venerdì 19 febbraio 2016
Allarme dal distretto di Lugano ai confini con l'Italia per l'acqua non potabile.
Allarme dal distretto di Lugano ai confini con l'Italia per l'acqua non potabile. A causa di un inquinamento batteriologico, a Paradiso e Savosa e in alcuni quartieri di Lugano, l'acqua non deve essere bevuta né utilizzata per l'igiene orale o per la preparazione di cibi freddi e per il lavaggio di alimenti fino a nuovo avviso. Ecco le zone a rischio.
A causa di problemi all'acquedotto, l'acqua erogata in tutto il Comune di Savosa e Paradiso e a Lugano, nei quartieri di Pambio-Noranco, Pazzallo, la zona di Capo San Martino e la zona di Montalbano (Via Montalbano, Via Collina d'Oro, Via Antonio Riva (sopra FFS), Via al Ronco Riva) è dichiarata non potabile fino a nuovo avviso. L’acqua erogata a Paradiso e Savosa è stata dichiarata non potabile fino a nuovo avviso a causa di un inquinamento batteriologico. L'utenza e tenuta a rispettare le seguenti precauzioni:l'acqua corrente non deve essere bevuta; né utilizzata per l'igiene orale o per la preparazione di cibi freddi, bevande e per il lavaggio di alimenti o per il risciacquo di utensili da cucina e stoviglie. Può invece essere utilizzata senza limitazioni di sorta se fatta bollire per almeno 5 minuti, a condizione che non abbia odori o colorazioni anormali. Accertamenti sono in corso e una volta normalizzata la situazione seguiranno le dovute comunicazioni. La zona interessata dall'allarme è la stessa dello scorso luglio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” quando venne riscontrata la presenza di batteri fecali in un collegamento di zona Montalbano a Lugano, allacciato alla rete di Paradiso. Al momento non si conoscono i tempi in cui potrà rientrare l'allarme, si spera quanto prima. Per maggiori informazioni si può telefonare ai numeri: Azienda acqua potabile, Paradiso: 091 985 04 39 e Aziende Industriali di Lugano (AIL) SA - servizio clienti: 058 470 70 70.
Salute: eccesso di cromo esavalente su capo abbigliamento per bambini "Made in Italy" della Blumarine
Salute: eccesso di cromo esavalente su capo abbigliamento per bambini "Made in Italy" della Blumarine. RAPEX lancia l'allarme: "Costituiscono un pericolo di natura chimica"
Rapex, il sistema di allerta rapido istituito dalla Commissione Europea, venerdì ha lanciato un allarme consumatori disponendo il ritiro immediato dalla vendita dei piumini per bambini prodotti dalla Blumarine. Gli esami di laboratorio hanno svelato che i reverse di cuoio, sono risultati contenere quantità di cromo esavalente da nove a dodici volte superiori al limite consentito dalla legge. Il cromo VI, un agente cancerogeno, è classificato come sostanza sensibilizzante e può scatenare reazioni allergiche. I modelli sottoposti a ritiro sono i piumini Blumarine baby, piumini in ecopiuma con collo di pelliccia in lapin di colore rosso (codice 357PN11, prodotto a Carpi, costo 433 euro), prodotti e distribuiti dalla società “Spazio Sei”, via Nuova Ponente 40/A-B di Carpi (Modena). Nel dettaglio, si informa che “i test ufficiali condotti su due campioni, relativi al cuoio del bordo in pelliccia, hanno rilevato una concentrazione di Cromo esavalente superiore al limite ammesso, pari a 3 mg/kg, dal Regolamento UE 301/2014 di modifica del punto 47 allegato XVII del Regolamento REACH 1907/2006 Risultati ottenuti: 37,3 mg/kg ; 27,1 mg/kg. I composti del cromo VI si possono formare nel cuoio mediante l’ossidazione dei composti del cromo III aggiunti in alcuni processi di concia per favorire la reticolazione delle subunità del collagene al fine di aumentare la stabilità dimensionale del cuoio nonché la sua resistenza all’azione meccanica e al calore. L’esposizione al cromo VI, ove contenuto negli articoli in cuoio o negli articoli con parti in cuoio che vengono a contatto con la cute, comporta un rischio per la salute umana; infatti tali composti possono provocare una risposta allergica, come l'eczema da contatto, in individui ipersensibili e determinare nuovi casi di sensibilizzazione”. Il provvedimento è entrato in vigore l’11 gennaio 2016. Alla luce dei risultati di laboratorio, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” chiede all' azienda coinvolta e al Ministero della Salute, oltre al ritiro dal mercato a scopo precauzionale del capo d'abbigliamento segnalato di promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita.
Sigaretta elettronica esplode in tasca: 'Pensavo che fosse esplosa una bomba e di aver perso le mie parti intime
Sigaretta elettronica esplode in tasca: 'Pensavo che fosse esplosa una bomba e di aver perso le mie parti intime '. Uomo britannico resta sfigurato
Cercava di togliersi il vizio del fumo con la sigaretta elettronica ma ha vissuto una bruttissima esperienza. Dan Walker, un britannico, è rimasto ferito gravemente nell'esplosione della sua sigaretta elettronica. L'uomo, infatti, è stato segnato per la vita dopo che la sua batteria della e-sigaretta è esplosa nella sua tasca ed i pantaloni sono andati anche loro in fiamme. Lo scoppio si è verificato mentre l'uomo di 20 anni passeggiava in un centro commerciale: "Ho sentito un botto pazzesco, e guardando verso il basso ho visto che il fuoco avvolgeva la mia gamba sinistra. In quel momento ho pensato di aver perso le mie parti intime o peggio ancora ", spiega lo sfortunato fumatore. "La nicotina mi è finita negli occhi, così come un pezzettino di plastica che sono riuscito a togliere". L'uomo è stato immediatamente ricoverato in un'unità specializzata nelle ustioni presso il Queen Elizabeth Hospital di Birmingham. I medici hanno dichiarato che l'uomo ha rischiato di perdere la gamba se in quel frangente avesse indossato jeans invece di pantaloni quando la batteria è esplosa a Tamworth, Staffordshire, Inghilterra. I medici hanno inoltre riferito che potrebbe essere necessario un innesto di pelle per riparare i danni da ustioni di secondo e terzo grado. E' stata aperta un'inchiesta per determinare se l'esplosione dello strumento è dovuto a una batteria difettosa o ad un uso improprio. Anche se è pur vero che un tale incidente è raro è anche vero che è sempre più diffusa tra gli utenti, soprattutto più giovani, l'aumento volontario della potenza della batteria, finalizzata ad aumentare il volume di inalazione del vapore. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta dell'ennesimo caso segnalato e rimbalzato alle cronache circa i rischi connessi all'uso della sigaretta elettronica che è diventata una valida alleata per i fumatori incalliti. Proprio per questo, è necessario che le case produttrici adottino maggiori accorgimenti, anche in termini d'informazione ai consumatori per evitare che si ripetano casi analoghi.
Class action contro Mercedes-Benz. Nel mirino delle autorità americane anche le Mercedes.
Class action contro Mercedes-Benz. Nel mirino delle autorità americane anche le Mercedes. Aperta procedura legale per il mancato rispetto delle emissioni
Le emissioni di gas di scarico di alcuni modelli del marchio Mercedes, con tecnologia "pulita" dei propulsori BlueTech,supererebbero i limiti previsti dalla legge statunitense. Lo riportano venerdì diversi media tedeschi, precisando che negli Stati Uniti è stata aperta una class action contro Daimler-Benz. Secondo le citazioni in giudizio, Mercedes avrebbe presentato al grande pubblico i veicoli come in grado di ridurre del 30% le emissioni rispetto ai motori classici a benzina. L'azione legale è stata aperta al tribunale dell'Illinois, riporta l'Handelsblatt, nei confronti di quattordici modelli. Daimler-Benz attraverso un portavoce della Casa automobilistica, ha respinto le accuse di manipolazione, ritenendo la denuncia non fondata. Tuttavia, alla Borsa di Francoforte il titolo Daimler ha accusato il colpo con perdite che viaggiano intorno al 2%.. La nostra associazione, dichiara Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, intende intentare una class action nei confronti del colosso tedesco che ha utilizzato questa tecnologia "pulita", con l'obiettivo di ottenere un risarcimento del danno in favore di quei consumatori che sono stati costretti, loro malgrado, dopo l'acquisto dei dispositivi “incriminati”, a ridimensionarne notevolmente l'utilizzo rispetto a quello prospettato e garantito dalla casa.
Salmonella in melone cantalupo Del Monte e Sysco, allarme in Canada
Salmonella in melone cantalupo Del Monte e Sysco, allarme in Canada. Lo segnala oggi l'Ufficio federale della sicurezza alimentare canadese (CFIA) che raccomanda alla popolazione di non mangiarlo
Il melone, succoso frutto in queste ore sta diventando un incubo per numerosi canadesi, preoccupati che possa essere fonte di alcuni focolai di salmonellosi. L’allarme arriva dalla Canadian Food Inspection Agency (CFIA) che ha appena avviato un’inchiesta al riguardo in collaborazione con la FDA (Food and Drug Administration) statunitense oltre che i funzionari sanitari locali. In particolare la FreshPoint Vancouver, Ltd. ha richiamato dal mercato una particolare produzione di melone cantalupo prodotto dalla Del Monte e Sysco, a causa di una possibile contaminazione con Salmonella typhimurium. E’ stata avviata anche un’inchiesta di conferma e comprensione che si promette essere rapidissima, per evitare che l’epidemia di salmonella si diffonda ulteriormente. Nel frattempo è stata avviata anche una campagna informativa che illustra al meglio i sintomi della salmonellosi. Attualmente si stanno ancora verificando i luoghi in cui è stato spedito il melone oltre le province di Alberta, British Columbia e Manitoba. La CFIA allerta i consumatori: se si è acquistato un melone cantalupo occorre chiederne al rivenditore di controllare la provenienza. Nell’eventualità peggiore, il melone va buttato e non consumato: il lavaggio o il taglio della buccia, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” non risolve l’infezione. Anche se il caso di salmonellosi in questione riguarda il Canada, è sempre buona norma rinfrescarsi la memoria con quelli che sono i sintomi della patologia, comunque ben nota anche in Italia e legata al consumo di numerosi alimenti. Sono febbre, diarrea e dolori addominali che si sviluppano dopo 12-72 ore dal contagio ecco i sintomi. La malattia dura al massimo una settimana e nella maggior parte dei casi non occorre una terapia specifica. Tuttavia in alcune persone la diarrea ed i dolori sono talmente violenti da costringere il paziente ad un ricovero in ospedale. Senza escludere i casi in cui l’infezione dall’intestino si diffonde nel sangue ed in altri organi. Particolarmente a rischio in tal senso sono i bambini, di età inferiore ai 5 anni, ma anche le persone anziane e quelle con un sistema immunitario compromesso. Per loro, ai primi sintomi è sempre importante un controllo approfondito per una rapida diagnosi.
Airbag difettoso: Mazda richiama 1,9 milioni di veicoli
Airbag difettoso: Mazda richiama 1,9 milioni di veicoli
L'elenco dei veicoli richiamati dai costruttori, a causa dei malfunzionamenti causati dall'airbag prodotto dalla Takata Corp, si allunga. E' la volta della giapponese Mazda che ha annunciato un nuovo richiamo. Nella lunga lista di case automobilistiche colpite dallo scandalo airbag della Takata Corp, non è risparmiato la casa automobilistica giapponese Mazda. Il gruppo ha annunciato Venerdì di aver richiamato 1,9 milioni di veicoli a causa di questi airbag difettosi. Di queste, 200.000 sono state prodotte per il mercato giapponese tra il 2006 e il 2014. Si aggiungono a 176.000 modelli prodotti nell'arcipelago, ma per l'esportazione. Ma la maggior parte del richiamo colpisce le auto che sono state prodotte al di fuori dell' arcipelago giapponese, di cui 1,5 milioni sono veicoli prodotti all'estero quegli interessati da questo richiamo. Essenzialmente sono i modelli Bongo, Titan e Atenza Sedan. Con questo richiamo l' elenco dei veicoli interessati dalla possibile perdita di valore delle loro airbag realizzati da Takata sale a più di 50 milioni di veicoli richiamati nel 2015. All'inizio di questa settimana, GM ha annunciato che avrebbe chiamato negli Stati Uniti circa 200.000 modelli costruiti tra il 2003 e il 2011. Una settimana dopo la Daimler ha annunciato il suo richiamo di 840.000 modelli negli Stati Uniti (tra cui 705.000 Mercedes- Benz). Mentre all'inizio di febbraio è la Honda che aveva deciso il richiamo di 2,23 milioni di auto registrate negli Stati Uniti tra il 2005 e il 2016. Si tratta del più grande richiamo automobilistico nella storia degli Stati Uniti, e il governo si aspetta ulteriori provvedimenti simili. Le componenti difettose, accertate nel deterioramento del gas propellente degli airbag prodotti dalla Takata, hanno causato 11 incidenti mortali e provocato 139 feriti a livello mondiale. Nell’attività a tutela dei consumatori e dei proprietari o possessori di veicoli a motore, lo “Sportello dei Diritti” ancora una volta anticipa in Italia l’avvio di procedure di tal tipo da parte delle multinazionali automobilistiche anche a scopo preventivo, poiché non sempre tutti coloro che possiedono una vettura tra quelle indicate viene tempestivamente informato. È necessario, quindi, spiega Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, prestare la massima attenzione e rivolgersi alle autofficine autorizzate o ai concessionari o ai Concessionari MAZDA Italia, nel caso in cui la propria autovettura corrisponda al modello in questione.
Lo stress da lavoro causa sovrappeso. Le tensioni nell’ambito professionale sono la prima causa dei chili in eccesso. A dirlo uno studio
Lo stress da lavoro causa sovrappeso. Le tensioni nell’ambito professionale sono la prima causa dei chili in eccesso. A dirlo uno studio
Lo stress al lavoro aumenta il consumo del cosiddetto cibo spazzatura, la prima causa dell’obesità, una delle piaghe del nuovo millennio con incidenze pesantissime sul welfare di ogni stato per gli effetti sulla salute dei cittadini poiché già il semplice sovrappeso aumenta i fattori di rischio riguardanti le malattie cardiovascolari, il diabete e il cancro. Insomma un mondo con troppi chili di cui un terzo della popolazione ha problemi con la bilancia. La conferma viene da un recente studio effettuato dalla Mintel, la società britannica che indaga gli orientamenti dei consumatori, secondo cui un impiegato su tre consuma alimenti ipercalorici come biscotti, patatine o pasticcini per «affrontare» una forte condizione di stress sul posto di lavoro. La fascia d’età più colpita va dai 35 ai 44 anni, quando le preoccupazioni relative alla professione e la paura di non riuscire a concludere in tempo i propri compiti si fanno generalmente più pesanti, incrementando nettamente il consumo di dolci e grassi. «Trarre conforto dal cibo è il problema numero uno negli ambienti di lavoro. Negli ultimi 12 mesi il 33% degli impiegati confessa di aver mangiato di più e in modo meno salutare a causa dello stress; il 30% di essi ha addirittura ricorso all’alcol. Uno su 7 (il 15%) riversa invece le sue frustrazioni sul fumo», ha spiegato il team della Mintel. Per far fronte a questo tipo di stress, che purtroppo colpisce il 70% di tutti i lavoratori, vi sono tuttavia diversi modi di reagire. Il 29% delle persone trova una valvola di sfogo nell’ambito del fitness, altri si consolano parlandone con amici e famigliari, mentre il 7% si rivolge ad un professionista per trovare il modo di affrontare e risolvere le tensioni con il boss o con i colleghi. Secondo il team di ricerca, l’orario di lavoro che nel corso degli anni è andato estendendosi, è indubbiamente uno dei problema principali. Oltre la metà degli impiegati, infatti, controlla la posta e o risponde alle e mail di lavoro anche quando si trova fuori dall’ufficio, di conseguenza portando le faccende professionali anche a casa e lavorando più del dovuto e del «pagato».La statistica rivela anche che una persona su 10 non prende la pausa pranzo, e due su cinque la saltano due o tre volte su 5 giorni lavorativi. «Quando le pressioni di lavoro aumentano cala il benessere generale degli individui», hanno aggiunto gli analisti. Alla luce di tale importante studio che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” teneva a diffondere, affinché anche in Italia si approntino delle strategie di prevenzione e cura per combattere il fenomeno, è necessario dunque che le aziende prendano provvedimenti e trovino il sistema di incoraggiare i propri impiegati a seguire uno stile di vita più sano. Questo gioverà anche alla performance e alla lealtà dei lavoratori e, di conseguenza, alla ditta stessa. Tra i suggerimenti della Mintel vi sono la distribuzione di buoni e tessere per la palestra, scontate o gratuite, per tutti i lavoratori.
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