martedì 16 dicembre 2014

Ambiente e CO2: allarmante rapporto di Chatham House sulle emissioni di anidride carbonica

Ambiente e CO2: allarmante rapporto di Chatham House sulle emissioni di anidride carbonica. L'industria del bestiame emette maggiori emissioni dannose di quella dei trasporti L'associazione non governativa britannica Chatham House lancia l'allarme. Per arginare il fenomeno del riscaldamento terrestre non basta frenare le emissioni di CO2 dovute ai trasporti. E' invece imperativo migliorare l'alimentazione, evitando di ingurgitare quantità di carne industriali come avviene nella società attuale. Secondo tale rapporto, l'industria della carne e dei latticini sarebbe responsabile, da sola, della maggior parte delle emissioni nocive nell'aria. L'industria del bestiame, in pratica, supera le emissioni di CO2 rilasciate dal settore dei trasporti. I numeri parlano chiaro. Se il settore dei trasporti 'vanta' un'emissione totale di gas dannosi pari al 13% del totale, quelle emesse dal bestiame raggiungono il 14,5% del totale. Un dislivello che potrebbe aumentare, visto che dall'altra parte sale la domanda di carne. Insomma, i governi non farebbero nulla per limitare la produzione di carne. E i consumatori ne vogliono sempre di più. Un consumo, quello relativo alla carne, che aumenterà, secondo stime, del 75% entro il 2050. Mentre è destinata a salire del 65% la domanda relativa i prodotti caseari. La domanda di cereali aumenterà invece del 40%. I mercati che suscitano maggiore preoccupazione sono quelli dei Paesi emergenti. Si stima infatti che entro il 2020 il consumo di carne e latticini nella sola Cina salirà a 20 tonnellate annue. Per Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” il fenomeno, in realtà, sarebbe facilmente arginabile. Abbiamo infatti una percezione sbagliata per quanto riguarda la nostra alimentazione. Troppo spesso si tende a pensare che un pasto completo debba per forza di cose comprendere la carne. Quando dovrebbe essere risaputo che proprio i modelli dietetici più salubri ne limitano il consumo a due o tre volte la settimana. Ci vuole, insomma, una maggiore consapevolezza da parte del consumatore che troppo spesso si lascia abbindolare dalla grande industria alimentare.

Pesticidi: alberi di Natale possono essere tossici

Pesticidi: alberi di Natale possono essere tossici In occasione della festa adorna quasi ogni soggiorno: l'albero di Natale. Ma ora l'Associazione per l'Ambiente e la Conservazione della Natura della Germania (BUND) lancia l'allarme per un potenziale pericolo per la presenza di pesticidi negli aghi degli alberi. In uno studio appena pubblicato sulle conifere in commercio presso i megastore specializzati in giardinaggio di diverse regioni della Germania, si legge che il laboratorio di analisi incaricato da BUND, ha rilevato residui di diserbanti in otto casi. In sette alberi o glifosato o Prosulfocarb mentre in un caso, una combinazione di entrambi gli erbicidi. Gli esperti dell'Associazione hanno avvertito del pericolo per la salute derivante dai residui chimici. "Questi veleni agricoli sono forti inquinanti dell'acqua e possono anche causare effetti sulla salute negli esseri umani. Il glifosato è sospettato di favorire lo sviluppo di tumori ed è dannoso all'embrione ed al feto ". Prosulfocarb è molto tossico per il sistema nervoso. Tuttavia, gli ambientalisti hanno anche osservato un miglioramento rispetto a uno studio del 2011. Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” osserva che quest'anno sono stati venduti 12 milioni di conifere. Il più commercializzato è il "Nordmann" che e' un tipo di abete che ogni anno a dicembre inonda Germania, Gran Bretagna, Francia ed Italia. La Danimarca e' il primo Paese esportatore di alberi di Natale in Europa. Originario del Caucaso, il Nordmann e' coltivato in modo industriale con il supporto dei pesticidi. Cio' allarma gli esperti per i potenziali rischi per la salute a cui sono esposte le persone

Sicurezza prodotti. Carrefour richiama "ORSO PELUCHE", rischio sicurezza

Sicurezza prodotti. Carrefour richiama "ORSO PELUCHE", rischio sicurezza Il Gruppo Carrefour ha richiamato a titolo precauzionale e volontario, al fine di garantire la sicurezza, "ORSO PELUCHE" 31cm marchio Max & Sax. Motivo del richiamo: " nell'ambito delle procedure di controllo qualità è stato riscontrato che certi articoli possono presentare un difetto di tenuta a livello delle cuciture rendendo accessibile l'imbottitura con rischio di ingestione. " I clienti che hanno acquistato questo articolo, riferisce Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono pregati di riportarlo presso il punto di vendita Carrefour abituale, per essere interamente rimborsati. Per eventuali domande, potete contattare il nostro numero verde : Da rete fissa: 800 650 650 (chiamata gratuita) Da rete mobile: 0110706181 (il costo della chiamata varia a seconda del piano tariffario dell'operatore telefonico prescelto)

Reporters sans frontières: nel 2014 uccisi 66 giornalisti.

Reporters sans frontières: nel 2014 uccisi 66 giornalisti. Diffuso il rapporto sugli abusi subiti dai giornalisti nel mondo. Il paese più pericoloso per i giornalisti è stato la Siria. Reporters sans frontières (RSF) Ha diffuso il rapporto delle violenze sugli operatori dell'informazione. Nel suo bilancio annuale l'ong riporta che nel 2014, 66 giornalisti sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro. Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” osserva che il rapporto precisa che alla cifra delle vittime vanno aggiunti 11 collaboratori non giornalisti dei media e 19 'citizen journalists'. Il Paese in cui sono avvenute più uccisioni è la Siria, con 15 morti, seguita da territori palestinesi (7), Ucraina (6), Iraq e Libia (4 ciascuno). - Nel 2014 sono stati uccisi 66 giornalisti in tutto il mondo, meno dell’anno precedente. Il paese più pericoloso per i giornalisti è stata la Siria dove sono morti 15 reporter, durante il conflitto nella Striscia di Gaza sono morti 7 giornalisti. - I posti più pericolosi per esercitare la professione sono stati Siria, Palestina, Ucraina, Iraq, Libia. - Negli ultimi dieci anni i giornalisti uccisi mentre esercitavano la loro professione sono stati 720. - I giornalisti rapiti quest’anno sono 119, il 35 per cento in più del 2013. Quaranta giornalisti sono attualmente nelle mani di rapitori. - I giornalisti in prigione sono 178, quelli costretti a lasciare il loro paese per le minacce ricevute sono 139, quelli che sono stati arrestati 853. I giornalisti che hanno ricevuto minacce sono 1.846.

domenica 14 dicembre 2014

Chi la fa l'aspetti. Denunciati in Svizzera e a Dubai ammanchi sui conti di italiani.

Chi la fa l'aspetti. Denunciati in Svizzera e a Dubai ammanchi sui conti di italiani. La “voluntary disclosure" fa venire a galla questa verità Mentre ancora non è entrata in vigore la dichiarazione spontanea per capitali depositati all'estero o “voluntary disclosure" che dir si voglia - che consente agli italiani che detengono capitali all’estero e che abbiano violato gli obblighi di dichiarazione di cui .1, comma 1, del dl 167/1999, fino al 30 settembre 2014 di sanare la propria posizione - arrivano i primi scossoni per i furbetti che detengono somme o valori in Svizzera non sempre di provenienza cristallina. Molti clienti italiani di banche nel paese d'Oltralpe hanno cominciato a chiedere il rendiconto sui depositi e per quanto comunicato su alcuni siti svizzeri hanno scoperto già non poche sorprese. Non è la prima volta che si sentono notizie di ammanchi sui conti bancari in Svizzera, non giustificabili con l'andamento dei mercati. Una storia che si ripete, giacché già all'epoca degli scudi fiscali del ministro Tremonti, erano venuti alla luce ammanchi dovuti a vere e proprie sottrazioni, oppure frutto d'investimenti ad alto rischio, per cui si preleva da un conto per cercare di tappare un buco in qualche altro conto, ma alla fine la catena si spezza. La gestione giudicata a volte spregiudicata aveva portato in diversi casi clamorosi a indagini da parte della magistratura svizzera e italiana. Ovviamente se molti vogliono regolarizzare la propria posizione col Fisco, altrettanti non vedono l'ora di scappare, perchè non sentendosi più al sicuro in Svizzera decidono di trasferire i capitali dagli istituti di credito elvetici alle banche di Dubai o di altri "paradisi fiscali". La gran parte di questi sono evasori che nell'Emirato si sentivano più protetti, ma che oggi si leccano le ferite. Tanti clienti italiani che avevano trasferito là i loro patrimoni, ma anche alcune fiduciarie svizzere, da un anno a questa parte lamentano truffe e appropriazioni indebite. La conclusione è chiara: sia questi evasori che i loro consulenti avevano poca dimestichezza dei meccanismi di sicurezza che andavano usati in Paesi che hanno una cultura bancaria e societaria molto diversa da quella europea. Ed allora, per Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” viene proprio da dire: "chi la fa l'aspetti" ed anche se c'è ancora molto da fare per combattere l'evasione fiscale, sembra che un duro colpo ai "furbetti" lo hanno assestato proprio i loro stessi investimenti.

sabato 13 dicembre 2014

Ospedale Civile Vito Fazzi di Lecce: la vergogna del pronto soccorso dal tramonto all'alba

Ospedale Civile Vito Fazzi di Lecce: la vergogna del pronto soccorso dal tramonto all'alba Non è possibile che la sanità sia lasciata nelle condizioni in cui questa mattina decine e decine di pazienti e loro familiari ci hanno segnalato, specie quando si tratta di affrontare le emergenze quotidiane e le situazioni di primo intervento che richiedono massima accortezza, efficienza ed organizzazione per le grandi responsabilità assegnate agli operatori ed ai medici che in questo caso possiamo indicare quali vittime di qualcosa che certamente " non va", al pari dei cittadini che si trovano costretti ad affrontare le lunghe trafile e le ore d'attesa a cui ormai siamo abituati ad assistere anche quando sono in preda a dolori lancinanti che spesso possono essere risolti con una banale puntura, ma che richiedono comunque una pronta anamnesi da parte del personale sanitario. Non si tratta di fare la solita retorica, ma assistere a scene che sembrano riportarci indietro sino al dopoguerra quando l'Italia doveva ripartire dalla devastazione del conflitto - con le eloquenti immagini che fotografano persone in attesa lungo una porta ad aspettare il proprio turno, la tensione che aumenta mentre i medici e gli infermieri fanno di tutto, ma proprio di tutto per cercare di fornire risposte, cure e smaltire la mole di persone che ingrossa vieppiù che si va avanti nel giorno le code - fa risultare evidente che i piani di riordino e le conseguenti chiusure di strutture di prossimità, compresi alcuni "pronto soccorso" del territorio, hanno portato solo ad un aggravio della situazione, ad un disordine ed una impreparazione ad accogliere l'utenza che sta pian piano degenerando, ragion per cui occorre un intervento diretto ed immediato a porre rimedio prima che la lentezza degli interventi, lo stress cui loro malgrado sono sottoposti il personale medico e paramedico, porti a danni ben maggiori delle lamentele cui quotidianamente ci vengono rivolte. Perchè se Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” da un lato fa un plauso e ringrazia il personale ospedaliero per il lavoro svolto a dir poco encomiabile, una professione davvero di "trincea", non possiamo non criticare duramente le scelte verticistiche di anni di malapolitica che a partire dal livello nazionale, ma soprattutto regionale ci hanno portato sino a questo punto. Sulla sanità e sulla salute, infatti, come diciamo da sempre non si può scherzare o fare scriteriate economie senza pensare alle conseguenze cui si può giungere.

SOS cyberspionaggio. Lo spionaggio informatico subirà un'impennata nel 2015

SOS cyberspionaggio. Lo spionaggio informatico subirà un'impennata nel 2015. Gli specialisti di antivirus lanciano l’allarme. Nell'industria danni per 50 miliardi solo in Germania. Spy story dalla Ducati alla Ferrari al prototipo di scarpe Made in Italy Un clima da “guerra fredda” spira sul sistema informatico nazionale ed europeo. L’allarme giunge dagli esperti di McAfee, specialista nella produzione di software antivirus: nel 2015 lo spionaggio informatico subirà un'impennata. Secondo gli esperti del colosso americano “i criminali dell'Europa orientale passeranno da attacchi lampo per rubare credenziali finanziarie ad approcci più avanzati quali i segreti delle aziende, piccole o grandi che siano e per mettere le mani sui sistemi di produzione e l’originalità dei prodotti attraverso l’acquisizione di dati relativi a brevetti e processi industriali. Una volta carpite le informazioni le venderanno o le useranno in seguito. Il modus operandi è quello dello spionaggio tra gli Stati, fatto di monitoraggio, e punta a carpire informazioni di alto valore su persone e aziende. Accanto al cyberspionaggio, un altro settore che preoccupa gli esperti di sicurezza è l'internet delle cose, ovvero quel crescente numero di oggetti connessi che vanno dagli elettrodomestici alle lampadine, e che in genere non sono a prova di hacker.In Spagna, ad esempio, i contatori “smart” della luce installati in milioni di case contengono vulnerabilità che i criminali possono sfruttare per frodi di fatturazione o per causare blackout. E ad allarmare di più, per via dei dati sensibili, sono i dispositivi usati negli ospedali. A crescere saranno anche gli attacchi rivolti agli smartphone, condotti attraverso app che rubano dati. Se però la Germania, si sta attivando per coadiuvare una strategia di protezione contro gli attacchi di spionaggio insieme a Governo federale e organizzazioni che si occupano di sicurezza entro il 2015, Giovanni D’AGATA, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, rileva come in Italia non ci si stia preoccupando del problema attraverso un’opera d’intervento sistemico di affiancamento e sostegno delle imprese da parte del governo che potrebbe limitare i danni contro questa piaga che potrebbe sottrarre le ultime risorse disponibili in termini di idee e know how alle nostre imprese già stremate dalla crisi e dalla concorrenza spietata degli altri paesi.