domenica 15 dicembre 2013

Concorrenza e giusto prezzo dei farmaci. Novartis e Johnson & Johnson multate da Ue

Concorrenza e giusto prezzo dei farmaci. Novartis e Johnson & Johnson multate da Ue. Le industrie dei farmaci antitumorali accusate di sciacallaggio. Profitto con metodi non etici su pazienti in particolare quelli malati di cancro. La Commissione europea ha inflitto martedì 10 dicembre scorso, multe per complessivi 16 milioni di euro al gruppo basilese Novartis e alla società americana Johnson & Johnson: le due aziende farmaceutiche sono state sanzionate perché si sarebbero accordate nel ritardare l'arrivo di un medicinale generico sul mercato olandese. I due giganti farmaceutici avrebbero sabotato nel 2005 il lancio a 'buon mercato' del Fentanyl, un antidolorifico 100 volte più potente della morfina e che è destinato principalmente ai pazienti affetti da cancro. "Le due imprese hanno privato in modo inaccettabile i pazienti olandesi, in particolare quelli malati di cancro, dell'accesso a una versione più a buon mercato di un farmaco", ha sottolineato il commissario europeo alla concorrenza, Joaquin Almunia, citato in un comunicato. Novartis dovrà versare 5,5 milioni di euro (quasi 7 milioni di franchi), Johnson & Johnson 10,8 milioni di euro. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, evidenzia che se da un lato le cure si rivelano efficaci nel mantenere in vita le persone, dall’altro, il loro prezzo è fuori dalla portata dei pazienti. Ormai è noto che è possibile mantenere in vita le persone, ma sappiamo anche che non tutti possono permettersi di farlo. La battaglia per l’abbassamento e la difesa dei prezzi dei farmaci, è una necessità per salvare la vita dei pazienti e per questo plaudiamo all’intervento della Commissione Europea nel metodo anche se da un punto di vista etico non c’è sanzione che ripaghi le sofferenze di migliaia o di milioni di ammalati. Si può affermare, quindi, che prezzi elevati praticati dalle aziende farmaceutiche e politiche non corrette sul prezzo per i farmaci contro il cancro possono contribuire ad una vera e propria condanna a morte dei pazienti. Ecco perché una vigilanza continua da parte delle istituzioni può essere utile a salvaguardare le vite degli ammalati.

Natale 2013. Il trend sotto l'albero un seno nuovo. Occhio ai viaggi all’estero

Natale 2013. Il trend sotto l'albero un seno nuovo. Occhio ai viaggi all’estero Nonostante la crisi dilagante, gli italiani, o meglio le italiane non rinunciano a ricercare di sentirsi più belle e sexy. Una delle tendenze di questo Natale 2013, specie nelle fasce ad alto reddito della popolazione, è quello di regalare un’operazione di chirurgia estetica. In particolare, un seno nuovo. Tanto che ormai questi doni rivaleggiano nella lista dei regali con i capi di moda firmati dai grandi stilisti. Nel periodo natalizio, finiscono sotto il bisturi un numero di donne tre volte maggiore rispetto al resto dell’anno. Il sogno è quello del seno nuovo, ma non solo: le giovani ragazze che perdono molto peso se lo fanno ridurre, le donne oltre i quarant’anni se lo fanno rassodare. Ed il prezzo? Per una normale mastoplastica, a Milano, si può pagare tra i 5'000 ed i 7'000 euro. Il problema che però abbiamo già segnalato in passato, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è che la corsa spasmodica alla bellezza spesso fa compiere degli errori irreparabili come tra tanti che hanno scelto di andare all’estero per risparmiare per poi pentirsene. Sono diventati ormai all’ordine del giorno, infatti, i viaggi specie nei Paesi dell’Est ove vengono promesse operazioni anche di mastoplastica low cost ma che ovviamente non consentono di offire le garanzie igienico – sanitarie, ma anche professionali che, al contrario, si possono reperire nel Nostro Paese. Quindi, perché accettare un viaggio-regalo del genere?

Il comune di Lecce senza risorse pignorabili per pagare le sentenze

Il comune di Lecce senza risorse pignorabili per pagare le sentenze. Un cittadino che chiede un pagamento costretto ad affrontare spese infinite che alla fine vanno a ricadere sull’intera cittadinanza leccese Se non è uno scandalo, poco ci manca. E la dice tutta sulle condizioni delle casse del comune di Lecce e sulle scelte evidentemente non oculate sinora fatte che vanno a colpire il singolo cittadino che chiede solo di ottenere giustizia. Sono, infatti, ormai all’ordine del giorno nel capoluogo salentino le difficoltà, quasi insormontabili, dei cittadini che hanno ottenuto dei titoli esecutivi, anche definitivi, contro l’amministrazione comunale e che anche per modesti importi sono costretti a ricorrere a impegnative e dispendiose azioni esecutive di recupero gran parte delle quali risultate infruttuose. Per tali ragioni, portiamo all’attenzione della cittadinanza anche per ottenere delle risposte dagli amministratori responsabili di tale situazione, uno tra i tanti casi tra quelli segnalati allo “Sportello dei Diritti” che la dice lunga sulla situazione che vive la città candidata finalista a “Capitale Europea della Cultura” per il 2019 e sugli oneri crescenti che deve sobbarcarsi la collettività anche se si parte dal recupero di importi assai modesti. Due residenti del capoluogo a seguito di una causa vinta innanzi al Giudice di Pace di Lecce per un risarcimento del danno, notificavano in data 21.5.2012 una sentenza in forma esecutiva, che aveva condannato il Comune di Lecce, in persona del Sindaco pro tempore, a pagare la somma di € 900,00, oltre ad interessi legali dalla domanda e sino al soddisfo, nonché ad € 550,00 per spese legali ed € 52,00 per spese di costituzione in giudizio, oltre accessori di legge. Peraltro, la predetta sentenza non veniva impugnata e passava in giudicato diventando così definitiva. Trascorsi i 120 gg previsti per legge senza il pagamento, gli avvocati dei due concittadini provvedevano ad intimare precetto per la somma complessiva che nel frattempo era arrivata ad € 1.849,96. Non ottenendo alcun pagamento, si passava alla fase esecutiva attraverso un primo pignoramento presso terzi alla BNL, quale tesoriere del Comune di Lecce. Alla prima udienza del 27 maggio 2013 la dichiarazione del terzo (BNL) era negativa per incapienza del conto e presenza di numerosi altri pignoramenti. Il Giudice dell'Esecuzione, decideva di rimandare all'udienza del 24 settembre 2013 per una nuova dichiarazione del terzo nella speranza che la situazione fosse mutata. Anche alla seconda udienza la dichiarazione del terzo rimaneva identica. Si provava un secondo pignoramento presso Poste Italiane, ma i conti correnti risultano impignorabili poiché risulterebbe “aggredibile” unicamente il conto di tesoreria. L'ultima strada rimasta agli esasperati cittadini leccesi a distanza di anni dal danno subito, è far valere il diritto a mezzo un ulteriore giudizio, quello di ottemperanza innanzi al TAR, con ulteriori costi che dovrebbero essere ancora anticipati dai danneggiati come vuole la legge ma che alla fine, se tale odissea dovesse concludersi ove non rinunciassero definitivamente per proprio sfinimento, andrebbero comunque a gravare sull’intera collettività. Una situazione paradossale, ma che purtroppo risulta comune a tante altre e paradigmatica, ma che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dovrebbe porre gli amministratori di un ente percettore di milioni di euro tra tasse, imposte e sanzioni che gravano sui contribuenti e sugli utenti della strada, in serio imbarazzo se ci fosse ancora il pudore e la possibilità di vergognarsi di fronte a vicende divenute, nostro malgrado, normali.

sabato 14 dicembre 2013

Community Shop il primo supermercato sociale aperto per le famiglie povere

Community Shop il primo supermercato sociale aperto per le famiglie povere Apre il primo supermercato 'sociale' per le famiglie povere L'apertura in Inghilterra del nord, in una delle aree più arretrate del Paese. I prodotti costano fino al 70% in meno rispetto ai prezzi di mercato Ha aperto i battenti in Gran Bretagna il primo supermercato 'sociale' rivolto alle famiglie povere. Si trova a Goldthorpe, Inghilterra del nord, in una delle aree più arretrate del Paese, un tempo terra di minatori. Sugli scaffali ci sono prodotti alimentari provenienti dai surplus delle maggiori catene, articoli che hanno un'etichettatura sbagliata o l'imballaggio danneggiato ma sono del tutto sicuri: costano fino al 70% in meno rispetto ai prezzi di mercato. Il 'Community Shop' è rivolto ai cittadini che devono contare sui sussidi pubblici per poter sopravvivere e che abitano nelle zone più povere di Goldthorpe. Viene loro rilasciata una carta che permette di andare nel supermercato dove pagano, anche se poco, quello che comprano. In futuro potrebbero essere aperti altri 20 supermercati del genere in tutto il Paese. Dietro l'iniziativa, che si ispira a esperienze simili in Europa continentale, c'è l'organizzazione Company Shop che promette di investire tutti i proventi per migliorare i servizi offerti ai propri clienti. Negli ultimi anni, a causa prima della crisi e poi dell'austerità, è aumentato il numero di britannici che si sono rivolti ad associazioni e gruppi di volontariato per avere un sostegno. La Croce rossa britannica, la British Red Cross, durante l'inverno distribuirà aiuti alimentari nel Regno Unito: non accadeva dalla Seconda guerra mondiale. In tempi di crisi come quella attuale, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, quella del “supermercato sociale” appare un’idea innovativa e assai utile che dovrebbe essere replicata sin da subito anche nel Nostro Paese.

Valutazione del rischio ECDC aggiornata sul rischio di importazione di poliovirus selvaggio e trasmissione nei paesi UE/SEE

Valutazione del rischio ECDC aggiornata sul rischio di importazione di poliovirus selvaggio e trasmissione nei paesi UE/SEE Lo “Sportello dei Diritti” aveva già segnalato quanto comunicato dall’ECDC, l’Ente Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, sul rischio, anche se remoto, di un ritorno del temibile virus della poliomielite anche in Europa. Proprio nei giorni scorsi rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’istituzione europea nel silenzio pressoché generale dei media, ha confermato la circolazione del poliovirus selvaggio (WPV) in Israele e lo scoppio della poliomelite in Siria con il conseguente nuovo elevato rischio di introduzione e di trasmissione del virus e a una moderata per la ricomparsa della malattia nei Paesi della UE/SEE. Nell’aggiornamento della valutazione del rischio, l'ECDC ha riunito e aggiornato le precedenti recenti valutazioni (RA del 26 settembre 2013 e RRA del 24 ottobre 2013) sul rischio d’importazione del virus della polio e la trasmissione nei paesi UE/SEE. L'aumento del numero di casi di polio e delle segnalazioni nei paesi indicati della trasmissione di poliovirus ha posto gli Stati membri dell'UE/SEE tra quelli a rischio di introduzione e di trasmissione del virus. È anche pur vero che i livelli di copertura della vaccinazione nell’area UE/SEE possono essere considerati soddisfacenti - più del 90% per tre dosi di vaccino antipolio inattivato (IPV) o di vaccino antipolio orale (OPV) - e possono spiegare l'assenza della circolazione del WPV nella nostra regione fino ad adesso. Tuttavia, ci sono delle sacche di popolazione sotto-vaccinate e il WPV potrebbe anche diffondersi silenziosamente in paesi con copertura di immunizzazione IPV molto alta se qualche parte della popolazione vive in cattive condizioni di vita tra le quali il virus si trasmette in modo molto efficiente. Queste condizioni di vita esistono nella popolazione di specifici gruppi in Europa e uno scenario simile potrebbe verificarsi se il virus della polio fosse reintrodotta nella zona. Tuttavia, alla luce delle condizioni igieniche dell'acqua e la buona gestione delle acque reflue gli Stati membri dell'UE/SEE hanno maggiori probabilità di vedere circolare WPV tra gruppi di popolazione con copertura di vaccinazione basso. La valutazione del rischio aggiornato considera anche e valuta l'uso di vaccinazione OPV e contro vaccinazione IPV in caso di un'epidemia di poliomelite negli Stati membri dell'UE/SEE e pone raccomandazioni concrete per gli Stati membri sulla valutazione dei migranti dalle zone dove il WPV è attualmente in circolazione. Raccomandazioni formulate nella valutazione del rischio: Vaccinazione/prevenzione • Gli Stati membri dell'UE/SEE devono dare massima priorità alla valutazione dell'assorbimento di vaccinazione polio a livello nazionale, sub-nazionale e locale e per l'identificazione di popolazioni vulnerabili e sotto-vaccinati. • Stati membri che accolgono rifugiati e richiedenti asilo dalla Siria e altre aree dove l’WPV è attualmente in circolazione dovrebbe valutare la loro condizione di vaccinazione all'arrivo e fornire la vaccinazione contro la polio e altre vaccinazioni come necessario. Sorveglianza • Gli Stati membri a rispettare gli standard minimi di sorveglianza AFP, se questo è l'unico sistema di sorveglianza sul posto. • Il ruolo della sorveglianza ambientale dell'enterovirus dovrebbe essere ulteriormente discussa a livello dell'UE/SEE-al fine di concordare su standard e indicatori comuni. • Gli Stati membri dovrebbero considerare la valutazione della loro capacità attuale dei laboratori per il rilevamento di virus polio. • I Paesi che ospitano i cittadini siriani in aree designate (centri) dovrebbero valutare il livello di trasmissione del poliovirus selvaggio fra loro. Tali valutazioni possono essere effettuate attraverso la sorveglianza clinica avanzata (es. sorveglianza AFP) e l'uso strategico della sorveglianza ambientale. • Sorveglianza di routine dell'enterovirus/virus polio per rifugiati asintomatici non è raccomandato. Preparazione • In caso di identificazioni positivi di campioni ambientali dell'enterovirus gli Stati membri dovrebbero utilizzare le linee guida dell’OMS per valutare la circolazione dell’WPV nelle zone colpite. • Gli Stati membri che non hanno ancora sviluppato piani di intervento nazionali dovrebbero sviluppare questi piani e considerare di chiedere sostegno all'ECDC. • Piani operativi e contingenza sono necessari nell'UE/SEE per la mobilitazione possibile di scorte di vaccini IPV e OPV in caso di prove di trasmissione WPV.

Giudice di Pace di Lecce: per la rilevazione delle infrazioni mediante il photored è necessaria la contestazione immediata, attesa l’errata applicazione della strumentazione elettronica

Giudice di Pace di Lecce: per la rilevazione delle infrazioni mediante il photored è necessaria la contestazione immediata, attesa l’errata applicazione della strumentazione elettronica Lo “Sportello dei Diritti” segnala che il Giudice di Pace di Lecce, Avv. Anna Maria Aventaggiato, con recentissima sentenza n. 4862 del 12.12.13, ha accolto il ricorso proposto da un automobilista multato per aver attraversato un incrocio col semaforo proiettante luce rosse. Il ricorrente si era rivolto, in prima istanza, al Prefetto per chiedere l’annullamento del verbale elevato dal Comune di Lizzanello. Tuttavia, il Prefetto rigettava il ricorso. Per Giudice di Pace di Lecce adito, invece, risultano fondati i motivi di ricorso con cui il ricorrente, assistito dall’Avv. Alfredo Matranga, ha censurato l’errata applicazione della strumentazione elettronica utilizzata per il rilevamento dell’infrazione, considerato anche che la stessa non è stata immediatamente contestata all’autore della violazione, da parte degli agenti della polizia municipale. Ed infatti, secondo il Giudice non è sufficiente accertare tale tipo d’infrazione con la sola documentazione fotografica, peraltro neppure depositata in giudizio dal Comando dei Vigili Urbani, con conseguente applicazione dell’art. 6 comma 11 del D.lgs. n. 150/11 che impone al Giudice di accogliere il ricorso quando non vi sono sufficienti elementi di responsabilità. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un’altra interessante in materia di rilevazioni elettroniche delle infrazioni al Codice della Strada che la dice lunga sulla scarsa trasparenza dell’agire amministrativo quando si tratta di utilizzare tali apparecchi più per “far cassa” che per effettive esigenze di sicurezza stradale.

venerdì 13 dicembre 2013

TARES. Lo “Sportello dei Diritti” in ausilio dei contribuenti

Lo “Sportello dei Diritti”, ricorda nella persona del presidente Giovanni D’Agata, che lunedì 16 dicembre scade il termine per il pagamento del saldo TARES anno 2013. In questi giorni, infatti, molti comuni si sono adoperati nel far pervenire gli avvisi di pagamento creando non poche preoccupazioni tra i contribuenti, già afflitti dai quotidiani problemi determinati da una crisi economica senza precedenti. A tal proposito per eventuali contestazioni future, si precise quanto segue: 1) una volta pagata la tassa, il contribuente entro 5 anni può chiedere il rimborso, oltre gli interessi e, in caso di rifiuto da parte del Comune, si può proporre ricorso alla competente Commissione Tributaria Provinciale; 2) in caso, invece, di mancato pagamento, contro l’atto di recupero si può proporre ricorso entro 60 giorni innanzi alla competente Commissione Tributaria Provinciale. A questo punto, lo “Sportello dei Diritti”, con l’assistenza del tributarista avvocato Maurizio Villani, sta valutando la procedura di contestazione per una tassa ingiusta, illegittima ed immotivata.