giovedì 19 settembre 2019
Alcoltest illegittimi? Se l’etilometro risulta positivo è l’accusa che deve provare che l’etilometro è revisionato e funziona
Alcoltest illegittimi? Se l’etilometro risulta positivo è l’accusa che deve provare che l’etilometro è revisionato e funziona. Lo “Sportello dei Diritti”: importantissimo cambio di orientamento della Cassazione: assimilabile agli accertamenti con l’autovelox quelli con l’alcoltest. Validi anche in ambito penale i principi della sentenza costituzionale sugli autovelox: è l’accusa che deve provare il superamento del tasso-soglia che costituisce reato
Tutti gli strumenti di misura e in special modo quelli elettronici possono sbagliare, specialmente se non revisionati e controllati periodicamente. Ma gli errori non possono essere causa di conseguenze anche penalmente rilevanti e che quindi possono riflettersi sulla libertà delle persone. Ciò vale, quindi, pure per quelli che servono ad accertare la guida in stato di ebbrezza. Ovviamente applicando il principio di ragionevolezza, nonché le regole che dovrebbero improntare ogni accertamento amministrativo e giudiziario quando il risultato dell’alcoltest è positivo spetta all’accusa provare che l’etilometro funziona regolarmente, risulta omologato e sottoposto a revisione Lo diciamo noi dello “Sportello dei Diritti”, ma lo afferma anche con un’importante sentenza, la numero 38618/19, resa in data odierna 19 settembre, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione. Per i giudici di legittimità, con questo nuovo orientamento, assume sostanziale rilevanza la sentenza della Corte Costituzionale 113/15 che ha disposto l’obbligo di dimostrare il controllo periodico degli strumenti di misurazione della velocità a garanzia della sicurezza stradale. Un obbligo esteso dalla giurisprudenza civile anche all’etilometro, che dunque deve valere anche nel penale, pena una distonia nel sistema. Non vi è dubbio che tocchi al pubblico ministero dover dimostrare i fatti costitutivi del reato, che nel caso di quello ex articolo 186 Cds è il superamento del tasso alcolemico nel sangue del guidatore previsto come soglia di rilevanza penale. Nella fattispecie, è stato accolto il ricorso di un’automobilista condannato in primo e secondo grado. In particolare, viene ritenuto fondato il motivo secondo cui l’etilometro nella specie risulta solo omologato mentre soltanto la revisione periodica prevista dal regolamento di esecuzione Cds garantisce precisione dello strumento e attendibilità del risultato. E invoca l’assimilazione al principio affermato dalla Consulta sugli autovelox. La sentenza costituzionale 113/15 enuncia un canone di razionalità pratica: qualsiasi apparecchio, specie se elettronico, è soggetto a obsolescenza e non sottoporlo a manutenzione appare «intrinsecamente irragionevole» specialmente in un settore di particolare rilevanza sociale come la circolazione stradale. Insomma: non basta la prova dell’omologazione ma bisogna anche dimostrare che l’apparecchio è stato revisionato. Vi è da specificare che l’orientamento sinora applicato dalla giurisprudenza che riteneva sufficiente l’omologazione onerava i presunti trasgressori di dimostrare in sede sia civile sia penale che l’apparecchio di misurazione non funzionava quando risultava positivo alla presenza di alcol; un compito tanto più gravoso se si considera che l’apparecchio è nella disponibilità dell’amministrazione. Ma la sentenza della Consulta ha chiarito definitivamente la necessità dell’obbligo di revisione e taratura periodica. Obbligo che è stato esteso dalla giurisprudenza civile all’etilometro: ma per i giudici di piazza Cavour non c’è ragione di non riconoscerlo anche nel penale. Altrimenti si rischiano effetti paradossali: l’onere della prova del funzionamento dell’etilometro sarebbe a carico dell’amministrazione nel civile e dell’imputato nel penale. E una stessa fattispecie potrebbe costituire soltanto illecito penale e non amministrativo, mentre il primo deve essere solo l’extrema ratio in base al principio di sussidiarietà. All’imputato spetta unicamente la sola prova contraria dopo che l’accusa dimostra le verifiche periodiche compiute sullo strumento. Insomma, per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, una decisione che in un certo senso rivoluziona la delicata materia degli accertamenti con l’alcoltest e che rende più certi gli obblighi per gli accertatori e le garanzie per migliaia d’indagati e imputati.
Bloccata la distribuzione di un specialità medicinale contro l'acidità di stomaco.
Bloccata la distribuzione di un specialità medicinale contro l'acidità di stomaco. Sotto accusa è la sostanza "N-nitrosodimetilammina", classificata come «probabilmente cancerogena» per gli esseri umani
L'azienda farmaceutica Sandoz, divisione del gruppo Novartis, ha bloccato la distribuzione del suo farmaco generico a base di ranitidina contro l'acidità di stomaco. La decisione è precauzionale, in attesa dell'esito delle indagini sui prodotti lanciate sia dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema), sia dalla Food and drug administration (Fda), l'autorità americana di controllo dei medicamenti. Sotto accusa è la sostanza "N-nitrosodimetilammina" (NDMA), classificata come probabilmente cancerogena per gli esseri umani, la cui presenza è stata riscontrata nei prodotti con ranitidina. Sandoz vende un generico che utilizza il principio attivo del preparato originale Zantac, sviluppato dal gruppo farmaceutico francese Sanofi. Sandoz, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha precisato che il blocco della distribuzione è diverso dal ritiro di un preparato: in pratica - secondo varie fonti - i farmaci dell'azienda a base di ranitidina già sugli scaffali delle farmacie potranno essere venduti, ma non ne arriveranno di nuovi.
"Nelle cozze biotossine oltre i limiti ad alta pericolosità per la salute umana": stop alla vendita di cinque lotti di Mitili e Tris di mare dell’azienda MARINSIEME M.GI.B. dopo le analisi effettuate sulle cozze per rischio chimico
"Nelle cozze biotossine oltre i limiti ad alta pericolosità per la salute umana": stop alla vendita di cinque lotti di Mitili e Tris di mare dell’azienda MARINSIEME M.GI.B. dopo le analisi effettuate sulle cozze per rischio chimico
Ancora un richiamo per le cozze segnalato dal ministero della Salute. Allarme biotossine per cinque lotti di cozze e mitili provenienti dall’azienda M.Gi.B. srl. A lanciarlo oggi è il ministero della Salute all’esito di analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale su campioni di mitili prelevati nell’ambito del piano di monitoraggio predisposto dagli Assessorati regionali alla Sanità. Nello specifico sono stati rilevati elevati contenuti di biotossine algali di tipo PSP, ad “alta pericolosità per la salute umana". In questo momento la vendita di Mitili, Tris di mare da parte degli operatori autorizzati è già stata interdetta, limitatamente a cinque lotti della ditta M.Gi.B. srl con sede dello stabilimento in Via Dell’Artigianato, 20 Bosco Mesola (Ferrara) Tel. 0533/795825. Nello specifico si tratta dei lotti: 59433 con termine di scadenza 10/09/19, 59443, 59459 entrambi con termine di scadenza 11/09/19, 59465 con termine di scadenza 12/09/19 e 59510 con termine di scadenza 12/09/19 in confezioni in rete da 1 Kg di mitili e confezioni Tris di mare da 1 Kg. Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili prelevati abusivamente possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza".
Atterraggio senza carrello: una dimenticanza. L'equipaggio della Vietnam Airlines dimentica di abbassare il carrello durante l'avvicinamento all'aeroporto di Melbourne
Atterraggio senza carrello: una dimenticanza. L'equipaggio della Vietnam Airlines dimentica di abbassare il carrello durante l'avvicinamento all'aeroporto di Melbourne
"E se i piloti si dimenticano di tirare fuori il carrello?” Eccola qua la classica, angosciosa domanda che assale il passeggero ansioso all'approssimarsi dell'atterraggio. Ebbene, una tale dimenticanza è possibile: il 18 settembre, un Boeing 787-9 Dreamliner (VN-A870) della Vietnam Airlines ha operato il volo VN781 tra Ho Chi Minh City, in Vietnam, e Melbourne, in Australia. Il volo ha attraversato senza problemi l'Australia. Durante l'avvicinamento a terra, la torre di controllo della Melbourne Air Traffic, ha avvisato l'equipaggio che il carrello di atterraggio dell'aeromobile non era stato abbassato. L'equipaggio ha iniziato un approccio mancato quando era a circa 200 metri. L'Australian Transport Safety Board (ATSB) sta attualmente indagando sull'incidente che coinvolge il Boeing 787: “ Come parte dell'indagine, l'ATSB otterrà informazioni dall'equipaggio della loro condotta e ulteriori informazioni come richiesto. Un rapporto verrà rilasciato al termine dell'indagine. In caso di identificazione di un problema critico di sicurezza nel corso dell'indagine, l'ATSB informerà immediatamente le persone interessate e cercherà misure di sicurezza per affrontare il problema." Nell'incidente, non vi sono stati feriti. Beh, questo in effetti può succedere, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sebbene le probabilità siano infinitesimali, ma ancora una volta i piloti sono subito allertati e possono mettere in atto alcune manovre “alternative” per farlo uscire. Negli ultimi sei-sette anni, anche in Italia, è successo un paio di volte, e in entrambi i casi il tutto si è concluso con un bello spavento, un aereo quasi da buttare e lievi contusioni a pochi passeggeri.
Autovelox, multe e Giustizia negata. Il singolare caso di un inglese che per non pagare 100 sterline (meno di 113 euro) di multa ne ha spese 30mila (quasi 34mila Euro) in avvocati e perizie... e ha perso la causa
Autovelox, multe e Giustizia negata. Il singolare caso di un inglese che per non pagare 100 sterline (meno di 113 euro) di multa ne ha spese 30mila (quasi 34mila Euro) in avvocati e perizie... e ha perso la causa
Quando si dice “l’ha fatto per principio”, è proprio il caso di Richard Keedwell, ingegnere inglese di 71 anni in pensione, che pur di contestare una multa per eccesso di velocità che riteneva ingiusta è arrivato letteralmente a rovinarsi e perdere i risparmi di una vita nel tentativo di ‘ottenere giustizia’ tra processi, perizie e appelli. L’anziano signore di Yate, nel sud del Gloucestershire, durante una gita di un giorno a Worcester nel novembre 2016, stava viaggiando, secondo la polizia stradale, alla ‘folle’ velocità di 35 miglia all’ora (56 km/h) su una strada provinciale in cui il limite era di sole 30 miglia (48 km/h) e per questo gli aveva comminato una multa di 100 sterline. Tuttavia Keedwell ha insistito nel ritenere che ‘sicuramente’ non andava a quella velocità ed ha contestato la multa nelle sedi opportune. Ma la sua caparbietà e la voglia di giustizia non è stata ripagata con la stessa moneta, ed anzi, a rimetterci è stato lui. Così il caso è finito persino sulla BBC, ai microfoni della quale, l’ex ingegnere, ha dichiarato che pensava che il caso sarebbe stato “abbastanza rapido” ma di aver finito per buttare all’aria “la bellezza di 30mila sterline, tutta l’eredità per i figli” in procedimenti legali. Per l’esattezza circa 21mila sterline sono andate agli avvocati, 7mila alle spese processuali, in più ci sarebbero state tutte le spese di viaggio, senza contare tutti i costi indiretti e i patimenti vari, tipo i quattro viaggi alla Corte di Worcester prima che il suo appello venisse anche solo preso in considerazione, o l’appello alla Corte della Corona appena concluso, per altro con esito negativo. Il signor Keedwell ha riconosciuto di sentirsi in colpa per il patrimonio buttato e i danni recati alla sua famiglia. Ha confessato anche che l’intero procedimento è stato “molto stressante” ed ha dichiarato: “Sono malato e stanco di tutto questo sistema che distrugge la gente comune. Mi dispiace per il denaro sprecato ma volevo semplicemente giustizia". Ha comunque insistito a sostenere che sicuramente non stava andando a più di 30 miglia orarie e che, come dichiarato anche alla Corte, probabilmente le telecamere erano difettose. Non esistono dati statistici sulle probabilità che telecamere della polizia possano essere difettose e rilevare dati errati, ma ne esistono sui limiti di velocità sulle strade con limite di velocità a 30 miglia. Pare che l’anno scorso più della metà (esattamente il 52%) delle auto britanniche abbiano superato il limite di velocità sulle strade di quel tipo. Un caso paradossale che però per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la dice lunga sul sentimento globale dei cittadini verso queste macchinette infernali, che da ogni parte del mondo vengono percepite come strumenti imprecisi e atti solo a “far cassa”. E se a volte agire “per principio” porta a risultati opposti a quelli sperati, la gran parte, invece, conduce alla vittoria e all’annullamento di questi verbali come accade in migliaia e migliaia di altri casi.
mercoledì 18 settembre 2019
Botulino nella zuppa scaduta da tre settimane, paralizzato.
Botulino nella zuppa scaduta da tre settimane, paralizzato. Negligenza della vittima o responsabilità del marchio?
Intossicazione da botulino. Un uomo francese di Essonne, riporta Le Parisien, è ricoverato in gravi condizioni, al reparto di rianimazione dell'ospedale parigino, quasi completamente paralizzato,con pochissime speranze di guarigione. I medici hanno accertato che la tossina era contenuta nella zuppa che l'uomo ha consumato la fine di agosto dopo la scadenza in evidenza in etichetta del 4 agosto. I primi sintomi sono comparsi il giorno dopo: pupille dilatate, secchezza delle mucose, paralisi muscolare progressiva. L'uomo è stato ricovero in ospedale ed è stato trattato con siero antibotulinico. L'ospedale ha immediatamente attivato l'autorità sanitaria che ha condotto l'inchiesta epidemiologia che è stata effettuata direttamente con il paziente. Il giovane ha riferito di aver mangiato una confezione di zuppa precotta contenuta in una ciotola di plastica prodotta da un'azienda alimentare francese. Analizzata anche la ciotola con i residui del minestrone e inviata all'Istituto zooprofilattico di Parigi che ha evidenziato la presenza della tossina botulinica di B. Il grave caso di botulino è stato reso noto anche dal Ministero della Salute sul sito internet istituzionale. Negligenza della vittima o responsabilità del marchio? Le tossine negli alimenti non supportano il calore o l'esposizione prolungata all'ossigeno. Ma non cambiano né gusto né odore. Gli investigatori hanno trovato la zuppa di verdure nel frigorifero della vittima. "Nessun altro problema è stato segnalato sulle 630 confezioni del lotto che sono state vendute e consumate da allora", afferma l'autorità competente. La società del marchio incolpa la vittima. "Dato il periodo di incubazione (tre giorni), la data di ricovero del paziente (fine agosto) e la data di scadenza del prodotto (4 agosto), è dimostrato che il paziente ha consumato un prodotto scaduto ", spiega il marchio. Il botulismo è una forma rara di neuro-intossicazione in grado di provocare complicazioni molto serie e gravi all’organismo. La patologia non è contagiosa. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, questo ennesimo fatto di cronaca evidenzia la necessità di prestare la massima attenzione ai termini di scadenza dei prodotti alimentari, poichè i rischi sono dietro l'angolo con possibili conseguente persino letali.
Allarme tonno avariato, registrato caso di intossicazione. Il ministero della Salute segnala richiamo per rischio microbiologico
Allarme tonno avariato, registrato caso di intossicazione. Il ministero della Salute segnala richiamo per rischio microbiologico
E’ cronaca nazionale quella che riporta più di 200 casi di intossicazione da tonno registrati negli ultimi mesi. Il ‘’veleno’’ che ha intossicato viaggiava in quintali di pesce, alcuni dei quali sequestrati dalle Capitanerie di Porto, altri finiti sulle nostre tavole nelle Regioni di Puglia, Basilicata, Lazio e Veneto. Non in ultimo dopo questi fatti di cronaca nel pomeriggio di oggi, è stata diramata dal ministero della Salute una nuova allerta alimentare. Il richiamo riguarda il "Trancio di Tonno Affumicato" decongelato lavorato e commercializzato in Italia dalla ditta "Riunione Industrie Alimentari" srl e prodotto da Salazones Moti con sede dello stabilimento ad Elda, Alicante in Spagna. Nello specifico interessa il lotto Z1909253 nelle confezioni dal peso variabile da circa 2 kg al pezzo, con termine minimo di conservazione del 29.09.2019. Motivo del richiamo: rischio microbiologico sospetto caso di sindrome sgombroide. L’episodio, oltre ad essere interessante da un punto di vista epidemiologico, si tratterebbe infatti di uno dei pochi casi documentati in Italia, è molto utili da un punto di vista didattico: evidenziano il sottile confine che esiste tra dose terapeutica o fisiologica e dose tossica; richiama il concetto di sinergismo tra sistemi molecolari; ricorda che questi, in certe condizioni, si trasformano e cambiano le loro proprietà biologiche. Non in ultimo, questo fatto di cronaca ci procura una certa ansia ‘’benefica’’ che ci ricorda che è necessario prestare molta attenzione alla qualità dei cibi che consumiamo. L’ingestione di partite di tonno mantenuto in condizioni non idonee di conservazione, ha causato nel malcapitato la cosiddetta sindrome sgombroide, o intossicazione da istamina (HFP). La sindrome sgombroide, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è un disturbo acuto causato principalmente dal consumo di prodotti ittici contenenti alti livelli di istamina e probabilmente di altre ammine vasoattive o altri composti. Nella maggioranza dei casi la HFP ha un andamento benigno con sintomatologia limitata, ciò causa una notevole sottostima dell’incidenza del fenomeno. Dal 1970 i paesi con il maggior numero di casi riportati sono il Giappone, gli Stati Uniti e il Regno Unito, ma probabilmente perché in questi paesi il sistema di notifica è il migliore. I casi riportati in Italia, invece, sono pochi e scarsamente documentati.6,7 Si ricordano:
-il focolaio di Palermo nel 1979, nel quale furono coinvolte 250 persone;
-il caso di Catania nel 1999, nel quale , delle 12 persone che avevano mangiato tonno cotto in casa, 7 presentavano sintomi riferibili a sindrome sgombroide;
-due casi gravi, registrati nell’arco di cinque giorni in un ospedale di Palermo nel 1996;
-12 episodi di avvelenamento diagnosticati nelle regioni Umbria e Marche nel quinquennio 1996-2001;
-un caso nel gennaio 2005 e due casi nel 2006 presentati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche.
La diagnosi di ‘’scombroid syndrome’’ si basa sulla sintomatologia ( nausea, vomito, diarrea, vertigini, cefalea, rush cutaneo, disturbi respiratori e ipotensione) e sulla storia di recente assunzione di sgombroidi. L’inizio della sintomatologia è rapido (20-30 minuti dall’assunzione dell’alimento) e i disturbi, abitualmente di lieve entità, si risolvono in genere in meno di 24 ore. La mancanza di precedenti reazioni allergiche al cibo implicato dovrebbe indurre il medico ad escludere l’allergia. L’analisi di materiale biologico (vomito, sangue, urine) degli intossicati è invece difficilmente ottenibile e di dubbia interpretazione (rapido metabolismo, diverse origini dell’istamina). La terapia della sindrome sgombroidea è basata sull’impiego di antistaminici.L’istamina e le altre ammine biogene sono sostanze azotate che si formano prevalentemente dalla degradazione (decarbossilazione) microbica di aminoacidi. I microrganismi coinvolti sono comunemente presenti nell’ambiente, pertanto le ammine biogene possono essere contenute in alimenti e bevande, ma la loro presenza è maggiore nei cibi a rapida deperibilità. Soprattutto se fermentati e ricchi di particolari amminoacidi, come pesci, carni, salumi, latticini e formaggi, succhi di frutta, vino e cacao. Non tutte le ammine biogene sono tossiche dal momento che alcune di esse svolgono importanti funzioni fisiologiche.
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