domenica 19 gennaio 2014

Nuovo ripetitore a Lecce. Lo “Sportello dei Diritti” promuove la petizione dei residenti della zona di via Rampolla e S. Ligorio contro l’ennesima installazione.

Nuovo ripetitore a Lecce. Lo “Sportello dei Diritti” promuove la petizione dei residenti della zona di via Rampolla e S. Ligorio contro l’ennesima installazione. Come accade di sovente, d’improvviso su un tetto o in un terreno, spesso agricolo, si apre un cantiere senza che nessuno comprenda la ragione. Finché dopo qualche giorno gli ignari cittadini iniziano a capire che per l’ennesima volta sta per essere compiuto a loro danno uno scempio, questo nel silenzio dell’amministrazione comunale competente e nella più assoluta assenza di pubblicità dell’iniziativa che ha comunque valenza pubblica. Un altro ripetitore per telecomunicazioni spunta come un fungo nei pressi di una zona residenziale ed i cittadini non possono far altro che intervenire a posteriori per tutelare la propria salute e quella dei propri cari, a partire dai bambini, principali vittime delle onde elettromagnetiche. Ne abbiamo ricevute decine, nel corso degli anni di questo tipo di segnalazioni ed anche questa volta lo “Sportello dei Diritti”, ha deciso di promuovere e di rendere pubblica una petizione popolare che nasce dai residenti della zona di via Rampolla e San Ligorio, indignati per l’assoluta improvvisazione ed assenza d’informazione con la quale è stato deciso d’installare una nuova antenna a poche decine di metri dalle abitazioni. Per tali ragioni, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rifacendosi al contenuto della motivata petizione popolare che s’inoltra unitamente al comunicato stampa, e congiuntamente ai cittadini che abitano nella zona compresa tra via Rapolla e San Ligorio, rivolge un accorato appello agli amministratori del capoluogo leccese affinché si attivino immediatamente per revocare le autorizzazioni all’installazione del nuovo ripetitore la cui utilità, peraltro, non si comprende in un’area già sufficientemente coperta dai segnali della rete mobile e che pertanto risulta già essere inquinata da onde elettromagnetiche di elevata frequenza. Ad ogni modo, e per quanto sottolineato nella petizione lo “Sportello dei Diritti”, chiede che siano effettuate tutte le opportune verifiche e controlli e vengano prese le iniziative indicate nel documento sottoscritto dai cittadini, comunicando sin da ora di essere disponibile ad un incontro urgente con il singolo e gli amministratori di Lecce.

sabato 18 gennaio 2014

Illegittima la revisione della patente se non viene comunicata all'automobilista ogni singola decurtazione di punteggio.

Illegittima la revisione della patente se non viene comunicata all'automobilista ogni singola decurtazione di punteggio. Importante sentenza del Giudice di Pace di Lecce Importante decisione del Giudice di Pace di Lecce in materia di patente a punti e illegittimità della revisione che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ritiene opportuno segnalare. Il magistrato onorario avv. Eleonora Dell’Anna con recentissima sentenza n. 4468/13, depositata il 15 gennaio, ha, infatti, accolto il ricorso proposto da un automobilista, per il tramite degli avvocati Alfredo Matranga e Massimo Lai, per l’annullamento del provvedimento con il quale il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Direzione Generale della Motorizzazione e della sicurezza del trasporto terrestre - ha disposto la revisione della patente di guida mediante nuovo esame di idoneità tecnica, in conseguenza dell’esaurimento dei 20 punti previsti dalla legge. Il Giudice ha in particolare riscontrato la violazione di legge, in relazione all’art. 126 bis del d.l.vo 1992 n. 285, in quanto la decurtazione del punteggio relativo alle diverse violazioni commesse non è mai stata comunicata dall’Anagrafe Nazionale all’abilitato alla guida. Pertanto, il Giudice di Pace, confermando i richiami giurisprudenziali citati dai legali del ricorrente, ha ritenuto che la comunicazione delle singole variazioni di punteggio rilevi anche ai fini della partecipazione ai corsi che consentono di recuperare i punti decurtati in conseguenza delle violazioni commesse; corsi di aggiornamento che, in base al comma 4 dell’art. 126 bis, possono essere frequentati solo finché il punteggio non sia esaurito e che rappresentano, secondo il Giudice, la finalità ultima della normativa che è quella di riparare alla violazione commessa e allo stesso tempo alimentare il circuito educativo alla conoscenza ed al rispetto del Codice della Strada. Da ciò deriva in capo all’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida l’obbligo di comunicare agli interessati ogni variazione di punteggio e a tale comunicazione si correla la possibilità per l’interessato di partecipare ai corsi di aggiornamento, che consentono il recupero dei punti decurtati, così da evitare la perdita integrale del punteggio dalla quale discende la necessaria sottoposizione dell’interessato ad un nuovo esame di idoneità tecnica alla guida. Da qui il principio giurisprudenziale per cui in assenza di comunicazione delle decurtazioni di punteggio, il provvedimento di revisione della patente di guida mediante nuovo esame di idoneità tecnica è illegittimo.

Caramelle Haribo "razziste". Non saranno più vendute in Svezia e Danimarca

Caramelle Haribo "razziste". Non saranno più vendute in Svezia e Danimarca Il marchio di caramelle Haribo leader mondiale sul mercato nel settore di caramelle gommose e liquirizie ha annunciato che non saranno più vendute in Svezia e Danimarca le caramelle di liquirizia a forma di maschera africana, accusate di razzismo. Lo ha deciso la stessa azienda produttrice di dolciumi dopo le proteste dei consumatori scandinavi. Secondo il sito svedese Nyheter24, le polemiche sono cominciate a dicembre: sotto accusa le liquirizie contenute nella confezione 'Skipper mix' della Haribo, che ritraggono maschere tribali africane, asiatiche e dell'America del Sud. Ola Dagliden, di Haribo Svezia, ha spiegato di comprendere le critiche e di ritenere essenziale "ascoltare la voce dei consumatori". Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” é una decisione significativa che dimostra notevole sensibilità a un tema quale quello del razzismo che purtroppo viene inculcato sin dalla più tenera età, specie in un mercato, quale quello dei dolciumi destinato in gran parte ai più piccoli.

Taiji, la baia insanguinata inferno dei delfini in Giappone. La denuncia dello “ Sportello dei diritti “.

Taiji, la baia insanguinata inferno dei delfini in Giappone. La denuncia dello “ Sportello dei diritti “. Delfini catturati al largo della località nipponica, per essere destinati ai parchi acquatici. Dietro all’esibizioni di delfini ammaestrati, la maggiori attrazioni dei parchi acquatici, c'è un lato decisamente oscuro, la provenienza e delle modalità di cattura di questi animali. Le loro evoluzioni incantano moltissimi visitatori, che sono però ignari della. La cittadina di Taiji, chiammata la baia insanguinata, situata nel sud del Giappone, dà in questo senso molte e inquietanti risposte. In questa località la cattura dei delfini rappresenta una consolidata attività economica poiché un esemplare destinato ai parchi acquatici può valere centinaia di migliaia di franchi. E proprio ieri, venerdì, più di 200 delfini fra i quali un piccolissimo cucciolo albino sono stati catturati e condotti all'interno di questa baia. Dopo essere stati avvistati al largo dai pescherecci, i branchi vengono fatti deviare dal loro corso attraverso il rumore prodotto e propagato in acqua da bastoni metallici. I delfini, frastornati, vengono così disorientati e forzati a entrare all'interno di questa angusta baia, dove la ristrettezza dello spazio si rivela non di rado fatale. Si procede quindi alla famigerata selezione. Da una parte, gli esemplari ritenuti idonei ai parchi acquatici. mentre quelli scartati, vengono uccisi al fine di commercializzarne le carni come genere alimentare. I delfini sopravvissuti una volta introdotti nei parchi, vivono in condizioni di intenso stress, denuncia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Forse non lo sapete ma il delfino è l'animale che sta peggio di tutti in cattività. In natura questi mammiferi possono vivere anche fino a 60 anni, in cattività muoiono dopo un paio di anni, i più irriducibili arrivano a 12-15 anni. In passato quando 20/30 anni fa in Inghilterra si costruirono delfinari in ogni posto quegli introdotti preferirono uccidersi sbattendo la testa contro le pareti delle vasche oppure ingerendo le mattonelle. È giusto andare a vedere i delfini nel loro habitat, dove possono nuotare liberi come accade per i loro simili di Cuba, Findhorn e delle isole Skye, Mull e Iona (oltre alle orche e alle balene) in Scozia, e dell'Irlanda, dove attirano migliaia di visitatori ogni anno pur essendo liberi in mare aperto. C'è un paese importante come l'India, che proprio di recente ha deciso di vietare i delfinari nel proprio territorio.

Colla elastica per la chirurgia cardiaca ispirata dalle lumache.

Colla elastica per la chirurgia cardiaca ispirata dalle lumache. Un nuovo adesivo medico sarà meno invasivo rispetto alle graffette e punti di sutura I ricercatori di Boston hanno sviluppato un adesivo medico che secondo l’inventore può sigillare fori nel cuore e in altri tessuti, una scoperta che potrebbe sostituire l'uso di punti metallici e punti di sutura per chiudere le ferite. Il nuovo adesivo, inventato dal canadese Jeffrey Karp, professore associato della Harvard Medical School, è stato ispirato dalle capacità che hanno le lumache di attaccarsi. E' tanto elastico e resistente all'acqua, che permette così di allungarsi come un cuore che battendo si espande e si contrae. In un'intervista in onda oggi su CBC Radio Quirks & quark , il professore Karp ha dichiarato che la colla diventa attiva solo viene illuminata da una luce ultravioletta, permettendo ai chirurghi di spalmare l'adesivo in modo più accurato esattamente dove è necessario. Un adesivo biodegradabile nel corpo offre vantaggi rispetto a graffette o punti di sutura a base metallica. Suture e punti metallici in realtà non sono meccanicamente simili ai tessuti del corpo e possono indurre stress sul tessuto nel tempo. Si tratta di un polimero non tossico di glicerolo e acido sebacico. Entrambi le sostanze esistono nel corpo e possono essere facilmente metabolizzate. Poi nel tempo questo materiale si degrada. Le cellule saranno invasive in esso e su di esso, e idealmente il buco rimarrà chiuso e il paziente non ha bisogno di ulteriori operazioni. I ricercatori di Boston dell’istituto Brigham and Women Hospital e del Massachusetts Institute of Technology hanno contribuito a sviluppare la sostanza. L'adesivo è stato testato con successo sui cuori di maiali e ratti, e sulla carotide di un maiale. I ricercatori sperano che il prodotto sarà sul mercato entro i prossimi due o tre anni. Il professore Karp, è anche co-direttore del Center for Regenerative Therapeutics presso il Brigham and Women Hospital a Boston. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di una im portante scoperta in quanto ironia della sorte, duando i medici cercano di riparare una rottura dei vasi sanguigni, le suture o le graffette che vengono utilizzate rischiano di danneggiare le cose che cercano di salvare. Ora, alcuni scienziati hanno sviluppato un adesivo attivato dalla luce che potrebbe riparare un cuore spezzato, il che implica che riesce ad agire su tessuti bagnati, sanguinolenti e in continuo movimento.

venerdì 17 gennaio 2014

Neknominating ossia la sfida alcolica che impazza tra i giovani.

Neknominating ossia la sfida alcolica che impazza tra i giovani. Si filmano mentre tracannano alcolici tutto d’un fiato e nei modi più strani, sfidando gli amici a fare altrettanto In Australia, la polizia e le organizzazioni che si occupano di prevenzione dell’alcolismo sono già in allarme per il nuovo gioco alcolico estremo che in pochi giorni è diventato un tormentone fra i giovani australiani e che data la possibilità di rapida diffusione tramite la rete rischia di diventare un preoccupante fenomeno di massa globale. I video di queste “sfide” abbondano sul web, dove la pagina Facebook “neknominate”, creata solo il 2 gennaio, ha più di 14mila like ed esiste già un “The Best Neknominate Video’s” che piace quasi a 180mila. Il “neknominating” consiste nel farsi filmare mentre si tracanna una birra o un altro alcolico tutto d’un fiato (“to neck” appunto), postare il video su Facebook o un altro social e sfidare un amico a fare lo stesso. Chi spezza la catena perde il rispetto degli amici. La “sfida”, oltre che sul piano alcolico, si gioca su quello dell’inventiva: i protagonisti dei filmati fanno infatti a gara a mettere in scena i modi più bizzarri per bere. Ci sono così ragazzotti australiani che bevono birra da un cono stradale da cantiere, da una canna dell’acqua fatta passare fra gli slip di una ragazza o direttamente dalla tazza del water. Non mancano poi i travestimenti stravaganti, come bere con indosso solo un costumino verde fluo alla Sasha Baron Cohen in “Borat” o la tuta di Superman. O accorgimenti tecnici stravaganti, fra i quali stappare la birra con una motosega o con la benna di un pacher. Inquieta la polizia soprattutto il filone “neknominate” in auto. In uno dei video, per esempio, si vede un 21enne guidare per le strade di Melbourne, fermarsi improvvisamente, scendere dall’auto e tracannare la sua birra per poi rimettersi immediatamente alla guida. La polizia dello Stato di Victoria ha fatto sapere che sta già indagando sul caso. In Australia ci si affretta a ricordare i rischi connessi al consumo di alcool. Ma il neknominating non preoccupa solo per i danni alla salute. “C’è chi lo liquida come un divertimento innocuo, ma non solo neknominate è pericoloso per la vostra salute, potrebbe anche avere un impatto sulla vostra futura carriera personale”, spiega l’esperta di social media Jessica Humphreys all’Herald. I video delle bevute pazze, infatti, rimarranno a lungo nei meandri del web a insidiare la reputazione degli sfidanti. Ma non è tutto. Molti esperti ricordano come la pressione del gruppo a non rompere la catena delle nomination lasci ai giovani poca scelta: fra l’infamia di non raccogliere la sfida e bere, i giovani possono essere tentati di scegliere di bere. Non si tratta di una previsione azzardata, ma c’è il concreto rischio che questa stupida moda si diffonda anche nel resto del pianeta perché internet è sì un preziosissimo strumento d’informazione e conoscenza ma in questi casi diventa un mezzo assai pericoloso di condivisione fra giovani che in questo tipo di circostanze adotta comportamenti emulativi. Lo rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da anni si occupa di lotta all’abuso di alcol, preoccupato dal fatto che ancora la società che gestisce Facebook in Australia non abbia ancora preso provvedimenti come l’immediato blocco della pagina in questione. Non resta che rivolgere un appello in tal senso che speriamo giunga anche agli antipodi attraverso i gestori italiani del celebre social network.

Apple rimborserà i genitori quasi 32,5 milioni di dollari per gli acquisti di app fatte dai loro figli

Apple rimborserà i genitori quasi 32,5 milioni di dollari per gli acquisti di app fatte dai loro figli Apple il gigante dell’informatica ha comunicato con una nota senza precedenti pubblicata ieri 16 gennaio 2014 che ha deciso di rimborsare i genitori per un totale di oltre 32 milioni di dollari, circa 24 milioni di euro, per gli acquisti di app fatti dai loro figli senza permesso. La società di iPhone e iPad cambierà anche la sua politiche di fatturazione per garantire i clienti che dovranno prestare il consenso prima di essere autorizzati per gli acquisti delle app. I rimborsi saranno pagati a decine di migliaia di genitori e la controversia è stata risolta negli Stati Uniti tramite l’America Federal Trade Commission (FTC), l'Antitrust americana. Il capo dell'agenzia governativa, Edith Ramirez ha detto che in qualche caso gli addebiti per i genitori sono valsi migliaia di sterline e che non ha ritenuto corretto citare in giudizio la Apple per un caso che era già stato risolto dalla stessa multinazionale. Ed ha continuato: "Questo patteggiamento rappresenta una vittoria per i consumatori". La società della Mela ha affermato che: "Tutelare i bambini è la priorità dell'App Store dall'inizio e Apple è orgogliosa di aver creato standard per i negozi online rendendo l'App Store un posto sicuro per i clienti di tutte le età. L'accordo di oggi estende il nostro programma di rimborsi per gli acquisti nelle app effettuati senza il permesso dei genitori". Alla luce di tale decisione, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, comunica che l’associazione che si occupa anche di difesa dei consumatori, sta valutando la possibilità che un’analoga azione sia rivolta alla nostra Antitrust ed alle autorità europee che si occupano di concorrenza e di tutela del mercato al fine di garantire analoghe tutele anche agli italiani e agli europei.