mercoledì 15 febbraio 2017

Esportazioni auto, Italia 13esima nel mondo

Esportazioni auto, Italia 13esima nel mondo Le automobili rappresentano il secondo prodotto al mondo di esportazione, sono dietro soltanto al petrolio greggio tanto che per il 2015 sono state stimate a 672,9 miliardi di dollari. Il fatturato globale di vetture esportate nel 2015 ha visto una crescita del 5,5% rispetto al 2011, ma una flessione del 5,2% rispetto ai 709,7 miliardi dollari del 2014. Sono i paesi europei a rappresentare il più alto valore in dollari delle esportazioni di automobi: circa 363,9 miliardi di dollari, il 54,1% delle spedizioni internazionali del settore. I mercati di riferimento cambiano a seconda dei marchi, ma le spedizioni hanno meta principalmente nei paesi dell’Europa occidentale, Asia e Africa. Nella classifica internazionale degli esportatori di vetture, L'Italia, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, una delle nazioni storiche per la produzione automobilistica, si è fermata al 13esimo posto a 14 miliardi di dollari, che rappresentano il 2,08% dell’export mondiale. Primo paese esportatore è la Germania, da cui arriva ben il 22,7% del mercato mondiale, per un valore di 152,7 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto fa il pur forte Giappone, con 86,1 miliardi e il 12,7%. Germania e Giappone, del resto, hanno tra i salari più alti al mondo, eppure i suoi gruppi automobilistici (Volkswagen e Toyota in primis) sono in testa alle classifiche di vendita. Terzi gli Usa con l’8,7%, davanti a Canada e Corea del Sud, rispettivamente con il 6,7% e 6,2% dell’export internazionale. In Europa sono davanti Regno Unito (sesto al mondo, 5,8%), la Spagna (4,9%), il Belgio (4,10%) e la Francia (2,7%). Tra questi due ci si infila il Messico con 32,8 miliardi di dollari e il 4,9% delle esportazioni globali.

martedì 14 febbraio 2017

Dalla dieta senza glutine un aumento metalli pesanti

Dalla dieta senza glutine un aumento metalli pesanti. Gluten-free una moda non priva di rischi per alcuni scienziati americani secondo i quali e dev’essere praticata solo in caso di necessità Da una ricerca condotta da un’equipe della School of Public Health dell'Università dell'Illinois a Chicago giungono degli esiti a dir poco significativi in relazione ai cibi per celiaci che esporrebbero gli abituali consumatori a livelli maggiori di metalli pesanti dai potenziali effetti tossici, come arsenico e mercurio. È noto che circa l'1% della popolazione su base globale ha una diagnosi di celiachia, malattia dovuta alla risposta immunitaria per l’appunto al glutine, una proteina presente in cereali come grano, segale e orzo. Il fatto più eclatante è che da qualche tempo le vendite di prodotti senza glutine abbiano conosciuto un incremento incredibile negli ultimi anni, perché molti ritengono, pur se non scientificamente provato, che riducano l'infiammazione del colon. Gli scienziati americani dello studio in questione pubblicato su Epidemiology. hanno, quindi, voluto verificare statisticamente le conseguenze relative al consumo abituale di tali prodotti ed hanno analizzato i dati di 7.471 persone tra 6 a 80 anni, che hanno partecipato tra il 2009 e il 2014 al National Health and Nutrition Examination Survey. Di queste, 73 seguivano una dieta gluten-free e mostravano concentrazioni di arsenico nelle urine due volte maggiori rispetto agli altri e livelli del 70% maggiori di mercurio nel sangue. I prodotti gluten free, infatti, contengono farina di riso come sostituto del grano, ma il riso è soggetto alla bioaccumulazione di alcuni metalli tossici derivanti da fertilizzanti, suolo o acqua. "Sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter stabilire se una dieta particolarmente ricca di riso rappresenti un significativo rischio per la salute", hanno correttamente precisato gli autori, anche se rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’indagine non dovrebbe destare alcun allarme, ma solo spingere la ricerca a verificare ogni soluzione possibile perché anche chi è costretto ad assumere cibo senza glutine non rischi conseguenze negative per la propria salute.

"Additivi non dichiarati": Nestlè ritira alimenti per l'infanzia

"Additivi non dichiarati": Nestlè ritira alimenti per l'infanzia Nestlè Corea è stata costretta a ritirare dal mercato alimenti per l'infanzia Gerber dopo che i saggi di routine, effettuati sui prodotti dagli esperti del settore alimentare, hanno individuato un contenuto di additivi non dichiarati nei campioni esaminati. Un ordine imposto dalla Food and Drug Safety, l'agenzia coreana per la sicurezza alimentare, che sostiene come il gigante alimentare svizzero abbia violato le norme su tre aspetti: anzitutto, la presenza di additivi, poi l'etichettatura fuorviante sull'assenza di un additivo alimentare, quindi la vendita di una varietà senza l'autorizzazione. La filiale coreana della società alimentare ha negato qualsiasi problema di sicurezza dei prodotti. Il caso, ha allarmato le mamme coreane che sembrano essere preoccupate a seguito del recente provvedimento dell'agenzia governativa che coincide con una crescente preoccupazione per la sicurezza dei prodotti per bambini. Nel mirino delle autorità sono finiti tre tipi di alimenti per neonati Gerber e cioè vegetale e pollo arrosto, verdure, pasta e pollo per la cena e Puffs Strawberry Apple che sono stati ritirati dal mercato dal mese scorso. Nello specifico i prodotti sono stati ritirati dalla vendita per contenere i cosiddetti "aromi naturali" che in Corea sono vietati negli alimenti per bambini. La questione di cui ci occupiamo, però, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non riguarda gli effetti dei singoli additivi sulla salute umana ma l’interazione fra gli stessi ed alcune categorie di soggetti più deboli, in particolare i bambini, anche perché nella genericità dei casi il loro utilizzo viene giustificato da finalità tecniche o strettamente commerciali. Infatti, secondo alcuni recenti studi, taluni additivi incrementerebbero i disturbi dell'attenzione e dell'iperattività in bambini già affetti da ADHD e in generale a tutti quelli nella fascia d'età studiata (metà infanzia).

Lidl ritira"Latte Milbona" per la presenza di “Bacillus cereus”. Lo segnala oggi l'Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco

Lidl ritira"Latte Milbona" per la presenza di “Bacillus cereus”. Lo segnala oggi l'Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco L'allerta alimentare è stata lanciata oggi dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare tedesco. La catena di supermercati discount Lidl ha ritirato dagli scaffali le confezioni latte Milbona della catena tedesca. Il lotto ritirato è quello con l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro il 07.05.2017 e 08.05.2017 e recante il codice DE-BB-018-EG. Nel latte, venduto in confezione di cartone da 1 litro, grazie a un’analisi microbiologica, è stata rinvenuta la presenza di “Bacillus cereus”. Stando alle indicazioni del Ceirsa, Centro Interdipartimentale di Ricerca e Documentazione per la Sicurezza Alimentare, questo tipo di infezione ha un periodo di incubazione che va dalle 10 alle 16 ore e causa sintomi principalmente a carco del tratto gastrointestinale, con crampi e diarrea, ma anche vomito e febbre. La malattia dura uno o due giorni. Il latte Milbona proviene da mucche alimentate con mangimi che non contengono ingredienti geneticamente modificati. La certificazione utilizzata da Lidl è quella sviluppata, in collaborazione con il Ministero dell’alimentazione e dell’agricoltura, dall’associazione tedesca “Alimenti senza modificazioni genetiche” (Verband Lebensmittel ohne Gentechnik – VLOG). Non è dato sapere se anche il latte Milbona è venduto in Italia. Per il momento nessuna risposta dal nostro Ministero della Salute. In ogni caso, anche se il ritiro del latte è avvenuto in Germania, data l'ampia risonanza che l'accaduto ha avuto nei notiziari in lingua tedesca, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha ritenuto opportuno diffondere la notizia anche in italiano, per aiutare i nostri connazionali che potrebbero trovarsi all'estero e non conoscere bene il tedesco. Lidl invita i consumatori a non consumare il prodotto e a restituire le confezioni in qualsiasi punto vendita per la sostituzione o il rimborso, anche senza lo scontrino fiscale.

lunedì 13 febbraio 2017

Dipendenza da cocaina. Una ricerca canadese ha dimostrato che è possibile bloccarla nei topi

Dipendenza da cocaina. Una ricerca canadese ha dimostrato che è possibile bloccarla nei topi. Ma la strada della ricerca è ancora lunga per le cure per l’uomo Una piaga moderna che si credeva potesse essere legata solo al dorato mondo dell’alta burocrazia e dello spettacolo. Ed invece, la cocaina è tra le droghe pesanti una tra le più diffuse anche tra i ceti “più popolari”, con migliaia di persone che ne sono o ne continuano a diventare dipendenti. Ora uno studio pubblicato su Nature Neuroscience azzarda a ritenere che è possibile bloccarne la dipendenza, almeno nei topi. La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università della Columbia Britannica in Canada che hanno modificato in laboratorio dei topi in modo da renderli più resistenti tanto da confermare il ruolo decisivo che genetica e biochimica avrebbero sulle dipendenze. Le cavie sono state geneticamente modificate al fine di avere livelli più elevati della proteina che aiuta le cellule a legarsi insieme, chiamata caderina. La sostanza in questione agisce nel cervello rafforzando le connessioni tra i neuroni (sinapsi). E l'apprendimento - tra cui il conoscere il piacere indotto da una droga - richiede un rafforzamento di alcune sinapsi. Così i ricercatori hanno pensato che somministrare ai topi più caderina li avrebbe resi più inclini alla dipendenza da cocaina. Ma si è verificato l'esatto contrario. Analizzando il tessuto cerebrale dei topi geneticamente modificati i ricercatori hanno rilevato che una maggiore quantità di caderina agisce invece da 'barriera' alla nascita di dipendenze, perché impedisce che un determinato recettore neurochimico migri dal cuore della cellula nervosa fino alla sinapsi. L’indagine chiarisce un nuovo meccanismo della dipendenza che in futuro potrebbe aiutare a capire chi è più vulnerabile all'abuso di droghe. Anche se uno degli autori, Shernaz Bamji ha fatto capire che la strada della ricerca è ancora lunga perché: "avremmo bisogno di trovare una molecola che blocchi la formazione di un ricordo indotto da una droga, senza interferire con la capacità di ricordare le cose importanti. L'ideale sarebbe trovare una molecola che blocchi la formazione di un ricordo che porta alle droghe, senza interferire con la capacità di ricordare cose importanti". Resta coi piedi per terra il chimico farmaceutico Antonello Mai dell'Università Sapienza di Roma intervistato in merito. "La somministrazione di caderina non può risolvere il problema dell'abuso di droghe - osserva - perché la struttura celebrale non può essere sempre rigida: deve avere anche dei momenti di plasticità neuronale, per evitare conseguenze imprevedibili. Lo studio è interessante e utile per aumentare la nostra conoscenza dei meccanismi neuronali, ma da qui ad avere un trattamento terapeutico sull'uomo ce ne passa". Resta però la circostanza che nonostante decenni di studi per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la dipendenza da questo tipo di droga resta ancora difficile da sconfiggere se non attraverso percorsi terapeutici lunghi e che richiedono molto spesso il ricovero in cliniche specializzate o comunità terapeutiche. Ecco perché si auspica che ricerche del genere possano portare soluzioni che rendano i percorsi di disintossicazione e riabilitazione meno tortuosi e duraturi.

Peugeot a rischio incendio: richiamo in Brasile.

Peugeot a rischio incendio: richiamo in Brasile. Peugeot Citroen Automobiles sta richiamando quasi 35.000 vetture per possibili perdite di carburante, con pericolo di incendio. Peugeot Citroen Automobiles ha annunciato un richiamo di 35.000 auto in Brasile a causa di una possibile perdita di carburante nel vano motore, con conseguente pericolo di incendio. La misura riguarda i veicoli dei modelli Peugeot 308 e 408. Mentre le comunicazioni stanno giungendo ai singoli proprietari, l'azienda ha reso noto che il provvedimento riguarda solo 34,367 veicoli, di cui 14.418 unità Peugeot 308, prodotte nel periodo dal 28 giugno 2011 al 1 ° aprile 2015 e 19.949 veicoli Peugeot 408, prodotti nel periodo dal 25 giugno 2010 al 20 maggio, 2015. Il difetto, sta all'interno del sistema di alimentazione, in particolare, nel tubo del combustibile del motore. Variazioni di pressione ripetute possono creare delle pericolose abrasioni del tubo del carburante causando delle perdite, aumentando il rischio di incendio. Inoltre il rischio di incendio persiste anche quando l'auto viene lasciata incustodita. Ed il costruttore conclude sinteticamente ''non si possono escludere condizioni di guida non sicure''. Anche se fino a oggi non si sono verificati incidenti legati a questo problema, l'azienda, ha spiegato il portavoce brasiliano del National Bureau of Consumer Ministero della Giustizia e Pubblica Sicurezza (Senacon / MJSP), ha voluto correre ai ripari prima che ciò potesse accadere. L'azienda sta informando i proprietari colpiti dal richiamo a portare i loro veicoli ad un concessionario Peugeot Citroen, che sostituirà il tubo del carburante a costo zero. È necessario, quindi, spiega Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, prestare la massima attenzione e rivolgersi alle autofficine autorizzate o ai concessionari nel caso in cui la propria autovettura corrisponda al modello in questione. Al singolo proprietario, infatti, non costa nulla tale tipo di verifica e nel caso in cui la propria autovettura sia oggetto del richiamo, l’intervento previsto è a totale carico della casa automobilistica che dovrebbe fornire anche un’autovettura sostitutiva per il periodo necessario alla manutenzione straordinaria. I “recall” di veicoli che possono risultare pericolosi, oramai sono una pratica molto comune nel mercato globale dove le aziende si giocano spesso la reputazione faticosamente costruita con mirate e costosissime azioni di marketing ma anche i propri bilanci con il fondato rischio di class action condotte da studi legali agguerritissimi e specializzati nell’aggredire finanziariamente le multinazionali. Tuttavia dietro ci sono spesso anche strategie di Responsabilità Sociale. La lista dei Recall della aziende mondiali è infinita. E, contrariamente a quanto si possa pensare, rappresenta un buon biglietto da visita per un colosso che spende milioni di euro per veicolare l’immagine di un’azienda con una forte Responsabilità Sociale. La reputazione si gioca soprattutto su questo campo.

Las Vegas: muoiono provando una Lamborghini.

Las Vegas: muoiono provando una Lamborghini. La vittima era sull'auto nel posto del passeggero, mentre l'uomo alla guida era l'istruttore Stava provando una Lamborghini su un circuito che fa parte delle attrazioni di Las Vegas l’uomo morto insieme al suo istruttore in seguito ad un terribile incidente stradale. L’auto è uscita di pista e schiantandosi ha preso fuoco in circostanze ancora tutte da chiarire. La vittima era un turista che ha pagato per fare un giro di prova sulla potente Lamborghini Aventador lanciata a velocità da gara da un pilota professionista. Si tratta di una delle attrazioni della città. L’attrazione di Las Vegas dove ha avuto luogo l’incidente, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, permette agli appassionati di auto sportive, come Lamborghini o Porche o Ferrari, di guidarne degli esemplari o di provare il circuito dal posto del passeggero. L'incidente si è verificato nel week-end.