venerdì 22 giugno 2018

Mondiali 2018: coca scandalo! Maglie della Colombia piene di droga.

Mondiali 2018: coca scandalo! Maglie della Colombia piene di droga. La polizia in Colombia ha fatto una scoperta incredibile: 14 maglie ufficiali della Colombia sono state filtrate nella cocaina. La fantasia dei narcotrafficanti, insomma, non conosce limiti. La polizia in Colombia ha fatto un'incredibile scoperta. All'aeroporto di Bogotà sono state sequestrate 14 maglie ufficiali della coppa del mondo della squadra nazionale colombiana con cocaina liquida. Le maglie sono state impregnate di coca liquefatta, allo stato secco del peso di cinque chilogrammi di cocaina pura del valore di 3,2 milioni di euro. Il pacchetto con le magliette doveva essere inviato a Groningen in Olanda. I trafficanti di droga vogliono usare sempre più la febbre del calcio per gestire il traffico di droga, riferisce la polizia colombiana. Ormai, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i narcotrafficanti utilizzano, in particolare nei lunghi tragitti, una vasta gamma di ingegnosi sistemi per nascondere la droga trasportata. Metodi più sofisticati, come ricordano gli esperti della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), che prevedono l’uso di materiali assorbenti come stoffe, cartone e libri, che con particolari procedimenti chimici riescono a trattenere lo stupefacente che viene poi recuperato con altri processi. Per confezionare capi di abbigliamento intrisi di cocaina occorre preparare una soluzione al 30% di cocaina base in alcol. L’indumento viene immerso in quella soluzione e successivamente estratto si lascia sgocciolare fino al completo essiccamento. Anche in questo caso sono state scoperte dalla Polizia tecniche di occultamento difficilmente individuabili.

Ministro allatta in Parlamento, ovazione per Karina Gould.

Ministro allatta in Parlamento, ovazione per Karina Gould. Il ministro federale ha ricevuto migliaia di attestati di stima e solo qualche critica. Il video è diventato virale. "Allattamento al seno sia protetto come un diritto umano", lo Sportello dei diritti lancia un appello. Il ministro federale canadese Karina Gould ha ricevuto migliaia di attestati di stima per aver allattato il suo bambino di tre mesi mentre, in Parlamento, la collega Ginette Petitpas Taylor discuteva il piano di legalizzazione della marijuana. La quasi 31enne è la prima ministro federale del Canada ad aver avuto un bambino durante il suo incarico e il suo piccolo Oliver ha conosciuto presto persone e ambienti della politica, compreso Justin Trudeau. «Non bisogna vergognarsi di allattare! Il bambino ha bisogno di mangiare e io dovevo votare».Ai pochi che l’hanno criticata Karina Gould ha risposto: «Nutrire vostro figlio significa riportare indietro le donne? Usare il nostro seno così come dovrebbe essere usato significa riportare indietro le donne? No. Rimproverare le donne che allattano i propri figli in pubblico ci riporta indietro. Teniamoci saldi». Il video è diventato virale. Nella fattispecie, ribadisce Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il principio secondo il quale l'allattamento al seno è il principale determinante di salute nei primi anni di vita: è doveroso da parte di ognuno, istituzioni in primis, promuoverlo e favorirlo, garantendo il diritto delle mamme di allattare liberamente e va protetto, in qualsiasi luogo avvenga. I governi devono dunque fare di più, tra le misure per sostenerlo. L'Onu indica l'adozione e il rafforzamento delle leggi per mettere fine alla pubblicità fuorviante, e proteggere in modo adeguato la maternità e le donne dalla discriminazione legata all'allattamento.

giovedì 21 giugno 2018

Albinismo: giornata internazionale di sensibilizzazione a Dakar.

Albinismo: giornata internazionale di sensibilizzazione a Dakar. Nella capitale del Senegal si è parlato di come sconfiggere una delle peggiori discriminazioni fondata solo su false credenze Lo scorso 13 giugno presso il centro culturale Douta Seck di Dakar, in Senegal, in una conferenza di valenza internazionale si è discusso su un tema che dovrebbe apparirebbe assurdo nella nostra epoca, ma che ancora risulta del tutto attuale: la discriminazione degli albini. Una odiosa prassi che continua a perpetuarsi in particolare in Africa, fondata esclusivamente su false credenze ancestrali. La diversità, infatti, è da sempre motivo di segregazione e persecuzione, ma per la comunità albina, in alcuni zone di paesi come la Tanzania o comunque la macroregione dei Grandi Laghi, dove le antiche credenze sciamaniche sono a volte più radicate delle spiegazioni mediche, è quasi un fatto culturale. È inoltre opinione diffusa che la nascita di un bambino albino sia dovuta al tradimento della madre con un uomo bianco o alla reincarnazione degli antichi coloni europei. Le persone con questa rara malattia ereditaria, che causa una mancanza di pigmentazione della pelle, dei capelli e degli occhi, sono vittime di discriminazione in molte zone del continente culla dell’umanità, dove sono vittime di violenza e talvolta uccise: parti dei loro corpi sono usate nei rituali per propiziarsi la fortuna. Dal 2000 a oggi, oltre 75 albini risulterebbero essere uccisi nella sola Tanzania. Sono circa 17mila gli albini della Tanzania, e a causa degli atti di violenza, molti di loro vivono protetti dal governo. È nel nord del Paese che si concentrano i maggiori attacchi, soprattutto ai danni dei minori. Le diverse parti del corpo vengono perlopiù utilizzate per riti di stregoneria tribale. C’è chi pensa che ingerire pozioni contenenti parti del corpo di un albino possa portare ricchezza. Tra le credenze più diffuse c’è quella secondo cui avere rapporti sessuali con una donna albina può guarire dall’Aids. Dal 2000 a oggi sono 75 le persone uccise. Per un pezzo del corpo di un albino c’è chi arriva a spendere 80mila dollari. Si tratta di un problema, che Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utile portare nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica per sensibilizzare tutti coloro che anche in Europa continuano a discriminare gli albini, tenuto conto anche dell’inevitabile esportazione di credenze popolari connessa ai fenomeni migratori dalle zone dell’Africa in cui la segregazione assume una valenza culturale e che può e dev’essere sconfitta.

Gli europei che hanno trascorso cinque anni nel Regno Unito dovranno pagare 73 euro per rimanere dopo la Brexit

Gli europei che hanno trascorso cinque anni nel Regno Unito dovranno pagare 73 euro per rimanere dopo la Brexit Il Ministero dell'Interno britannico giovedì ha comunicato alcuni dettagli sul futuro dei cittadini dell'UE che vivono nel Regno Unito dopo la Brexit. A partire dal 29 marzo 2019, data di partenza dal paese dell'Unione Europea, gli europei che hanno vissuto nel paese per cinque anni dovranno pagare 65 sterline (73 euro), dare il proprio nome e indirizzo e, inoltre, dimostrare che non hanno una fedina penale sporca per qualificarsi per lo "status regolare" e poter rimanere nel Regno Unito senza limiti. I bambini sotto i 16 anni dovranno pagare solo 32,50 sterline (37,22 euro). "I cittadini dell'UE possono richiedere lo stato di residenza in tre semplici passaggi per un prezzo inferiore al passaporto", ha dichiarato il ministero dell'Interno in un comunicato stampa. I cittadini europei che hanno vissuto nel Regno Unito per almeno cinque anni devono richiedere lo "status regolare" durante il periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles. D'altra parte, quelli che sono arrivati più di recente dovrebbero richiedere il pre-sede. I cittadini che ottengono quest'ultimo status possono continuare nel Regno Unito fino a quando non raggiungono l'età di cinque anni, momento in cui devono presentare domanda per il posto. Il Dirigente conservatore ha spiegato che la scadenza per richiedere entrambe le categorie sarà prorogata fino al 30 giugno 2021 - sei mesi dopo la fine del periodo di transizione concordato tra Londra e Bruxelles - e le persone che lo otterranno saranno trattate come cittadini britannici in relazione a assistenza sanitaria, istruzione e pensioni. "I cittadini dell'UE danno un grande contributo alla nostra economia e alla nostra società, sono nostri amici, familiari e colleghi e noi vogliamo che rimangano", ha dichiarato il ministro dell'Immigrazione, Caroline Nokes. Inoltre, i familiari di queste persone che vivono in un altro paese possono recarsi nel Regno Unito anche dopo la fine del periodo di transizione, a condizione che il rapporto di parentela esistesse prima del 31 dicembre 2020 e continua ad esistere una volta trasferito nel Regno Unito. "Stiamo dimostrando reali progressi e non vedo l'ora di sentire ulteriori dettagli su come l'Unione europea farà accordi reciproci per i cittadini britannici che vivono nell'UE", ha detto Nokes. L'esecutivo di Theresa May si aspetta che oltre tre milioni di cittadini europei facciano questa richiesta una volta disponibile, prevedibilmente entro la fine dell'anno. L'applicazione, che sarà disponibile nelle 23 lingue dell'UE, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, può essere effettuata online attraverso la pagina Executive o un'applicazione per il telefono cellulare. Una volta che l'applicazione è completata. il Ministero lo studierà e darà una risposta nel "tempo più breve possibile". " Non cerchiamo scuse per non concedere questo status, ci deve essere un ottimo motivo per cui non lo si ottiene", ha detto il ministro dell'Interno Sajid Javid giovedì in una commissione della camera alta del parlamento.

Scopre in diretta su Facebook che la sua casa sta bruciando

Scopre in diretta su Facebook che la sua casa sta bruciando. Un abitante di Evionnaz si trovava a Losanna mercoledì sera. Quando si è connesso a internet ha avuto una doccia fredda: casa sua era in fiamme Quando le fiamme sono divampate a Evionnaz (VS) mercoledì sera attorno alle 20.30, Philippe una delle vittime del violento incendio,si trovava a Losanna per motivi di lavoro. Il 59enne a un certo momento si è connesso a Facebook e ha visto un video: casa sua stava bruciando! L'uomo non si è fatto illusioni quando ha visto l'intensità delle fiamme ed ha capito che stava perdendo tutto. Ha preferito dormire a Losanna perché non ha avuto il coraggio di vedere con i suoi occhi i danni, ha raccontato Philippe ai giornali. Stamattina è arrivata la conferma, il rogo gli ha portato via tutto quanto: il suo atelier in cui ripara le macchine di caffè che vende, l'auto acquistata il mese scorso, il suo camper.Tutto si è ridotto in cenere ha raccontato amareggiato. In totale, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono stati colpiti dall'incendio tre edifici, due dei quali di proprietà dell'Esercito che è stato circoscritto solo verso mezzanotte dai pompieri. La causa dell'incendio è ancora sconosciuta.

Brodo granulare ai funghi Bauer richiamato per presenza indesiderata di allergene. L’allerta del Ministero della Salute

Brodo granulare ai funghi Bauer richiamato per presenza indesiderata di allergene. L’allerta del Ministero della Salute Un nuovo richiamo di prodotti alimentari è stato lanciato in queste ore dal Ministero della Salute in una nota pubblicata come al solito sul sito nella pagina dedicata alle allerte alimentari nella sezione “Avvisi di sicurezza”. Interessato dal provvedimento un lotto del Brodo granulare ai funghi Bauer. Il motivo del richiamo dagli scaffali dei supermercati e dai negozi di internet è il rischio di presenza di allergeni non dichiarati in etichetta e quindi potenzialmente pericolosi per il consumatore soggetto ad allergie a causa di possibili shock anafilattici. Il richiamo riguarda il lotto L0008440 con scadenza minima 03/21, attualmente sul mercato in barattolo con tappo di plastica da 120 g/ prodotto da BAUER S.p.A., Via Kufstain, 6 Trento. In particolare, è stata riscontrata la presenza indesiderata di allergene noce durante controlli interni eseguiti. BAUER, raccomanda ai soggetti allergici alla noce di non consumare il brodo granulare. Il prodotto, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, può essere restituito in qualsiasi punto vendita, dove sarà rimborsato anche in assenza dello scontrino oppure rivolgendosi all'azienda chiamando il numero 0461944350. Il prodotto non idoneo per i soli consumatori allergici alla noce.

"Potrebbe fare male":Consiglio superiore della sanità blocca la vendita della cannabis "light". Il motivo «non può esserne esclusa la pericolosità»

"Potrebbe fare male":Consiglio superiore della sanità blocca la vendita della cannabis "light". Il motivo «non può esserne esclusa la pericolosità» Stretta"sui canapa shop" in pieno boom: il Consiglio superiore della sanità (Css) in un parere richiesto dal ministero della Salute sul tema, in riferimento ai «prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa» ha ritenuto che «non può essere esclusa la pericolosità». I prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa,evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sono attualmente venduti nei 'canapa shop' come un prodotto da collezione, dunque non destinato al consumo. Secondo quanto indicato, "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni, non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine». Pertanto, il Css mette però in guardia rispetto ad un possibile uso di tali prodotti, avvertendo che «non può essere esclusa la pericolosità» della cosiddetta cannabis o marijuana light. Per questo «raccomanda che siano attivate nell'interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita».