martedì 17 ottobre 2017

Troppo rame nel vino: Ministero della salute richiama un lotto di vino Barbera del Monferrato Ca’ Fornara. Scatta il ritiro sei supermercati

Troppo rame nel vino: Ministero della salute richiama un lotto di vino Barbera del Monferrato Ca’ Fornara. Scatta il ritiro sei supermercati Scatta di nuovo un’allerta alimentare per eccesso di rame nel vino. Il Ministero della Salute il 16 ottobre ha comunicato il richiamo di un lotto di vino Barbera del Monferrato Ca’ Fornara per la presenza di livelli di rame al di sopra dei limite legale. Il lotto in questione è prodotto da Laronchi Vini Srl nello stabilimento di via San Rocco, 3, a Boca in provincia di Novara. Il prodotto richiamato appartiene al lotto L18817B ed è venduto in bottiglie da 75 cl. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, consiglia di non consumare il lotto di vino in questione e di restituirlo al punto vendita d’acquisto. Il rame è un elemento utile per l’organismo in piccole quantità. Un’assunzione eccessiva di rame per via alimentare può causare sintomi come nausea, vomito, diarrea e febbre.

lunedì 16 ottobre 2017

La Cassazione nuovamente sull’anatocismo. No alla capitalizzazione degli interessi anche se annuale

La Cassazione nuovamente sull’anatocismo. No alla capitalizzazione degli interessi anche se annuale, a maggior ragione a seguito della legge 49 del 2016 che ha recepito la giurisprudenza in materia. Il correntista ha ragione ha chiedere l’annullamento della clausola anche se si trattava di «uso bancario» Un’altra significativa decisione che per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, da un ulteriore secco “stop” alle banche in tema di capitalizzazione degli interessi dei conti correnti è giunta in data di ieri dalla Corte di cassazione che ha ribadito per l’ennesima volta che gli usi bancari in materia di anatocismo non hanno alcun valore normativo ed una volta disconosciuta la loro natura di fonte di diritto la disciplina applicabile non può che essere quella legale, sicchè in difetto di successiva diversa pattuizione posteriore alla scadenza degli interessi, questi ultimi possono produrre a loro volta interessi soltanto dalla data della domanda giudiziale (ricorso monitorio). In sostanza, in tema di controversie relative ai rapporti tra la banca e il cliente correntista, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo a un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente e negoziato dalle parti in data anteriore al 22 aprile 2000, il giudice, dichiarata la nullità della predetta clausola, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., deve calcolare gli interessi a debito del correntista senza operare alcuna capitalizzazione. È quanto fra l’altro stabilito dall’ordinanza n. 24293 pubblicata il 16 ottobre 2017, che ha accolto il ricorso di una srl correntista. Inoltre, rilevano i giudici di legittimità, è destituita di fondamento l’obiezione della banca secondo cui la nullità della clausola anatocistica avrebbe ad oggetto esclusivamente il periodo trimestrale di capitalizzazione, lasciando in vita la convenzione integrabile per via interpretativa. Il vizio di nullità, infatti, afferisce alla intera clausola, in quanto la convenzione viola la norma imperativa prevista dall'art. 1283 c.c. applicabile "ratione temporis" al rapporto di garanzia in esame, non assumendo pertanto rilievo la intervenuta recezione normativa del divieto di capitalizzazione degli interessi bancari soltanto con l'art. 1, comma 629, della legge 27.12.2013 n. 147, normativa, peraltro, successivamente, integralmente ridisciplinata dall'art. 17 bis, del decreto legge 14 febbraio 2016, n. 18 convertito con modificazioni dalla L. 8 aprile 2016, n. 49 (recante "Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio") che ha sostituito l'art. 120 del Testo Unico delle leggi bancarie, atteso che la legge n. 147/2013 si è limitata a "normativizzare" un indirizzo giurisprudenziale del Giudice di legittimità già stabilizzato. Insomma, ancora una volta la giurisprudenza conferma la bontà delle azioni a tutela dei correntisti defraudati dall’avidità degli istituti bancari e ci consente di agire con più vigore nelle numerose cause avviate dallo “Sportello dei Diritti” in materia.

AIFA: troppa istamina nell'antibatterico, la Società Pfizer lo ritira dalle farmacie. Ecco i lotti

AIFA: troppa istamina nell'antibatterico, la Società Pfizer lo ritira dalle farmacie. Ecco i lotti La Società Pfizer, ha comunicato di aver iniziato una procedura di ritiro dalle farmacie di alcuni lotti della specialità medicinale GENTOMIL. La decisione di ritiro comunicata dall'AIFA, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si è reso necessario a seguito di elevati livelli di istamina presenti nella sostanza attiva della gentamicina solfato, prodotta dalla ditta Fujian Fukang in Cina, usata nel processo produttivo del medicinale Gentomil. Nello specifico, si tratta delle confezioni di GENTOMIL*IM IV 10F 80MG 2ML – AIC 029314059: Lotto Scadenza 5155 Luglio 2020, 5174 Ottobre 2020, 5187 Novembre 2020 e 6021 Febbraio 2021. Il medicinale GENTOMIL è utilizzato nel trattamento delle infezioni da germi sensibili alla gentamicina: Forme pleuro-polmonari: bronchiti, broncopolmoniti, polmonite franca-lobare, pleuriti, empiemi. Infezioni urinarie acute e croniche: cistiti, pieliti, cistopieliti, pielonefriti, calcolosi infette (del bacinetto, dell’uretere, della vescica), uretriti, prostatiti, vescicoliti. Stati settici: batteriemie, setticemie, setticopiemie, sepsi neonatali. Infezioni del sistema nervoso: meningiti, meningoencefaliti, ecc. Infezioni chirurgiche: ascessi, flemmoni, osteomieliti, infezioni traumatiche. Infezioni otorinolaringoiatriche: otiti medie purulente, sinusiti, mastoiditi, tonsilliti, faringotonsilliti. Infezioni ostetrico-ginecologiche: aborto settico, metriti, parametriti, salpingiti, salpingo- ovariti, pelviperitoniti, mastiti, ecc. Ustioni: infezioni insorte nelle gravi ustioni e nei trapianti cutanei, eventualmente in associazione alla forma topica. Le confezioni dei succitati lotti presenti in farmacia dovranno essere immagazzinate in apposita area sicura e quindi predisposte per lo smaltimento. La Società Pfizer comunicherà a breve le istruzioni sulla gestione di ritiro/distruzione e relativi indennizzi.

domenica 15 ottobre 2017

Tumori al seno, scoperta nuova proteina per migliorare terapie.

Tumori al seno, scoperta nuova proteina per migliorare terapie. Lo studio è stato condotto dal gruppo di ricerca del Centro di Biotecnologie Molecolari dell'Università di Torino Importante scoperta effettuata dal Centro di Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino. Una proteina, permetterà di migliorare le terapie contro il tumore al seno grazie ai tassani. Lo studio, condotto dal gruppo di ricerca guidato dal professor Emilio Hirsch e finanziato dall'Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale 'cancer Cell'. I ricercatori, Federico Gulluni, Miriam Martinie Chiara De Santis, hanno identificato un nuovo marcatore, PI3K-C2 alfa, che consentirà di selezionare in maniera più accurata le pazienti alle quali somministrare i tassani. Lo studio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, attesta che la proteina scoperta gioca un ruolo chiave nel controllo dei 'binari', ovvero i microtubuli, su cui i cromosomi si muovono quando la cellula si divide. Nel tumore al seno, spiegano i ricercatori, la diminuzione della proteina PI3K-C2 alfa è la causa di un cattivo funzionamento dei microtubuli, con conseguente aumento della sensibilità a farmaci che interagiscono con i microtubuli, come appunto i tassani, ovvero molecole derivanti dalle foglie dell’albero di tasso.

Sicurezza e trasporti d'emergenza. L'ultima invenzione per il trasporto dei neonati in ambulanza.

Sicurezza e trasporti d'emergenza. L'ultima invenzione per il trasporto dei neonati in ambulanza. Il Team Williams Advanced Engineering, una filiale della squadra britannica Williams F1, ha sviluppato una capsula di sicurezza per il trasporto di bambini appena nati in ambulanza Sotto il nome di Babypod 20, il team Williams Advanced Engineering, una controllata della squadra britannica Williams F1, ha sviluppato una capsula futuristica per il trasporto dei bambini neonati in ambulanza in modo sicuro. La capsula in questione è in fibra di carbonio, un materiale notoriamente utilizzato soprattutto per la sua resistenza e leggerezza, nello sviluppo delle monoposto di F1, ma che è anche già adottato da molti produttori di veicoli stradali per migliorare le prestazioni e la resistenza di alcuni modelli. L'interno è imbottito e dispone di un piano trasparente e scorrevole che permette una maggiore facilità di accesso al neonato da parte del personale medico. L'obiettivo del team Williams con la progettazione di questo nuovo dispositivo di trasporto è di applicare le più avanzate conoscenze e la ricerca sulla sicurezza per le automobili e i conducenti di veicoli a un'attività così delicata quale quella del trasporto d'urgenza dei neonati in ospedale. Tra le principali caratteristiche delle capsule Babypod 20 vi è quella di proteggere il bambino dal rumore e dalle vibrazioni, nonché di mantenere una temperatura costante, quindi funziona anche come una sorta d'incubatrice. Il Babypod 20, per il quale non è stata ancora indicata una data di commercializzazione dovrebbe avere un costo di circa 5.700 euro. Un'innovazione in tema di sicurezza e trasporti d'emergenza che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si augura di poter vedere presto anche nei nostri servizi di "118" per contribuire a garantire la sicurezza dei nostri piccoli e salvare tante nuove vite.

Il tè nero: un’arma utile micidiale per dimagrire

Il tè nero: un’arma utile micidiale per dimagrire. Un prezioso ausilio delle nostre diete contro il sovrappeso. A confermarlo una ricerca americana che ha studiato gli effetti sul metabolismo e sull’aumento dei batteri intestinali utili È quasi un luogo comune ritenere che una tazza di tè verde sia indispensabile e quasi insostituibile nelle diete dimagranti, tanto che sono moltissimi coloro che ormai l’hanno inserito di diritto nella propria colazione mattutina. Ma secondo una nuova ricerca effettuata dalla prestigiosa University of California, Los Angeles (UCLA), anche una tazza del classico tè nero può avere un impatto altrettanto significativo sui chili da smaltire. I test effettuati dagli studiosi americani si sono basati sulla somministrazione ad un campione di ratti di un estratto della pianta. Tra gli effetti più eclatanti vi sono stati la visibile alterazione nell’energia del metabolismo del fegato e un cambiamento dei metaboliti (prodotto del processo di metabolismo) nello stomaco. Ma v’è di più: dai risultati è emersa anche un’alterazione della percentuale di batteri intestinali –fattore associato ad un calo dell’obesità – e un aumento di quei batteri associati invece ad una massa corporea magra. È la leader dello studio, Susanne Henning, ha evidenziato che «finora credevamo che il tè verde contenesse dei polifenoli più efficaci e benefici per una dieta, visto che vengono assorbiti più facilmente dal sangue e dai tessuti». «Ma i nostri risultati indicano che anche il tè nero, attraverso uno specifico meccanismo che ha luogo nel microbiota umano, può contribuire alla buona salute e alla riduzione del peso negli esseri umani». Alla luce di questi importanti risultati, risulta evidente per i ricercatori statunitensi che entrambi i tè possiedano un fenomenale contenuto prebiotico, sostanze che stimolano la crescita di microorganismi che, a loro volta, contribuiscono al benessere generale di un individuo. La ricerca, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stata pubblicata sulla rivista scientifica European Journal of Nutrition ed è quindi un’ulteriore conferma delle caratteristiche positive che può dare l’assunzione quotidiana di questi infusi per il miglioramento del nostro stato di salute.

Frutta di stagione. Kaki (o Cachi), il pomo dalle sette virtù

Frutta di stagione. Kaki (o Cachi), il pomo dalle sette virtù Continua il percorso alimentare dello “Sportello dei Diritti” sulla frutta di stagione. E arrivati ad ottobre non potevamo non parlare del kaki (o cachi), un frutto tanto gustoso quanto ottimo per la nostra salute. Perfetti come colazione o come merenda, la loro coltivazione si perde nella notte dei tempi dell’agricoltura. Il loro paese d'origine è la Cina centro-meridionale e la pianta è chiamata l'albero delle sette virtù. I cachi, come molti frutti di questo periodo, sono ricchissimi di vitamina C che aiuta a rafforzare il nostro organismo e il nostro sistema immunitario. E poi vitamine del gruppo B, beta-carotene e potassio. Se consumato acerbo il frutto risulta astringente a causa della notevole quantità di tannino. Inoltre, essendo ricchissimi di fibre, hanno proprietà lassative e contribuiscono a regolare le normali funzioni del nostro intestino e a liberarsi dalle tossine. Da non dimenticare, poi il loro contenuto d'acqua per il quale sono perfetti per reidratare il nostro organismo e dunque a stimolare la diuresi. In ultimo, e non è un particolare di poco conto, aiutano a combattere la stanchezza autunnale e a ritrovare le nostre naturali energie. Per tale ragione sono perfetti al mattino, grazie al loro apporto di zuccheri ci aiutano ad affrontare al meglio la giornata e a regolare sin da subito la funzionalità intestinali. Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un gustoso toccasana che non possiamo permetterci di perdere per tutto l’autunno a venire.