venerdì 21 dicembre 2018

Allergene non dichiarato, richiamati gamberetti precotti in salamoia

Allergene non dichiarato, richiamati gamberetti precotti in salamoia. Prodotto contiene solfiti non dichiarati in etichetta estremamente pericolosi per soggetti sensibili. L’allarme è stato lanciato dall'Azienda sanitaria della Regione Liguria (Alisa). Interessate al ritiro del prodotto Calabria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto La tutela de consumatore e la sua salute, prima di tutto. Cresce l’attenzione per la sicurezza alimentare ancora di più se ha a che fare con le allergie. Per questo l'Azienda sanitaria della Regione Liguria (ALISA) ha diffuso il richiamo dei “gamberi precotti in salamoia”, commercializzati dalla ditta Riunione Industrie Alimentari Srl con sede in Genova per la possibile presenza di allergeni (solfiti) non dichiarati in etichetta. La nota è stata pubblicata direttamente sul sito ufficiale della Regione Liguria a seguito di analisi di laboratorio effettuate dal servizio veterinario di Asl3. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda ai consumatori allergici che avessero acquistato il prodotto a non consumarlo e riportarlo al più presto al punto vendita o alla più vicina sede della Asl, in quanto “estremamente pericoloso per i soggetti sensibili”. L’allarme è stato lanciato da Alisa, attraverso la Struttura Complessa per la Sicurezza Alimentare che ha immediatamente inserito e validato nel sistema IRASFF Rapid Alert System for Food and Feed (portale europeo delle allerte) l’informazione e ha allertato contemporaneamente il nodo nazionale presso il Ministero della Salute e le altre regioni interessate al ritiro del prodotto (Calabria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto). La ditta sta provvedendo al ritiro del prodotto dal commercio.

Allergene non dichiarato, Despar Veggie richiama Dolce di Natale vegano al cioccolato.

Allergene non dichiarato, Despar Veggie richiama Dolce di Natale vegano al cioccolato. Ministero della salute segnala richiamo "rischio per i consumatori allergici e intolleranti" La tutela de consumatore e la sua salute, prima di tutto. Cresce l’attenzione per la sicurezza alimentare ancora di più se ha a che fare con le allergie. Per questo il Ministero della salute ha diffuso il richiamo di un lotto di dolce di Natale vegano al cioccolato a marchio Despar Veggie per la possibile presenza di tracce di latte e di proteine del latte non dichiarate in etichetta. La nota è stata pubblicata direttamente sul sito ufficiale del Ministero della Salute e riguarda le confezioni da 750 grammi con il numero di lotto 8290, da consumarsi preferibilmente entro il 30/04/2019, realizzate per Despar dall’azienda Vergani Srl nello stabilimento presso lo stabilimento di via di via Oristano 5, a Milano. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda ai consumatori allergici alle proteine del latte o intolleranti al lattosio, di non consumare il dolce oggetto del richiamo e di restituirlo al punto vendita d’acquisto. Per tutti gli altri consumatori il prodotto è del tutto sicuro. La segnalazione è stata pubblicata sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute.

Stress: si vede dagli occhi. Secondo una nuova ricerca, è possibile capire se una persona sta soffrendo psicologicamente dalle dimensioni delle pupille

Stress: si vede dagli occhi. Secondo una nuova ricerca, è possibile capire se una persona sta soffrendo psicologicamente dalle dimensioni delle pupille Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima: qualsiasi emozioni proviamo, dunque, la esterniamo attraverso le nostre espressioni. A questo comune modo di dire, i ricercatori dell’Università del Missouri, negli USA, in uno studio pubblicato nella rivista scientifica International Journal of Human-Computer Interaction, aggiungono un curioso dato di fatto: le nostre pupille riflettono anche la mole di stress che affrontiamo nella nostra routine quotidiana, e in particolare nel posto di lavoro. «Se i nostri organi vitali non sono in buone condizioni, significa che c'è qualcosa che non va in noi e i dottori dovranno cercare di capire di che si tratta», ha dichiarato Jung Hyup Kim, assistente professore del MU College of Engineering, presso l’università americana. «Ma che dire della nostra salute mentale? Al momento non esiste un’unità di misura del benessere psicologico delle persone. Tuttavia, abbiamo scoperto che le dimensioni delle nostre pupille possono essere la chiave per misurare questo stato». Anche se tutti noi esprimiamo e gestiamo il nostro livello di stress in modo diverso, l'equipe del dottor Kim è convinta che questo strumento di misura sia universale, e possa essere verificato durante un’attività di multitasking al lavoro, o una performance dove ci viene richiesto di svolgere diversi compiti con diversi coefficienti di difficoltà. Il team ha impiegato una tecnologia di monitoraggio oculare per osservare la reazione dei partecipanti di fronte ad eventi quotidiani o cambiamenti inaspettati – per esempio il suono di un allarme. Secondo i risultati pubblicati, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la dilatazione della pupilla è un segnale che indica il livello di stress e tensione di una persona all’interno di un ambiente multitasking, e ciò può fornire delle informazioni utili per creare nuovi sistemi, nell’ambito del lavoro, in cui gli impiegati si sentano più tranquilli e meno sotto pressione dal punto di vista psicologico. «Sarebbe bello se le persone potessero lavorare perfettamente in ogni occasione», continua il professore. «Ma se siamo stanchi, spesso commettiamo errori. Per questo, monitorando il livello di stress mentale di un lavoratore, possiamo possibilmente prevenire errori futuri».

Salviamo "La Gazzetta del Mezzogiorno": appello per salvare 130 anni di storia e di racconti del Sud

Salviamo "La Gazzetta del Mezzogiorno": appello per salvare 130 anni di storia e di racconti del Sud Dal 24 settembre scorso ed a seguito del noto sequestro operato sui beni dell'editore e imprenditore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, "La Gazzetta del Mezzogiorno", lo storico quotidiano che ha da poco celebrato 130 anni di storia, rischia di vedere la fine e con lei decine e decine di professionisti e collaboratori che possono perdere il posto di lavoro e che passeranno le festività natalizie senza stipendio nè tredicesima. Senza entrare nel merito della gestione degli amministratori giudiziari, si tratta, tuttavia, di una situazione drammatica che merita una soluzione immediata e una presa d'atto da parte di tutte le autorità interessate, perchè per Giovanni D’Agata dello “Sportello dei Diritti”, non è possibile disperdere un patrimonio storico - culturale di tutto il Meridione e quindi dell'Italia. Ecco perchè crediamo che l'appello al Presidente della Repubblica, formulato dall'assemblea dei giornalisti del giornale e affidato al Comitato di Redazione, debba essere rilanciato al fine di sensibilizzare tutte le istituzioni competenti, a partire da quelle della Giustizia affinché, indipendentemente dagli esiti del procedimento in corso, possa essere salvaguardata la dignità dei lavoratori e conservato il valore storico della Gazzetta del Mezzogiorno perseverandolo anche per il futuro.

giovedì 20 dicembre 2018

PORSCHE richiama 75000 auto per problema al software. Operazione in officina per risolvere difetto

PORSCHE richiama 75000 auto per problema al software. Operazione in officina per risolvere difetto Richiamo nel mondo per Porsche Panamera per un aggiornamento al software dell'assistenza elettrica dello sterzo. Porsche ha deciso di richiamare esattamente 74.585 veicoli, in un'iniziativa preventiva decisa dopo aver rinvenuto un malfunzionamento. Una volta richiamati i veicoli saranno sottoposti a un aggiornamento del software che dovrebbe richiedere solo un'ora e essere gratuito per il cliente: ai consumatori colpiti Porsche suggerisce di evitare l'uso dell'auto fino a quando il difetto non sarà corretto. ''A causa di un'improbabile serie di eventi'' - spiega Porsche - i guidatori potrebbero perdere l'assistenza elettrica dello sterzo che potrebbe fallire spontaneamente per un periodo di tempo limitato ma l'auto in ogni caso potrebbe essere fermata frenando o mettendola in folle. Porsche precisa di non essere al corrente di nessun incidente causato dal difetto rinvenuto sui veicoli richiamati, che includono modelli prodotti tra il 21 marzo 2016 e il 6 dicembre 2018. Gli specialisti delle officine sono tenuti a riprogrammare l'unità di controllo corrispondente come misura precauzionale con un record di dati modificato. ''A prescindere delle straordinarie circostanze che dovrebbero verificarsi prima che un consumatore incorra in un problema, prendiamo questa misura perchè siamo impegnati nella sicurezza dei veicoli'' afferma il portavoce dell'area tecnica di Porsche. ''Abbiamo la soluzione e un'ampia rete di distributori pronti a offrire il servizio'' di aggiornamento, continua. Una parte di questi 75.000 veicoli interessati è stato venduto anche in Italia. I numeri esatti non si conoscono ancora. La casa di Stoccarda fa parte del gruppo Volkswagen, coinvolto di recente nello scandalo della manipolazione dei motori diesel. Nell’attività a tutela dei consumatori e dei proprietari o possessori di veicoli a motore, lo “Sportello dei Diritti” ancora una volta anticipa in Italia l’avvio di procedure di tal tipo da parte delle multinazionali automobilistiche anche a scopo preventivo, poiché non sempre tutti coloro che possiedono una vettura tra quelle indicate viene tempestivamente informato. Per il presidente Giovanni D’Agata dello “Sportello dei Diritti”, anche se Porsche non ha sino ad oggi registrato incidenti a causa di questo problema, il rischio è sempre latente. Pertanto i consumatori e i proprietari di veicoli a motore interessati devono quindi prestare la massima attenzione e rivolgersi alle autofficine autorizzate o ai concessionari della Porsche nel caso in cui la propria autovettura corrisponda ai modelli in questione. Gli uomini della rinomata casa automobilistica tedesca dovranno apportare i dovuti correttivi e risolvere un problema non certo grave, ma destinato comunque a suscitare non poca preoccupazione per la difettosità segnalata che è ancora più rischiosa se si pensa alla potenza di accelerazione che hanno questi modelli. Porsche non ha immediatamente annunciato un programma di notifica. I proprietari possono chiamare la casa automobilistica al numero 800-767-7243 o visitare il suo sito Web per verificare il numero di identificazione del veicolo e saperne di più.

Protesi mammarie e cancro: Allergan ritira dal mercato europeo protesi al seno per potenziale legame con una rara forma di cancro, il linfoma anaplastico a grandi cellule.

Protesi mammarie e cancro: Allergan ritira dal mercato europeo protesi al seno per potenziale legame con una rara forma di cancro, il linfoma anaplastico a grandi cellule. La decisione riguarda le protesi testurizzate che si caratterizzano per la loro superficie ruvida e sono utilizzate soprattutto in Europa. La richiesta di sospendere la vendita arriva dall'autorità regolatoria francese (ANSM), L'azienda farmaceutica Allergan ha annunciato mercoledì la sospensione della vendita delle protesi al seno testurizzate e il ritiro di tutti i lotti rimanenti nei paesi dell'Unione europea. La decisione arriva dopo che l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Medicinali e dei Prodotti Sanitari (ANSM, Francia) ha confermato che sono stati identificati tra le donne che portano delle protesi al seno tra il 2011 e il giugno 2016, ventinove casi di una rara forma di cancro, il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL). Un gruppo di esperti istituito dal National Cancer Institute (INCA) ha concluso che esiste un chiaro legame tra l'insorgenza di linfoma e l'uso di una protesi mammaria. Lo studio, inoltre, ritiene che la malattia assume un decorso lento e può essere controllato con la rimozione chirurgica della protesi e della capsula circostante. Le conclusioni sono basate su una revisione esaustiva della letteratura medica per quanto riguarda le protesi mammarie e il linfoma anaplastico a grandi cellule o ALCL, un tipo di cancro del sistema immunitario che è stato collegato alle protesi del seno più di un decennio fa, grazie al contributo di un gruppo multidisciplinare di esperti. Il team di scienziati hanno identificato 36 casi pubblicati di linfoma non-Hodgkin tra le donne con protesi al seno, di cui 29 sono stati diagnosticati come il linfoma anaplastico a grandi cellule. Almeno 12 delle 29 donne avevano una precedente storia di un diverso tipo di cancro, tra cui otto avevano subito la mastectomia per tumore al seno e due che avevano una precedente storia di ALCL. Mentre alcuni pazienti hanno ricevuto chemioterapia e/o radioterapia, il trattamento in molti casi consisteva nel rimuovere chirurgicamente l'impianto interessato e il tessuto. Il gruppo ha concluso che l'evidenza suggerisce un'associazione tra protesi mammarie e il linfoma anaplastico a grandi cellule. Gli esperti raccomandano che la comparsa di un sacco pieno di liquido nei pressi di un seno impiantato sei o più mesi dopo l'intervento chirurgico dovrebbe portare ad una valutazione diagnostica completa per il linfoma anaplastico a grandi cellule. Inoltre, ANSM segnala che "nessun produttore ha dimostrato la biocompatibilità delle sue protesi al seno strutturato" e che la documentazione tecnica è "insufficiente". Intanto per il 2018 si prevede che il ricavo dalla vendita di protesi testurizzate in Europa si attesterà intorno ai 60 milioni di dollari. La sospensione della vendita in Europa, precisa la multinazionale, non riguarderà il mercato statunitense. I prodotti intesi per la vendita sul mercato europeo ricevono una "marcatura CE" da parte dell'organismo certificato GMED. la marcatura CE per i prodotti della Allergan è scaduta domenica scorsa, poco prima che l'agenzia francese ne richiedesse il ritiro dal mercato. La Allergan ritirerà tutti i lotti rimanenti delle protesi testurizzate dai mercati europei e sta collaborando fattivamente con l'autorità francese, ma ha specificato che le protesi lisce di sua produzione, la cui marcatura CE è stata rinnovata, rimarranno sul mercato. Su 10 milioni circa di protesi mammarie di marche differenti impiantate nel mondo sono stati descritti rarissimi casi di linfoma originatosi dalla capsula intorno alla protesi (sia in silicone che salina) riporta Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, 75 casi totali con 4 decessi, senza relazione con una specifica ditta produttrice. A tutte le donne che hanno protesi mammarie, dunque, si raccomanda di effettuare regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici.

Cannabis. Studio americano: fumare derivati della marjuana può causare cambiamenti genetici allo sperma degli uomini.

Cannabis. Studio americano: fumare derivati della marjuana può causare cambiamenti genetici allo sperma degli uomini. Ricercatori della Duku University consigliano agli uomini di smettere di fumare cannabis almeno sei mesi prima di provare a iniziare a fare dei figli È spesso considerata come una delle droghe più “sicure”, se è concessa la licenza, ma sembra che la cannabis possa avere alcuni preoccupanti effetti collaterali sulla fertilità maschile. Un nuovo studio condotto da ricercatori della Duke University avrebbe scoperto che gli uomini che fumano cannabis hanno un numero di spermatozoi inferiore. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato lo sperma di uomini che avevano fumato cannabis almeno settimanalmente per i sei mesi precedenti. Il loro sperma è stato confrontato con quelli che non avevano usato marijuana negli ultimi sei mesi e non più di 10 volte nella loro vita. L'analisi ha rivelato che maggiore è la concentrazione di THC nell'urina maschile, minore è il numero di spermatozoi e più evidenti sono state le modifiche genetiche al loro sperma. Il THC sembra avere un impatto su diversi geni, compresi quelli che sono coinvolti nell'aiutare gli organi del corpo a raggiungere la loro piena dimensione e quelli che regolano la crescita durante lo sviluppo. La dottoressa Susan Murphy, che ha diretto lo studio, ha dichiarato: "In termini di cosa significhi per il bambino in via di sviluppo, semplicemente non lo sappiamo". Sulla base dei risultati, i ricercatori suggeriscono che gli uomini dovrebbero smettere di fumare cannabis per almeno sei mesi prima di provare a mettere su famiglia. La dottoressa Murphy ha aggiunto: "In assenza di uno studio più ampio e definitivo, il miglior consiglio sarebbe quello di presumere che questi cambiamenti ci saranno. Non sappiamo se saranno permanenti. Direi come precauzione, smettere di usare la cannabis per almeno sei mesi prima di provare a concepire. " Perché non ascoltare questo semplice consiglio, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”?