venerdì 15 dicembre 2017
Dev’essere condannato chi commercia o somministra alimenti infestati da parassiti non nocivi anche se la loro presenza è naturale
Dev’essere condannato chi commercia o somministra alimenti infestati da parassiti non nocivi anche se la loro presenza è naturale. Anisakis a gogo nelle alici e ammenda salata per il grossista di prodotti ittici. Il reato è perfezionato perché è la normativa Ue a obbligare il commerciante o il ristoratore a controllare sempre i prodotti alimentari che detiene anche se l’invasione di larve è una condizione normale del pesce riconosciuta dal ministero della Salute. Lo “Sportello dei Diritti”: una sentenza importante in materia di sicurezza alimentare. I commercianti e i ristoratori che vendono pesce infestato da parassiti, tra tutti l’Anisakis, rischieranno d’ora in avanti anche una condanna penale
La sicurezza alimentare è un obbligo fondamentale per chiunque impiega, venda, detenga per la vendita, la somministrazione o comunque la distribuzione per il consumo sostanze alimentari che comporta conseguenze penalmente rilevanti per coloro che non lo rispettano. Noi dello “Sportello dei Diritti”, rileva il presidente Giovanni D’Agata, sono anni che tra le nostre attività comunichiamo l’importanza dei controlli sui prodotti destinati all’alimentazione, in primo luogo proprio da parte di commercianti e ristoratori. Ecco perché ci pare opportuno segnalare la sentenza 56080/17 della Cassazione penale, pubblicata il 15 dicembre che ha stabilito il principio secondo cui commette reato chi vende alimenti infestati da parassiti pur se non nocivi e se la presenza degli stessi è condizione naturale e normale del prodotto. Nella fattispecie, i giudici dalla terza sezione penale della Suprema Corte, hanno rigettato il ricorso del titolare di un’azienda specializzata nel commercio all’ingrosso di prodotti ittici contro la sentenza del tribunale di Savona che lo aveva condannato all’ammenda di 10 mila euro perché perché ritenuto responsabile del reato di cui all'art. 5 lett. d) e 6 comma 3 della legge n. 283 del 1962, per avere,quale legale rappresentate della VP srl, commercializzato alimenti infestati da larve di parassiti (Anisakidae) non idonee al consumo umano. Nel proporre ricorso per Cassazione alla decisione del tribunale ligure, il grossista aveva dedotto che il giudice di merito avrebbe omesso di considerare che la presenza delle larve era condizione naturale e normale del prodotto in quanto ingerite dal pesce, circostanza attestata anche dalla nota del ministero della Salute DGSAN n. 4380-P del 17/02/2011. I giudici di legittimità però hanno ritenuto corretta la sentenza di primo grado e ricordato che l’articolo 5 della legge 283/62 sanziona «espressamente l’impiego, la vendita, la detenzione per la vendita, la somministrazione o comunque la distribuzione per il consumo di sostanze alimentari che siano, insudiciate, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive. Il chiaro tenore letterale della norma non lascia dubbi sul fatto che tale condotta è integrata in presenza di una di queste ipotesi e che non necessariamente debba «coesistere il requisito che la sostanza sia anche nociva». In particolare, - evidenziano i giudici di Piazza Cavour - all’imputato veniva contestato di aver venduto, quale legale rappresentante dell’azienda all’ingrosso di prodotti ittici, ben 140 chili di acciughe invase da parassiti dal momento che era stata accertata la presenza di «larve vive di Anisakis in quantitativi rilevanti» e, pertanto, va confermato il reato da ritenersi integrato in presenza di «detenzione/commercializzazione di sostanza invase da parassiti». Il collegio di legittimità evidenzia che con l’espressione “invase da parassiti” contenuta nella lettera d) della disposizione citata, il legislatore non ha inteso «richiedere anche la nocività della sostanza, peraltro sussistente trattandosi di specie patogena, l’Anisakis, pericolosa per la salute umana». Quanto poi all’altro profilo di censura, secondo cui il reato sarebbe escluso perché naturale è la presenza delle larve nel pesce azzurro, è infondato. È noto, come si evince dalla letteratura scientifica, che «le larve presenti nel prodotto ittico possano trasmigrare nell’uomo provocando infezioni gastriche/allergiche essendo indiscusso il carattere patogeno dell’Anisakis». La naturale presenza dei parassiti, come invocata dal ricorrente anche con richiamo del parere dell’Efsa e della nota del ministero della Salute, non basta a superare il «chiaro obbligo proveniente da fonte regolamentare dell’Unione europea direttamente applicabile nello Stato italiano». Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, come detto, si tratta di una sentenza importante in materia di sicurezza alimentare perché d’ora in avanti i commercianti e i ristoratori che vendono o somministrano pesce o prodotti alimentari infestati da parassiti, tra tutti l’Anisakis, rischieranno anche una condanna penale.
Solvente finito nell’acqua minerale, Ministero salute notifica allerta a UE.
Solvente finito nell’acqua minerale, Ministero salute notifica allerta a UE. Diclorometano in acqua minerale naturale dall'Italia distribuita anche in altri paesi membri. Ritirata dal mercato europeo
Tra le esportazioni di prodotti alimentari dall'Italia, scatta di nuovo un’allerta alimentare per l'acqua minerale naturale con conseguente comunicazione di richiamo immediato da parte del distributore. Il sistema di allerta rapido per gli alimenti e i mangimi europeo (RASFF), infatti, poche ore fa, ha attivato un avviso di sicurezza per presenza di diclorometano (DCM) (1,8 μg / l) in acqua minerale naturale proveniente dall'Italia e distribuita in Italia, Malta e San Marino, segnalando l'allerta sul sito web del sistema di allarme rapido europeo oltre ad avere diffuso un comunicato stampa. Nell’avviso 2157.2017 del 15 dicembre però, si parla genericamente solo di “acqua minerale naturale distribuita e proveniente dall'Italia ad altri paesi membri come Malta e San Marino" senza che siano stati comunicati nè il produttore nè il distributore in Italia, evidenzia . Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. In attesa che il Ministero della salute comunichi sul suo sito web, nella sezione "Avvisi di sicurezza" la provenienza dell'acqua minerale naturale in questione con la corretta identificazione del prodotto, si coglie l'occasione per ricordare che il diclorometano (o cloruro di metilene, abbreviato anche in DCM) è un composto chimico appartenente alla categoria degli alogenuri alchilici e largamente utilizzato come solvente per la chimica organica. La sua struttura è analoga a quella del metano, ma con due atomi di idrogeno sostituiti da altrettanti atomi di cloro. A temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore e volatile dall'odore dolciastro. Sebbene il diclorometano sia considerato nocivo e potenzialmente cancerogeno, esso è comunque meno pericoloso del cloroformio, un altro solvente clorurato strettamente correlato al diclorometano, e pertanto ha rimpiazzato quest'ultimo come solvente in molti ambiti. Le caratteristiche di volatilità e la sua abilità di sciogliere un gran numero di tipologie di composti organici fanno del diclorometano un solvente ideale per molti processi chimici. Viene largamente utilizzato per la rimozione di vernici e grassi. Nell'industria alimentare è usato per la preparazione di estratti di luppolo ed altri aromi, inoltre in passato era utilizzato per la rimozione della caffeina dal caffè finché non è stato sostituito dall'anidride carbonica supercritica, meno pericolosa per la salute. Poiché il diclorometano è molto volatile esso viene impiegato come propellente spray per aerosol e come agente schiumogeno per la preparazione di espansi poliuretanici. Tuttavia, a causa dei crescenti dubbi legati agli effetti sulla salute umana, si cercano prodotti alternativi che possano sostituire il diclorometano in molte di queste applicazioni. Nonostante sia il meno tossico fra i solventi clorurati semplici, l'uso del diclorometano non è scevro da rischi. Un'esposizione cronica al diclorometano potrebbe portare all'insorgenza del cancro, con dati che collegano questo solvente a casi di tumore a livello di polmoni, fegato e pancreas in animali da laboratorio. Per tali risultati nel Regno Unito si accantonò, dopo che erano stati sperimentati con successo impianti pilota, la tecnica di utilizzarlo per sgrassare le farine di carne, a favore della semplice spremitura a caldo: le temperature raggiunte in tale processo non davano corso all'inattivazione dei prioni e quindi emerse l'esplosione del fenomeno detto della mucca pazza. Un contatto prolungato del diclorometano con la pelle può causare la dissoluzione di parte del tessuto di natura lipidica della pelle, con conseguenze che vanno dalla semplice irritazione all'ustione chimica. In molti paesi su tutti i prodotti contenenti diclorometano devono essere apposte etichette indicanti i possibili rischi per la salute. Tuttavia il diclorometano viene spesso confuso con solventi per la rimozione dello smalto, che potrebbero essere invece applicati con rischi minori sulla pelle.
giovedì 14 dicembre 2017
Penicillina: farmaco contraffatto in Camerun. Allerta del Ministero della salute
Penicillina: farmaco contraffatto in Camerun. Allerta del Ministero della salute
Il Ministero della salute in data odierna ha rilanciato l'allerta dell'OMS riguardante la falsificazione di Penicillina-V (phenoxymethyl penicillin) circolante in Camerun. La Penicillina-V è utilizzata per trattare particolari infezioni batteriche ed è nell'elenco dei Farmaci essenziali e antibiotici chiave dell'OMS. A settembre una ONG aveva identificato alcune confezioni di Penicillina-V vendute in un mercato nel sud-ovest del Paese. Ulteriori indagini hanno evidenziato che lo stabilimento di produzione indicato sulla confezione in realtà non esiste in Belgio nella confezione e nella scheda tecnica del prodotto sono presenti errori ed imprecisioni, ad esempio relativi alla composizione le analisi di laboratorio hanno evidenziato l'assenza di penicillina-V e la presenza, invece, di 50 mg di paracetamolo. Il paracetamolo contenuto si trova in quantità sufficiente a indurre un effetto antipiretico, così da far ritenere al medico ed al paziente che il farmaco stia facendo effetto. Come conseguenza vi è il ritardo nell'inizio di una terapia efficace, nonchè la convinzione che l'infezione sia causata da un batterio esistente alla penicillina-V. Al momento non sono stati segnalati all'OMS eventi avversi. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” quella della contraffazione dei farmaci è un problema da risolvere globalmente in quanto la maggior parte dei medicinali quotidianamente acquistati online, potrebbe essere contraffatto. Questo nuova scoperta dimostra, quindi, come crescono più che proporzionalmente i rischi per il consumatore attraverso il consumo dei prodotti di uso quotidiano potenzialmente dannosi per la salute e per la loro sicurezza4 Una situazione ancora più allarmante se si considera che nel 2016 circa il 24% dei sequestri ha riguardato farmaci e che tra i colli postali sequestrati (ovvero i piccoli acquisti effettuati direttamente dal consumatore) circa il 36% erano medicinali. Altro grosso problema, ha spiegato Daniel Burke, responsabile dell’unità investigativa sul Cybercrime della FDA, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, è che le grandi aziende come Google, Amazon e Microsoft non collaborano e si rifiutano di trasmettere le informazioni utili alle indagini
Anticancro ritirato dalle farmacie. AIFA: risultato fuori specifica per titolo, ecco i lotti
Anticancro ritirato dalle farmacie. AIFA: risultato fuori specifica per titolo, ecco i lotti
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha disposto il ritiro dalle farmacie di un farmaco anticancro chemioterapico utilizzato per la terapia della leucemia. Nello specifico, si tratta delle confezioni di due lotti e precisamente lotto n. HBZS700 scad. 1/2019 e del lotto n. HBZS701 scad. 1/2019 della specialità medicinale LEUSTATIN*INFUS 7FL 10ML 10MG – AIC 029005016 della ditta Janssen Cilag Spa. Il provvedimento si è reso necessario, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, a seguito della comunicazione pervenuta dalla ditta e successivamente dall’autorità belga tramite notifica di allerta, concernente “risultato fuori specifica per titolo”. Indicazioni terapeutiche: LEUSTATIN è indicato per il trattamento di pazienti affetti da leucemia a cellule capellute (LCC) e per il trattamento di pazienti affetti da leucemia linfatica cronica (LLC) della linea B che non hanno risposto o la cui malattia è progredita durante o dopo iltrattamento con almeno un protocollo terapeutico standard contenente un agente alchilante. La ditta Janssen Cilag ha comunicato l’avvio della procedura di ritiro che il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute è invitato a verificare.
mercoledì 13 dicembre 2017
Truffe online. Occhio ai finti messaggi di accrediti di fantomatiche somme depositate sul proprio conto
Truffe online. Occhio ai finti messaggi di accrediti di fantomatiche somme depositate sul proprio conto. L’allerta anche su Comissariato di PS On Line della Polizia Postale. Lo “Sportello dei Diritti”: si tratta di comunicazioni false da cestinare immediatamente
Una dei modi più utilizzati da hacker e truffatori telematici per cercare di carpire informazioni o accedere abusivamente nei nostri dispositivi, come spesso andiamo ripetendo noi dello “Sportello dei Diritti”, è quella di trasmettere messaggi utilizzando mail o messaggi tramite messaggerie istantanee e social network, al fine di cogliere impreparati gli utenti e fargli credere che la comunicazione inviata sia vera. Tra i messaggi, per così dire, “classici”, che è possibile ricevere, vi è quello di accrediti o depositi di somme sul proprio conto corrente con l’invito a seguire semplici procedure per prelevarle immediatamente. Ovviamente, si tratta sempre di tentativi di truffa, che sono immediatamente verificabili non solo perché vengono utilizzati sistemi mai utilizzati dall’utente, ma se non si aspetta alcuna somma o se la cifra indicata non corrisponde a quella che si doveva ricevere, è chiaro che dietro c’è sempre qualche malintenzionato pronto ad approfittare. Anche questa volta è la Polizia Postale attraverso un post pubblicato sulla pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia” a lanciare l’allerta. Si tratta, quindi, solo di prestare attenzione, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Come sempre il nostro consiglio è di non cliccare sui link cui solitamente conducono o seguire le procedure che vengono comunicate, né rispondere alle richieste di dati personali o bancari. È sufficiente, dunque, cestinare questi messaggi, cancellandoli prontamente dal proprio dispositivo. Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgersi agli esperti della nostra associazione tramite i nostri contatti email info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org per valutare immediatamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.
Salmonella nel pepe nero macinato: il Ministero della salute lancia l'allerta per " Rischio microbiologico".
Salmonella nel pepe nero macinato: il Ministero della salute lancia l'allerta per " Rischio microbiologico".
Il dicastero ha bollato il lotto EU 17823 della ditta VERKA sas come "contaminato dalla "Salmonella spp".
Lo Sportello dei diritti: " Non consumare e riportare al punto vendita"
Il Ministero della salute ha pubblicato oggi il richiamo di un lotto di pepe nero macinato "Cucina e Sapori" prodotto da VERKA SAS, un’azienda di Verona con sede dello stabilimento in via Archimede, 18 Negar loc. Arbizzano, per la presenza di salmonella spp nel prodotto. Il pepe nero bollato dal provvedimento riguarda quello riconoscibile dal numero di lotto EU 17823 venduto nella confezione da 35 gr circa con scadenza minima del 10.10.2020 e commercializzato dal Consorzio DIAS. Il prodotto è da riportare al punto vendita per motivi di sicurezza alimentare. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non esclude che l’ingerimento del prodotto possa provocare un pericolo per la salute, e mette perciò in guardia la popolazione. L’avviso di richiamo è stato pubblicato sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute nella sezione "Avvisi di sicurezza".
Nuova funzionalità di WhatsApp nella versione Beta che potrebbero arrivare presto su tutti i dispositivi Android
Nuova funzionalità di WhatsApp nella versione Beta che potrebbero arrivare presto su tutti i dispositivi Android. Per risolvere i problemi di sviluppo dell’app si potrà scuotere il telefono. E risposte private e inviti tramite link brevi nelle chat di gruppo
Gli utenti Android a breve potranno godere di una nuova funzionalità di WhatsApp, che sta testando nella versione beta della propria app, per i dispositivi con questo sistema, una serie di nuove funzionalità che potrebbero arrivare nella versione stabile in futuro. Dopo la notizia circolata in questi giorni relativa alle chat di gruppo e alla possibilità per gli amministratori di inviare messaggi privati ad alcuni partecipanti che gli altri non possono visualizzare, gli sviluppatori della più utilizzata app di messaggeria istantanea starebbero testando una nuova funzione chiamata "shake to report" che, quando abilitata, consente di scuotere lo smartphone per inviare a WhatsApp feedback in caso di problemi con l'app. Di conseguenza il menu "Contattaci" si apre automaticamente cosicchè è possibile inviare i dati rilevanti per WhatsApp e contribuire alla risoluzione del problema. Quasi certamente, per poter utilizzare questa funzione il dispositivo deve essere dotato del sensore giroscopio ormai presente nella generalità degli smartphone. Un’altra importante novità per la quale sono in corso test riguarderà, peraltro, la possibilità di consentire agli utenti di toccare e tenere premuto per sbloccare un contatto e inviargli un messaggio direttamente, unitamente a quella di invitare contatti ad una chat di gruppo inviando loro un link breve. Una funzione già disponibile su iOS, e che quindi non dovrebbe tardare ad arrivare anche su Android, in quanto, ricorda Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, quasi sempre le nuove funzioni che Whatsapp prova nella versione beta poi diventano “normali” nell’app definitiva.
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