lunedì 18 novembre 2013

Allerta alimentare. Preoccupazione per le nuove bevande gassate. Uno studio australiano lancia l’allarme.

Allerta alimentare. Preoccupazione per le nuove bevande gassate. Uno studio australiano lancia l’allarme. Coca Cola e tutte le bevande zuccherate della stessa famiglia non sono le bevande migliori per la salute. Secondo un recente studio condotto da Janet Franklin che ha collaborato con un gruppo di ricercatori dell’Università Macquarie di Sidney, la più grande città dell’Australia, esse potrebbero modificare profondamente anche il cervello. I risultati di questa importante ricerca sono stati presentati al meeting annuale della Brititsh Society of Neuroscience. Lo studio ha dimostrato che consumare una bevanda zuccherata a lungo termine porta ad iperattività e alterazione di centinaia di proteine nel cervello. Alterazioni cerebrali identiche sono state analizzate nei malati di cancro o malati di Alzheimer. La ricerca è stata condotta sui topi da laboratorio suddividendo le cavie in due gruppi. Al primo è stata somministrata solo acqua, al secondo, invece, l’acqua somministrata conteneva una quantità di zucchero pari a quella delle bevande gassate. Ebbene i topi a cui era stata somministrata acqua zuccherata apparivano più iperattivi degli altri e l’analisi di una porzione del cervello ha mostrato un’alterazione di oltre 300 diverse proteine. Inoltre secondo i ricercatori queste bevande rappresentano una percentuale significativa delle calorie giornaliere di molti adulti. Ma provocano cambiamenti duraturi nel comportamento e un profondo cambiamento nella chimica del cervello. In base a questo ultimo studio incentrato sul cervello, le bibite svolgono un ruolo in attacchi di cuore, diabete, aumento di peso, cancro del pancreas e della prostata, fragilità delle ossa, debolezza muscolare. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” dalla ricerca australiana arriva un monito. Un eccessivo uso potrebbe essere dannoso alla salute poichè l’anidride carbonica e lo zucchero, presenti in grandi quantità nelle più comuni bibite gassate, potrebbero provocare alterazioni nel cervello. Per tali ragioni l’invito è se siete assetati, bevete solo acqua.

domenica 17 novembre 2013

Nuovo studio. Il perché i ragazzi odiano la verdura

Nuovo studio. Il perché i ragazzi odiano la verdura I genitori che “lottano” con i loro figli per farli mangiare un po’ di verdure, potrebbero stare combattendo una battaglia persa sul nascere a causa dell'evoluzione. Secondo un nuovo studio della prestigiosa Yale University, i bambini potrebbero essere “programmati” geneticamente ad evitare verdure come parte di una strategia di sopravvivenza lasciati dai nostri avi nel DNA. Gli psicologi avrebbero scoperto che i bambini piccoli hanno più probabilità di evitare i prodotti della natura, come le piante, rispetto alla plastica o agli oggetti in metallo. I dottori Annie Wertz e Karen Wynn, che hanno scritto a due mani lo studio, hanno detto di ritenere questo comportamento è stato prestabilito bambini dalla nascita per evitare che vengano danneggiati o avvelenati da fiori o piante. Nello studio è possibile leggere che: "In tutta l'evoluzione umana, le piante sono state fondamentali per l'esistenza umana però, nonostante tutti questi benefici, le piante hanno sempre causato pericoli molto reali.». Gli autori hanno detto che questa cautela naturale per i bambini potrebbe essere superata se viene spiegate ai bambini che i prodotti sono sicuri da mangiare. Hanno scritto: "Sospettiamo che l’evitare iniziale può essere una strategia di default che può essere ribaltata dalla informazione sociale che indica che un determinato impianto è sicuro da mangiare o utilizzare per altri scopi". Tali conclusioni, spiega Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dimostrano che è sempre utile il dialogo con i bambini sin da piccoli, anche perché molte cose che non ci spieghiamo in apparenza, sono in realtà legate a comportamenti connessi a milioni di anni di evoluzione.

Acqua potabile e miele contaminati

Acqua potabile e miele contaminati. Le perline di plastica inserite in prodotti cosmetici ed igienici possono essere pericolosi. Pericolo sottovalutato per l’ambiente. Le nano-particelle contaminerebbero il cibo e il corpo Molti prodotti cosmetici o igienici come gel doccia e creme solari contengono minuscole perline di plastica rispettivamente per migliorare il potere di pulizia o per un effetto protettivo. Ma alcuni scienziati hanno lanciato un allarme. Perché ci sono sospetti che le particelle in questione contaminerebbero l'ambiente e quindi il cibo e si accumulerebbero nel corpo. E’ una ricerca contenuta nella trasmissione tedesca dei consumatori "Markt" della TV NDR, a mettere sotto accusa le microscopiche sfere di plastica. Sotto la lente, quindi, le perline in questione contenute in prodotti di cura come gel doccia, creme esfolianti e dentifricio. Il cosiddetto gelange micro-plastico sarebbe scaricato nell'ambiente e da lì si diffonderebbe sino ad arrivare nel nostro corpo. Esperimenti su mitili avrebbero dimostrato che le particelle si sono inserite nei tessuti. La maggior parte delle micro-particelle di plastica in polietilene sono aggiunte per aiutare i prodotti ad un effetto di pulizia meccanica. Tra l'altro, le particelle di micro-plastica sono state utilizzati in prodotti per l’effetto peeling e dentifrici speciali. Per alcuni prodotti, la percentuale di sfere di plastica contenute può arrivare fino al 10 % dell’intero prodotto. La trasmissione ha citato il ricercatore Gerd Liebezeit dell'Istituto di Chimica e Biologia della Marina Carl-von-Ossietzky dell’Università di Oldenburg secondo cui "Possiamo supporre che la micro plastica è ovunque nell’atmosfera". Secondo la ricerca, si sospetta, che la plastica contenuta nell'aria e nell’acqua entra anche nel cibo. Sono stati analizzati 19 tipi di miele e le fibre e frammenti di plastica sono stati trovati in quattro campioni che contenevano microscopiche sfere di plastica. La plastica in acqua piovana è stata scoperta come viene utilizzata in cosmetica. La conclusione della trasmissione è che "L'uso di particelle di plastica nei cosmetici e prodotti per la pulizia dovrebbe essere vietato". L'Ufficio federale tedesco dell'ambiente ha detto, su richiesta dei giornalisti che contratti di ricerca erano già stati assegnati per studiare gli effetti della micro-plastica sull'ambiente. I produttori di beni per la cura avrebbero anche annunciato la loro intenzione di abbandonare in un prossimo futuro, l'uso della plastica nei loro prodotti. Alla luce di tale inquietante inchiesta, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” rileva come la Germania sia sempre un po’ più avanti anche per ciò che riguarda le discussioni che riguardano le tematiche dell’ambiente e della salute dei consumatori, giacchè nel Nostro Paese non si è parlato mai dei problemi connessi ai prodotti contenenti microsfere di plastica e le conseguenze per tutti i Noi. Fortunatamente se le cose si guardano in un contesto europeo, siamo certi che le istituzioni europee verificheranno se le preoccupazioni e gli allarmi lanciati dai tedeschi siano supportati da elementi concreti ed abbiano un fondamento. Resta il fatto, che lo “Sportello dei Diritti”, si rivolge comunque alle autorità italiane sia sanitarie che quelle deputate alla tutela dell’ambiente affinché indaghino immediatamente su questa vicenda.

UE rafforza la lotta contro il contrabbando di sigarette

UE rafforza la lotta contro il contrabbando di sigarette L'Unione Europea ha deciso un'azione comune più incisiva contro il commercio illegale di sigarette. In futuro, infatti, ogni pacchetto di sigarette per essere rintracciato dovrà portare un sigillo di approvazione dalla produzione alla vendita. Questo è quanto riportato da "Business Week", in riferimento alla direttiva sul tabacco ridisegnata su cui gli Stati membri dell'UE e il Parlamento europeo stanno lavorando. L'UE vuole costringere i produttori di sigarette a fornitori di servizi esterni di commissione per la verifica delle rotte commerciali. Un portavoce del commissario europea alla Salute Tony Borg sabato 16 novembre ha confermato i piani dell'UE in linea di principio, ma senza entrare nei dettagli. L'industria del tabacco teme che ciò farà solo ottenere costi sproporzionati sui piccoli fornitori. "L'investimento in tracciabilità romperà il collo della PMI," ha detto alla rivista il direttore generale Marc von Eicken della azienda di Lubecca Joh. Eicken e ha parlato di "molestia burocratica". Dopo il rapporto di Bruxelles, il governo federale tedesco ha chiesto, come si può essere certi che l'emendamento non impone troppo forti restrizioni ai produttori medi di sigarette. Un precedente studio dalla società di consulenza KPMG ha rilevato che un quinto delle sigarette fumato in questo Paese non è tassata in base alle leggi tedesche. Circa la metà delle quali è legalmente importata dall'estero, l'altra metà attraverso contraffazioni e contrabbando. La perdita di gettito fiscale, fa perdere miliardi. Le iniziative UE, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, possono essere considerate un importante passo avanti nella lotta del contrabbando alle bionde e costituiscono la presa d’atto che questa guerra va fatta a livello europeo senza temere il peso della lobby del tabacco cui non interessa, per evidenti ragioni di profitto, come le sigarette vengano commercializzate in Europa.

Allerta alimentare. Anche nelle acque italiane pescato il temibile pesce palla

Allerta alimentare. Anche nelle acque italiane pescato il temibile pesce palla. Uno tra gli animali più velenosi catturato da pescatori siciliani a settembre. Ma le istituzioni non lanciano alcuna allerta alimentare. Ma è più corretto informare cittadini e consumatori del pericolo mortale in caso di ingestione Si sta diffondendo anche nel mar Mediterraneo e dopo essere passato dal Mar Rosso dov’è originario, attraverso il canale di Suez, ha fatto capolino in Grecia, passando per Israele, Rodi, la Turchia ed è arrivato sino alle acque siciliane dove qualche settimana fa ne è stato pescato un esemplare nell’area di Lampedusa. Si tratta del Lagocephalus sceleratus, meglio noto come pesce palla velenoso, un pesce apparentemente goffo e simpatico, ma che è anche uno tra gli animali più velenosi dei fondali marini, se mangiato, che per la prima volta è apparso ufficialmente anche nelle reti dei pescatori italiani. A darne comunicazione alle autorità sanitarie è stata l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha provveduto ad inviare una nota il 7 novembre scorso, con la quale ha segnalato alle Asl la presenza del vertebrato nelle acque nostrane. Di seguito il comunicato stampa: “Alcuni giorni fa, è stato ritrovato nella acque dello Stretto di Sicilia il pesce palla maculato, Lagocephalus sceleratus, una specie ittica migrata dal Mar Rosso; si tratta di un pesce tossico che può essere letale per l’uomo se ingerito, ma appartenendo alla famiglia dei Tetradontidae, cioè pesci palla e pesci lepre già presenti nel Mediterraneo ne è stata già vietata la vendita dal D.Lgs. 531/1992, pertanto non può raggiungere i mercati e non costituisce pericolo per i consumatori. Il pesce palla maculato, consegnato all’ISPRA dai pescatori, rappresenta il primo esemplare ritrovato nei mari italiani; l’Istituto ne ha dato immediata comunicazione alle Autorità competenti affinché operino per quanto di competenza e ritenuto necessario”. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, pur evidenziando che le autorità non hanno ritenuto necessario lanciare una vera e propria allerta alimentare, resta comunque doveroso mettere in guardia i cittadini e i pescatori a non mangiarlo in caso di eventuale cattura. Sottovalutare tale evento potrebbe portare, infatti, conseguenze dannose per la salute, giacché le carni di questo tipo di pesce sono altamente tossiche anche dopo la cottura, e consumi occasionali hanno già causato alcuni decessi in altri Paesi del bacino del Mediterraneo.

venerdì 15 novembre 2013

Ristorante condannato a pagare i danni per aver servito pasta normale ad una bambina celiaca.

Ristorante condannato a pagare i danni per aver servito pasta normale ad una bambina celiaca. Non solo i ristoratori devono prestare la massima professionalità nella generalità dei casi quando servono i pasti alla clientela, ma devono innalzare la soglia dell’attenzione specie quando si tratta di consumatori portatori d’intolleranze o allergie. Perché, in tali circostanze si possono subire anche pesanti condanne come accaduto nel caso affrontato da un’interessante sentenza, la 406/13, pubblicata dal giudice di pace di Mestre che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utile portare all’attenzione. Nella fattispecie, una bambina celiaca era andata ad una festa in un ristorante con la propria famiglia ma, la libagione era stata rovinata dal fatto che la piccola era dovuta finire al pronto soccorso. La ragione stava nell’errore di comunicazione fra gli addetti di sala che avevano servito alla bimba un piatto di pasta normale, mentre al momento della prenotazione era stato concordato un menu senza glutine con il gestore del locale. La piccola aveva accusato nausea e vomito e rischiava lo shock anafilattico ed al posto della serata in maschera era dovuta finire in ospedale. La conseguenza del comportamento del ristoratore, è stata la condanna al pagamento di 2 mila euro di risarcimento a titolo di danno contrattuale ed extracontrattuale oltre le spese di giudizio. Nel caso di specie, il magistrato onorario Fabrizio Pertile, ha accolto la domanda dei genitori della bambina che ha ritenuto sussistere una responsabilità contrattuale a carico del gestore del ristorante: sono stati, infatti, gli stessi camerieri a confermare che la reazione allergica lamentata dalla piccola si era manifestata dopo che le era stato servito il cibo contenente glutine e che la responsabile del ristorante aveva invece indicato la necessità di portare in tavola alimenti senza questa proteina, come concordato preventivamente coi genitori. Per il giudice, è configurabile anche un danno extracontrattuale nei confronti della piccola: il diritto alla salute è un diritto costituzionalmente garantito e la sua lesione non può essere derubricata a pregiudizio di natura bagatellare anche perché è provato che la reazione subita dalla bimba l’aveva costretta a ricorrere a quattro compresse di Bentelan.

Uno studente universitario su sette si 'dopa'.

Uno studente universitario su sette si 'dopa'. Il 13,8% di chi frequenta gli atenei ha provato a migliorare le sue prestazioni attraverso farmaci, droghe o alcol Non crediamo che ci sia differenza fra nazionalità, ma uno studio svizzero condotto da ricercatori delle università di Zurigo e Basilea, che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, può essere applicato nella generalità dei casi e dovrebbe far riflettere perchè ha stabilito che ben uno studente su sette (il 13,8%) ha già provato almeno una volta a migliorare le sue prestazioni attraverso farmaci su ricetta o droghe, legali o illegali. La sostanza più usata è l'alcol (5,6%), seguita da un metilfenidato quale il Ritalin (4,1%), tranquillanti e sonniferi (2,7%), cannabis (2,5%), betabloccanti (1,2%), anfetamine (0,4%) e cocaina (0,2%), rivela uno studio rappresentativo. I giovani si dopano soprattutto durante la preparazione agli esami. Ha inoltre tendenza a farlo chi ha più semestri all'attivo e chi, accanto allo studio, svolge un'attività lavorativa. Notevoli sono pure le differenze a seconda dell'indirizzo formativo. Si ricorre alle sostanze in questione soprattutto nelle facoltà di architettura (19,6%), giornalismo (18,2%), chimica (17,6%), economia (17,1%), medicina (16,2%) e farmacia (16,1%), mentre il loro uso è meno diffuso nei rami matematica (8,6%) e sport (7%). Il professor Michael Schaub, responsabile dello studio e direttore dell'Istituto per la ricerca sulla dipendenza e la salute dell'università di Zurigo, la situazione dev’essere osservata con attenzione, ma al momento non vi è necessità di intervenire. Nell'ambito dell'indagine sono stati interrogati ben 28'118 studenti: 6275 di loro ha partecipato al sondaggio online.