venerdì 20 marzo 2020
Covid-19: crescono i tentativi di raggirare i cittadini. La UE interviene su falsi prodotti venduti online
Covid-19: crescono i tentativi di raggirare i cittadini. La UE interviene su falsi prodotti venduti online.
Quanto successo in Italia in merito alle speculazioni relative alla vendita online di comuni prodotti di igiene venduti come disinfettanti ma senza alcuna certificazione, mascherine, e financo farmaci spacciati per curativi o aventi natura preventiva rispetto al covid-19, si sta propagando anche nel resto d’Europa. Per tale ragione l’attività dell’Antitrust italiano è stata citata dalla Commissione UE che, in accordo con le Autorità degli Stati membri competenti in materia di protezione dei consumatori, ha deciso, sulla scorta delle iniziative italiane del 27 febbraio 2020 dell'avvio di un'indagine relativa alla vendita online di prodotti igienizzanti e mascherine, di coordinare le rispettive attività di enforcement in materia di repressione delle pratiche commerciali sleali. Per affrontare tali attività illecite, particolarmente odiose in un periodo di emergenza sanitaria come quello attuale, la Commissione UE e le Autorità nazionali competenti suddette hanno lanciato un’Azione comune. Secondo tale Azione, le varie Autorità cominceranno a scambiarsi rapidamente le informazioni sulle pratiche commerciali sleali registrate a livello nazionale, in modo da utilizzare un approccio comune che permetta di agire prontamente ed evitare così che i consumatori siano ingannati da siti illegali. Il coordinamento di tali azioni prevede anche di rendere edotti i consumatori dell’esistenza e della diffusione di tali pratiche illecite, attraverso specifiche campagne di sensibilizzazione. Secondo quanto affermato da Didier Reynders, Commissario Ue responsabile di giustizia e protezione dei consumatori: “Noi non accetteremo che commercianti senza scrupoli giochino sulla paura causata ai consumatori dall’emergenza covid-19. Alcune piattaforme, quali Amazon e Facebook, hanno già volontariamente preso iniziative contro queste forme di pubblicità illegale. Le Associazioni dei consumatori stanno intensificando il loro lavoro. Questa è la via da percorrere. Chiedo urgentemente a tutti gli stakeholders, inclusi i marketplace e le piattaforme che ospitano i media di aiutarci a combattere questi comportamenti di natura predatoria. Da parte mia assicuro che la Commissione europea e le Autorità nazionali competenti useranno tutto il potere a loro disposizione per reprimere tali illeciti.” La prima azione comune sarà quella di elaborare delle linee guida per la rapida identificazione delle pratiche commerciali “problematiche”. Tali linee guida aiuteranno anche il coordinamento tra Autorità nazionali, siti legali e piattaforme in modo da fornire le occorrenti indicazioni ai Governi per eliminare velocemente le pubblicità ingannevoli che appaiono in rete. Data l’urgenza della situazione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, gli Stati membri sono incoraggiati a prendere ogni specifica misura esecutiva attraverso decisioni aventi carattere di priorità. Allo stesso tempo, conclude il comunicato della Commissione, tutte le piattaforme online devono intensificare i loro sforzi al fine di scoprire e cancellare rapidamente tutti i messaggi pubblicitari ingannevoli.
Bizzarro momento in cui due elefanti "ubriachi" collassano dopo aver fatto irruzione nel villaggio e bevuto 30 litri di vino - VIDEO
Bizzarro momento in cui due elefanti "ubriachi" collassano dopo aver fatto irruzione nel villaggio e bevuto 30 litri di vino - VIDEO
Facevano parte di un branco di 14 elefanti asiatici che si diceva avessero fatto irruzione in un villaggio nella provincia sud-occidentale dello Yunnan. Gli abitanti del villaggio Li Yuncong e Wang Xiangdong hanno entrambi riportato danni alle cisterne di stoccaggio del mais e alle vasche per l'alcol del grano, nonché a pannelli solari, finestre e porte, sebbene non vi siano stati feriti tra gli esseri umani. Le immagini sono apparse su "Zuzou Bingbing Travel Photography" di Weibo, una piattaforma di microblogging cinese simile a Twitter. In settimana le autorità forestali della città di Pu'er, hanno rivelato che l'incidente è avvenuto lì, nella piantagione di tè. Ma hanno negato che gli elefanti fossero ubriachi e i funzionari hanno condiviso le immagini di quello che dicono è il momento in cui le due bestie felici ma sobrie si sdraiano schiena contro schiena per "riposare". Long Yunhai, vicedirettore della Menghai Forestry and Grassland Administration, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha affermato che le foto che mostrano i cosiddetti "elefanti ubriachi" non sono "vere". Ci sono state notizie recenti di 14 elefanti asiatici che sono entrati nei villaggi e danneggiato i tini di alcol di grano, ma è difficile stabilire se abbiano bevuto alcol", ha dichiarato. Ecco il video https://www.youtube.com/watch?v=PDewRpoVp3M
Made in Italy e vini italiani da tutelare. Condannato il venditore di wine kit con nomi di vini italiani
Made in Italy e vini italiani da tutelare. Condannato il venditore di wine kit con nomi di vini italiani se non può provare che il mosto proviene da vitigni nostrani. Mettere in commercio kit con mosto per produrre una bevanda al gusto di vino, con l’effige del tricolore e i nomi tipici di alcuni vini nazionali induce in errore il consumatore sulla loro effettiva origine
Il Made in Italy, lo ripetiamo da sempre noi dello “Sportello dei Diritti”, dev’essere protetto nel migliore dei modi e la tutela penale può costituire forse il miglior deterrente dalla miriade di tentativi d’imitazione. In tal senso, con una sentenza recentissima, la terza sezione penale della Cassazione con la sentenza 9357/20, pubblicata il 9 marzo scorso, ha ribadito che dev’essere condannato chi vende wine kit con nomi di vini italiani se non dimostra che il mosto proviene da nostri vitigni. I wine kit, per chi ignorasse il termine anglosassone, non sono altro che dei box che contengono tutto il necessario - almeno così promettono - per farsi, in diversi modi, del vino in casa. Nella fattispecie arrivata all’attenzione dei giudici della Suprema Corte, in particolare, è stato rigettato il ricorso del proprietario di una società che aveva messo in commercio in Canada wine kit contenenti mosto per produrre una bevanda al gusto di vino evocativa di alcune delle migliori etichette del Belpaese senza dimostrare che i mosti utilizzati provenissero da vitigni italiani. Nel confermare la condanna da parte della Corte d’Appello di Bologna, i giudici di legittimità non solo hanno sostenuto che l’imputato non aveva documentato la provenienza italiana dei mosti e la prova era di agevole dimostrazione ove effettivamente esistente. Ma ciò che più ritiene più rilevante nella decisione in commento ai fini della tutela dei nostri prodotti, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è che l’indicazione fallace del marchio di provenienza o di origine impressi sui prodotti presentati alla dogana, attraverso indicazioni false e fuorvianti, era idonea a far ritenere al consumatore che la merce fosse di provenienza italiana. Infatti, per gli ermellini, «l'indicazione nelle confezioni di vini italiani a denominazione di origine protetta (quali "Amarone", "Barbera", Bardolino” e numerosi altri), la dicitura "vino italiano", le effigi del tricolore italiano e del Colosseo sono elementi idonei a ingenerare nel consumatore la falsa convinzione dell'origine italiana - non ovviamente del "vino" ma - del mosto medesimo, utilizzando per la preparazione della bevanda». E per tali ragioni, per i giudici di piazza Cavour va espresso il seguente principio di diritto: «integra il reato previsto dall'art. 517 cod. pen., in relazione all'art. 4, comma 49, della legge n. 350 del 2003, la messa in circolazione di una bevanda, da comporre ad opera del consumatore, evocativa del gusto di un vino "doc" italiano, nel caso in cui il mosto, fornito dal venditore, non provenga, diversamente da quanto desumibile dalla confezione (recante l'indicazione di vini italiani, le effigi della bandiera italiana e del Colosseo), da vitigni italiani».
Covid-19: “Non abbandonate cani e gatti” non sono un pericolo
Covid-19: “Non abbandonate cani e gatti” non sono un pericolo. L’appello delle Sportello dei Diritti "non abbandonate i vostri amici a quattro zampe, non trasmettono la malattia"
Le informazioni che circolano sui social riguardo al coronavirus sono tante ed è facile fare confusione, fraintendere o essere vittima di notizie del tutto false. L’ultimo episodio riguarda i nostri amici a quattro zampe: alcune indicazioni sono state poco chiare e così si è temuto che cani e gatti possano trasportare e trasmettere il virus alle persone. Gli esperti e le istituzioni di medicina animale di tutto il mondo sono chiare: ad oggi non ci sono prove scientifiche che gli animali domestici possano trasmettere il virus. Fortunatamente non si ammalano nemmeno a causa di questa malattia. Per tale ragione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, possiamo quindi continuare ad occuparci di loro e soprattutto possiamo e dobbiamo tenerli con noi. In questi giorni in cui dobbiamo restare a casa, ci terranno compagnia come non mai, e il nostro cane ci frutterà una sana passeggiata, da fare in posti il più isolati possibile e tenendo le distanze dalle persone che eventualmente si incontrano.
Turchia, 15 morti per consumo di alcol contraffatto per battere il Coronavirus
Turchia, 15 morti per consumo di alcol contraffatto per battere il Coronavirus. Altre 60 sono state ricoverate nel reparto di terapia intensiva ad Istanbul
Ad Istanbul 15 persone sono decedute e 60 persone sono finite in ospedale, dopo aver consumato alcol contraffatto per mettersi al sicuro dalla minaccia di infezione da Coronavirus. Lo riporta. Secondo la ricostruzione dei fatti diffusa dal giornale Hurriyet, alcuni originari del Turkmenistan hanno acquistato alcol prodotto artificialmente per uso esterno al fine di prevenire l'infezione da coronavirus. In seguito, questo gruppo di cittadini stranieri ha iniziato ad utilizzare l’alcol per somministrazione orale, causando un avvelenamento di massa. Sette persone, coinvolte nella vendita dell’alcol sono state arrestate. Le forze dell’ordine hanno avviato un’indagine. Nei giorni scorsi, una storia simile è accaduta in Iran, dove sono morte per il medesimo motivo oltre 60 persone. A fine settembre, in tutto il paese sono stati segnalati diversi casi di contrabbando di alcol avvelenato, che ha ucciso almeno 22 persone. Solo i membri delle minoranze religiose riconosciute dallo Stato hanno il diritto di produrre o acquistare bevande alcoliche in Iran, ma l'alcool di contrabbando è facilmente reperibile dai commercianti illegali. Il dottore iraniano Shahin Shadnia ha raccontato quali conseguenze può avere il consumo dello spirito contraffatto e quali tipi di alcol non dovrebbero essere utilizzati nemmeno per pulire le mani. Il primo caso di contagio dal COVID-19 in Turchia è stato confermato lo scorso 11 marzo. Secondo gli ultimi dati, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, nel paese sono registrati 192 casi di infezione dal COVID-19, di cui tre persone sono morte.
giovedì 19 marzo 2020
Coronavirus e trasporti. In Ecuador la sindaca di Guayaquil sbarra la pista dell’aeroporto con auto e camion per impedire l'atterraggio dei voli dall'Europa - VIDEO
Coronavirus e trasporti. In Ecuador la sindaca di Guayaquil sbarra la pista dell’aeroporto con auto e camion per impedire l'atterraggio dei voli dall'Europa - VIDEO
Coronavirus è ormai anche sinonimo di frontiere e accessi chiusi. Ne sanno qualcosa i passeggeri di almeno due voli internazionali, uno Iberia proveniente da Madrid e l’altro della compagnia olandese KLM, che dovevano atterrare a Guayaquil in Ecuador che su decisione di una sindaca li è stata letteralmente sbarrata la pista del locale aeroporto internazionale. Pista bloccata da auto e camion per impedire l’atterraggio fisico degli aerei. In un video ripreso da un elicottero, infatti, si possono vedere diverse auto della polizia che hanno occupato lo scalo. Per quanto si apprende dal quotidiano El Universo, peraltro, l'aereo Iberia era vuoto perché inviato semplicemente per rimpatriare i cittadini spagnoli che si trovano attualmente in Ecuador. La scelta di una simile, grave iniziativa, sarebbe stata presa dall’amministrazione comunale di Guayaquil. La stampa ha, tuttavia precisato, che il volo ha dovuto deviare per Quito dove è stato autorizzato l’atterraggio. Il governo ecuadoriano aveva autorizzato questi aerei senza passeggeri in ragione di un piano umanitario concordato. A tal proposito, le critiche alla sciagurata iniziativa sono arrivate direttamente dal ministero delle Opere pubbliche equadoregno che ha comunicato su Twitter che «le azioni intraprese dal comune di Guayaquil nell'aeroporto rendono difficile l'attività aerea pianificata per il Covid-19». La sindaca della città, Cynthia Viteri, ha spiegato in una call conference che ha ordinato l'occupazione della pista per impedire l'atterraggio perché l'equipaggio dell'aereo Iberia - composto da undici persone - sarebbe dovuto permanere due giorni in città prima del rientro. Il primo cittadino ha superbamente comunicato che si assumerà le conseguenze legali della vicenda, sulla quale la procura ha aperto un'indagine. In un video pubblicato su Twitter la 54enne ha inoltre reso noto che anche lei è stata contagiata dal coronavirus. Guayaquil è capoluogo della provincia ecuadoriana del Guayas, in cui al momento si concentra il numero più alto di casi di coronavirus, 128 su 168 positivi nel Paese sudamericano. Per questo motivo, la provincia ha decretato da ieri fino al prossimo lunedì un coprifuoco prolungato dalle 16 alle 5, mentre nel resto del paese il coprifuoco inizia alle 21. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un altro fatto di cronaca come quelli che si stanno susseguendo in ogni dove del pianeta che documentano il duro colpo ai trasporti globalizzati, sicuramente ben superiore a quanto accaduto l’11 settembre 2001. Ecco il video: https://www.youtube.com/watch?v=d83_AuakXyE
Coronavirus. Lo “Sportello dei Diritti”: non ai test “Fai da te”.
Coronavirus. Lo “Sportello dei Diritti”: non ai test “Fai da te”. Dopo il Comunicato del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Salute anche FEDERFARMA comunica ai farmacisti di evitare di trattare test che sostituiscano il “classico basato sull’identificazione dell’RNA virale”
È superfluo dire che l’Emergenza Coronavirus stia sconvolgendo le nostre vite e che siano in tanti ad essere preoccupati e a chiedersi se si è stati infettati. Tanto che moltissimi hanno provato ad accedere a test rapidi per sapere se si è stati vittima del contagio. Mentre in rete si segnalano kit venduti online basati sull’assoluta assenza di attendibilità scientifica e perciò sconsigliabili di per sé, è assolutamente consigliato di evitare l’acquisto di prodotti non conformi a quelli già raccomandati dal Ministero della Salute, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. A tal proposito riteniamo utile segnalare la circolare di oggi 19 marzo, con la quale FEDERFARMA, la Federazione nazionale che rappresenta le oltre 16.000 farmacie private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, ha raccomandato gli iscritti ad astenersi dal trattare qualsiasi tipo di test diverso dal “classico basato sull’identificazione dell’RNA virale”.
Di seguito il testo integrale della circolare - che rimanda al comunicato stampa del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Salute riguardante il tema dei Test per il Covid19 - che vale la pena di leggere per evitare la corsa a test che non siano quelli ufficiali e raccomandati.
«Questa Federazione ha cura di trasmettere il comunicato stampa del Comitato Tecnico-Scientifico del Ministero della Salute riguardante il tema dei Test per il Covid19 per i quali sono giunte alla scrivente diverse richieste di chiarimento in ordine alla vendibilità in farmacia.
A tale riguardo, il Comunicato “ritiene doveroso specificare che, a oggi, i test basati sull'identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che di tipo IgG) diretti verso il virus SARS-CoV-2 non sono in grado di fornire risultati sufficientemente attendibili e di comprovata utilità per la diagnosi rapida nei pazienti che sviluppano COVID-19 e che non possono sostituire il test classico basato sull'identificazione dell'RNA virale nel materiale ottenuto dal tampone rino-faringeo”.
Il Comunicato aggiunge, inoltre, che l’OMS sta attualmente valutando circa 200 nuovi test rapidi basati su differenti approcci e che sono stati portati all’attenzione dell’Agenzia; i risultati relativi a quest’attività di screening saranno disponibili nelle prossime settimane.
Con l’occasione si ritiene utile informare che Federfarma aveva già interessato le Autorità competenti con note del 13 marzo 2020 e del 18 marzo 2020, per acquisire le indispensabili e preventive indicazioni sulla vendibilità in farmacia per due test per il Covid-19: Coronavirus Quick Test della ditta Superbio e Vivadiag.
Tenuto conto delle indicazioni pervenute, si invitano le farmacie ad astenersi dal trattare le referenze in oggetto».
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