati ad aumentare in maniera massiccia

Allarme crisi alimentare: i prezzi del cibo sono destinati ad aumentare in maniera massiccia. Gli esperti prevedono che i prezzi alimentari aumenteranno in tutto il mondo nel corso dei prossimi dieci anni fino al 40 per cento. Indirettamente la colpa sarà del reddito più elevato. I prezzi dei generi alimentari mondiali saranno destinati a salire ancora, secondo una nuova previsione, fino al 40 per cento nei prossimi dieci anni. Gli esperti della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) e dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) giovedì hanno delineato un quadro tutt’altro che confortante, visto che, secondo questi, i prezzi dei generi alimentari sul mercato globale sono destinati a crescere ancora. La principale causa di questi aumenti, incluso quelli che già stiamo assistendo, va ricercata nell’aumento della domanda determinata dai redditi più elevati e dalla lenta crescita delle scorte. Al riguardo hanno spiegato che gli investimenti in agricoltura sono diminuiti negli ultimi decenni a causa della continua caduta dei prezzi, con una conseguente diminuzione della produttività che arriverà al 20% nei prossimi anni per il degrado dei suoli e per la minore disponibilità di terreni. Le organizzazioni hanno invitato i governi ad intensificare i loro investimenti in tecnologia per incrementare la produzione agricola ed ad una maggiore trasparenza, in modo da evitare speculazioni e corse per accaparrarsi il più gran numero di terreni. Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, una notizia questa che sicuramente non renderà felici i consumatori, che negli ultimi anni hanno visto salire i prezzi sempre più in alto con conseguenze tragiche, infatti, si fa sempre più numeroso il numero delle famiglie che fanno fatica o non riescono ad arrivare a fine mese.

lunedì 10 giugno 2013

Disservizi delle Poste italiane e danni. Risarcibili i danni non patrimoniali del cittadino

Disservizi delle Poste italiane e danni. Risarcibili i danni non patrimoniali del cittadino per il ritardo nella consegna del telegramma o di una missiva che causa una perdita di chance professionale. Va liquidato il danno esistenziale e da perdita di chance quando l'offesa subita è seria e incide su di un diritto inviolabile della persona Troppo spesso si cullano dietro un’invulnerabilità legislativa, quasi uno scudo che apparentemente le renderebbe immuni da qualsiasi tentativo di rispondere alle loro carenze, quando a citarle in giudizio è il singolo cittadino. A volte però la giurisprudenza s’inserisce nelle maglie della legislazione e nella farraginosità delle clausole dei contratti e provvede a sanzionare, a ragione, i comportamenti di chi non sempre agisce in piena correttezza e nel rispetto dei vincoli legislativi e contrattuali previsti. Accade così di poter riportare all’attenzione della cittadinanza la sentenza resa dal Giudice di Pace di Eboli, dott. Luigi Vingiani, che ha sancito un principio assai interessante: le Poste Italiane Spa sono tenute a risarcire il danno subìto da un cittadino in caso di ritardo nel deposito di una missiva o telegramma che provoca una perdita di chance. Per dirla più esplicitamente, dev’essere liquidato il danno non patrimoniale perché in questi casi l'offesa subita non è futile ma seria e va ad incidere su di un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito. Nel caso di specie, il giudice onorario investito della questione ha accolto la domanda giudiziale di un insegnante non di ruolo che si è visto recapitare in ritardo un telegramma che lo incaricava per una supplenza. Il docente ha causa del ritardo nel recapito non aveva potuto prendere servizio. In conseguenza di tale omissione il cittadino aveva avviato un’azione contro Poste Italiane e il giudice ha liquidato ben 5mila euro di risarcimento. Nel motivare la decisione, il giudice ha rammentato che, pur non esistendo più un danno esistenziale autonomo, questo può essere di fatto risarcito nell'ambito del danno non patrimoniale e a due condizioni e cioè che l’interesse che si assume leso sia un diritto inviolabile della persona (oppure e’ riconducibile ad una espressa previsione di legge anche internazionale che consente il ristoro ex art. 2059 cc); che l’offesa arrecata al diritto sia seria, oltre la soglia della tollerabilità. Non di meno, l’onere della prova grava sul danneggiato e la liquidazione, se il danno è provato nell’an, può essere fatta ex art.. 1226 C.C anche equitativamente tramite presunzioni. Per ciò che riguarda la cosiddetta “perdita di chance” il giudice di merito ha inoltre sottolineato che questa - come concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene, non è una mera aspettativa di fatto ma un'entità patrimoniale a sè stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione – e chi richiede i danni dalla perdita di chance ha l'onere di provare, pur se solo in modo presuntivo o secondo un calcolo di probabilità, la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile dev'essere conseguenza immediata e diretta. Nella fattispecie, l'insegnate ha dimostrato di aver subìto dei danni e che l'unico impedimento alla supplenza è stato il disservizio delle Poste, con l’inevitabile conseguenza dell’accoglimento della domanda. Per Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una decisione esemplare che costituisce un precedente significativo per l’avvio di azioni in casi analoghi per i quali come accade di sovente, l’associazione è pronta a procedere.