domenica 17 agosto 2014

Curiosità. A Trepuzzi via Kennedy è "via kennedi"

Curiosità. A Trepuzzi via Kennedy è "via kennedi" Si sa che gli italiani, ed in particolare i salentini non amino le lingue ed adattino le parole straniere al parlato o allo scritto nostrano. Ma aver storpiato il nome di una delle personalità più influenti del novecento, per non dire della storia, sul cartello che indica la via a lui dedicata, ha fatto sorridere alcuni turisti che dopo aver fotografato il tabellino con la toponomastica di una delle vie principali di un comune del nord Salento ha deciso di inoltrarci lo scatto. Accade a Trepuzzi, dove la via denominata con il nome del Presidente americano John Fitzgerald Kennedy è diventata semplicemente "via kennedi". Per carità rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sarà un refuso, ma lo stato del segnale indica chiaramente che è stato posizionato da tempo e che merita di essere sostituito. Magari a spese della ditta che ne ha curato l'installazione per l'errore grossolano ivi riportato.

I fumatori muoiono otto anni prima. Lo dice uno studio belga

I fumatori muoiono otto anni prima. Lo dice uno studio belga "Il fumo uccide". Non è un eufemismo né un semplice slogan sui pacchetti di sigarette perchè ciò è confermato da un recente studio belga, pubblicato sulla rivista BMC Public Health che ha rilevato che i fumatori vivono in media otto anni in meno rispetto ai non fumatori. Questa è la conclusione di questo studio da parte del Dipartimento di Sanità Pubblica e monitoraggio WIV- IS, su uomini e donne di età superiore ai 30 anni. I ricercatori sono partiti dalla seguente premessa: chi ha più di trent'anni, è improbabile che inizi a fumare. Essi hanno quindi ritenuto che i soggetti studiati avevano fumato per molto tempo. Lo studio poi quantifica gli anni di aspettativa di vita tra i fumatori, ex-fumatori e non fumatori. In maniera non sorprendente, i fumatori sono i grandi perdenti: la sigaretta è costata otto anni e due mesi di vita per le donne, contro i sette anni e dieci mesi per gli uomini. I vecchi dipendenti da sigarette hanno nel frattempo perso due anni e mezzo. Inoltre, lo studio punta il dito contro la qualità della vita, minata dal tabacco. "Il fumo provoca insufficienza cardiaca tra gli altri, ictus, ecc" ha sottolineato lo specialista dipendenza dottor Anguenot-Fiol Muriel al quotidiano Le Parisien. Inoltre, un fumatore dovrebbe vivere in media sei anni in meno in buona salute e, quindi, avrebbe conosciuto prima lo "stato di disabilità". Vale a dire, difficoltà a svolgere attività quotidiane: sedersi, stare in piedi, vestirsi o mangiare. L'unico modo per fermare questo scenario da incubo: smettere di fumare. Gli autori dello studio insistono anche sulla "assoluta necessità di incoraggiare tutti i fumatori a svoltare finalmente per non tornare a fumare". In Francia come in Italia, la scommessa è tutt'altro che vinta, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, perchè anche tuttora, nonostante i messaggi dissuasivi i tentativi di contrasto alle multinazionali del tabacco, tanti, tantissimi giovani incominciano a fumare ogni giorno, incuranti delle conseguenze nefaste del tabagismo. Le istituzioni, in particolare quelle europee ed il Nostro Ministero della Salute non abbassino la guardia perchè negli ultimi tempi si è assistito ad un allentamento percettibile della lotta al fumo forse eterodiretto dalla forza più che persuasiva della lobby del tabacco.

Caffè in gravidanza: a rischio il feto. Minaccia di cancro per i bambini non ancora nati.

Caffè in gravidanza: a rischio il feto. Minaccia di cancro per i bambini non ancora nati. Donne incinte che bevono più di due tazze di caffè al giorno aumentano il rischio di sviluppare nel loro bambino forme tumorali. La carenza d’informazione specifica e la pressoché generale assenza di campagne d’informazione sono alla base di una questione sottovalutata da moltissime donne e che oggi Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” porta alla pubblica attenzione affinché gli organi deputati ed in particolare dal Ministero della Salute sino alle Aziende ospedaliere siano sensibilizzate: un nuovo studio ha rivelato che bere caffè durante la gravidanza è "significativamente associato" con la leucemia infantile. Un'esposizione eccessiva al caffè fin nel pancione della mamma comporterebbe dunque, secondo i risultati di sette studi diversi provenienti da tutto il mondo, problemi aumentando il rischio di sviluppare nel feto forme tumorali fino al 72 per cento per chi beve "alti livelli" di caffè rispetto a chi ne beve poco o nessuno. Ora il governo inglese sta intervenendo sotto il profilo informativo a segnalare un fenomeno fino a oggi sottovalutato mettendo in guardia le donne incinte circa i pericoli di bere il caffè. Denis Henshaw, professore emerito degli effetti delle radiazioni sull'uomo presso l'Università di Bristol, ha dichiarato ieri: "Questi sono risultati di un'associazione tra bere caffè in gravidanza a livelli relativamente bassi e un aumento misurato della leucemia nella tua prole." Lo studio è stato pubblicato sul giornale americano di ostetricia e ginecologia. Il Prof Henshaw ha stigmatizzato lo sviluppo della popolarità crescente del caffè e l'espansione globale dei coffee shop. E’ sempre più chiara l’importanza di una vita fetale “igienica”, non esposta ad agenti tossici che possano influire sullo sviluppo della nuova vita che nascerà. Questo comporta l’adozione di una condotta adeguatamente igienica da parte della madre come misura precauzionale perché bere caffè è diventato tanto di moda che sarebbe una buona idea evidenziare questi risultati. Ha aggiunto: "l'incidenza di leucemia infantile è aumentata costantemente negli ultimi decenni. Se sta aumentando da decine di anni significa che non è genetica. La nostra genetica non cambia su tale tipo di scala del tempo, ci vogliono decine di migliaia di anni per cambiare il nostro profilo genetico. "Così se le cose stanno cambiando nel corso di una breve scala del tempo, dobbiamo sospettare qualche fattore ambientale e se ci può essere più di uno"."Ci sono un sacco di cose là fuori che non ci piacciono; alimentazione per la linea, campi magnetici, inquinamento, ogni sorta di cose. Bere caffè è diventato popolare, con i ben noti negozi di caffè in espansione, quindi bere caffè è diventato molto di moda nel Regno Unito" Per questi motivi, lo “Sportello dei Diritti”, si rivolge a tutti gli enti competenti – Asl in testa - e alle associazioni delle donne per rilanciare campagne d’informazione volte a sensibilizzare le neo-mamme e le donne tutte, sui rischi del consumo eccessivo di caffè, proponendo l’obbligo d’indicazione sulle etichette delle confezioni di appositi messaggi di dissuasione per le donne in stato di gravidanza sulla falsariga dei messaggi già inseriti sui pacchetti di sigarette.

Immigrazione. Le mafie fanno attraversare lo Stretto di Gibilterra in 15 minuti a bordo di moto d'acqua

Immigrazione. Le mafie fanno attraversare lo Stretto di Gibilterra in 15 minuti a bordo di moto d'acqua. Un collegamento alla "modica" cifra di 4000 euro. Coloro che accettano il trasporto di hashish ottengono uno sconto sul viaggio C'è un modo molto più breve per attraversare lo Stretto di Gibilterra ed arrivare in Europa. Senza spendere intere giornate e notte su imbarcazioni di fortuna e canotti a remi. Ma ci vogliono soldi. Un sacco di soldi. Cifre che non sono quasi mai nella disponibilità della maggior parte degli immigrati africani che hanno aspettato mesi per attraversare quella sottile striscia di mare che separa l'Africa dalla speranza di una vita migliore. Per il "modico" importo di 40.000 dirham (4.000 euro) i piloti delle mafie che operano in Marocco offrono viaggi in Spagna di soli 15 minuti a bordo di potenti moto d'acqua. La fascia di prezzo comprende occhiali da sole ed abiti puliti di ricambio al fine di confondersi con i turisti, appena sbucati fuori dall'acqua. Il prezzo assolutamente proibitivo per la generalità degli stranieri che partono con nulla nelle proprie tasche dalle di Tangeri, dal Senegal, Mauritania e Algeria, è passibile di uno "sconto" effettuare se si vuole rischiare di beccarsi un paio di anni di carcere. Portandosi appresso un pacco di 20 chilogrammi di hashish si può ottenere una riduzione del prezzo di 3.000 dollari. La notizia arriva dalla Spagna dopo che la Customs Enforcement ha rilevato decine di casi negli ultimi mesi. E soprattutto, la Guardia Civil, che giovedì 7 agosto scorso ha beccato tre membri di una rete che aveva introdotto un uomo sulla spiaggia di La Macotilla, a pochi chilometri da Tarifa. Quando gli ufficiali arrivarono videro un uomo saltare in acqua e nuotare a riva. Il conducente della moto cambiò direzione, ha accelerato e ha preso la strada del ritorno per le spiagge marocchine. La motovedetta della Guardia Civil lo inseguì e lo intercettò in acque spagnole. Sulla terra, gli altri due sono stati arrestati a bordo di una vettura per facilitare il viaggio dell'immigrato che è stato condotto in un Centro per l'area stranieri su ordine del tribunale. Portavano con loro un abbigliamento pulito per camuffare il loro cliente. I tre sono stati arrestati e imprigionati con l'accusa di traffico di esseri umani. Uno degli ufficiali che ha partecipato all'operazione che ha rilevato come il trasporto con le moto d'acqua è divenuta ormai una routine di tutti i giorni. Presso la spiaggia di La Macotilla, un facile accesso per fuggire verso l'interno, il servizio marittimo del Comando di Algeciras ha intercettato 67 chili di hashish in due valigie che gli occupanti di una moto d'acqua avevano gettato in mare dopo essere stati inseguiti da una motovedetta. La droga era stata mimetizzata all'interno di involucri e plastilina. Tra le oltre 90 imbarcazioni soccorse dal Marine Rescue tra martedì e mercoledì scorso, c'erano anche notevoli differenze. La maggior parte erano zattere giocattolo di plastica di quelle che è possibile comprare in qualsiasi negozio a Casablanca o Tangeri per 810 dinhares (81 euro). Ma in mezzo a questo pericolosi gonfiabili è stato scoperto anche un gommone a motore. Se l'Italia rappresenta, quindi, uno dei maggiori approdi verso l'Europa, anche la Spagna si conferma uno dei principali "hub" per l'immigrazione dai paesi del Sud, dove organizzazioni criminali sfruttano la disperazione di migliaia di persone per lucrare ed ottenere facili guadagni. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta dunque di obbligare l'Unione Europea ad affrontare il fenomeno come sfida globale garantendo accoglienza estesa alle agli paesi membri e non facendo ricadere tutto il peso sugli stati che sono maggiormente esposti come Italia e Spagna.

Loom band e Rainbow loom sono un pericolo per l'ambiente?

Loom band e Rainbow loom, i braccialetti fatti di elastici ed il telaietto fenomeno dell'estate 2014 sono solo innocui o nascondono pericoli e possibili danni all'ambiente? Chi quest'estate camminando per le località turistiche o sulle spiagge non si è imbattuto in gruppi di bambini intenti ad intrecciare con le proprie ditine o con un telaietto coloratissimi elastici per formare braccialetti e gadget dai colori dell'arcobaleno da mettere al polso di loro stessi e dei propri genitori? Si tratta dei 'loom band' ed il relativo telaio che non sono altro che, rispettivamente braccialetti fatti di piccoli cerchi di plastica elastica colorata ed il semplice marchingegno per comporli. Sembrerebbe un innocuo e divertente passatempo per bambini e non, un vero e proprio fenomeno dell’estate 2014, ma anche una nuova moda giacchè sono stati avvistati al polso di vip come Harry Styles della boy band One Direction, ma persino al braccio della duchessa di Cambridge, Kate Middleton. E persino a quello della più attempata duchessa di Cornovaglia, Camilla, così per dimostrare che non conoscono età. Il fenomeno nasce negli Usa nel 2013, poco dopo il lancio sul mercato da parte dell'ideatore Cheong Choon Ng, una malese immigrato negli Stati Uniti ed ex dipendente Nissan, che mentre osservava la figlia dedicarsi alla manifattura di braccialetti gli venne la felice idea di inventare e brevettare il telaio che ha conosciuto poi una diffusione globale. Con un investimento di circa 10 mila dollari il ritorno economico è stato così ingente da non essere ancora quantificabile tanto che la società da questi fondata ha dovuto intentare diverse cause per violazione del brevetto. A distanza dal lancio sul mercato, ossia un anno dopo è difficile non trovare bambini e ragazzini a partire da 4 - 5 anni che non abbiano neanche un braccialetto, o che non sappiano come crearli. Anche perchè al di là dei piccoli uncini di plastica, ganci o del telaio brevettato, molti si cimentano con la semplice manualità, e quindi senza bisogno di alcun tipo di aiuto o supporto: in rete ci sono persino dei tutorial che dimostrano com'è semplice realizzarli. Si infilano tre piccoli elastici di plastica intorno a indice e medio della mano (il primo della serie che ‘formi un otto’), e poi via, si parte a chiudere elastici su se stessi fino a che il braccialetto prende forma. Eppure, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono bastate poche settimane dall’inizio dell'estate 2014 perché già da subito s'innescassero una serie di polemiche intorno a questo fenomeno. Infatti, mentre cresce il numero di chi li indossa o di chi li realizza aumenta parallelamente il novero di chi, a ragione, s'interroga circa i potenziali pericoli ed i rischi per i piccini e per l'ambiente, dapprima per paura degli effetti dell'apparentemente innocuo procedimento di realizzazione sulla circolazione del sangue e poi per i possibili danni ambientali: i braccialetti venduti sinora sono, infatti, fabbricati con plastica non riciclabile. Venendo al primo punto c'è da segnalare il caso di un bambino balzato agli onori delle cronache inglesi che si è addormentato mentre stava costruendo un braccialetto con gli elastici avvolti intorno alle dita: la madre lo ha ritrovato con la mano blu e lo ha dovuto portare all’ospedale. Al di là di quest'episodio, molti genitori hanno sollevato dubbi circa i pericoli di soffocamento, specie tra i più piccoli, che sono soliti utilizzare anche la bocca mentre si adoperano nel costruire i loom band. La polemica Oltremanica si è estesa anche alle scuole, dove insegnanti, presidi e genitori agguerriti hanno messo al bando il loom band, perché pericolosi, perchè distraggono i bambini e troppo spesso vengono abbandonati per terra. Analoghe diatribe erano accadute in Usa già nel 2013. Il problema più serio è in realtà quello dello smaltimento: è sempre più comune trovare braccialetti, collane, orecchini di loom band gettati a terra, non solo nelle scuole ma con l’espansione del fenomeno anche per le città. «Con il lavaggio delle strade», ha spiegato la giornalista Lucy Siegle dalle colonne del giornale inglese the Guardian, «i loom band finiscono nei tombini, e vanno dritti dritti al mare». I piccoli elastici di plastica sarebbero considerati all'estero già alla stregua di una vera e propria bomba ecologica pronta a esplodere non appena saranno passati di moda e la gente se ne vorrà liberare: il pericolo è per gli animali domestici, come cani e gatti, che rischiano di ingoiare i bracciali gettati a terra, ma anche per la fauna marina. E se per rimediare a parte dell’inquinamento ambientale basterebbe un comportamento più civile, il problema dello smaltimento dei loom band resta: la plastica sintetica e fatta di silicone di cui sono composti non è riciclabile. Una soluzione, secondo la giornalista inglese, sarebbe proprio quella di iniziare a utilizzare un materiale diverso, una plastica smaltibile e a basso impatto ambientale come quella prodotta da alcuni surfisti della Patagonia, chiamata 605 Yulex Biorubber, e prodotta dalla pianta guayaule tipica del deserto di quello Stato. Il materiale sarà in vendita nel Regno Unito da settembre, al costo di 500 sterline: troppo perché spopoli come gli attuali loom band, venduti sulle strade inglesi al prezzo di 1 pound (circa 1,2 euro) per 600 piccoli elastici.

sabato 16 agosto 2014

Febbre del Nilo occidentale. Primo caso di contagio segnalato nell'UE in questa stagione

Febbre del Nilo occidentale. Primo caso di contagio segnalato nell'UE in questa stagione Questa settimana è stato segnalato il primo caso di febbre del Nilo occidentale all'interno dell'Unione europea per la stagione di trasmissione della malattia 2014. Il caso, confermato dal centro greco per il controllo della malattia e prevenzione (KEELPNO), è stato riscontrato su di un anziano residente nella regione Attica orientale del paese. Il contagio è avvenuto nel paese dove è presente la malattia. Mentre se questo è il primo caso all'interno dell'UE, dai paesi confinanti sono stati segnalati altri casi. A partire dal 14/08/2014, complessivamente i casi di febbre del Nilo occidentale dell'area interessata sono 28. I due casi che si sono verificati nel mese di luglio sono stati segnalati da Israele questa settimana. Nelle settimane precedenti, la Russia, Serbia e Bosnia-Erzegovina hanno segnalato 25 casi probabili e confermati. In Italia sino ad oggi non sono stati segnalati casi. Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, poiché per gli esperti vi sarà un aumento dell’attività del virus, sarà necessaria una sorveglianza più stretta. E’ utile inoltre, per tali ragioni, tenere informati in modo chiaro i cittadini, senza creare allarmismi ingiustificati. Ricorda inoltre che il più efficace mezzo di prevenzione è l’utilizzo di rimedi repellenti contro gli insetti, in modo da prevenire un eventuale puntura da parte della zanzara portatrice del virus. Si raccomanda inoltre di evitare in zone a rischio il contatto con animali deceduti e di prevenire la proliferazione delle zanzare limitando le superfici umide come il classico esempio del sottovaso rende bene l’idea. Non esistono al momento vaccini o trattamenti specifici, vengono di norma usati farmaci per alleviare la sintomatologia tipica della malattia. Inoltre si ricorda che la segnalazione degli eventuali primi sintomi presso i pronto soccorsi può aiutare a prevenire le gravi conseguenze che il contagio può provocare specie nei soggetti più deboli ed esposti.In particolare, il virus in questione appare con febbre moderata dopo pochi giorni di incubazione, che dura da tre a sei giorni, accompagnata da malessere generalizzato, anoressia, nausea, mal di testa, dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari), tosse, eruzioni cutanee, diarrea, linfadenopatia e difficoltà a respirare. In meno del 15% dei casi, negli anziani e nei soggetti più deboli, possono aggiungersi gravi complicazioni neurologiche quali meningite o encefalite. I sintomi più comunemente riportati da pazienti ospedalizzati con la forma più severa dell'infezione erano: febbre elevata, forte mal di testa, debolezza e paralisi flaccida, sintomi gastrointestinali, modificazione dello stato mentale con disorientamento, tremori, convulsioni e coma. Più rari casi di eruzione maculopapulare o morbilliforme sul tronco, collo, braccia o gambe; atassia, segni extrapiramidali come anormalità dei nervi cranici, mielite, neurite ottica, poliraciculite, attacchi epilettiformi. Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere anche mortale in individui anziani e immunodepressi.

Criminali sessuali, Stato responsabile in caso di recidiva. Una proposta di legge da importare

Criminali sessuali, Stato responsabile in caso di recidiva. Una proposta di legge da importare Lo Stato dovrebbe in futuro rispondere per i danni causati da un condannato per reati sessuali o violenti mentre gode della condizionale oppure si trova in regime di semilibertà. È quanto prevede un'iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Natalie Rickli, approvata per 13 voti a 8 dalla commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale elevetico. La maggioranza della Commissione, indica una nota dei servizi parlamentari svizzeri, dopo una serie di casi eclatanti rileva che, "vi sia l'urgenza di approfondire la questione relativa alla responsabilità dell'ente pubblico e intende pertanto occuparsi più dettagliatamente del problema". Il dossier dovrà ancora essere esaminato dalla Commissione omologa del Consiglio degli Stati. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un'interessante proposta di civiltà giuridica che dovrebbe essere importata e recepita anche in Italia per determinare un maggiore impegno dello Stato nel contrasto ai crimini con sfondo sessuale.