venerdì 8 luglio 2016
Eurostat: in Italia tasso natalità più basso dell'Ue. Nel 2015 nati 486 mila bambini, mai così pochi dall'Unità d'Italia
Eurostat: in Italia tasso natalità più basso dell'Ue. Nel 2015 nati 486 mila bambini, mai così pochi dall'Unità d'Italia
Le nascite in Italia continuano a calare. Lo certifica l'Eurostat nel rapporto divulgato oggi. Lo scorso anno l'Italia è risultato il Paese con il tasso di natalità (8xmille) più basso tra quelli dell'Ue. Complessivamente, nei 28 Paesi dell'Unione, nel 2015 la popolazione è cresciuta passando da 508,3 a 510,1 milioni. Ma ciò, osserva Eurostat, è avvenuto solo grazie agli immigrati poiché tra i residenti le nascite (5,1 milioni) sono state inferiori alle morti (5,2 milioni). I dati Eurostat "devono far riflettere molto, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: bisogna preoccuparsi per un'Italia che non solo non va avanti ma va indietro. Quanto alle responsabilità, dipende da una cultura politica tesa a dimenticare i problemi centrali della società. C'è un problema concreto di tranquillità sociale, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto lavorativo.
No, non fa bene bere 8 bicchieri d'acqua al giorno: sfatato un mito che bere acqua in abbondanza apporti benefici alla salute
No, non fa bene bere 8 bicchieri d'acqua al giorno: sfatato un mito che bere acqua in abbondanza apporti benefici alla salute. Stop con le campagne pubblicitarie che tendono a farlo credere per vendere acque minerali.
Bere otto bicchieri almeno (l'equivalente di circa 2/2,5 litri di acqua al giorno) è uno dei consigli più comuni da seguire se si vuole restare in forma ed essere in salute. Questo ci dicono numerosi siti e fonti di informazioni, che basano le proprie teorie sui pareri autorevoli di medici e nutrizionisti. Eppure non tutti sono d'accordo: in un articolo pubblicato sull'American College of Sports Medicine, è scritto che bere otto bicchieri d'acqua al giorno sarebbe uno dei più grandi falsi miti sulla salute, e che è meglio "ascoltare la sete". Secondo l'autore della ricerca, il Dr. Ramon Julian Pesigan "Se si ha sete, bere acqua. Se non si ha sete, non bere." Il fabbisogno di acqua dipende dal tuo corpo e dalla forma fisica." "Un soggetto con scompenso cardiaco potrebbe letteralmente affogare se beve più di 1,5 litri al giorno". "E se sei un giocatore di calcio, è necessario bere molto di più per i liquidi persi". I ricercatori rassicurano: "Il corpo è intelligente. Manterrà i fluidi di cui ha bisogno e di sbarazzarsi di quelli che deve espellere. " Pesigan non nega che gli esseri umani abbiano un fabbisogno giornaliero di acqua che si attesta intorno ai 2/2,5 litri, ma vuole ricordare che buona parte dei liquidi di cui abbiamo bisogno è già contenuta nei cibi che ingeriamo. Si dice che bere molta acqua faccia restare giovane e sano l'organismo, aiuti i reni e mantenga la pelle idratata. Spesso l'acqua viene usata anche come rimedio per una serie di problemi, dalla stanchezza, al mal di testa, al senso di fame. Secondo i ricercatori, però, di acqua ne assumiamo molta anche grazie ai cibi, e non c'è nessuna prova scientifica che dimostri la reale efficacia di berne più del necessario. Infine, se avete un dubbio circa la quantità di acqua che si beve il giorno, guardate la vostra urina. Dovrebbe essere di un colore giallo pallido. Se è troppo scura, è segno che siete disidratati. Tuttavia, se il professore americano avvisa di non bere troppo, attenzione a non bere troppo poco, specialmente d'estate o quando si pratica attività sportiva. La scienza, infatti, non ha mai provato i lati positivi del bere molta acqua, ha in compenso largamente dimostrato i pericoli ed i rischi della disidratazione. Alla luce di questo ulteriore studio, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che conferma il fatto che bere acqua in abbondanza non apporta benefici alla salute, è giunto il momento di dire basta con le campagne pubblicitarie che tendono a farlo credere per vendere acque minerali.
L’infertilità femminile colpa di un’infezione virale
L’infertilità femminile colpa di un’infezione virale. Una ricerca dell'Università di Ferrara pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Plos One scopre che l’infertilità femminile potrebbe essere associata ad una infezione virale
L’infertilità femminile potrebbe essere associata ad una infezione virale. E’ questa la sintesi della ricerca svolta in collaborazione fra il team del Prof. Dario Di Luca del Dipartimento di Scienze mediche e del Prof. Roberto Marci del Dipartimento di Morfologia, chirurgia e medicina sperimentale dell’Università di Ferrara. “Lo studio, afferma Roberta Rizzo, coordinatrice della ricerca, ha trovato evidenza di infezione occulta con l’herpesvirus umano 6A (HHV-6A) nell’endometrio uterino di donne affette da infertilità, ma non in un gruppo di controllo costituito da donne fertili. Le donne affette da HHV-6A, pur non manifestando alcun segno evidente di infezione, avevano alterazioni significative nelle secrezioni uterine di citochine, molecole che sono importanti nel predisporre l’ambiente intrauterino all’impianto dell’uovo fecondato. Lo studio è stato pubblicato nella rivista scientifica internazionale PLOS ONE. La ricerca, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ,è significativa anche da un punto di vista virologico. Infatti HHV-6 comprende 2 specie virali: mentre HHV-6B causa la sesta malattia (una malattia pediatrica di lieve entità) ed è estremamente diffuso nella popolazione umana, HHV-6A si trova molto più raramente, e non è ancora chiaro quale sia il suo ruolo nel causare malattie. L’ipotesi che HHV-6A sia associato all’infertilità femminile apre la strada a possibili nuove applicazioni cliniche di trattamento”. La ricerca è stata finanziata con fondi della Regione Emilia-Romagna.
giovedì 7 luglio 2016
Un grappolo d'uva venduto a 10.000 euro in Giappone.
Un grappolo d'uva venduto a 10.000 euro in Giappone.
Ognuno spende i propri soldi come meglio crede. Nessuno viene a sindacare sul vostro ultimo viaggio in Patagonia o nella Grande Mela, o per l'acquisto di una borsa firmata, il sogno di alcuni e un totale spreco per gli altri. Eppure, quando qualcuno spende quasi diecimila euro per un grappolo d'uva, qualche perplessità la solleva. E' il caso di un grappolo d'uva composto da 30 acini, messo all'asta. Si tratta di un'uva a bacca rossa Ruby Roman, una varietà coltivata a Ishikawa, famosa per la misura dei suoi acini, grandi come una pallina di ping pong. Il vitigno ha debuttato nel mercato di recente, nel 2008. A battezzarlo con questo nome sono stati i cittadini stessi attraverso un referendum. Considerata un'uva prestigiosa, non tutti gli anni viene raccolta e una cura maniacale viene riservata alla vigna. Ogni acino (del valore di circa € 317) deve passare una serie di test per qualificarsi come un "rubino romano". Altri frutti popolari, come i meloni hanno un flusso delle tariffe annualmente deliranti. Il record assoluto del 2008, quando due meloni erano stati venduti per la somma di 2,5 milioni di yen (19.500 euro al cambio attuale). Le fragole non hanno nulla da invidiare. Un marchio di lusso, particolarmente popolare quest'anno, appare come 390 euro ... l'unità. Pur pagando tali somme, i giapponesi non guardano al costo di acquisto, in particolare quando offrono la frutta, un dono prezioso nell'arcipelago. Nei reparti dei grandi magazzini dedicati o negozi specializzati, le opere d'arte della natura sono esposte come gioielli, protette da una rete bianca. Spesso vendute singolarmente, mele, pere, pesche, uva presentano forme perfette e lasciano un gusto squisito al palato. Anche nei supermercati di base, la frutta è ancora costosa: una sola mela spesso costa l'equivalente di 2 euro. Eppure osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” in Italia diciamo che la frutta è cara. Se amate la frutta e non potete farne a meno… beh, cominciate ad ipotecare casa vostra, come avviene in un qualunque supermercato “Tokyo food show”. Godiamoci la frutta noi che possiamo!
Allarme dal Brasile per la "droga del cannibale". In Cina è in vendita un nuovo tipo di stupefacente che trasforma i consumatori in cannibali, facile da reperire su internet
Allarme dal Brasile per la "droga del cannibale". In Cina è in vendita un nuovo tipo di stupefacente che trasforma i consumatori in cannibali, facile da reperire su internet
Un nuovo tipo di droga sintetica conosciuta come methylone è stata per la prima volta sequestrata nello stato brasiliano di Ceará durante una operazione di polizia dal titolo "Operación Punto de Impacto". Gli esperti avvertono che ha un potere allucinogeno più devastante dell'estasi con l'effetto di suscitare aggressioni a scopo cannibalistico. Questa sostanza è stata trovata in due uffici di una banda di narco a Fortaleza. Sette persone sono state arrestate e sequestrati più di 75 chilogrammi di sostanze stupefacenti, tra cui marijuana, skunk, methylone e LSD. Un portavoce della Polizia della Divisione per la lotta al Traffico di stupefacenti (DTCD) ha dichiarato che gli arrestati hanno confessato di avere importato il methylone dalla Cina. Per esportarlo, i trafficanti hanno inviato piccole quantità tramite posta. I raggi non hanno rilevato la sostanza illecita. La portavoce, Patricia Bezerra, ha inoltre svelato che la droga è in grado di far perdere ogni forma di autocontrollo, portando appunto al cannibalismo. Insomma si tratta di una sostanza estremamente pericolosa, disponibile anche su internet, diventata di gran moda nonostante le conseguenze sulla salute perché agisce come la cocaina, ma con effetti molto più marcati e incontrollabili. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda alle Autorità di Frontiera un aumento dei controlli doganali tesi al controllo di prodotti officinali provenienti da paesi esotici prima che si diffondano anche tra i giovani sempre in cerca di novità e di nuove emozioni. In rete, infatti, risulta ancora semplice acquistare queste sostanze, mentre nei forum i giovani continuano a scambiarsi informazioni con tanto di testimonianze sul methylone con tutti i consigli utili per l’acquisto. Nel 2013, stando alla classifica utenti di Silk Road, il più popolare mercato per il libero scambio di stupefacenti, medicinali e illegalità varie, ha visto il nostro paese al nono posto nella Top 10 degli acquirenti registrati.
Giustizia Tributaria di Savona: fai la prostituta? Devi pagare le tasse
Giustizia Tributaria di Savona: fai la prostituta? Devi pagare le tasse. L’indagine bancaria inchioda l’escort a pagare Iva e Irpef perché rientra nei servizi a pagamento Ue. Ora necessario cambiare la legge Merlin.
«Pecunia non olet». Così l’imperatore Vespasiano rispose, indicando l’irrilevanza della fonte, al figlio Tito che lo accusava di ricavare le risorse per l’erario dai commerci più immondi. Lo ricorda la sentenza tributaria 389/01, pubblicata dalla prima sezione della Ctp Savona (giudice Roberto Bertolo), nel mentre conferma la ripresa a tassazione, Iva oltre che Irpef, a carico della escort: non conta che in Italia il sesso a pagamento non sia regolamentato e c’è chi può ritenerlo una attività discutibile sul piano morale, ma ben può essere inquadrata come «prestazione di servizi retribuita» in base alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Per superare la legge Merlin, dunque, dove hanno fallito decenni di battaglie politiche e gruppi di pressione, è riuscita la fame atavica del Fisco italiano: la prostituzione è un lavoro lecito, riconosciuto e regolamentato. Di più: il carattere di abitualità consente comunque d’inquadrare l’attività nell’ampia previsione contenuta nel secondo periodo dell’articolo 3, comma 1, del Dpr 633/72. E' il caso di una ragazza dell’est europeo che ha ricevuto l'accertamento sul conto corrente. E ogni versamento è stato considerato come un provento. Una volta figurava come addetta alle pulizie, ma dopo la verifica la donna ammette di fare la escort e di guadagnare almeno 36 mila euro l’anno. Scatta l’inversione dell’onere della prova secondo cui dopo l’indagine bancaria è il contribuente a dover dimostrare che gli elementi emersi dalle movimentazioni sul conto non sono riferibili ad attività imponibili. E la donna non riesce a documentarlo, così come fallisce nel tentativo di evitare il pagamento dell’Iva sul rilievo che le entrate sarebbero frutto di un’attività illecita, che invece risulta contraria solo al buon costume. A documentare che l’attività risulta ben organizzata è il diario degli appuntamenti con i clienti ritrovato dai verificatori a casa della ragazza, tanto che il fisco ha ritenuto deducibili le spese sostenute dalla escort per farsi pubblicità su giornali e riviste. E secondo la Corte Ue la prostituzione deve essere ritenuta una prestazione di servizi retribuita a meno che non risulti attività puramente marginale. Questa sentenza rappresenta per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un importante precedente: non solo le escort sarebbero tenute ad aprire una partita Iva, ma finalmente si saprebbe anche con quale codice dovrebbero farlo. Insomma queste persone non vivono più in un limbo: hanno un regime fiscale cui sottoporsi, poichè è irrilevante che in Italia la prostituzione non è regolamentata. Conta l’attività svolta con carattere di abitualità che per la giurisprudenza europea va comunque inquadrata nelle prestazioni retribuite. Ora resta solo un piccolo dettaglio: cambiare la legge Merlin.
Protesi mammarie e cancro: identificati 29 casi di linfoma. Il National Cancer Institute (INCA) conferma collegamento tra protesi mammarie e rara forma di cancro
Protesi mammarie e cancro: identificati 29 casi di linfoma. Il National Cancer Institute (INCA) conferma collegamento tra protesi mammarie e rara forma di cancro
L'Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Medicinali e dei Prodotti Sanitari (ANSM, Francia) ha confermato che sono stati identificati tra le donne che portano delle protesi al seno tra il 2011 e il giugno 2016, ventinove casi di una rara forma di cancro, il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL). Un gruppo di esperti istituito dal National Cancer Institute (INCA) ha concluso che esiste un chiaro legame tra l'insorgenza di linfoma e l'uso di una protesi mammaria. Lo studio, inoltre, ritiene che la malattia assume un decorso lento e può essere controllato con la rimozione chirurgica della protesi e della capsula circostante. Le conclusioni sono basate su una revisione esaustiva della letteratura medica per quanto riguarda le protesi mammarie e il linfoma anaplastico a grandi cellule o ALCL, un tipo di cancro del sistema immunitario che è stato collegato alle protesi del seno più di un decennio fa, grazie al contributo di un gruppo multidisciplinare di esperti. Il team di scienziati hanno identificato 36 casi pubblicati di linfoma non-Hodgkin tra le donne con protesi al seno, di cui 29 sono stati diagnosticati come il linfoma anaplastico a grandi cellule. Almeno 12 delle 29 donne avevano una precedente storia di un diverso tipo di cancro, tra cui otto avevano subito la mastectomia per tumore al seno e due che avevano una precedente storia di ALCL. Mentre alcuni pazienti hanno ricevuto chemioterapia e/o radioterapia, il trattamento in molti casi consisteva nel rimuovere chirurgicamente l'impianto interessato e il tessuto. Il gruppo ha concluso che l'evidenza suggerisce un'associazione tra protesi mammarie e il linfoma anaplastico a grandi cellule. Gli esperti raccomandano che la comparsa di un sacco pieno di liquido nei pressi di un seno impiantato sei o più mesi dopo l'intervento chirurgico dovrebbe portare ad una valutazione diagnostica completa per il linfoma anaplastico a grandi cellule. Inoltre, ANSM segnala che "nessun produttore ha dimostrato la biocompatibilità delle sue protesi al seno strutturato" e che la documentazione tecnica è "insufficiente". Su 10 milioni circa di protesi mammarie di marche differenti impiantate nel mondo sono stati descritti rarissimi casi di linfoma originatosi dalla capsula intorno alla protesi (sia in silicone che salina) riporta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, 75 casi totali con 4 decessi, senza relazione con una specifica ditta produttrice. A tutte le donne che hanno protesi mammarie, dunque, si raccomanda di effettuare regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici.
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