martedì 22 luglio 2014
Farmaci gratuiti ai bisognosi: al via Eurmed la prima piattaforma europea per la raccolta di farmaci destinati ai più disagiati
Farmaci gratuiti ai bisognosi: al via Eurmed la prima piattaforma europea per la raccolta di farmaci destinati ai più disagiati.
Action Medeor (Germania), IHP (Inghilterra) e la Fondazione Banco Farmaceutico (Italia), le tre più grandi organizzazioni senza scopo di lucro in Europa specializzate nella donazione di farmaci in situazioni di emergenza umanitaria, lanciano Eurmed: la prima piattaforma europea per la raccolta di farmaci destinati ai più bisognosi.
Da oggi sarà, quindi, possibile per le organizzazioni non lucrativa di utilità sociale (Onlus) che operano per la cura dei più indigenti in tutto il mondo, fare affidamento su un sistema sicuro, rapido ed efficiente che a regime metterà a disposizione circa 5 milioni di medicinali validi. Tutto ciò sarà reso possibile grazie ad un innovativo sistema che garantirà alle azienda farmaceutiche di monitorare in tempo reale la destinazione di ogni farmaco donato. La Johnson & Johnson Corporate Citizenship Trust ha finanziato la fase di startup dell'iniziativa.
"Eurmed sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” rappresenta un importante passo in avanti a sostengo di coloro che non hanno accesso alle cure mediche. La creazione di questa piattaforma favorirà la donazione di farmaci da parte delle case farmaceutiche europee. Da oggi sarà infatti possibile per le aziende destinare quei farmaci ancora validi e perfettamente utilizzabili, ma che per varie ragioni non sono all'interno del circuito commerciale per cui si potranno destinare ai bisognosi una quantità pari a 5 milioni di confezioni di farmaci l'anno.
Lo Yogurt può fare abbassare la pressione sanguigna Lo dice un nuovo studio
Lo Yogurt può fare abbassare la pressione sanguigna Lo dice un nuovo studio
Un vasetto di yogurt al giorno potrebbe aiutare a fare abbassare la pressione alta. Lo dice uno studio. La scoperta ha importanti implicazioni per milioni di cittadini affetti da tale patologia.
I ricercatori hanno scoperto che stimolare i batteri sani nell'intestino con probiotici che si trovano nello yogurt possono migliorare e mantenere la pressione sanguigna regolare.
Probiotici o batteri "buoni" sono microrganismi nell'intestino in grado di favorire l’equilibrio della flora intestinale. Ora gli scienziati hanno esaminato gli effetti sulla pressione arteriosa.
La Dott. ssa Jing Sun a capo della ricerca ha detto: "gli studi suggeriscono che il consumo regolare di probiotici può essere parte di un sano stile di vita per contribuire a ridurre la pressione arteriosa alta, così come per mantenere i livelli di pressione sanguigna regolare."
Inoltre la Dr Sun Jing ha aggiunto: " crediamo che i probiotici aiutino a stimolare altri effetti positivi come migliorare i livelli del colesterolo, riducendo la resistenza di insulina e glucosio nel sangue e aiutando a regolare il sistema ormonale, il controllo della pressione arteriosa ed equilibrio del fluido.
I dati sono allarmanti. Gli ipertesi sono tanti: 15 milioni di italiani ha la pressione alta, spesso senza neanche saperlo., nella sola Italia a soffrire di ipertensione arteriosa sono qualcosa come il 25-30 per cento di persone un vero esercito ma è un numero sicuramente in difetto se si considera quanti non sanno di essere ipertesi non riuscendo ad interpretare, almeno nelle prime fasi della condizione, il significato dei sintomi di cui probabilmente già soffrono. In Italia il record di ipertesi spetta al Nord Est, con il 37% degli uomini e il 29% delle donne colpiti. Seguono poi il Sud e le Isole (33% uomini, 34% donne), il Nord Ovest (33% uomini, 29% donne) e il Centro (31% uomini, 29% donne). Regione per regione, invece, la vetta della graduatoria è della Calabria, con il 45% degli uomini e il 41% delle donne con la pressione alta. Segue il Friuli Venezia Giulia. In fondo alla classifica, troviamo invece l’Abruzzo (24% sia donne che uomini) e le Marche (24% uomini, 23% donne).
La pressione alta, è un fattore di rischio per ictus e malattie cardiache e viene spesso chiamata il "killer silenzioso" perché non ha per lo più sintomi.
La Docente Dr Sun e il suo team dello Griffith Institute sulla Gold Coast in Australia, ha analizzato i risultati di nove studi esaminando la pressione sanguigna e il consumo di probiotici in 543 adulti con normale e alta pressione sanguigna.
La Dr Sun ha aggiutno che gli studi degli effetti tendono ad essere insufficienti e che sono necessarie ulteriori ricerche prima che i medici di fiducia possano consigliare i probiotici per la prevenzione ed il controllo della pressione sanguigna.
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” la pressione alta è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Pertanto al di la delle nuove scoperte scientifiche la cura dell’ipertensione non può prescindere da alcuni rimedi naturali che riguardano lo stile di vita e l’alimentazione. Alla base di qualsiasi strategia di trattamento della pressione alta ci sono alcuni provvedimenti che riguardano lo stile di vita e la dieta; rimedi naturali, quindi, che sono in grado di agire positivamente sui valori pressori sia in termini di prevenzione che di terapia vera e propria. Per esempio il fumo andrebbe evitato completamente, da tutti, ma soprattutto da chi soffre di pressione alta e altri fattori di rischio cardiovascolare. Se siete fumatori, quindi, il primo rimedio naturale per abbassare la pressione è proprio smettere di fumare.
lunedì 21 luglio 2014
Carne avariata, ritirati sandwich al pollo della multinazionale Starbucks
Carne avariata, ritirati sandwich al pollo della multinazionale Starbucks
Dopo McDonald, di Kfc e di Pizza Hut anche la filiale cinese della Starbucks ha ritirato dal commercio alcuni prodotti che contenevano carne avariata fornita dalla Shanghai Husi Food Company. La Starbucks, nel suo blog sulla piattaforma cinese Weibo, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha affermato di non avere rapporti diretti con la Husi ma di aver acquistato delle confezioni di pollo da un fornitore che a sua volta l'aveva comprato dalla Husi. I prodotti avariati, precisa la compagnia americana, erano dei sandwich al pollo che sono già stati ritirati.
Lo scandalo è scoppiato in seguito alle rivelazioni di una rete televisiva di Shanghai, la Dragon Tv, che in un servizio realizzato clandestinamente dai suoi reporter ha denunciato che i dipendenti della compagnia falsificavano sistematicamente le date di scadenza dei prodotti che fornivano ad alcune delle principali catene di ristorazioni della Cina.
I media cinesi sottolineano che la fabbrica della Husi di Shanghai è stata chiusa dalle autorità domenica scorsa dopo un'ispezione effettuata dalla polizia sanitaria.
Obesità e discriminazione sul lavoro. Per la Corte di giustizia UE l’obesità patologica può comportare una «disabilità». Stop ai pregiudizi contro le persone dalle “taglie forti”.
Obesità e discriminazione sul lavoro. Per la Corte di giustizia UE l’obesità patologica può comportare una «disabilità». Stop ai pregiudizi contro le persone dalle “taglie forti”. Lo Sportello dei diritti "Subito una legge unica valida in tutta Europa"
Alcuni studi condotti nei decenni precedenti avevano messo in luce quanto i pregiudizi sull’obesità in ambito lavorativo si fondassero su alcuni stereotipi negativi frequentemente attribuiti alle persone grasse o sovrappeso quali l’essere pigri, poco coscienziosi, meno competenti o emotivamente instabili. Una recente sentenza della Corte di giustizia UE nella causa C-354/13 FOA, tra Karsten Kaltoft / Kommunernes Landsforening (KL), per conto del Comune di Billund ha dichiarato che l’obesità patologica può comportare una «disabilità» ai fini della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione. Secondo l’avvocato generale Jääskinen, riporta il comunicato della Corte "mentre non sussiste un principio generale del diritto UE che vieti la discriminazione fondata sull’obesità in sé, l’obesità patologica può ricadere nel concetto di «disabilità» se è di un livello tale da ostacolare la piena partecipazione alla vita professionale o un livello paritario con gli altri lavoratori. Ai fini di favorire il principio della parità di trattamento, la direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione1 stabilisce un quadro generale contro la discriminazione in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Ai sensi di tale direttiva, in materia di occupazione è vietata la discriminazione basata su motivi di religione, di credo, di disabilità, di età e di orientamento sessuale. Inoltre, diversi articoli dei Trattati e della Carta dei diritti fondamentali riguardano la questione della discriminazione e della disabilità, segnatamente l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sugli handicap”. Nessuna di tali norme contiene un riferimento esplicito all’obesità.
Karsten Kaltoft ha lavorato per quindici anni per il Comune di Billund in Danimarca come babysitter occupandosi, nel proprio domicilio, di bambini di altri, sino a quando è stato licenziato in data 22 novembre 2010. Il calo del numero di bambini veniva menzionato quale ragione del licenziamento, sebbene non fosse stata data una ragione esplicita per la scelta del sig. Kaltoft. Durante la sua occupazione il sig. Kaltoft non ha mai avuto un peso inferiore a 160 kg e, dato il BMI pari a 54, era pertanto considerato obeso. Benché l’obesità del sig. Kaltoft sia stata argomento di discussione all’audizione per il licenziamento, le parti sono in disaccordo quanto al modo in cui si è giunti a discuterne e il Comune nega che tale argomento abbia costituito parte della motivazione della decisione di licenziamento. Il sig. Kaltoft, comunque, considerando che il suo licenziamento trova origine in un’illegittima discriminazione nei suoi confronti in ragione del suo peso ha agito dinanzi ad un Tribunale distrettuale danese chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti a tale discriminazione.
Il Retten i Kolding (Tribunale di Kolding, Danimarca), nel corso dell’esame del ricorso del sig. Kaltoft, ha chiesto alla Corte di giustizia di chiarire se il diritto UE, segnatamente il Trattato e la Carta, includa un autonomo divieto di discriminazione in ragione dell’obesità. In subordine, chiede se l’obesità possa essere qualificata quale disabilità e pertanto ricada nella sfera della nella direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione.
Nelle sue conclusioni odierne, l’avvocato generale Niilo Jääskinen sottolinea che nessuno degli articoli del Trattato o della Carta si riferisce espressamente all’obesità quale ragione, vietata, di discriminazione. Pertanto, un siffatto divieto potrebbe sussistere solo quale parte di un divieto generale di qualsivoglia tipo di discriminazione nel mercato del lavoro, derivante dal tenore indeterminato dell’articolo 21 della Carta. La Carta, comunque, è vincolante per gli Stati membri solo quando questi ultimi attuano il diritto UE, e non sussisteva alcuna indicazione nel senso che la Danimarca stesse attuando una disposizione di diritto UE posta a fondamento di un divieto
generale di discriminazione nel mercato del lavoro. L’avvocato generale sottolinea che tutti gli atti normativi dell’Unione che vietano comportamenti discriminatori si riferiscono a specifiche ragioni di discriminazione nell’ambito di determinate aree tematiche, piuttosto che precludere qualsiasi trattamento discriminatorio in termini generici. L’avvocato generale Jääskinen, pertanto, conclude che non sussiste un autonomo divieto generale di discriminazione in ragione dell’obesità nel diritto UE. Quanto alla questione se l’obesità possa essere classificata quale «disabilità» secondo la direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione, l’avvocato generale sottolinea che, mentre il concetto di disabilità non è definito dalla direttiva, la Corte ha statuito che una «disabilità» in tale contesto si riferisce a limiti risultanti da menomazioni durature fisiche, mentali o psicologiche che, interagendo con svariati ostacoli, possono limitare la piena ed effettiva partecipazione della persona ad una vita professionale su base paritaria con altri lavoratori. Anche se non ogni infermità ricadrebbe in tal modo nell’ambito di tale nozione di disabilità, talune infermità, se diagnosticate clinicamente e risultanti in limitazioni durature, possono essere classificate quali disabilità ai fini della direttiva.
L’avvocato generale Jääskinen evidenzia che la disabilità risulta dall’interazione tra le persone con menomazioni e gli ostacoli di atteggiamento ed ambientali che limitano la loro piena ed effettiva partecipazione sul luogo di lavoro. Dato che la direttiva è intesa a lottare contro ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità, non deve effettuarsi alcun collegamento tra il lavoro considerato e la disabilità in questione. Anche se una condizione non incide sulla capacità di quella persona di svolgere lo specifico lavoro in questione, può ancora sussistere un impedimento alla piena ed effettiva partecipazione su base paritaria con gli altri. Possono sussistere menomazioni durature, fisiche, mentali o psicologiche, che non rendono impossibili taluni lavori, ma che rendono lo svolgimento di quel lavoro o la partecipazione alla vita professionale oggettivamente più difficili e impegnativi. Tipici esempi in tal senso sono costituiti da handicap che pregiudicano gravemente la mobilità o riducono in modo significativo sensi quali la vista o l’udito. Pertanto, non occorre che sia impossibile per il sig. Kaltoft svolgere il proprio lavoro di babysitter per il Comune di Billund perché questi possa fondarsi sulla tutela contro la discriminazione fondata sulla disabilità fornita dalla direttiva. L’avvocato generale chiarisce che, pur non sussistendo alcun obbligo di mantenere l’impiego di un individuo che non sia in grado di svolgerne le relative funzioni essenziali, dovrebbero essere adottate misure ragionevoli per agevolare gli individui disabili a meno che l’onere per il datore di lavoro sia sproporzionato.
Pertanto, l’avvocato generale Jääskinen considera che l’obesità, se ha raggiunto un livello tale da ostacolare chiaramente la partecipazione alla vita professionale, può costituire una disabilità. A suo parere, solo un’obesità estrema, grave o patologica, vale a dire un BMI superiore a 40, potrebbe essere sufficiente a creare limitazioni, quali problemi di mobilità, resistenza e umore, che corrispondono alla «disabilità» ai sensi della direttiva.
Sarà compito del giudice nazionale determinare se l’obesità del signor Kaltoft ricada in tale definizione.
Infine, l’avvocato generale aggiunge che non rileva l’origine della disabilità. La nozione di disabilità è oggettiva e non dipende dalla circostanza che il ricorrente abbia contribuito a causare la sopravvenienza della propria disabilità con un eccessivo apporto di energie «auto-provocato». Diversamente ragionando una disabilità fisica risultante dall’avventata assunzione di rischi alla guida o nello sport sarebbe esclusa dalla nozione di disabilità".
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il requisito della "bella presenza", anche quando non richiesto, spesso diventa un fattore di selezione determinante. Per esempio per una donna preparata e anche attraente è più semplice trovare lavoro. Negli Usa, dove l'allarme obesità ha da tempo superato il livello di guardia, alcune aziende pubblicano annunci chiedendo di inserire nel CV l'indice di massa corporea: l'unico stato in America ad aver legiferato contro la discriminazione delle persone in sovrappeso è il Michigan. Anche in Italia la situazione comincia a farsi seria. Da noi le persone che lottano con la bilancia sono oltre il 36% (gli uomini più numerosi delle donne, 45,6% contro 28,1%) e dal 1994 gli obesi sono aumentati del 25%. Oggi le persone in sovrappeso in Italia sono 6milioni, il 10% della popolazione. Per questo motivo, lo “Sportello dei Diritti” chiede all'Italia misure da porre in essere per contrastare questa forma di discriminazione. In ogni caso, se una persona obesa viene discriminata nell'accesso al lavoro, nelle mansioni assegnate o nella paga per la sua obesità, può rivolgersi alla nostra associazione, che la aiuterà a far valere i propri diritti.
Un passo importante nella ricerca contro l'AIDS. Dopo il trapianto di midollo altri 2 pazienti guariti dall'Hiv
Un passo importante nella ricerca contro l'AIDS. Dopo il trapianto di midollo altri 2 pazienti guariti dall'Hiv
Due australiani con Hiv e malati di cancro hanno ricevuto il trapianto del midollo spinale, che non solo li ha liberati dal cancro, ma ha anche sradicato il virus dell'Aids dall'organismo. L'annuncio, ad un simposio a Sydney, ha preceduto di poche ore l'apertura a Melbourne della Conferenza Internazionale sull'Aids di 12 mila delegati di 200 paesi, funestata dalla morte di sei delegati che erano a bordo del volo MH17 abbattuto in Ucraina.
I due pazienti di Sydney sono stati trattati nell'ospedale St Vincent's e sono diventati la seconda e terza persona al mondo ad essersi liberati dell'Hiv, dopo un americano trattato con successo a Berlino nel 2007-08. Il primo australiano soffriva di linfoma di Hodgkin e ha ricevuto il trapianto del midollo nel 2010 da un donatore che aveva due copie possibili di un gene che dà protezione contro l'Hiv.
Il secondo ha ricevuto un normale midollo per trattare una leucemia mieloide acuta nel 2011, e si è anche liberato del virus, pur non avendo alcuna immunità genetica conosciuta. Entrambi rimangono in terapia retrovirale come misura di cautela.
I ricercatori, guidati dal direttore dell'Unità di ematologia e di trapianti di midollo spinale e del St Vincent's, Sam Milliken, ritengono che i trapianti di cellule staminali avranno un ruolo crescente nel trattamento dell'Hiv.
"È importante avvertire che in questa fase, questa forma di trattamento è troppo pericolosa per trattare pazienti di solo Hiv, ma vi è un potenziale per usare i trapianti con modalità efficace contro l'Hiv nel futuro", ha detto Milliken al simposio di Sydney.
Sembra un miracolo, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. La notizia è davvero importante se si pensa che questo potrebbe essere il primo atto efficace in grado di inibire la diffusione dell’HIV. Infatti, ci auguriamo che questo possa costituire un’efficace misura preventiva contro l'insorgenza dell'HIV, che contrastando lo sviluppo del virus, impedisce sul nascere l'infezione andando ad intaccare ab origine la struttura del virus.
Animalisti o razzisti? La xenofobia contagia il mondo animale
Animalisti o razzisti? La xenofobia contagia il mondo animale. La Società Protezione Animali di Ginevra torna a far discutere con un'aggressiva campagna pubblicitaria anche contro gli italiani
Una campagna shock della Società Protezione Animali di Ginevra, nel periodo clou dell'abbandono degli animali domestici, farà certamente discutere. Una serie di cartelloni pubblicitari sono apparsi nell'importante città svizzera con in bella evidenza l'immagine di un cane a rappresentare ogni nazionalità e uno slogan associatole. "Craignez les Allemands", "Méfiez-vous des Français", "Redoutez les Italiens".
Insomma, un modo poco ortodosso per stuzzicare i ginevrini, invitandoli ad avere paura, a non fidarsi e a temere gli stranieri.
Ma non si tratterebbe di un caso isolato. Secondo la stampa locale a queste affissioni ne seguiranno altre, che 'risponderanno' alle prime.
Ovviamente data la delicata posizione di frontiera della città sul Lemano, non sono ovviamente mancate le reazioni sconcertate dei cittadini e anche da parte di una società proprietaria di svariati parcheggi pubblici, che ha chiesto la rimozione dei cartelloni incriminati.
Se è vero, come hanno sottolineato alcuni media elvetici, che i responsabili della campagna hanno sicuramente raggiunto il loro scopo, ovvero far parlare di sé, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” la scelta appare di cattivo gusto per non dire xenofoba, proprio in un momento particolare nel quale la nostra associazione ha segnalato più volte un'apparente svolta razzista del sentire comune di alcune organizzazioni e membri delle istituzioni d'Oltralpe, specie contro i nostri connazionali.
Un altro scandalo della “carne”. Hamburger avariati
Un altro scandalo della “carne”. Hamburger avariati: McDonald, KFC e Pizza Hut hanno sospeso le ordinazioni da un fornitore cinese accusato di aver utilizzato nei suoi prodotti carne scaduta.
Dopo lo scandalo della carne di cavallo della scorsa primavera e la serie di frodi alimentari di natura transazionale segnalate dallo “Sportello dei Diritti”, ora dall'estero giunge la notizia di una nuova inchiesta che l’associazione che si occupa anche della salute e diritti dei consumatori ritiene opportuno comunicare anche nel Nostro Paese, notoriamente importatore di carni dalla Cina. Le catene di fastfood McDonald, Kfc e Pizza Hut hanno sospeso le ordinazioni ad un fornitore cinese che è stato accusato in un programma televisivo di aver usato per i suoi prodotti della carne andata a male. Le tre catene hanno affermato che nei prossimi giorni alcuni dei loro prodotti potrebbero scarseggiare. L'avviso della McDonald e della Yum Brands, proprietaria sia della Kfc che di Pizza Hut, è comparso su Weibo, il twitter cinese, dopo la denuncia di un'emittente televisiva di Shanghai, che ha inviato un giornalista ad indagare sulla Shanghai Husi Food Company.
Nel servizio dell'emittente, la Dragon Tv, si vedono dipendenti della Husi usare nella produzione confezioni di carne scadute a maggio. Inoltre, l'emittente ha mostrato un'email attribuita a un dirigente della compagnia, che chiede ai dipendenti di allungare di dieci giorni le date di scadenza di alcuni prodotti.
Secondo l'agenzia Nuova Cina, ispettori della Shanghai Food and Drug Administration hanno controllato domenica scorsa gli impianti della Husi e ne hanno decretato la chiusura.
Il procuratore di Oldenburg nella Bassa Sassonia sta, infatti, indagando su un impianto di trasformazione di carni a Bad Bentheim.
Alla luce di tale inchiesta e degli scandali in mezza Europa che si susseguono in materia di frodi alimentari che vedono la carne destinata al consumo umano e suoi derivati quale principale protagonista, Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” rileva che ancora una volta il sistema di tracciabilità delle carni ha offerto i suoi buchi neri che alla fine potrebbero pesare ancora una volta sulla salute e i diritti dei consumatori.
Se quindi facciamo appello alle istituzioni europee di adottare migliori strumenti normativi e a livello di controlli che garantiscano la tracciabilità, invitiamo comunque anche le autorità sanitarie italiane ad amplificare le verifiche su tutti i prodotti a base di carne che provengono da oltre confine.
Iscriviti a:
Post (Atom)