mercoledì 4 gennaio 2017

"Rischio soffocamento", Walt Disney Parks and Resorts richiama felpe per bimbi di Minnie e Topolino. La divisione della Walt Disney invita a non utilizzarle

"Rischio soffocamento", Walt Disney Parks and Resorts richiama felpe per bimbi di Minnie e Topolino. La divisione della Walt Disney invita a non utilizzarle Occhio alle felpe della Walt Disney. In via precauzionale e al fine di garantire la vostra sicurezza, Walt Disney Parks and Resorts, divisione della Walt Disney Company che gestisce e vende i prodotti in tema che rendono famosa la Disney nel mondo, oggi ha annunciato il ritiro dal mercato di circa 15.000 delle sue felpe per bambino e neonato con cappuccio dedicate ai personaggi Disney come Minnie e Topolino. Prodotti in Cina, i capi d'abbigliamento in questione di cotone e un mix di poliestere, presentano un sistema di chiusura di bottoni metallici a pressione che staccandosi potrebbero provocare un rischio d'ingestione, fino al soffocamento. Per fortuna non sono stati segnalati incidenti, ma prima che possa verificarsi qualcosa di drammatico, l'agenzia US Consumer Product Safety che ha il compito di proteggere il pubblico dai rischi irragionevoli di lesioni o morte associati con l'uso di migliaia di tipi di prodotti di consumo, è intervenuta per recuperare le felpe della Walt Disney immesse sul mercato. Anche la SaferProducts.gov ha annunciato la decisione sul suo sito, invitando “a non utilizzare i capi d'abbigliamento e a riportarli al punto vendita per il cambio o il rimborso, mettendo in guardia sui pericoli che si corrono facendoli indossare ai bambini. La Walt Disney, è intervenuta eliminando subito dalla vendita la "pericolosa" felpa, ma ciò non basta perché attualmente è stato venduto altrove come sui negozi on line di internet, e dunque ci sono dei bimbi che da un momento all'altro potrebbero correre dei rischi se ingoiassero i bottoni della felpa. Ecco perché Walt Disney e l'agenzia US Consumer Product Safety, hanno lanciato un appello a tutti i genitori, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, affinché non facciano indossare il capo d'abbigliamento interessato dal richiamo. L'obiettivo è quello di non far circolare più queste felpe potenzialmente pericolose per i bimbi e neonati: si spera che gli avvisi fatti circolare online vengano letti da tutti i genitori che hanno acquistato felpe per bambino e neonato con cappuccio dedicate ai personaggi Disney come Minnie e Topolino.

Bevande sugar-free o dietetiche dannose per la salute e l'ambiente. Una nuova ricerca inglese e brasiliana contro il sovrappeso

Bevande sugar-free o dietetiche dannose per la salute e l'ambiente. Una nuova ricerca inglese e brasiliana contro il sovrappeso Le bevande sugar-free o dietetiche non sono migliori per la salute di quelle zuccherate e per aiutare a perdere peso, e inoltre possono essere dannose per l'ambiente. A sostenerlo i ricercatori dell'Imperial College di Londra e delle università brasiliane di San Paolo e Pelotas, che hanno fatto una revisione degli ultimi studi sul tema. Queste bevande non contengono zucchero, ma dolcificanti artificiali. Spesso sono la versione dietetica di bevande analcoliche e, scrivono i ricercatori, ''possono essere percepite dai consumatori come un'opzione più sana per chi voglia perdere peso o ridurre l'assunzione di zuccheri. Non ci sono però prove che siamo migliori per la salute al fine di prevenire l'obesità o malattie collegate, come il diabete''. Le bevande dolcificate con lo zucchero, come quelle analcoliche o al sapore di frutta, e gli sport drink sono ricche di calorie ma hanno pochi nutrienti e il loro consumo è una delle principali cause dell'aumento di obesità e diabete di tipo 2. Pur avendo un contenuto energetico molto basso, c'è la preoccupazione che possano innescare l'assunzione di cibo in modo compensatorio, stimolando i recettori del sapore dolce. Tutto ciò, unito all'idea diffusa che hanno poche calorie, può portare al consumo eccessivo di altri cibi, contribuendo all'obesità, diabete e altre malattie legate all'obesità. Anche se non ci sono prove dirette che le bevande sugar-free contribuiscano a far prendere peso, non ci sono neanche prove che ''aiutino a perdere peso o lo evitino, rispetto alla loro versione zuccherata''. Inoltre, la loro produzione ha conseguenze negative per l'ambiente, conclude lo studio, visto che servono fino a 300 litri d'acqua per produrre una bottiglia di plastica da mezzo litro di bevande gassate. Ancora una prova oggettiva, insomma, secondo Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” che le bevande dietetiche, che rappresentano circa un quarto del mercato globale delle bevande dolcificate, che ''non sono tassate né regolate, forse perché percepite come meno dannose'', creano invece gravissimi problemi per la salute.

Morbillo: casi raddoppiati nel giro di un anno.

Morbillo: casi raddoppiati nel giro di un anno. L’Italia è uno dei 18 Stati membri della Regione europea dell’Oms in cui non è stata ancora interrotta la trasmissione endemica della malattia. Nei primi sei mesi del 2016 in due Regioni italiane sono stati registrati focolai tra la popolazione Rom/Sinti e operatori sanitari Il morbillo è lontano dall'essere debellato in Italia: nel 2016 i casi sono raddoppiati rispetto all'anno precedente. Tra novembre 2015 e aprile 2016 si è verificata un’epidemia di morbillo in due Regioni italiane, che ha coinvolto soprattutto la popolazione Rom/Sinti (in Lombardia) e l’ambito nosocomiale (in Emilia-Romagna). In totale sono stati segnalati 67 casi, tutti collegati epidemiologicamente e/o virologicamente, di cui 43 casi in tre campi nomadi a Milano, 17 casi a Parma, e sette a Piacenza. L’epidemia è stata descritta nell’articolo “Outbreak of a new measles B3 variant in the Roma/Sinti population with transmission in the nosocomial setting, Italy, November 2015 to april 2016” (Eurosurveillance, Volume 21, Issue 20, 19 May 2016). Quaranta dei 43 casi verificatisi a Milano hanno coinvolto soggetti di etnia Rom/Sinti e 3 casi hanno riguardato migranti residenti nei campi coinvolti nel focolaio. L’età mediana è stata pari a 4 anni (range: 5 mesi-29 anni) e tutti, a eccezione di un caso, non erano vaccinati al momento del contagio. Il focolaio si è poi diffuso nelle città di Parma e Piacenza, soprattutto in ambito nosocomiale, dopo il ricovero, a Parma, di un paziente infetto (impiegato nei pressi di uno dei campi Rom coinvolti dal focolaio milanese), e la trasmissione del virus ad alcuni visitatori e operatori sanitari. In totale, 7 dei 17 casi segnalati a Parma erano operatori sanitari. L’età mediana dei casi di Parma è stata 37 anni (range: 22-49 anni) e nessuno di questi era stato vaccinato contro il morbillo. A Piacenza, il focolaio, originato da un dipendente ospedaliero, ha coinvolto 7 persone, tutte non vaccinate, con un’età mediana di 40 anni (range: 35-68 anni). Oltre al caso indice (dipendente ospedaliero), si sono verificati 4 casi tra operatori sanitari e 2 casi tra i familiari di questi ultimi. Nelle due Regioni, sono state segnalate numerose complicanze (soprattutto tra gli operatori sanitari in Emilia-Romagna), tra cui 9 casi di polmonite (seguita, in 3 casi, da insufficienza respiratoria acuta), 7 casi di diarrea, 5 epatiti, 3 casi di cheratocongiuntivite, 2 casi di otite, 1 pericardite, 1 caso di trombocitopenia e 1 caso di Guillain-Barré. Oltre un terzo dei casi è stato ricoverato. L’Italia è uno dei 18 Stati membri della Regione europea dell’Oms in cui non è stata ancora interrotta la trasmissione endemica del morbillo e, come evidenziato dall’articolo, continuano a verificarsi epidemie con numerose complicanze e ricoveri. L’epidemia è stata causata da una nuova variante del genotipo B3 del virus del morbillo, probabilmente introdotta in Italia da un caso importato. La stessa variante è stata identificata in casi di morbillo segnalati in Spagna, Germania e nel Regno Unito, e più recentemente in Romania. Eppure secondo la strategia sviluppata dal Ministero della Salute, la malattia avrebbe dovuto scomparire fra il 2011 e il 2015. Inoltre nel mese di ottobre 2016 sono stati segnalati 58 casi di morbillo, portando a 650 i casi (possibili, probabili o confermati) totali segnalati dall’inizio dell’anno. Nel 2016, 19 Regioni e P.A. hanno segnalato casi di morbillo, anche se l’85% circa dei casi proviene da sole sei Regioni, tra cui Campania, Lombardia, Calabria, Emilia-Romagna, Sicilia, e Lazio. La Calabria ha riportato il tasso d’incidenza più elevato (3,8 casi/100.000 abitanti). Nel mese di ottobre non sono stati segnalati casi di rosolia (27 casi in totale dall’inizio dell’anno). Questi i dati nazionali del sistema di sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia riportati nell’ultimo numero (pdf 1,5 Mb) del bollettino mensile Morbillo & Rosolia News. È però ancora presto per parlare di un completo fallimento del programma, sostiene Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti". Per bloccare la presenza del morbillo in Italia, almeno il 95% delle persone deve essere immune. Questo significa che il 95% delle persone nate a partire dal 1964 devono aver ricevuto due cicli di vaccino. Il morbillo una delle malattie più contagiose: si trasmette per via aerea sotto forma di piccole goccioline o tramite contatto diretto. Una persona è contagiosa già quattro giorni prima dei sintomi, e lo rimane per ulteriori quattro giorni. Normalmente si guarisce in un lasso di tempo fra i cinque e i dieci giorni, ma la malattia indebolisce il sistema immunitario per settimane. In caso di complicazioni, queste possono trascinarsi per settimane o addirittura mesi. In Europa si registra un decesso ogni 3000 casi.

martedì 3 gennaio 2017

Farmaco sotto accusa dopo la morte di un neonato. "La Ue conosceva i potenziali rischi dal 2010"

Farmaco sotto accusa dopo la morte di un neonato. "La Ue conosceva i potenziali rischi dal 2010" Un neonato è morto dopo dieci giorni di vita per arresto cardio-respiratorio. Il sospetto è che ad ucciderlo sia stata una dose di banalissima vitamina D presa nelle due ore precedenti. A dare l’annuncio è stata l’Ansm, organo di vigilanza francese sulla sicurezza dei medicinali. Il decesso del neonato è avvenuto all’ospedale Cochin di Parigi lo scorso 21 dicembre. Le autorità sanitarie francesi hanno precisato che il farmaco sotto accusa si chiama Uvestérol D ed è prodotto dai laboratori Crinex. L’Ansm ha riferito che “sono in corso indagini per determinare le cause esatte della morte e se è probabile che sia attribuita al Uvestérol D”. Dopo il decesso del bambino alcuni esperti farmaceutici hanno chiesto la sospensione del farmaco. Vanamente, almeno fino ad ora. Come riportano i media francesi in passato l’Uvestérol, commercializzato dal 1990, era stato al centro di segnalazioni per sospetti effetti collaterali come pericolo di soffocamento. Il farmaco, è ampiamente prescritto dai pediatri in Francia, ma è al centro di una polemica che dura dal 2010, grazie alla sua modalità di somministrazione (con una pipetta). La stessa Asnm, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti", aveva messo in guardia sulla somministrazione a bambini al di sotto di cinque anni. L’agenzia inoltre aveva segnalato malesseri e problemi respiratori e polmonari soprattutto nei neonati prematuri e nei bambini di meno di un mese ed aveva chiesto ai laboratori Crinex “misure di minimizzazione del rischio”. Secondo la rivista medica indipendente “Prescrire” si è perso anche troppo tempo e che non c’era bisogno di arrivare ad un decesso per intervenire. In diverse occasioni la stessa rivista aveva lanciato l’allarme sui rischi legati alla modalità di somministrazione del farmaco tramite una pipetta di dosaggio. In un articolo del 2014 si sosteneva che la Crinex e la stessa Ansm avevano sottovalutato il problema.

lunedì 2 gennaio 2017

"L'Italia potrebbe abbandonare l'Euro": troppi rincari. Bene per l’Italia.

"L'Italia potrebbe abbandonare l'Euro": troppi rincari. Bene per l’Italia. A sostenerlo a 15 anni dall'addio alla lira non è un politico bensì il presidente dell'istituto tedesco di ricerca economica (Ifo) Clemens Fuest. “L’Italia potrebbe uscire dalla zona euro”: a sostenerlo a 15 anni dall'addio alla lira non è un politico bensì il presidente dell'istituto tedesco di ricerca economica (Ifo) Clemens Fuest. Secondo il presidente dell'istituto tedesco di ricerca economica l'eventualità non è così remota. In 15 anni molti rincari. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco “Tagesspiegel”, Fuest ha rimarcato come a partire dal 2000 la qualità di vita in Italia sia rimasta immutata. “Se non dovessero esserci dei cambiamenti, gli italiani finiranno per dire di non voler più far parte dell’eurozona”. Fuest ha pure aggiunto che se il Parlamento tedesco dovesse dare luce verde a un piano di aiuti finanziari all’Italia, farebbe pesare sui contribuenti germanici dei rischi “dei quali ignora l’esistenza e che non sarebbe in grado di controllare”. “I deputati non dovrebbero dare il via libera a un simile piano, ha ammonito. In questo momento l’Italia non ha chiesto nessun piano di salvataggio all’Europa”. Intanto i dati del NENS (Nuova Economia Nuova Società, la fondazione che fa capo a Pierluigi Bersani) hanno fornito un termine di paragone fra i prezzi attuali e quelli di 15 anni fa. Il caffè al bar è passato da 900 lire a 90 centesimi, la pizza margherita da 6'500 lire (3,36 a euro) agli attuali 7,5 euro. Un rincaro del 123%. Ma la lista dei rialzi è lunga. Per l’elettricità, nel 2002 si spendevano 647mila lire (circa 334 euro), mentre oggi si parla di una spesa di 498 euro (+50% circa). Il gas ha avuto un rincaro del 16%, la benzina è passata da circa 2'000 lire per un litro agli 1,5 euro attuali (+45%). Un’eventualità, questa, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti", molto dibattuta negli scorsi anni in particolare da quelle forze politiche più “euroscettiche”. Un bene per l'Italia.

Pedaggi autostradali, arrivano nuovi aumenti nel 2017: così si tagliano le gambe alla ripresa. Automobilisti e camionisti dovranno sborsare più soldi

Pedaggi autostradali, arrivano nuovi aumenti nel 2017: così si tagliano le gambe alla ripresa. Automobilisti e camionisti dovranno sborsare più soldi Amara sorpresa per chi è partito in vacanza nei giorni scorsi. Al rientro dalle ferie, in gennaio, troverà un inaspettato regalo da parte delle autorità italiane. A partire da ieri, infatti, scattano gli annuali aumenti dei pedaggi. Secondo quanto reso noto dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti è scattato un rincaro dei pedaggi autostradali valido dal 1 gennaio 2017. Sulle tratte di Autostrade per l’Italia S.p.A. l'aumento è pari al 0,64% mentre chi vorrà usufruire della tratta della Pedemontana Lombarda deve fare i conti con un aumento dello 0,9%. “Così si tagliano le gambe alla ripresa. Sulle vecchie autostrade il traffico è in netta crescita, gli addetti sono in continua diminuzione, gli ammortamenti completati, gli investimenti promessi (in cambio degli aumenti tariffari) non sono mai stati realizzati e nonostante questo il Governo autorizza aumenti medi dell’1,5%. Critiche da Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, contro la politica lobbystica dei concessionari che sta letteralmente impoverendo tutta la mobilità del Paese. E' inaccettabile dover sostenere nuovi aumenti dei pedaggi autostradali perché lo vogliono le lobby a scapito dei cittadini, che già devono affrontare una crisi economica generale.

domenica 1 gennaio 2017

Allarme dal governo Usa: nel mirino degli hacker i dispositivi medici come il pacemaker.

Allarme dal governo Usa: nel mirino degli hacker i dispositivi medici come il pacemaker. Gli hacker puntano ai dispositivi medici. L'allarme è lanciato dal governo Usa in un recente report di che dimostra come gli hacker siano sempre più alla ricerca di prodotti dotati di connettività di rete per manipolali e utilizzarli per i propri scopi. Dagli apparecchi acustici passando per le protesi fino ai pace-maker, defibrillatori interni e alle pompette di insulina la connettività sembra essere ormai onnipresente e serve a migliorare la qualità della vita, ma c'è un problema: la sicurezza. Tale ingente afflusso di prodotti “smart” rappresenterà un regalo prezioso anche per gli hacker. In questo periodo il mondo dei dispositivi medici che si connettono alle reti ospedaliere o private è in espansione e ne guadagna la qualità della cure e della vita dei pazienti ma il rischio che ci siano brecce nella sicurezza sfruttabili dai malintenzionati è reale. Pertanto le ripercussioni, non è difficile immaginarlo, possono essere gravissime. L'anello debole della catena, secondo lo studio, sarebbero proprio le aziende che dovrebbero tenere in considerazione la questione della cyber-sicurezza sin dalle prime fasi dello sviluppo. Ma non basta, in questo senso, bisognerebbe continuare a lavorare durante anche quando il prodotto è sul mercato e viene utilizzato dai pazienti, aggiornandolo costantemente. Per far fronte a queste minacce le autorità hanno emanato delle linee guida che in molti hanno sul web già definito anche troppo accondiscendenti. Stando al summenzionato rapporto, infatti, in caso venga scoperta una cyber-vulnerabilità, l'azienda avrà «60 giorni per correggere il problema». Se i produttori di computer e smartphone aggiornano i loro sistemi anti-hacker, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, costantemente questo, purtroppo, non è sempre il caso per le aziende che lavorano nell'ambito della sanità. Pertanto gli utenti dovrebbero assumersi in prima persona la responsabilità della propria sicurezza. Per aiutarli, chi produce i nuovi dispositivi medici intelligenti deve impegnarsi a offrire loro dei metodi di gestione della sicurezza più intuitivi, che siano basati su un'infrastruttura sicura. Le tecniche degli hacker evolvono, per questo i produttori devono assegnare la priorità alla sicurezza, tenendo presente che saremo sempre più associati alle frodi e al crimine informatico.