mercoledì 17 maggio 2017
Dieselgate, Commissione UE ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia
Dieselgate, Commissione UE ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia. Nel mirino UE sono finite le emissioni prodotte dal modello Fiat 500X
Dopo le accuse dell'agenzia per la protezione ambientale americana sulla violazione delle norme sulle emissioni il 15 marzo anche la Commissione UE ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia, accusata di aver violato le norme europee sull'omologazione degli autoveicoli, in particolare per quanto riguarda le emissioni. Roma ha due mesi di tempo per chiarire se su alcune auto di Fiat Chrysler Automobiles (FCA), in particolare sul modello FIAT 500X, siano state usate tecnologie illegali per "truccare" le emissioni o se siano stati adottati rimedi per le auto in circolazione. In base alle regole europee, infatti, spetta alle autorità nazionali verificare se un tipo di automobile soddisfa le norme (prima di essere venduta). Se un costruttore di auto viola le norme, le autorità nazionali devono adottare misure correttive (come un richiamo) e applicare sanzioni (proporzionate e dissuasive). Il caso in questione si riferisce al processo di mediazione tra Italia e Germania, richiesto dal Ministero dei Trasporti tedesco nel settembre 2016 sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte dal modello Fiat 500X, omologato dall'Italia. L'ipotesi su cui lavora la commissione europea è che sia stata compiuta una frode ai danni dei consumatori montando software truccati sulle vetture prodotte dalla casa automobilistica. FCA era entrata in precedenza nel mirino delle autorità statunitensi, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, per alcuni dei suoi veicoli sui quali sarebbe stato montato il software che consente emissioni diesel più alte degli standard.
Sinistro stradale a causa del cinghiale? Spetta alla Regione risarcire i danni perché non ha fatto nulla per evitarlo
Sinistro stradale a causa del cinghiale? Spetta alla Regione risarcire i danni perché non ha fatto nulla per evitarlo. E' l’ente che deve vigilare sulla fauna selvatica: sulla strada statale non vi è prova della segnaletica di pericolo attraversamento né catarifrangenti
Sta diventando una vera e propria piaga quella dei cinghiali che a causa della loro incontrollata proliferazione, in branchi sempre più numerosi, stanno invadendo le campagne periferiche e si spingono sempre più all'interno delle città e dei centri abitati alla ricerca spasmodica di cibo. La conseguenza? Che aumentano giorno dopo giorno non solo gli avvistamenti - tanto da costituire ormai la normalità di molte aree urbane dalla capitale sino ai centri più piccoli - ma, purtroppo, anche gli incidenti stradali pure con esiti fatali come quelli recentissimi che hanno visto coinvolti quasi contemporaneamente due uomini uno a Roma e l'altro a Sannicandro Garganico (Fg) nelle notti comprese fra il 9 e 10 maggio scorso che si sono visti spezzata la vita solo perchè si sono trovati all'improvviso e nell'oscurità della notte due suidi di grosse dimensioni a sbarrargli la strada. Ma sono solo gli ultimi sfortunati di una serie che pare sia destinata ad aumentare così come i danni, se gli enti chiamati a vigilare sulla fauna selvatica non faranno qualcosa di concreto per contenerne la popolazione. In attesa che vengano adottate strategie efficaci in tal senso, nel caso di sinistro stradale, a risarcire i pregiudizi economici derivanti dagli animali selvatici ed in particolare da cinghiali è la Regione a dover pagare in quanto le spetta il compito istituzionale di vigilare sulla fauna selvatica. A prendere atto di questo principio è la sentenza 232/16, pubblicata dalla sezione civile del giudice di pace di Lanciano. Il magistrato onorario Miriam Avagnano, con complessa e puntuale motivazione, rilevato che nella fattispecie il sinistro era avvenuto su una strada statale in un tratto in cui risultava mancante la segnaletica di pericolo di attraversamento di animali selvatici, ha riconosciuto all'automobilista quasi 3.500 euro di risarcimento in base alle fatture del meccanico e del carrozziere. Il giudice di pace ha ritenuto fondanti i rilievi e le foto allegati al rapporto degli agenti del Corpo Forestale dello Stato intervenuti nell'immediatezza sul luogo dell'incidente dai quali emergeva che sull’asfalto non vi era nessuna traccia di frenata e nell’abitacolo l’airbag non si era aperto, a comprova del fatto che il veicolo non correva ma si era trovato all’improvviso innanzi il cinghiale, la cui carcassa era stata trovata ai margini della carreggiata. Peraltro, ai bordi della statale risultano carenti anche i catarifrangenti a riflesso direzionale che possono impedire l’attraversamento dell’animale selvatico. L’automobilista è riuscito a provare il nesso causale fra l’improvviso attraversamento del cinghiale e l’evento di danno. Non risulta invece che la Regione abbia delegato alla Provincia di provvedere al risarcimento dei danni nei sinistri provocati dagli animali selvatici, come invece ha fatto per quelli cagionati alle produzioni agricole e agli allevamenti. L’amministrazione, quindi, ha omesso di adottare tutte le misure idonee a evitare il fatto dannoso (peraltro prevedibile perché in zona è in atto un ripopolamento degli ungulati) e deve rispondere della condotta colposa secondo i dettami dell'articolo 2043 del codice civile. Insomma per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” si tratta di una decisione significativa e importante perchè precisa i criteri ai fini della risarcibilità di questo tipo di danni che, come detto, sono in sensibile aumento e costituirà un utile precedente anche per le molteplici azioni che la nostra associazione con i suoi consulenti ha avviato in vari fori del territorio nazionale.
martedì 16 maggio 2017
Scandalo “Dieselgate”: 38.000 decessi nel 2015 a causa dell'inquinamento che i costruttori hanno voluto nascondere.
Scandalo “Dieselgate”: 38.000 decessi nel 2015 a causa dell'inquinamento che i costruttori hanno voluto nascondere.
Uno studio pubblicato lunedì sulla rivista Nature sugli effetti del “Dieselgate”, il famigerato scandalo che ha visto coinvolti alcuni tra i più grandi colossi dell'industria automobilistica, a partire da Volkswagen, ha svelato effetti a dir poco preoccupanti sulla popolazione civile. L'ossido di azoto proveniente dai veicoli diesel oltre i limiti dichiarati dai produttori, avrebbe provocato 38.000 morti premature in tutto il mondo nel 2015. Circa l'80% di questi decessi si è verificato in tre macroregioni: l'Unione europea (UE), la Cina e l'India, secondo l'equipe di ricerca che ha visto la collaborazione del NGO ICCT (Consiglio internazionale per il trasporto pulito) con l'Università del Colorado, l'Istituto ambientale di Stoccolma e l'Istituto internazionale per analisi applicata dei sistemi, con sede negli Stati Uniti. Ossidi di azoto (Nox) e biossido di azoto (NO2), in particolare, sono gas di scarico nocivi per il sistema respiratorio. Il biossido di azoto (NO2) contribuisce alla formazione dell'ozono, un altro inquinante, nei giorni caldi e soleggiati. Nel 2015, ormai è noto, Volkswagen e altri produttori hanno usato dispositivi per ridurre al minimo il livello reale delle emissioni, che è risultato essere più alto dei test su strada rispetto a quelli in laboratorio. L'inquinamento causato relativo alle emissioni di NOx dai veicoli diesel sarebbero all'origine di 107.600 morti a livello globale nel 2015. Di questi, 38.000 sarebbero attribuibili alle "emissioni generato in eccesso" rispetto a quelle fornite dai test di laboratorio, sostengono i ricercatori. Le emissioni di NOx sono state più letali in Cina, con 31.400 morti premature, tra cui 10.700 attribuito alle emissioni in eccesso. Nell'area UE sarebbero state registrate 28.500 morti, di cui 11.500 causate dalle emissioni in eccesso, mentre in India 26.700, tra cui 9.400 attribuibili a quelle in eccesso rispetto ai limiti di valore dichiarati dai produttori. Nel complesso, i veicoli diesel che costituiscono il principale mercato automobilistico globale "producono il 50 % in più dell'ossido di azoto indicato ufficialmente nei limiti certificati", sostiene l'ICCT. I ricercatori hanno studiato undici mercati che costituiscono più dell'80% delle vendite di veicoli diesel nuovi nel 2015 (Australia, Brasile, Canada, Cina, UE, India, Giappone, Messico, Russia, Corea del sud, Stati Uniti d'America). Questi veicoli hanno emesso 13,2 milioni di tonnellate di NOx, in concreto, ossia 4,6 milioni di tonnellate in più, rispetto alle 8,6 milioni previste secondo i test condotti in laboratorio. Gli autobus e i camion pesanti sono i veicoli che hanno contribuito maggiormente a questo surplus, con il 76% delle emissioni totali in eccesso. Secondo i ricercatori, se i governi non prenderanno iniziative, il numero di morti premature a causa delle emissioni di NOx da veicoli diesel potrebbe raggiungere 183.600 all'anno nel 2040. La ricerca conclude sostenendo che standard più alti in merito agli scarichi degli autoveicoli potrebbero evitare 174.000 morti premature all'anno entro il 2040. Dati veramente allarmanti che non risultano essere contenuti nella relazione finale della Commissione d'inchiesta sulle misurazioni delle emissioni nel settore automobilistico e che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” meriterebbero un ulteriore approfondimento non essendo sufficiente la risoluzione approvata ad aprile dal Parlamento Ue con le raccomandazioni, non vincolanti, alle altre istituzioni comunitarie. È, quindi, l'occasione per le istituzioni europee di dare una dimostrazione concreta che conta più la salute dei suoi cittadini che il libero mercato e le lobby industriali ed economico - finanziarie.
Basta esportazioni di sabbia dall’Italia verso la Svizzera.
Basta esportazioni di sabbia dall’Italia verso la Svizzera. Lo Sportello dei Diritti plaude all'iniziativa dell’associazione ambientalista varesotta “Amici della Terra” che si è rivolta al Consiglio di Stato in merito ai presunti traffici illeciti di inerti
Un'iniziativa lodevole e alla quale facciamo un plauso. Così Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” dopo aver appreso l'inizitiva intrapresa dall’associazione varesotta “Amici della Terra” che si è rivolta al Consiglio di Stato ticinese per chiedere la sospensione dell’importazione di sabbia dall’Italia. La questione è stata prospettata per competenza anche alla Regione Lombardia. Tutto sarebbe partito da un’inchiesta di “Falò”, da cui sarebbe emersa la possibilità di traffici illeciti di rifiuti tossici sottesi all’accordo tra il Ticino e la Lombardia sul trasporto di inerti. Nella nota rivolta al Consiglio di Stato del Canton Ticino, l'associazione di Varese, ha chiesto alla giustizia amministrativa di prendere, sostanzialmente, tre decisioni: «sospendere l’importazione di sabbia dall’Italia; obbligarsi a riciclare il 95% degli inerti e usare quelli per le costruzioni; far gestire le terre da scavo direttamente dal Cantone e non da privati, senza nessuna eccezione».«Ovviamente - conclude la lettera - in questo modo si regolarizzerebbe tutta la situazione. Realizzare tutto ciò diventa irto di difficoltà e forse troppi sarebbero gli interessi ad esso contrari. Noi confidiamo, invece, che il Cantone sia superiore alle possibili spinte contrarie e voglia tener conto di quanto abbiamo proposto».
McDonald's blocca spot nel Regno Unito dopo critiche su lutto minori
McDonald's blocca spot nel Regno Unito dopo critiche su lutto minori. Il colosso americano ha dovuto ritirare un video pubblicitario giudicato di pessimo gusto
È polemica su McDonald's che nei giorni scorsi ha lanciato uno spot in cui si sfrutta il dolore personale per la perdita di un congiunto per vendere panini. Il colosso americano McDonald's, dopo molte critiche ha dovuto ritirare uno spot nel Regno Unito giudicato di pessimo gusto. Nella pubblicità, andata in onda per qualche giorno in tv, un ragazzino ricorda il padre morto parlando con la madre e in pratica riesce a ritrovare il sorriso solo quando va in un ristorante della catena Usa. Secondo Grief Encounter, un'associazione di volontariato per i minori che devono affrontare la perdita dei genitori, così si sfrutta il dolore personale per vendere panini, cercando di insinuare che un marchio possa contribuire ad aiutare chi soffre. La rete, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, alla vista di questa pubblicità, ha raccolto in poche ore commenti tra l’indignato e lo scandalizzato. Usare la morte come strumento pubblicitario è una aberrazioneculturale che va combattuta in tutte le sedi in cui sia possibile farlo. Non si può quindi che stigmatizzare la pubblicità di questo tipo. La morte e la vita non sono da sfruttare a fini commerciali.
Sparatoria in appartamento a Zurigo, italiano ferito grave
Sparatoria in appartamento a Zurigo, italiano ferito grave. Un uomo è rimasto gravemente ferito lunedì sera a seguito di una sparatoria avvenuta all’interno di un’abitazione a Glattbrugg. Quattro persone sono state arrestate
Un uomo di 41 anni ha sparato un colpo lunedì sera in un appartamento di Glattbrugg, nel comune di Opfikon (ZH), ferendo gravemente un 37enne. Oggi pomeriggio la polizia cantonale ha arrestato il presunto autore così come altre tre persone. Le forze dell'ordine sono state allertate alle 22.20: quando sono giunte sul posto lo svizzero di 41 anni non c'era più, si legge in un comunicato. La polizia ha subito avviato ricerche, e oggi ha rintracciato l'uomo a Zurigo. Il 37enne ferito, un italiano, è stato condotto in ospedale sempre ieri sera e si trova ancora in condizioni critiche. Anche altri tre uomini, un kosovaro di 23 anni, un austriaco di 36 e uno svizzero di 46 anni, sono stati arrestati in relazione all'episodio, le cui circostanze esatte non sono ancora note. Non si sa al momento quali siano i legami tra queste personalità, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Anche sul movente e sulla dinamica dei fatti vige tuttora uno stretto riserbo da parte della polizia e del Ministero pubblico.
USA: overdose di caffeina, ragazzo muore a 16 anni per troppe bevande
USA: overdose di caffeina, ragazzo muore a 16 anni per troppe bevande
Un ragazzo di 16 anni si è sentito male a scuola ed è morto per aver ingerito troppe bevande alla caffeina. Il fatto è successo negli USA in Sud Carolina. La notizia è riportata da diversi media Usa. Secondo il coroner, ad ucciderlo è stata un 'evento cardiaco che ha causato una probabile aritmia indotta da caffeina'. Il ragazzo, che pesava novanta chili e non aveva malattie precedenti, aveva ingerito un latte da McDonald, che contiene caffè, una bibita gassata grande con caffeina e un energy drink in appena due ore. Secondo le ricostruzioni il ragazzo potrebbe aver ingerito circa 470 milligrammi di caffeina in totale sommando le tre bevande, un valore superiore ai 400 milligrammi indicati dalle linee guida come soglia pericolosa. "Non si tratta di un'overdose di caffeina, spiega il coroner, Gary Watts , non è stata la quantità totale di caffeina nel sistema, è stato il modo in cui è stata ingerita in un così breve lasso di tempo, con un energy drink tracannato per ultimo". Alcune bibite possono essere estremamente pericolose per bambini e adolescenti, a tal punto che il loro consumo andrebbe rigidamente regolamentato e limitato come per l’alcool, il tabacco e i farmaci con ricetta. Alcuni dei prodotti, hanno infatti un contenuto di caffeina elevatissimo, quattro o cinque volte più forte delle più comuni bevande gassate. Le bevande contenenti caffeina, pertanto osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” non sono consigliate a persone particolarmente sensibili, tra le quali i bambini.
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