mercoledì 15 giugno 2016

OMS: il caffè non provoca il tumore ma bere bevande molto calde probabile causa cancro esofago.

OMS: il caffè non provoca il tumore ma bere bevande molto calde probabile causa cancro esofago. Questa la sentenza degli esperti dell'International agency for research on cancer (Iarc), l'agenzia dell'OMS per la ricerca sul cancro, che ha assolto dall'accusa caffè, mate e altre bevande calde di provocare tumori. La monografia è stata appena pubblicata su Lancet Oncology. L'Agenzia ha esaminato circa 500 studi fatti negli anni scorsi, trovando che non risulta nulla che giustifichi il fatto che negli anni '90 il caffè venne messo nella categoria 2b (cioè potenzialmente cancerogeno) per il cancro alla vescica. Dunque secondo la classificazione decisa da un comitato di 23 esperti il caffè e il mate, la bevanda tipica del Sud America, sono nel gruppo 3, quello delle sostanze per cui non c'è una adeguata documentazione scientifica che attesti la cancerogenicità. Per il caffè si tratta di un 'declassamento', visto che nella precedente monografia sulla bevanda era stato messo invece nel gruppo 2B, quello dei 'possibly carcinogenic', dei 'possibili cancerogeni'. Se le bevande in sé non sono sotto accusa, sottolinea dunque la monografia, il bere bevande molto calde è finito nel gruppo 2A, quello dei 'probably carcinogenic' (probabilmente cancerogeni), per il rischio aumentato di tumore dell'esofago, documentato anche da diversi studi sull'uomo. Un dietrofront completo, quindi,spiega Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, per la bevanda fra le più amate in Italia, che nel 1991 era invece stata inserita in un elenco di sostanze che potevano essere cancerogene. Dopo l'allarme sulle carni rossi, era infatti arrivato l'annuncio che anche caffè e bisfenoli sarebbero finiti sotto osservazione del valutarne il rischio cancro. Nel Nord America e in buona parte dei paesi europei il fenomeno è meno diffuso. Lo stress indotto sui tessuti, nello bere bevande molto calde, oltre i 65 gradi, può aumentare, nelle persone predisposte e insieme ad altri fattori, il rischio di sviluppare un tumore.

martedì 14 giugno 2016

USA: Kellogg's ritira 23 prodotti diversi per componenti non dichiarati. Gravi rischi per la salute.

USA: Kellogg's ritira 23 prodotti diversi per componenti non dichiarati. Gravi rischi per la salute. Lo segnala oggi la Food and Drug Administration (FDA) Attraverso un avviso pubblicato sul sito web, l'Ufficio federale della sicurezza alimentare statunitense (FDA) ha annunciato che è stato disposto il ritiro volontario dalla vendita di 23 tipi di prodotti diversi firmati Kellogg Company. Il motivo del ritiro, segnala Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione ormai punto di riferimento per la sicurezza alimentare in Italia, è la presenza di sostanze non dichiarate in etichetta, emerso nel corso di un controllo di routine interno da parte degli esperti dell'azienda alimentare. Il prodotto potrebbe infatti scatenare allergie nei consumatori che soffrono di ipersensibilità per la presenza accidentale di alcuni allergeni nei prodotti messi in vendita ma non riportati nella lista degli ingredienti. Kellogg ha avviato il ritiro dopo che il suo fornitore, Grain Craft, ha scoperto che la farina di grano può potenzialmente contenere bassi livelli di residui di arachidi. L'azienda ha ricevuto informazioni di persone che si sono ammalate dopo avere consumato i prodotti. Ad essere coinvolti sono i Mother’s, Keebler, Kellogg’s Special K brownies, Murray and Famous Amos che sono stati distribuiti nei punti vendita dei supermercati negli Stati Uniti. I consumatori allergici sono però invitati a non consumare il prodotto. I sintomi che potrebbero essere scatenati in caso di allergia includono prurito e gonfiore a labbra, palato e gola, nausea o vomito, crampi e gonfiori addominali, diarrea, flatulenza, orticaria, difficoltà respiratorie e mal di testa. In caso di reazione allergica grave si può avere a che fare con uno shock anafilattico, situazione caratterizzata da seri problemi respiratori e brusche cadute di pressione che può portare anche alla perdita di coscienza. Nel caso in cui compaiano sintomi di questo tipo è importante cercare subito l'aiuto di un medico. In particolare, lo shock anafilattico è una situazione di emergenza che richiede il ricovero ospedaliero e in cui temporeggiare può risultare fatale. Da un punto di vista sanitario si tratta di una non conformità con un elevato indice di rischio per gli allergici o colori i quali presentano un’intolleranza alimentare. Mentre non ci sono problemi per tutte le altre persone che possono utilizzare senza problemi il prodotto. Quest'ultimo richiamo, arriva due anni dopo che Kellogg aveva ritirato dal mercato 36.000 confezioni del suo K alle bacche rosse e cereali per il rischio che potessero contenere pericolosi frammenti di vetro. Il ritiro dei prodotti è avvenuto negli USA, ma data l'ampia risonanza che l'accaduto ha avuto nei notiziari in lingua inglese, Giovanni D'Agata, ha ritenuto opportuno diffondere la notizia anche in italiano, per aiutare i nostri connazionali che potrebbero trovarsi all'estero e non conoscere bene l'inglese.

AIFA: ritirato lotto specialita’ medicinale "TRICLOSE " ditta Farmitalia Srl.

AIFA: ritirato lotto specialita’ medicinale "TRICLOSE " ditta Farmitalia Srl. L’Agenzia Italiana del Farmaco, con propria e-mail del 14 giugno 2016, ha disposto il ritiro, su tutto il territorio nazionale, del lotto n. 2013 scad. 1/2017 della specialità medicinale TRICLOSE*20CPS 200MG – AIC 023406010 della ditta Farmitalia Srl. Tale ritiro si è reso necessario a seguito del divieto di utilizzo. La Ditta Farmitalia Srl, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, dovrà assicurarne l’avvenuto ritiro entro 48 ore dalla ricezione del provvedimento mentre il lotto in questione non potrà essere utilizzato.

lunedì 13 giugno 2016

Società energetiche multate per oltre 14 milioni di euro dall'Antitrust.

Società energetiche multate per oltre 14 milioni di euro dall'Antitrust. ACEA, EDISON, ENI, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico per pratiche aggressive nella fatturazione dei consumi e per gli ostacoli alla restituzione dei rimborsi Noi dello “Sportello dei Diritti” lo andavamo dicendo da tempo e lo ripetevamo anche nelle aule dei tribunali dove troppo spesso la lobby delle società energetiche trovano un non sempre legittimo favore delle corti. La conferma delle accuse che molti consumatori continuavano a sostenere nei confronti di diverse società fornitrici di energia elettrica i provvedimenti odierni dell'Antitrust che con sanzioni per complessivi 14milioni e 530.000 euro, ha concluso quattro procedimenti - avviati a luglio 2015 sulla base di numerose segnalazioni di singoli consumatori e diverse associazioni di consumatori – nei confronti di alcune tra le principali società operanti sul campo nazionale: Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico. Gli atti dell'autority vanno a colpire proprio i meccanismi di fatturazione e le ripetute richieste di pagamento per bollette non corrispondenti a consumi effettivi, nonché gli ostacoli frapposti alla restituzione dei rimborsi. Importante nella fattispecie il ruolo dell’Aeegsi (Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico) che con un articolato parere, nell’ambito della collaborazione prevista dal Protocollo di intesa tra le due Autorità, ha permesso all’AGCM, di individuare e accertare distinte pratiche aggressive. Nelle attività ispettive, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato s’è avvalsa anche della collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.Nel comunicato ufficiale dell'Antitrust si legge che "A conclusione della sua istruttoria, l’Agcm ha accertato che le cinque società hanno posto in essere una prima pratica commerciale aggressiva: e cioè una gestione inadeguata delle istanze e delle comunicazioni di clienti finali che lamentavano la fatturazione di consumi di elettricità o di gas naturale divergenti da quelli effettivi. Questa era dovuta a deficienze del processo di fatturazione, a malfunzionamenti dei sistemi informatici e alla mancata sospensione delle attività di riscossione (sollecito, messa in mora e distacco, talvolta senza preavviso) nell’attesa di una risposta chiara, puntuale ed esaustiva. Nel caso di conguagli di elevato importo, inoltre, le imprese non avevano adottato misure per attenuare l’impatto della bolletta, senza informare adeguatamente gli utenti sulla possibilità di rateizzare né sui termini di pagamento più lunghi. Secondo l’Antitrust, tali comportamenti hanno violato il diritto del cliente a ricevere un’adeguata ed effettiva assistenza e verifica dei propri consumi, prima di procedere al pagamento delle fatture contestate e, pertanto, costituiscono pratiche commerciali aggressive. Ciò in quanto l’incombente minaccia dell’avvio o della prosecuzione delle procedure di riscossione costituisce, a parere dell’Autorità, un indebito condizionamento delle scelte del consumatore in merito al pagamento dei consumi non verificati e alla presentazione delle istanze e delle comunicazioniUna seconda pratica scorretta, accertata dall’istruttoria, riguarda la mancata o ritardata restituzione di importi dovuti a vario titolo ai clienti finali. L’Autorità ha ritenuto, infatti, che le modalità informative e procedurali adottate dai cinque operatori non hanno permesso ai consumatori di ricevere pienamente e tempestivamente quanto versato in eccesso per la fornitura di energia elettrica o di gas. Per le due società del gruppo Enel, infine, è stata accertata una terza pratica scorretta: questa consisteva nell’addebito degli interessi di mora per tardivo pagamento, anche in caso di bollette recapitate in ritardo o non recapitate e in presenza di un reclamo in tal senso.In considerazione delle specificità di ciascuna condotta e della dimensione dei fenomeni riscontrati, l’Antitrust ha irrogato rispettivamente le seguenti sanzioni: - Acea: 3.600.000 euro - Edison: 1.725.000 euro - Eni: 3.600.000 euro a Eni - Enel Energia: 2.985.000 euro - Enel Servizio Elettrico: 2.620.000 euro Nel corso dei procedimenti, gli operatori hanno proposto modifiche alle procedure utilizzate finora nella gestione delle istanze e dei reclami da parte dei consumatori e anche per migliorare i processi di fatturazione. In considerazione di questi elementi, le sanzioni sono state ridotte in misura proporzionale al grado di rilevanza ed effettiva implementazione di tali innovazioni." Insomma per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è ora che questa lobby restituisca il maltolto ai cittadini che appaiono depredati da questi comportamenti da ritenersi a dir poco truffaldini e per i quali si augura che l'inchiesta non si fermi sotto il profilo amministrativo e sia portata anche sotto il profilo della verifica di eventuali reati in capo alle stesse società.Ad ogni modo, noi dello “Sportello dei Diritti”, continueremo a difendere i consumatori e le aziende che subiscono analoghe prassi e che sinora non sono state in grado di trovare adeguata protezione nelle aule giudiziarie.

Martedì 14 giugno l'ambasciatore del Senegal a Lecce. Incontri con le autorità e con la comunità senegalese a Piazza Palio.

Martedì 14 giugno l'ambasciatore del Senegal a Lecce. Incontri con le autorità e con la comunità senegalese a Piazza Palio. Nel corso della giornata di domani, l'ambasciatore del Senegal Mamadou Saliou Diouf sarà a Lecce. Durante la visita, il diplomatico incontrerà il Prefetto di Lecce, i dirigenti della Questura e altre autorità.In seguito a partire dalle 10 in poi, in Piazza Palio, con la guida spirituale Serigne Mame Mor Mbacke, personalità senegalese molto influente, l'ambasciatore accoglierà la comunità senegalese presente di tutta la Puglia per condividere momenti di prassi diplomatiche e preghiere. Per il presidente dell'associazione "Teranga", Sitapha Diarra associazione senegalese nel Salento che da sempre si occupa d'intercultura e per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un momento straordinario per la grande comunità senegalese di Lecce e di tutta la Puglia che avrà l'occasione di interfacciarsi direttamente con le importanti autorità istituzionali e religiose in rappresentanza del proprio paese d'origine.

Trova un pipistrello morto nei cereali. Amara sorpresa per una ragazza scozzese che aveva acquistato un prodotto Kellog's

Trova un pipistrello morto nei cereali. Amara sorpresa per una ragazza scozzese che aveva acquistato un prodotto Kellog's Ha aperto una scatola di cereali per fare colazione, ma quello che ha trovato dentro probabilmente le ha fatto passare la fame. La 17enne scozzese Rafique Sehr infatti, nella sua casa di Glasgow, si è ritrovata davanti un pipistrello cotto assieme al Krispies di riso. Così si è rivolta al supermercato dove li aveva acquistati e dove la nota azienda produttrice ha offerto solamente il rimborso di una sola confezione dei suoi Rice Krispies. Secondo la teenager, inoltre, la Kellog's avrebbe immediatamente aperto una indagine interna per scoprire se e come è potuto accadere. L'azienda, leader nel mercato dei cereali, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, tra l'altro è già stata coinvolta nel 2012 e nel 2014 in casi simili. "Sono animali che possono portare malattie molte serie” ha dichiarato la 17enne". Il portavoce della Kellogg’s ha detto al Record: "Noi adottiamo misure molto severe per quanto riguarda le norme di sicurezza alimentare che garantiscono che i nostri prodotti siano sempre di alta qualità. Abbiamo preso questa denuncia sul serio e sicuramente verranno presi provvedimenti”.

IKEA richiama 380.000 "Lavastoviglie" difettose

IKEA richiama 380.000 "Lavastoviglie" difettose. Cattive notizie per i piatti piani sporchi, maxi richiamo nel mondo per un difetto di qualità di un componente Nuovo richiamo per gli elettrodomestici targati "IKEA". Dopo il maxi richiamo di frigoriferi della scorsa settimana, ora tocca alle lavastoviglie. Infatti, molti di coloro, compresi molti italiani, che hanno acquistato alcuni modelli di lavastoviglie rischiano di avere in casa un elettrodomestico che potrebbe non funzionare durante il lavaggio. IKEA, l'azienda multinazionale fondata in Svezia da Ingvar Kamprad, con sede legale principale a Leida, nei Paesi Bassi, oggi, lunedì, ha volontariamente deciso di richiamare le lavastoviglie difettose invitando i clienti che hanno acquistato l'elettrodomestico a riportarlo in qualsiasi negozio IKEA dove riceveranno il rimborso. Lo ha segnalato in un comunicato stampa il 13 giugno, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’azienda svedese Ikea che avvisa i clienti del malfunzionamento e spiega che il in alcuni dei suoi modelli di lavastoviglie, hanno scoperto un difetto di qualità di un componente. Questo può portare la lavastoviglie a smettere di funzionare a un certo punto durante le varie fasi o a lanciare un messaggio di errore sul display. Le lavastoviglie oggetto di questa comunicazione sono stati vendute fra il 2014 e il 2015. Da sottolineare che non vi è alcun rischio per la sicurezza relativamente a questo problema di qualità. È possibile, comunque, continuare a lavare i piatti con sicurezza fino a quando il servizio è completato. I prodotti sono stati venduti in Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Germania, Spagna, Francia e Italia. Per ulteriori informazioni contatta il Servizio Clienti al numero al numero verde 800 92 46 46, dalle 9 alle 20, da lunedì a sabato”.